BREVI CENNI SULLA FLORA E LA FAUNA DEI MONTI LATTARI

 

 

Pur essendo un a piccola dorsale montuosa isolata rispetto al resto dell’Apennino e lambita da aree a fortissima antropizzazione, il comprensorio dei Monti Lattari conserva ancora ampi tratti con elevato grado di naturalità.

Per quanto concerne le coperture vegetali, essi si caratterizzano per una elevata “biodiversità” ed una varietà di associazioni che riflettono sia la presenza di diversi substrati (dalla pietraia  calcarea agli spessi suoli di origine vulcanica) sia la presenza di diversi microclimi. La varietà di questi ultimi dipende sia dal fatto che la zona include fasce altitudinali da zero a quasi 1500 metri s.l.m., sia  dall’orientamento circa Est-Ovest della dorsale, così che il diverso soleggiamento determina sui suoli dei due versanti regimi termici e di umidità  molto diversi. Contribuiscono, infine, a creare microclimi particolari i valloni che dissecano il versante settentrionale e le forre che incidono profondamente quello meridionale.

Alle forti asimmetrie vegetazionali tra i versanti Sud e Nord delle cime si accompagna, quindi, il raro fenomeno della “inversione vegetazionale” che si osserva in certe gole torrentizie (nella Valle delle Ferriere, ad esempio) che presentano  bosco mesofilo nel fondovalle e formazioni mediterranee verso l’alto. Sui Monti Lattari sia ha quindi un mosaico di formazioni  che spazia dalla vegetazione litoranea alla faggeta, passando per la macchia mediterranea, i lecceti, la gariga ed i boschi mesofili di latifoglie.

Un censimento degli anni ’80  segnalò la presenza di circa 850 entità autoctone o naturalizzate, di cui un 5% circa sono endemiche. Tra queste ultime si ricordano la plendida felce Woodwardia radicans e poi la Pteris cretica, la Pteris vittata e la Chamaerops humilis, che sono piante di clima tropicale la cui presenza in loco viene comunemente interpretata come una sopravvivenza alle glaciazioni quaternarie. Vi è poi la Pinguicola hirtiflora che è, invece, interpretata come un relitto del clima rigido imperato durante l’ultima glaciazione.

Tra le specie arboree più diffuse ricordiamo il castagno, l’ontano napoletano, il leccio, il carpino orientale, il faggio, l’acero campestre e l’acero napoletano, l’orniello, il frassino, il tiglio, l’olmo, il lauro, il sambuco, la roverella, il cerro, l’olivastro, il carrubo, il corbezzolo e l’alaterno. Ma localmente si hanno anche esemplari e stazioni di belulla pendula, agrifoglio e palma nana.

La macchia mediterranea si presenta con tutte le sue specie arbustive tipiche: il mirto, il lentisco, il rosmarino, l’elicriso, il ginepro fenicio, il cisto, l’euforbia arborea, la ginestra.  I prati ed il sottobosco si arricchiscono in primavera dei fiori di ciclamini, viole, crochi, colchici, narcisi, anemoni, campanule, santoline, asfodeli, aglio selvatico, gigli di S. Giovanni e diverse piccole orchidee.

            La fauna naturale di un tempo si è di certo molto impoverita e della passata presenza di grossi mammiferi ci rimane traccia solo in qualche antico scritto ed in pochi toponimi (Capo d’Orso, Lama dei Gatti, Passo del Lupo, ecc). Comunque l’area rimane relativamente ricca di specie che le azioni del neonato Parco Regionale dei Monti Lattari dovranno tutelare, mentre si tenterà di favorire il ritorno di altri antichi ospiti.

 Tra i mustelidi presenti ricordiamo la donnola, la faina e, sebbene molto raro, il tasso. Tra i mammiferi abbiamo la volpe, il riccio, la talpa, il quercino, l’arvicola comune ed il moscardino; tra i rettili, il biacco, il saettone, la vipera, il cervone, la biscia dal collare e poi, come sauri, la lucertola campestre, il geco, il ramarro e l’orbettino. Tra gli anuri troviamo la rana italica, la salamandra pezzata ed il rospo. Di grande importanza è la localizzata presenza  della salamandrina dagli occhiali (S. tergiditata) anfibio raro ed endemico italiano.

Una presenza preziosa ma ancora da accertare definitivamente è quella del Rhinolopus euryale, un microchirottero  raro e tutelato  dalla Unione Europea.

Sebbene sia in progressivo degrado, risulta ancora ricca di specie la locale avifauna. La ricerca di Tesi di laurea del dottor Guglielmo Maglio  segnalò negli anni novanta le seguenti spesie nidificanti all’interno del bacino del Rio Penise: Allocco, Balestruccio, Ballerina bianca, Ballerina gialla, Capinera, Occhiocotto, Cardellino, Cincia mora, Cinciallegra ( Parus major), Cinciarella (Parus caeruleus), Civetta, Codibugnolo, Corvo imperiale, Cuculo, Falco pellegrino, Florrancino, Fringuello, Gheppio, Ghiandaia, Lui piccolo, Merlo, Passera d’Italia, Passera mattugia, Passero solitario, Pettirosso, Poiana, Rampichino, Scricciolo, Saprviero, Torcicollo, Usignolo di fiume, Usignolo, Verdone, Verzellino,

Abbastanza ricca è anche la presenza degli insetti, specie lungo i corsi d’acqua e nei luoghi umidi presso sorgenti perenni, dove è ben  rappresentato l’ordine degli Efemenotteri.

 

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2 risposte a BREVI CENNI SULLA FLORA E LA FAUNA DEI MONTI LATTARI

  1. francesco ha detto:

    quando inizia il ripopolamento delle specie che erano presenti in passato?grazie e complimenti per il vostro sito

  2. francesco ha detto:

    quando inizia il ripopolamento delle specie che erano presenti in passato?grazie e complimenti per il vostro sito.

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