Galeno ed il nostro latte.

Galeno di Pergamo (Asia Minore) visse nel secondo secolo d.C (129-200) ed a Roma Caput Mundi fu un medico di tale sapienza e fama da aver tenuto in cura addirittura gli imperatori Commodo e Marco Aurelio. Come tutti sappiamo, egli è poi entrato nella storia della medicina, una branca della quale viene detta ancora oggi “galenica”.
Ma qui Galeno viene ospitato per ciò che ha scritto circa il latte del pagus di Stabia; pagus che ritengo si estendesse a tutta la vallata del Rio di Gragnano e anche alla conca di Agerola (che spesso ha restituito ruderi sepolti di fattorie e ville rustiche Romane). Si tratta di brevi passi, ma che vengono spesso richiamati … a nostra gloria, ovvero per supportare l’antichità della nostra tradizione in campo lattiero-caseario. Che le attuali produzioni siano, o meno,  degne eredi di quelle antiche, non è cosa che intendo affrontare qui e ora.

Meglio tornare al secondo secolo, come ci invita a fare anche la lapide che fu posta all’inizio della strada da Gragnano ad Agerola (sulla sinistra salendo, appena dopo il ponte sul Rio di Gragnano), quando questa fu inaugurata.
Sappiamo che Galeno inviò a Stabiae diversi suoi pazienti (tra cui anche un giovane medico) perchè si curassero di tubercolosi con le particolari acque sgorganti nella città e con il benefico latte di tale zona “…lacte quod et mirificat plane vim habet nec sine causa predicatur (latte che possedeva una forza sorprendente e che non senza motivo, quindi, viene esaltato; De methodo medendi; de rimediis 5, 12, 7).
Sempre dal trattato di Galeno De methodo medendi apprendiamo che, secondo l’autore, molti sono i fattori che contribuiscono a rendere particolare il latte prodotto sulle alture presso Stabia: grazie alla quota, l’aria che vi circola è secca ed i pascoli sono salubri, con la presenza sia di erbe che di arbusti che rendono il latte buono ed astringente.
Attenendosi alle parole lasciatoci da Galeno, sembra abbastanza chiaro che le salubri zone di pascolo cui egli si riferiva erano collocate a mezza costa dei Monti Lattari (altitudo collis mediocres), ovviamente  nel settore gravitante su Stabia. Pertanto possiamo pensare che Galeno si riferissi a pascoli siti più o meno nell’area collinare di Gragnano alta e di  Pimonte-Pino. Ma anche le fattorie di Agerola, come dicevo, erano quasi certamente  parte del pagus stabianus (anche perché nesuna città era ancora sorta su quella che oggi è la Costa d’Amalfi) e i suoi pascoli non dovevano essere molto dissimili da quelli del versante nord, fornendo un latte altrettanto buono.

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