DON LUIGI NACLERIO

Ricevo dal nipote omonimo e volentieri pubblico questo ricordo di
DON LUIGI NACLERIO

Nacque in Agerola il 24/07/1907, figlio di Pasquale e di Luisa Manna. Compiuti gli studi di teologia a soli 23 anni diventava sacerdote, consacrato nella Cattedrale di Amalfi da mons. Ercolano Marini. Dopo alcuni incarichi pastorali tra cui quello di vice parroco nella Parrocchia di Campora, a 27 anni, nel 1934, l’arcivescovo Marini lo nominava parroco della Parrocchia di San Matteo Apostolo in Bomerano.
Iniziava così un fecondo cammino di apostolato. Accanto all’apostolato religioso, mise in atto numerosi interventi sociali, nella convinzione che fra le cure di un parroco primeggia la promozione umana, l’elevazione di ciascuno in campo spirituale ma anche in campo materiale.
Don Luigi fu sempre pronto a dare le sue migliori energie per quelle anime che il Signore gli aveva affidato e a condividere con loro le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce della vita e non fu mai capace di fuggire o di arrendersi di fronte ad alcuna difficoltà.
Contemporaneamente dava inizio a diverse opere parrocchiali molto dispendiose, pur non avendone le possibilità economiche. Erano gli anni della “prova economica” e dei grandi flussi migratori verso le Americhe. La stessa popolazione della comunità parrocchiale di Bomerano, ne veniva pienamente coinvolta.
Le rimesse degli emigranti alle famiglie restate in Italia, non servivano a lenire il dolore dei propri cari, trepidanti per loro nel silenzio delle comunicazioni.
Allora il parroco associandosi alle loro sofferenze, pensò di visitare anche quei figli di Agerola sparsi per le vie del mondo in cerca di lavoro e di pane, costretti dalla sorte a vivere lontano dalla propria terra e sovente non avendo nessuno che ne avesse compreso le pene e sollevato lo spirito abbattuto.
Quindi si fece emigrante per confortare chi era partito e lavorò anche da emigrante per portare a realizzazione le molte opere parrocchiali intraprese.
Con la benedizione del proprio arcivescovo per ben due volte varcava l’oceano e portava la propria parola e il proprio incoraggiamento ai “ lontani “ per forza.
Negli Stati Uniti, per quanti risiedevano a New York, ancora in difficoltà con la lingua della terra che li aveva accolti, fondava il giornalino in lingua italiana “Agerolesi d’America “ e tramite esso faceva giungere messaggi dalla patria lontana. Per gli agerolesi che vivevano in terra americana, don Luigi era diventato una parte del proprio paese che li aveva seguiti oltre oceano e con loro ne condivideva, per alcuni mesi, gli affanni, il lavoro e la condizione.
La Parrocchia di San Matteo era al centro del proprio cuore e delle proprie attenzioni mentre procedeva speditamente la ristrutturazione della chiesa parrocchiale sia all’interno che all’esterno con la bellissima facciata. Contemporaneamente provvedeva al completo rifacimento della casa canonica e sollecitava la costruzione della scuola materna.
Moltissime furono le difficoltà che dovette affrontare ma la sua incrollabile fede nella Provvidenza Divina gli fu di aiuto e di conforto e con i proventi portati dalla terra di emigrazione, riuscì a portare a termine le molte opere iniziate.
La condizione di emigrante aveva fiaccato ed indebolito il suo fisico e al ritorno dal secondo viaggio negli Stati Uniti giungeva stremato nella sua casa canonica, accusando i primi sintomi di una malattia, mal diagnosticata, che da lì a poco lo costringeva a rassegnare le dimissioni da parroco e ritirarsi nella sua casa paterna di Campora.
Assistito amorevolmente dalla sua sorella Mariuccia iniziava il cammino della sofferenza fisica, sopportata santamente, nella preghiera e nel silenzio. La malattia progrediva inesorabilmente e la mattina del 17 Dicembre 1952, sentendo ormai la fine, chiedeva a sua sorella Mariuccia di accendere una candela davanti alla Croce e a San Matteo e, incrociate le braccia al petto, pregando offriva la sua vita al Cristo, che in tante mattine come quella aveva celebrato e che ora andava ad incontrare personalmente nella celebrazione della liturgia celeste, chiudendo così la sua giornata terrena a soli 45 anni.
Pochi giorni prima scriveva: “ intendo morire da cattolico e da sacerdote, di affidarmi a Dio, alla Vergine, ai Santi tutti “.
L’arcivescovo Rossini, appreso della morte di don Luigi, lo definiva “ parroco dei poveri e degli emigranti “ ed esprimendo il cordoglio di tutta la Diocesi, invitava a vestirlo con i paramenti della festa, per farlo andare così incontro al Cristo Risorto.

A complemento di questa nota biografica, si riporta il testo della lapide ricordo che è presente nella Chiesa Parrocchiale di Bomerano

A DON LUIGI NACLERIO FU PASQUALE
PARROCO DAL 1934 AL1946
CHE SPESE TUTTA LA VITA PER IL BENE DELLE ANIME.
EMIGRO’ ALL’ESTERO PER RISTRUTTURARE
LA CHIESA, LA FACCIATA, LA CANONICA.;
E LARGAMENTE CONTRIBUI’ ALLA COSTRUZIONE
DELL’ASILO INFANTILE PARROCCHIALE.
A PERENNE RICONOSCENZA SI PONE
24/07/1907 AGEROLA 17/12/1952

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Una risposta a DON LUIGI NACLERIO

  1. marini daniele ha detto:

    vorrei avere notizie piu’ dettagliate in merito a questa pagina.
    Grazie
    daniele marini

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