ANTICHE UNITA’ DI MISURA E MONETE

Ascoltando i racconti dei nonni o leggendo libri di Storia, capita di imbattersi in unità di misura del passato di cui ignoriamo l’esatto significato. Può, quindi, far comodo questo dizionarietto che traggo dal libro di Corrado Pisano “Molfetta, una città riflessa nel suo porto”( Edizioni Mezzina). Siccome è incompleto, prego i lettori che volessero aiutarmi ad arricchirlo di mandare i loro contributi tramite una email a: aldocinque@hotmail.it  

MISURE DI LUNGHEZZA

Braccio: nel Regno delle due SicilIe valeva 0,5421 metri. Ma esisteva anche il braccio marino, che valeva 1,62 metri.

Canna: In epoca aragonese  valeva 8 palmi, ossia 2,12 metri circa e  veniva utilizzata nel commercio al minuto dei tessuti e nelle misurazioni inerenti a costruzione di fabbricati. Nel tardo periodo borbonico (esattamente dal 1840)  si introdusse la canna di l0 palmi ( pari a circa 2,65 metri.

Oncia: Oltre che una unità di misura per pesi (vedi), era anche una misura di lunghezza, pari ad 1/12 di piede.

Palmo: In uso fin dall’epoca pre-romana, ha avuto valore variabile nel tempo e da luogo a luogo. Dal 1480 al 1840 il palmo napoletano valeva circa 26, 3 centimetri; poi 26,45 cm circa.

Passo:  Nell’area napoletana, fin dall’ epoca aragonese si usavano il passo itinerario (=1,85 metri circa) ed il passo da terra (=1,93 metri circa).

Piede: il piede napoletano, usato sin dall’XI secolo, valeva 0,33 metri circa.

 Pollice: valeva un dodicesimo di piede.

 

UNITA’ DI PESO

Cantaro: Il cantaro napoletano, sin dal 1480, era composto di 100 rotoli ed era equivalente a circa 89 chilogrammi.

Libbra:  Nella Napoli dell’ottocento  era composta da 12 once e 360 trappesi, equivalendo circa 320 grammi. Fu abolita nel 1840.

Oncia:  Era pari a 1/12 di libbra e si suddivideva in 30 trappesi, valendo circa 26,7grammi.

Rotolo (plurale rotola): Il rotolo napoletano valeva, sin dal 1480, circa 891 grammi.

 Trappeso: Millesima parte del rotolo, avente valore di circa 0,89 grammi.

UNITA’ DI VOLUME

Barile: usato per liquidi, nel Regno delle Due Sicilie valeva  60 caraffe di botte  e 66 caraffe di vendita al minuto, valendo circa 43,6 litri.

Botte: Nel XIII secolo, la botte napoletana valeva circa 470 litri. Nel primo ottocento, equivaleva a 12 barili e a circa 524 litri. Dal 1840 passò a valere 523,5 litri.

Canna cubica: era pari a botti 17, barili Il, caraffe 9 e 1/4.

Caraffa: Usata fin dal ‘400, questa unità era di due tipi: caraffa di botte e caraffa di vendita al minuto. La prima era utilizzata nei traffici mercantili e valeva  0,73 litri circa. La seconda valeva circa 0,66 litri.

Carro: Misura utilizzata per stimare le dimensioni di una nave o di un carico navale, nel Regno delle due Sicilie  valeva 36 tomoli (pari a circa 1990 litri).

Salma: Usata nel commercio dell’olio,  a Napoli si divideva in 16 staja e conteneva circa 150  chilogrammi di olio.

Stajo o staro: Misura di capacità per liquidi e per aridi (frumento, miglio, orzo, avena, segale, sorgo, panico, ecc.), di valore variabile da luogo a luogo. Lo stajo d’olio napoletano era pari a circa 10 litri.

Tomolo: Misura di capacità per gli aridi in uso in sud Italia almeno fin dal periodo aragonese. Valeva circa 55 litri. Il tomolo lo si è usato anche per misurare i terreni agrari,  considerando l’estensione seminabile con un tomolo di grano come unità.

 

MONETE

Ducato: Il ducato napoletano si suddivideva in 10 carlini e in 100 grana. Con l’unità d’Italia  il suo valore fu fissato a 4,25 lire italiane. Riportato all’oggi, varrebbe circa 30 euro.

Grana o soldo: Moneta d’argento nata in epoca aragonese, fino al 1814 si divideva in 12 cavalli o in 2 tornesi. Nel 1814 fu introdotta la divisione in10 cavalli.

Cavallo o callo: Coniata in rame dal 1472 al 1815 (quando fu sostituito dal tornese), era la dodicesima parte di un grano napoletano. Dal 1814 passò, invece, a rappresentare la decima parte di un grano napoletano.

Carlino: Coniata a Napoli, sia in argento che in oro, fin dal 1278, deve il suo nome a Carlo d’Angiò. In epoca borbonica era d’argento e costituiva la decima parte di un ducato napoletano.

Tornese: valeva 6 cavalli, ossia mezzo grano napoletano.

 

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