Conoscere per capire e capire per partecipare. SIGNIFICATO DI PERICOLOSITA’, RISCHIO E MITIGAZIONE DEL RISCHIO

In merito alla gestione delle  pericolosità idrauliche ed idrogeologiche,  voglio ricordare il significato tecnico di tre fondamentali termini che, pur essendo molto usati, anche dai mass media,  non sono ben compresi dal pubblico vasto. Si tratta della Pericolosità, del Rischio e della Mitigazione del rischio.

Per Pericolosità si intende la probabilità che una certa area sia colpita da un  evento (ad esempio: una alluvione) di energia tale da poter causare danni. Il livello di pericolosità dipende, quindi, dalla potenza degli eventi e dai loro tempi di ritorno medi (che, più brevi sono, più innalzano la probabilità di future repliche). In sostanza, dunque, la pericolosità idraulica dipende dalla geologia e geomorfologia dei bacini e dagli andamenti pluviometrici.

Ma impatti antropici negativi come il restringimento degli alvei, la riduzione delle percentuali di territorio  coperte da bosco e la crescita di quelle impermeabilizzate da asfalto o cemento, possono determinare sensibili incrementi di pericolosità.

Circa il concetto di Rischio, ricordo che si suole calcolarlo moltiplicando tra loro i valori che, luogo per luogo,  assumono tre fattori: (a) la già vista Pericolosità, (b) l’insieme dei Valori (vite e beni) esposti al pericolo e (c) la Vulnerabilità di quei valori.

Quindi, un’area ad alta pericolosità alluvionale, ma priva di insediementi umani è un’area a rischio zero. Mentre possiamo avere rischio alluvionale elevato anche su un’area soggetta a pericoli modesti, se essa è densamente abitata e/o ricca di beni di valore economico, strategico o culturale.

In termini di raffronto tra antichità e modernita, faccio notare che i livelli locali di rischio sono andati generalmente aumentando nel tempo per il semplice fatto che la crescita demografica ha portato l’uomo (ove più, ove meno) ad invadere anche zone pericolose che prima erano state saggiamente scansate. In più, le società moderne posseggono (ed espongono a rischio) molte più strutture di quante ne avessero le società antiche. Pensiamo, ad esempio,  alle cosiddette life lines (autostrade, elettrodotti, oleodotti, eccetera), alle grandi centrali ove oggi si concentra la produzione di energia,  alle sedi dalle quali si dirigono o si dispensano servizi essenziali. Ma i livelli locali di rischio sono saliti non solo per il crescere dei valori esposti, ma anche per il crescere della pericolosità alluvionale in quelle aree dove le attività umane  hanno prodotto impatti negativi sui versanti e/o sugli alvei. Il tutto aggravato del deterioramento climatico in corso, che in molte zone del globo si esperime con incrementi della intensità, o della frequenza, degli eventi pluviometrici eccezionali.

Passiamo ora al terzo ed ultimo dei concetti tecnici che qui mi preme richiamare: la Mitigazione del Rischio. Con tale espressione si intende indicare ogni combinazione di interventi materiali e/o immateriali che punti ad abbassare il livello di rischio ambientale in una determinata zona, agendo su uno o più dei “fattori del rischio”. Mitigare il rischio alluvionale agendo sul fattore Pericolosità, ad esempio,  può significare attuare delle idonee sistemazioni idraulico-forestali o realizzare opere di ingegneria idraulica. Mitigare il rischio agendo, invece, sul fattore Valori Esposti significa, il più delle volte, vietare nuovi insediamenti nelle aree di maggiore pericolosità e/o prevedere –ove possibile- la delocalizzazione di quelli già esistenti. Infine, fare mitigazione attraverso una riduzione della Vulnerabilità implica azioni quali la costruzione di edifici più resistenti, il rafforzamento di quelli già esistenti e la costruzione di argini di difesa.

Ma si fa mitigazione anche allestendo sistemi di monitoraggio dei  fenomeni che consentano di allertare ed evacuare in tempo la popolazione; oppure realizzando azioni culturali che, nell’ambito dei Piani di Protezione Civile, facciano crescere la pubblica consapevolezza (awareness) dei pericoli e dei rischi ambientali cui ciascuna comunità è esposta. Riguardo alla consapevolezza  popolare, ricordo che essa dà sempre un contributo importante alla Mitigazione, perchè una popolazione consapevole (avvertita) è in grado sia di cogliere anche da sola l’avvicinarsi di un evento pericoloso (o il suo rendersi più probabile), sia di rispondere  più prontamente ed adeguatamente agli allarmi diramati dalla Protezione Civile.

Ma l’awareness non entra certamente in gioco solo nelle fasi emergenziali. Infatti, i rischi ambientali  vanno anche e soprattutto prevenuti. Ora, se è vero che nella filiera della prevenzione dei rischi alluvionali ci sono fasi intellettuali e dirigenziali che competono a ristretti gruppi di specialisti e responsabili, è altrettanto vero che a ciò devono seguire fasi attuative che hanno successo solo se si verifica una forte collaborazione popolare.

Ad esempio: nella gestione di un bacino idrografico, a valle degli studi, delle pianificazioni e degli interventi ingegneristici puntuali che stanno in capo a strutture di vertice, vi è quasi sempre bisogno di azioni più diffuse, capillari, che competono alla popolazione che vive e lavora quotidianamente su quel territorio. Primi tra tutti, gli operatori del settore agro-silvo-pastorale, ma anche chiunque interferisca -svolgendo attività edilizie, artigianali o industriali- col suolo, la topografia, i ruscellamenti ed i corsi d’acqua.

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