Voci del nostro dialetto: Tricà

Appesa alla pergola che copriva l’aia della casa dei Coccia a Radicosa, quando ancora non vi era nato l’agriturismo Il Castagno, c’era una tavola di castagno con sopra inciso il bel motto tradizionale “Cca se trica a murì” .  Tradotto letteralmente darebbe: “Qui si tarda a morire”, ovvero “Qui si campa a lungo”. Ma è sottinteso un riferimento (orgoglioso e grato) alla amenità e salubrità del luogo, nonchè –forse- ad uno stile di vita …rilassato.

Il verbo napoletano  tricà  è ancora di uso comune nella parlata di Agerola. Come dice  il dizionario etimologico del D’Ascoli-  sta a significare “indugiare, tardare, perdere tempo”; dal latino tardo tricāre (“far difficoltà”) a sua volta legato al sostantivo tricae = “intrighi, fastidi”. Consultando altre fonti trovo che Tricae indicava anche “impedimenti” e “implicazioni” e che Tricare poteva significare (in modo più vicino al senso che ha nel napoletano)morare” (= attendere) o “differire”.  Qualcuno ha anche ipotizzato una relazione con “intricare” e con “ intrecciare” (capelli o fibre, ossia  tessere, far cesti, ecc.); attività lente (time consuming, direbbe un inglese) che prendono tempo e fanno tardare.

Un poco diverso è il senso di ‘ntallià. Mentre tricà lo usiamo anche per indicare un ritardo non colpevole, lo ‘ntalliarse (o ‘ntalliamiento) è “perder tempo” indugiando, andando a zonzo, dimenticando gli impegni.

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