Appello per il risanamento dei nostri valloni

Come avevo (aimè) previsto, la famosa “emergenza rifiuti in Campania” non è stata affatto superata con le misure prese dal governo lo corso anno. Esse hanno, si, trovato delle soluzioni (che non intendo qui discutere) per il cosa fare dei rifiuti regolarmente raccolti, ma hanno completamente eluso l’altra faccia del problema: quella dei rifiuti “regolarmente dispersi”. Voglio dire quei rifiuti di vario genere che una parte della popolazione si ostina   ad abbandonare al suolo.

Un fenomeno ampio e variegato che va dal gettare a terra -con incredibile nonchalance– l’incarto di ciò che si sta mangiando mentre si passeggia o si guida, fino a dei casi  di lucida ed operosa … nettezza urbana creativa, nei quali il cittadino, anzicchè depositare i rifiuti nei cassonetti (o rivolgeri al servzio pubblico, per quelli ingombranti), si prende la briga di caricarli in macchina, raggiungere un luogo “tranquillo”  (magari nottetempo) e qui liberarsi della scomoda “merce”.

I luoghi preferiti per simili operazioni variano a seconda del contesto: nelle troppo urbanizzate pianure del nocerino-sarnee, dell’hinterland napoletano e del casertano, è gioco forza accontentarsi dei margini stradali (ove –bisogna dirlo- c’è l’attenuante di una speranza che, prima o poi, passerà qualcuno a ripulire). Sui nostri monti, invece, l’ambiente offre molte più opportunità e si può scegliere tra il solito deposito “temporaneo” sullo slarghetto a margine-strada e (opzione di gran lunga preferita!) lo sversamento dei rifiuti in una delle tante lame (ossia valloni) di cui Madre Natura ci ha fatto dono.

            Circa quest’ultima abitudine, devo ricordare che lo sversamento nei valloni vanta una tradizione millenaria; solo che in epoca pre-indutriale, i nostri antenati avevano ben poco da gettare (tutto veniva  riciclato  in casa) e quel poco che si sversava era o inerte o biodegradabile (frammenti di una ciotola rotta; qualche osso di maiale …), per cui la soluzione era del tutto sostenibile.

Per rendersi conto di quanto sia infinitamente diversa la situazione odierna, basta fermarsi su un qualiasi ponte o ponticello e guardare di sotto. Nel novanta per cento dei casi si troverà uno spettacolo orripilante e deprimente: lingue di rifiuti di ogni genere (fino ad elettrodomestici, masserizie, detriti edilizi e resti di lavorazioni) discendono dai margini stradali fino all’alveo, restringendone l’ampiezza e, spesso, riducendo anche in altezza la sezione utile del ponte, con ovvi rischi idrogeologici. Se poi si scende in un greto torrentizio e se ne  percorre un tratto, si scopre che le acque delle  piene hanno trasportato i rifiuti fino a notevoli distanze dai luoghi di sversamento, seppellendo sotto un intrico di plastiche, stracci, ferri e quant’altro l’originario letto roccioso dell’alveo o le biancheggianti ghiaie in mezzo alle quali io bambino (e tanti miei coetanei) andavo ad ammirare i girini, le rane, le bisce d’acqua e le salamandre.

Ovviamente, il traporto verso valle non si arresta sui confini comunali; così che dei nostri rifiuti solidi vengono costantemente rifornite anche le celebri spiagge della Praia e del “fiordo” di Furore! Se questo ci ricorda che il problema ha anche conseguenze sul turismo, voglio sottolineare che l’impatto negativo sull’economia dell’area non si limita certo al danno subito dalle citate baie costiere. Infatti, si devono aggiungere il generale crollo di immagine che subisce il territorio e le sue produzioni (in primis quelle alimentari), nonchè la compromissione di altri notevoli attrattori turistici della zona. Mi riferisco, in particolare, allo splendido canyon dello Schiato (a cavallo tra Agerola e Furore-Conca dei Marini) e le belle forre che che sono incise nell’altipiano agerolese dal Rio Penise e dal Torrente La Rossa. Queste ultime sono, invero, una risorsa quasi del tutto dimenticata, sebbene Agerola abbia grande bisogno di arricchire la sua offerta escursionitica con nuovi percorsi all’interno del paese. Percorsi che siano più a portata di mano e brevi, così da attrarre  i passeggiatori meno arditi o con meno tempo a disposizione (ad esempio: genitori con bimbi e ospiti che hanno 1 o 2 ore libere, prima o dopo un pranzo al ristorante).

Circa questa esigenza, ricordo al lettore che già una dozzina di anni fa il locale circolo  Legambiente ‹‘A riola› aveva richiamato l’attenzione della cittadinanza e degli Amminitratori, progettando il “Circuito dei tre ponti” e  organizzando un campo di volontariato che ripulì il tratto di forra presso l’antico ponte tra Pianillo e Bomerano. Un altro episodio di ripulitura e sistemazione lo si è poi avuto nel 2006/2007 quando  è giunto alla fase attuativa il progetto Sentiero Penise (nell’alta valle del Rio) avviato su fondi europei dalla precedente Amminitrazione  Cuomo.

Quest’anno, infine, l’associazione ‹Sentieri degli dei› (FIE) ha svolto tre giornate di pulizia in alveo presso il ponte medioevale della antica strada di collegamento tra Pianillo e I Villani,  in un contesto ricco di grotticelle e rarità botaniche. Simili iniziative volontaristiche sono quanto mai utili a far crescere la sensibilità popolare verso il problema e c’è da augurarsi che vi partecipino sempre più persone. Ma il loro effetto pratico rischia di essere effimero, venendo sopraffatto dall’arrivo di nuovi rifiuti portati dalla corrente.

D’altra parte, in molte località i volumi di materiale da rimuovere sono tali da richiedere mezzi e risorse economiche che i volontari non hanno. Poi, in alcuni punti, ai depositi in fondo agli alvei si aggiungono dei grossi coni di terra, detriti edilizi e rifiuti che verso gli alvei discendono da vicine strade di montagna. Come geologo ho il dovere di segnalare l’esigenza che queste criticità vengano presto risolte, onde scongiurare il rischio che con eventi meteorici eccezionali esse possano alimentare frane e colate di fango in grado di recare danni e lutti più a valle.

Alla luce di tutto ciò sollecito i tecnici e gli amministratori degli Enti Locali affinchè mettano a punto un progetto generale di risanamento  della nostra rete di valloni (risanamento sia igienico-estetico che idrogeologico), perseguendo  ogni strada utile a reperire le necessarie risore economiche. Tra queste ultime, ricordo lo stanziamento previsto nella Finanziaria 2010  per piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico.

Intanto, però, si proceda subito a contrastare il fenomeno degli sversamenti abusivi con una insistente  campagna di sensibilizzazione  e con efficaci servizi di vigilanza e repressione. Si tratta certamente di un impegno parecchio più gravoso rispetto ai soliti appalti di opere pubbliche, ma  -proprio per questo- è lì che si misura l’operosità di una giunta comunale.

 

Questo articolo è apparso anche sul numero del Gennaio 2010 del periodico "Furore"

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