Una finestra sul ‘700 agerolese: la comunità di S. Maria la Manna

Tra le “carte” antiche che si conservano presso la parrocchiale di S. Pietro Apostolo a Pianillo (ben poche rispetto a quelle che una volta dovevano esservi!) ce ne sono alcune che vi sono state trasferite da un’altra delle tre chiese parrocchiali di Pianillo: quella che oggi chiamiamo S. Maria la Manna.

Nel corso di mie ricerche che riguardano la storia antica della famiglia Brancati, le cui case storiche e l’annessa cappella gentilizia di S. Anna ricadono, appunto,  nella parrocchia di S. Maria, col permesso del gent.mo parroco di Pianillo Don Ennio, ho consultato l’interessante Liber Status Animarum Parochialis Ecclesie Maria de’ Manna Terre Agerule Casalis Planilli.  

Si tratta di un registro rilegato, composto di circa 160 fogli, nel quale vennero annotate  le composizioni dei vari nuclei familiari (detti “fuochi” nel Medioevo) così come le rilevavano i parroci ogni paio d’anni. Il Liber in questione fu iniziato dal rettore della parrocchia  P. Tobia de’ Acampora nel 1725 e fu continuato da suoi successori fino al  1780.

In esso le righe dedicate ad ogni nucleo familiare iniziano (almeno per i primi decenni del secolo; poi la compilazione diventa più affrettata) con una frase del tipo: “In dominibus  (o, più spesso, edibus) Antonis Cinque habitant” (mi perdonerete se scelgo il caso di un mio antenato) e prosegue elencando i componenti, partendo dal capofamiglia,  che di norma è anche il proprietario della casa. Pochissimi i casi in cui la proprietaria e capofamiglia è una donna e si riferiscono a vedove con le quali convive un figlio sposato (con eventuale prole) e figli nubili. Segue l’elenco degli altri membri nel seguente ordine: prima la moglie (se il capofamiglia non è vedovo), poi i figli ed  infine gli zii e/o cugini conviventi. Elencando i figli si annotavano rigorosamente prima tutti i maschi (in ordine decrescente d’eta e, se sposati, aggiungendovi le loro mogli e figli) e poi le femmine parimenti ordinate per età). Dal Liber risulta che spesso il nucleo familiare includeva figli sposati, nuore e nipoti. Molte di queste famiglie patriarcali superavano i dieci componenti e rappresentavano delle aziende familiari dedite alle attività agro-silvo-pastorali in cui essere in tanti significava abere più forza lavoro.

Il Liber è detto Stato delle Anime poiché era principalmente volto a raccogliere dati circa i sacramenti presi dai vari membri della comunità- Infatti, in bella evidenza lungo il margine sinistro delle pagine, accanto ad ogni nome vi sono sigle che riferiscono se la persona citata è solo comunicata, comunicata e cresimata o comunicata, cresimata e sposata. I nomi dei bambini di pochi anni non recano alcuna sigla, dando per scontato che fossero battezzati e non avendo ancora fatto nemmeno la Prima Comunione.

Al margine destro delle righe, invece, è annotata l’età in anni di ciascun membro della parrocchia. Da questi numeri si ricava che –come è noto a scala nazionale- l’età media era parecchio più bassa di oggi (intorno ai quarant’anni) e pochi erano quelli che riuscivano a superare la soglia dei sessanta.

I cognomi presenti in questa comunità parrocchiale del settecento sono, in ordine di abbondanza,  Naclerio, Pisacane, Avitabile, Brancati, Acampora, di Stefano, Fusco,  Mascolo, Petruccio, Cuomo, Florio, Russo, de Rosa e altri.

Prendendo come campione i dati rilevati dal parroco nel  1725, si ottiene che il totale degli abitanti ascendeva a  sole 127 unità, riunite in 28 nuclei familiari. Numeri davvero bassi, se raffrontati con la situazione odierna e col la notevole ampiezza del territorio della parrocchia di S. Maria la Manna (o de’ Manna, come scrivevano all’epoca), il quale abbracciava sia la periferia orientale di Pianillo (confinante con Campora lungo il tracciato del Rio Penose), sia la periferia settentrionale del medesimo casale (ovvero la zona di Lòcoli).

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