Agerola e l’Arte della Seta nel Seicento

Tra le attività  che in passato hanno sorretto l’economia di Agerola  vi è, come ben noto, quella dell’allevamento del baco e della produzione di seta. Sebbene iniziata già nel Tre-Quattrocento, questa attività diventa per noi importante nel secolo XVII, contribuendo a generare quella agiatezza, se non ricchezza,  di cui ci danno testimonianza (come ho già scritto in questo blog) le diverse chiese agerolesi che sorsero o si arricchirono di costose opare d’arte nel corso del Seicento. 

Su questo tema voglio ora  proporvi una breve nota che ricavo essenzialmente dai dati che riporta il  volume di Rosalba Ragosta  “Napoli, città della seta : produzione e mercato in età moderna” ( Donzelli editore, 2009,  243 pp.)

Ad  inizio ‘600 la seta importata a Napoli per avviarla alla locale produzione di drappi, proveniva in massima parte dalla Calabria. Ad esempio, nel periodo luglio 1607-luglio 1608, Napoli importò 635.714 libbre di seta (tra sana, ossia grezza,  e filata), il 93% della quale dalla Calabria. Tra i fornitori minori, Agerola mostrava una produzione non trascurabile (210 libbre), ma inferiore a quelle di terre vicine come Positano (534 libbre), Praiano (335 libbre), Gragnano (512 libbre) e Lettere (240 libbre).

Le cose cambiarono decisamente nel corso del ‘600, quando Agerola vide aumentare molto la sua produzione di seta e, parallelamente, molti suoi figli si affermarono a Napoli come filatori o come mercanti di seta.    Riguardo alla produzione, Agerola giunse a contare 40 filatoi da filare e torcere che producevano circa 20 000 libbre l’anno di seta. A questo dato ufficiale andrebbe però aggiunto ciò che si produceva “in nero”,  della cui consistenza ci dà un idea il fatto che nell’anno 1669 l’Arrendatore dell’Arte della Seta di Napoli multò ben 30 persone che ad Agerola filavano senza essere muniti della prevista patente.

Circa gli operatori del settore che operavano in Napoli, la citata opera di Rosalba Ragosta, riportando dati raccolti presso l’Archivio di Stato di Napoli,  ci informa che nel tardo ‘600 vi erano a Napoli 1786 mercanti di seta, circa 200 dei quali erano di altre parti d’Italia o stranieri,  1071 erano napoletani e 516  venivano da altrie parti del Regno di Napoli.  Nell’ambito di quest’ultimo gruppo, ben 44 erano mercanti del nostro paese; così che Agerola si piazzava terza in classifica, dopo Cava (con 139 mercanti) e Sorrento (con 56).  Anche in quanto a “maestri” (filatorari) del Regno, Agerola si piazzava terza (con 98 membri) e stavolta con scarti molto piccoli rispetto alla primeggiante città di  Sorrento (115) e rispetto alla seconda classificata città Cava (106).

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