Corolitula e Tigillitu

Corylis avellana

Il più antico atto notarile a me noto per Agerola, quello datato all’anno 981 che compare alle pagine 4 e 5 del Codice Perris, riporta due interessanti ed antichissimi nomi di località: Tigillitu e Corolitula. Ignoro dove i luoghi così nomati si collocassero e se quei nomi di luogo siano ancora in uso oggi  (e su ciò chiedo, come al solito, aiuto ai lettori), ma posso dire qualcosa sull’origine e significato di quei nomi. Tigillitu viene da tigilletum, terminate in –etum come tutti i termini che indicavano formazioni vegetali (ad es: cerretum/Cerreto per bosco di cerri; carpinetum/Carpenito per bosco di carpini; ischetum/Ischito per bosco di farnie o farnetti e pontechetum/Pontechito per bosco di castagni selvatici). E i “tigilli” cosa sono? Sono le piantine giovani di castagno; e il termine, solo un poco modificato (tiillo) lo sento ancora usato da qualche anziano agerolese. Ergo Tigillitu doveva essere una zona che -quando il toponimo nacque- si faceva notare per essere piena di giovani piante di castagno; un castagneto da poco impiantato. Il toponimo, quindi, rimanda la nostra immaginazione ai tempi medievali in cui i grandi proprietari terrieri della Repubblica amalfitana (Monasteri e nobili) incentivavano la trasformazione degli originari boschi misti in castagneti puri, con contratti vantaggiosi anche per gli affittuari.

Circa Corolitula, credo che si imparenti (come diminuitivo?) con Corolita o Corolito/u. Anche qui, si ha traccia del suffisso latino –etum che rimanda ai boschi. Ma boschi di cosa, stavolta? Bene, il caso è difficile solo a prima vista, in quanto si tratta semplicemente del noccìolo, che in latino (e per gli esperti di botanica) si chiama Corylis avellana. Da qui coryletum (= noccioleto) > corolitu > corolitula. Come raffronto di uguale epoca cito una notizia trovata ne “Le carte del monastero di S. Andrea Maggiore di Ravenna” (curato da Giovanni Muzzioli; Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1987). A pagina 3, una pergamena dell’anno 896, trattando di una proprietà terriera in zona faenzina , la dice ubicata in un territorio “qui vocatur in Colorito”. Ma una annotazione a margine, che si attribuisce al secolo XII, corregge il toponimo con “Corolita”. Come altri raffronti possibili, ricordo i nomi dei paesi di Corleto Monforte, nel Vallo di Diano, e Corleto Perticara, in Basilicata, anche loro ispirati a boschi (o coltivazioni?) di Corylys, ossia noccioli.

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