Agerola nei primi decenni dell’Ottocento

In questo blog cito spesso, come preziosa fonte di notizie su Agerola e la Costa d’Amalfi, le “Memorie storico-diplomatiche…” di Matteo Camera (in due grossi volumi usciti nel 1881). Ma già trentacinque anni prima, mentre era ispettore della Soprintendenza alle antichità per la provincia di Salerno, egli aveva pubblicato una più snella “Istoria della città e costiera di Amalfi” (Napoli, Tip. Fibreno, 1846) che pure contiene (a pagina 401) una descrizione di Agerola. Sebbene sia molto più breve e sommaria di quella che includerà, poi, nelle “Memorie…”, mi pare il caso di riproporla, in quanto dipinge bene qual’era il paesaggio agerolese dell’epoca. Che è, poi, quello che la fece diventare ambita meta di villeggiature da parte di artisti ed intellettuali e che dovremmo tendere a recuperare (per quanto possibile) onde assicurare un futuro alla nostra economia turistica ed ai nostri prodotti tipici.

Ecco cosa scriveva il Camera:

AGEROLA

La posizione di questa terra remota dal mare è la più elevata e montuosa fra tutte le altre della costiera. Giace in forma d’anfiteatro, da per ogni lato contornata da monti, boschi, selve e foreste, alla cui dritta giganteggia il monte di S. Angelo a tre pizzi, signore di tutte le montuose regioni di questo lato occidentale … Le strade di questo paese sono tutte in piano, larghe e battute di creta. Le case generalmente son coperte da sterpi o spranghe di legno (in realtà, fasci d’erba e scandole di castagno; n.d.r.), onde tenersi difese e riparate da’ rigori delle nevi e del gelo.

Numeransi 5 borghi o casali, gli uni discosti dagli altri; e sono S. Lazzaro, Campora, Pianillo, Ponte e Bomerano; ogni uno de’ quali contiene una chiesa parrocchiale. Nel borgo di Campora evvi un monistero claustrale di monache carmelitane , fondato nel 1693 dalla famiglia Brancati. Nella chiesa di S. Matteo osservansi de’ buoni quadri del pittore Michele Regolia Siciliano, uno de’ migliori allievi di Belisario da Corenzio segnati alcuni con l’ epoca del 1633. Altri pregevoli dipinti di Andrea Malinconico si rimarcano nella chiesetta gentilizia della famiglia Acampora. Nella chiesa parrocchiale del casale di Campora si veggono nella volta delle pitture a fresco del Mozzilli.

Questa terra nel XIII secolo fu dal re Carlo II d’ Angiò concessa al milite Landolfo d’ Aquino (i); indi fu compresa tra le diverse terre appartenenti al ducato d’ Amalfi come in altro luogo dicemmo.

La sua popolazione ascende a 3310 abitanti, fra galantuomini e contadini. Sono generalmente d’indole frugale, cortesi, laboriosi; ma vendicativi, litigiosi e pieni di coraggio; effetto senza dubbio della tempera del loro clima molto freddo e rigido.

Il territorio Agerolese dà legna e frutta a ribocco; come castagne, pere e mele di varie specie, sorbe, prugna, ciriege ecc. Produce ancora del grano e grano-turco. Le uve non vengono a perfetta maturità, atteso il freddo che vi domina.

I monti presentano un aspetto ridente, consolante ed aromatico. La caccia di lupi, volpi, lepri, martore, ghiri, falconi, colombi, tortore, starne, quaglie, tordi ecc. trovasi in abbondanza. Il bestiame in buona copia offre degli ottimi latticini.

Un tempo l’industre ramo della seta rendeva non piccolo emolumento agl’indigeni di questo paese, che l’estraevano per Napoli ed altri luoghi del Regno.

Verso la banda settentrionale de’monti di Agerola veggonsi i ruderi dell’ antico castello di Pino, il quale dicemmo essere stato fortificato nel 940 dal doge d’Amalfi Mastalo.

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