Il Generale Avitabile rientra da nababbo in patria

Voglio qui segnalare una fonte minore, ma d’epoca, circa la vita e le vicende del nostro Generale Avitabile. Essa viene dalla antica Rivista Europea (Giornale di Scienze Morali, Letteratura, Arti e Varietà; Nuova Serie, Anno II, semestre 1. Milano 1844) e, in particolare dalla rubrica “ALBUM DI NOTIZIE ITALIANE” che reca –sotto forma di lettera- delle notizie da Napoli scritte dal noto critico letterario, conte  Opprandino Arrivabene (pag. 801-803). Dopo aver segnalato alcune novità teatrali e letterarie dalla capitale del Regno delle Due Sicilie, l’autore passa all’attualità mondana e aggiunge: “I poeli ebbero per lungo tempo a far romanze pel ritorno di un crociato, poi vi furono gli zii che tornavano dall’ America, poi il ritorno dalla Russia, e a questi dì pur d’un ritorno, ma più fortunato di quelli dalla Russia, ebbe a parlar tutta Napoli, e può parlarne tutta Italia. Nel 1810 da un villaggio presso Castellamare arrivava in Napoli un coscritto, ed entrava fra gli artiglieri. Indi a qualche anno era sergente, quando ricomponendosi l’armata napoletana veniva destinato ed altre armi. Scontento di ciò egli lasciava l’Europa per recarsi in Egitto; ma il vento lo portava su l’altra costa d’Africa (a Bona), e là un orologiaio francese lo consigliava ad andare piuttosto in Persia, ed egli fece questa nuova passeggiata, come tu invece d’andare a Porta Orientale andresti a Porla Romana: correva allora il 1818. Ora questo nostro passeggiatore è tornato in Europa recando alcuni preziosi presenti per la Regina dei Francesi, per la Regina d’Inghilterra, e pel Re e la Regina di Napoli, che lo hanno retribuito con una decorazione (così ne ha sette), e con una scatola del valore di trentamila lire austriache. Ha nel portafoglio dieci milioni di franchi ed allre bagattelle consimili. Il povero sergente è ora il ricco generale Avitabile che tu avrai già udito ricordare le centinaia di volte. Se la carta non fosse ormai tutta piena, io te ne vorrei dire più a lungo. Mentre scrivo egli è al suo villaggio nativo circondato da una ventina di nipoti villani e mezzo villani che stanno a bocca aperta ascoltando la sua lunga storia, raccontata con una lingua che ricorda la torre di Babele, giacche in Persia e nell’Indie non ebbe molto tempo ed agio da consacrare alla lingua del si e del no. Augurando a te ed a me uno zio di questa fatta, io ti saluto di cuore. Opprandino Arrivabene. Di Napoli addì 11 del marzo 1844

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