Alcuni dati inediti sulla Cappella di S. Anna

Tra i centri che, fin dall’inizio, entrarono a far parte dell’antica Repubblica amalfitana (840 – 1073), la Terra di Agerola si distinse –come ancora si distigue- per una “urbanistica” a villaggi separati e mai troppo compatti. Persino intorno alle chiese che funsero da “nuclei di condensazione” dei villaggi, le case non furono quasi mai addossate le une alle altre (1). Oltre tali nuclei relativamente densi, nella fertile conca agerolese sorsero anche agglomerati edilizi di minor rango ed estensione, legati a gruppi famigliari che, generazione dopo generazione, aggiunsero nuovi corpi di fabbrica alla casa del capostipite o nelle sue immediate vicinanze. Siffatti “nuclei di casata” hanno anche dato luogo a toponimi di tipo prediale che nel Medio Evo si composero del cognome dei proprietari preceduto da Li o Alli/Ali, come -ad esempio- Alli Rocti e A li Galli (2), per poi passare ad una forma principiante per Casa o Case (Case Brancati, Case Coccia, Case de Rosa, Casa Lauritano, Casa Milano, Case Naclerio, Case Positano, Case Ruocco, ecc.). Case Brancati è un gruppetto di edifici posto alla periferia nord-orientale di Pianillo (antica Planillum) su un dosso che è delimitato ad Est dal solco del Rio Penise e, a Sud, da quello del Torrente Cavallo. I vari edifici e gli orti di cui si compone Case Brancati erano serviti da una traversa in discesa (attuale Via S. Anna) che si stacca dall’ antica via pubblica Pianillo-Campora, non lontano dall’ attaccatura dell’ampia mulattiera che saliva al valico di S. Angelo a Jugo (ad Iugum) per poi discendere a Pino, Pimonte e Gragnano. Tutte le citate vie risultano oggi riconoscibili solo a tratti; troncate e, talora, esautorate dalle rotabili che sono state tracciate in Agerola a partire dall’apertura del Traforo delle Palombelle (1885). Parallelamente a ciò, anche l’edilizia delle Case Brancati è fortemente mutata; sia per l’aggiunta di nuovi edifici che per la ristrutturazione e l’ampliamento di quelli di antica origine. Sebbene risulti anch’esso manomesso, il corpo edilizio più antico è riconoscibile nel caseggiato posto subito a valle della moderna strada Pianillo-Campora. Ad esso si accede (come in antico) per una breve traversa di Via S. Anna, la quale penetra nella corte interna attraverso un fornice con volta a crociera sulla quale si notavano, fino a pochi anni fa, tracce di un affresco riproducente lo stemma di famiglia. Proprio di fronte a detta traversa si erge l’isolata Cappella gentilizia che i Brancati dedicarono a S. Anna; un edificio ad aula unica di circa 6 x 15 metri, coperto da un tetto a due spioventi, con piccola sacrestia e campaniletto a vela (3) . Affissa ad una parete della cappella vi è una bella lapide in marmo bianco (anticamente botola di fossa sepolcrale) recante lo stemma di famiglia e l’iscrizione:

BARTHOLOMAEUS BRANCATUS AGEROLANUS SIBI POSTERISQUE SEPULTURAE LOCUM VIVENS DELEGIT ANNO MDCXXIII

Che, tradotto e riordinato in modo moderno, significa: Bartolomeo Brancato di Agerola, ancora vivente, scelse per se e per i suoi posteri questo luogo di sepoltura nell’anno 1623. Di questo Bartolomeo Brancati ho inutilmente cercato notizie anagrafiche nell’archivio parrocchiale, poiché le poche carte residue datano dal ‘700 in poi. Ma da altre fonti scritte ho scoperto che era un ricco operatore dell’Arte della Seta (molto fiorente nell’Agerola seicentesca, come dimostro in un altro mio articolo su questo blog), che nacque negli anni ’60 o ’70 del Cinquecento e che morì presumibilmente intorno al 1647. Se si supponesse che quel sepulturae locum citato nella lapide fosse una fossa sepolcrale dentro la stessa S. Anna, allora si direbbe che quella cappella esiste almeno dal 1623. Ma due dati dimostrano che così non è. Il primo ci viene dallo storico Matteo Camera, che a pagina 628 del II Volume delle sue Memorie storico-diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi (Salerno, 1881) descrive la lapide in questione tra quelle che ai suoi tempi si vedevano sul pavimento della vicina chiesa parrocchiale di S. Maria la Manna (4).

Il secondo dato proviene da un decreto della Congregazione del Sacro Rito del 5 Aprile 1727 che traggo dall’opera di Aloisio Gardellini, Decreta authentica Congregationis Sacrorum Rituum: ex actibus eiusdem collecta, del 1856. Qui, a pagina 320 del Volume 2, si trova il Decreto 3971 col seguente testo:

AMALPHITANA. Cum ex parte Tobiae de Acampora moderni Parochi Ecclesiae S. Mariae nuncupat. della Manna, seu de Planillo, Terrae Agerulae Dioecesis Amalphitanae habitus fuerit recursus ad S. R. C. exponendo, quod in Oratorio, sive Cappella Sanctae Annae de iure patronatus familiae de Brancato, sita sub districtu suae Parochiae, ab anno 1665., ex sola verbali permissione duorum praedecessorum usque ad praesens introductus fuerit stylus celebrandi in Dominica Palmarum ab illius simplici Cappellano Missam privatam, ramos olivarum benedicendi, ac distribuendi, et postea cum Cruce elevata processionaliter se conferendi usque ad Cappellam, vulgo nuncup. delli Fiori, ibique expectata Processione Parochi S. Mariae della Manna, cum altera Cruce coniunctim procedendi ad aliam Parochialem S. Petri de Planillo dictae Terrae, atque eodem ordine in quolibet Sabatho Sancto processionaliter incedendi pro explendis in illa consuetis functionibus ecclesiasticis; cumque ad tollendas omnes controversias per Emum, et Rmum D. Card. S. Clementis huiusmodi causa in S. R. C. proposita fuerit pro declaratione infrascriptorum Dubiorum.

1. An Sacerdoti celebranti in Oratorio, seu Cappella S. Annae competat ius benedicendi ramos in Domioica Palmarum, in casu etc. ?

2. An eidem Sacerdoti liceat incedere cum Cruce erecta in Processionibus habendis tam die Dominico Palmarum, quam Sabathi Sancti ad Ecclesiam S. Mariae delli Fiori, seu potius teneatur accedere ad Ecclesiam Parochialem Sanctae Mariae della Manna, ab eaque discedere cum aliis in casu etc. ?

3. An Parochus S. Mariae della Manna teneatur in die Dominico Palmarum, et Sabathi Sancti assistere functionibus faciendis in Ecelesia Parochiali S. Petri de Planillo in casu etc. ?

S. eadem R. C., tam in scriptis, quam in voce Procuratoris Parochi S. Mariae della Manna tantum informante audito, rescribendum censuit.

Ad 1. « Negative in casu, de quo agitur. »

Ad 2. « Negative quoad primam partem, et quoad secundam, procedat Archiepiscopus.

Ad 3. « Negative, et amplius.

Il Decreto risponde – dandogli ragione – al parroco della competente parrocchia di S. Maria della Manna, Tobiae de Acampora, il quale aveva protestato per l’uso, recentemente introdotto dal sacerdote celebrante in S. Anna, di benedire e distribuire rami di ulivo nella Domenica delle Palme e, poi, di Sabato Santo, uscire in processione “cum Cruce elevata” fino alla Cappella detta delli Fiori, sovrapponendosi ad analoga processione che il parroco faceva da S. Maria della Manna a S. Pietro di Pianillo. Ma ciò che qui interessa maggiormente del Decreto è quella data certa (1665) per la fondazione della Cappella di S. Anna dei Brancati. Cappella e famiglia sulla quale tornerò a scrivere a breve per trattare di altri notevoli e misconosciuti aspetti.

NOTE

1)                            Trattandosi di comunità eminentemente contadine, quella spaziatura rispondeva alla necessità di disporre gli orti vicino all’abitazione (perché bisognevoli di cure quasi quotidiane e di vigilanza), mentre ai castanieti da frutto (anch’essi da tener d’occhio e curare, ma non così spesso) si dedicarono le zone di raccordo tra il fondovalle “urbanizzato” ed i pendii montani. Questi ultimi, infine, vennero lasciati a furesta, oppure trasformati in silve castaniali, vale a dire boschi a solo castagno selvatico da ceduare periodicamente per la produzione di pertiche.

2)                            Attestazioni medievali di Alli Rocti e A li Galli sono riportate in J. Mazzoleni e R. Orefice, Il Codice Perris. Cartulario amalfitano; Sec. X-XV (Rassegna del Centro di cultura e storia amalfitana). Collana Fonti, 1/I-V, 1985-1988), rispettivamente nel documento CCCCXIX (anno 1321) e nel documento CCCIII (anno 1258).

3)                            Purtroppo dei lavori eseguiti pochi anni fa, pur motivati dalla lodevole intenzione di “abbellire” la cappella, l’hanno di fatto deturpata con delle troppo rustiche ed aliene bordature con scaglie irregolari di porfido altoatesino, sia  al vano di ingresso che agli archi che partiscono le due pareti laterali interne. Disdicevoli ovunque (perché palesemente fingenti una struttura in pietra a vista e perché fatte con materiale estraneo al luogo), quelle cornici, qui,  risultano assolutamente offensive del monumento e della buona fama dei proprietari. Ma sono certo che qualche Brancati di buon senso e buona cultura interverrà presto per farle rimuovere o rivestire a stucco.

4)                            Il trasferimento della lapide in S. Anna va probabilmente riconnesso alla disattivazione delle fosse sepolcrali chiesastiche che si ebbe con l’apertura del Cimitero comunale nel 1893 (Angelo Mascolo, Agerola dalle origini ai giorni nostri, Micromedia, Castellammare di Stabia, 2003, p.232). Il fatto che i Brancati si fossero “conquistata”  una lapide terragna  dentro la chiesa parrocchiale di afferenza, attesta la posizione di prestigio e ricchezza cui era giunta la famiglia, probabilmente grazie ad un suo ruolo di vertice nell’ambito della locale comunità di bachicoltori e filatori di seta.

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