Quando Agerola aveva la sua “corte bajulare”


Lo scorso 10 novembre, in occasione della celebrazione dei 150 anni dalla nascita di Roberto Bracco (vedi articolo specifico in questo blog), è stato riaperto al pubblico l’edificio della Ex Casa Comuna, a Pianillo. Nei mesi precedenti, lo stabile è stato oggetto di intensi lavori di ristrutturazione ed attrezzamento per adeguare l’edificio alle nuove funzioni cui ha intelligentemente voluto destinarlo l’Amministrazione Comunale eletta la scorsa primavera: sede museale, espositiva e convegnistica a supporto dello sviluppo culturale e turistico di Agerola..

Tra i lavori resisi necessari, vi è stato lo spicconamento dello scadente intonaco steso sulla facciata pochi anni fa e la stesura di un nuovo manto di rifinitura. Detto spicconamento ha permesso di scoprire, al piano terra, delle tracce di antiche aperture che –insieme a variazioni degli spessori e delle tessiture murarie- dimostrano la complessa storia di questa antica costruzione.

Su questi aspetti mi riprometto di continuare le indagini e di scrivere qualcosa più in là. Per ora mi limito a riportare quanto ho potuto scoprire –tramite una indagine delle fonti bibliografiche ed archivistiche- sulle funzioni e sulla denominazione dell’edificio nei secoli passati.

L’antico edificio a due piani che prospetta sul lato lungo di Piazza Unità d’Italia (già Piazza Municipio) è stato a lungo indicato come Casa Comunale (o Municipio), in quanto esso è stato sede della Giunta Municipale agerolese dall’Unità d’Italia agli anni Novanta dello scorso secolo, quando gli uffici comunali furono trasferiti provvisoriamente nello stabile privato ora occupato dall’Istituto Professionale Alberghiero e, poi, definitivamente, nel nuovo complesso in Via Generale Narsete.

Ma l’edificio in Piazza Unità d’Italia ha una storia ancora più antica.  Nel 1846,–anno in cui Agerola passò dalla Provincia Citra (ossia di Salerno) a quella di Napoli, costituendo un Circondario a se stante newll’ambito del  Distretto di Castellammare di Stabia (vedi altro articolo su questo blog) , l’edificio in questione prese ad ospitare il Corpo di Guardia Urbana  ed un Giudicato Regio (elevato a Pretura nel 1867) con annesso piccolo carcere, che funzionerà  fino al 1890  (vedi A. Mascolo, Agerola dalle origini ai giorni nostri, MicroMedia 2003, p. 167,169 e 170)).

Portandoci  più indietro nel tempo, per l’esattezza ai primissimi anni dell’Ottocento, troviamo nel cosiddetto Catasto Murattiano (conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli) che  una zona di Pianillo era detta “Casa la Corte”.

Che essa corrispondesse alla zona ove sorge la Ex CasaComunale, lo dimostra il fatto che ancor’oggi alcuni anziani  ìindicano col toponimo ‘nterra ‘a Corte  la attuale Piazza Unità d’Italia.

Va poi considerato che il compianto Angelo Mascolo, che a suo tempo studiò attentamente tutte le residue “carte” dell’archivio storico comunale, a pagina 150 della già citata sua opera, riporta Casa della Corte come uno degli edifici nei quali usavano riunirsi, nel corso del ‘700, i rappresentanti comunali di Agerola.

Considerato tutto ciò, appare lecito concludere che l’edificio detto Casa Comunale da metà Ottocento in poi, sia lo stesso che era precedentemente detto Casa della Corte.

Circa l’epoca e le ragioni di questa più antica denominazione, si può considerare quanto scrisse lo storico Matteo Camera nelle sue Memorie storico-diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi (Salerno, 1881). A pagina 623 del II Volume, parlando della infeudazione del Ducato di Amalfi al duca Antonio Piccolomini (nipote di papa Pio II e sposo di Maria d’Aragona (figlia naturale undicenne di re Ferrante I) il Camera specifica che Costui ( il Duca),  avuta considerazione della posizione topografica di Agerola e di Praiano, lontani da Amalfi, destinovvi un Capitano ed un Governatore ad amministrare unitamente la giustizia, tenendo essi residenza in Agerola. Quest’ultimo (il Governatore) esercitava le funzioni di giudice e di consultore, ovvero di assessore ordinario presso la corte ducale di Amalfi, in cui intervenir dovea per due giorni in ogni settimana …

 Nell’ordine giudiziario eravi pure in Agerola  una corte bajulare con il giurato e il maesrtro d’atti.”,.

Ciò avveniva poco dopo la infeudazione al Piccolomini (1461). Ma la corte bajulare di Agerola continuò ad esistere anche dopo che i Piccolomini persero il feudo (1582) ed i centri dell’ex Ducato di Amalfi, passati nel regio demanio, presero ad avere governatori di nomina regia.

Infatti, nell’opera di Francesco Pansa Istoria della antica repubblica d’Amalfi e di tutte le cose appartenenti alla medesima accadute nella città di Napoli e suo Regno (edita nel 1724 dal nipote Giuseppe), trattando di Praiano e Vettica Maggiore,  l’autore scrive che Gli abitanti … sono governati dal Governatore, che risiede in Agerola, il quale deve essere Dottore delle leggi, attesoché il Governatore di questi paesi deve essere il Giudice d’Amalfi”.

Il ppotere supplettivo che il nostro Governatore aveva ad Amalfi è ricordato anche da Lodovico Antonio Muratori nella sua opera Raccolta delle vite, e famiglie degli uomini illustri del regno di Napoli (Napoli 1755). Infatti, a pagina  150, vi si si legge: Il Governadore di Agerola è Assessore, e Giudice nativo della Corte di Amalfi; anzi mancando il Governadore in Amalfi, può il Governadore di Agerola andare ad esercitare nella Corte di Amalfi da Governadore, e Giudice; come alle volte si è osservato.

Dell’antico privilegio di Agerola di essere un piccolo capoluogo dotato di una propria corte giudiziaria, troviamo una eco anche nel verbale della Saeduta Decurionale del 24 luglio 1847 (riportata in A. Mascolo, op. cit., pp. 166-167), laddove si fa voto che “Agerola fosse di nuovo capoluogo di Ripartimento con l’aggregazione di Praiano, Furore e Conca, così come era stata fin dai re normanni”. Tolte le inesattezze di far ascendere addirittura ai tempi normanni quel ruolo di capoluogo e di ampliarlo anche a Furore e Conca (che rimarranno dei Casali di Amalfi fino alla costituzione dei moderni Comuni), questa petizione del Decurionato attesta che vi era ancora memoria, sia pure già un poco sfocata, della antica corte bajulare agerolese. Antefatto di cui terrà conto re Ferdinando di Borbone quando, nel 1846, aggregando Agerola alla provincia di Napoli, le concederà –come abbiamo già visto- di costituire un Circondario a se stante.

Per chiudere con una fonte documentaria che risale al periodo del brigantaggio post-unitario, riporto quanto scrisse  Il Pungolo. Giornale politico popolare della sera, nel  numero 141 (anno IV) del 23 maggio  1863: “Cronaca Interna : Ci si scrive da Castellammare che il giudice del mandamento di Agerola , dovendo far ritorno alla sua residenza da Gragnano, ove erasi recato per affari di giustizia, chiese per sua sicurezza ed ebbe una scorta di otto militi del 7° di liuea. Infatti giunti al luogo detto Le Franche, i briganti che pare stessero in agguato per impadronirsi d«l giudice , vedendosi delusi fecero una scarica sul piccolo drappello di soldati e via a gambe levate. Rimasero feriti due soldati, l’uno al braccio, L’altro alla gamba”.

 

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