La tomba di Stefania, Ducibus Magnis descendens

Come cerco anch’io di documentare in questo blog, Agerola ha una interessante storia antica, ancora tutta da indagare e ricostruire.

Al proposito voglio qui segnalare un ritrovamento archeologico avvenuto circa duecento anni fa, di cui ci ha lasciato notizia  lo storico Alessandro de Meo nei suoi Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli della mezzana età (Stamperia Simoniana, Napoli, 1819).

Nel vol. XII, alle pagine XI e XII  troviamo questo brano:

““…. tornando al Lattario Monte (1), donde partimmo; un pò al di sotto di esso , sopra il Tirreno, vi è Agerola. Quivi in Pomerano (2), nelle rovine di un’ antica Chiesetta (3) trovata fu una tavoletta marmorea, con un’Iscrizion sepolcrale, ma rosa in ambi i lati, dall’ alto al basso, in alcune lettere.

A me trasmessa, la supplii in gran parte(4); ma ora non la ritrovo(5). Solo mi rimembra , ch’ era ella d’una gran Dama , la quale … Stemmate claro E Ducibus Magnis descendens Parthenopensis (di Napoli) di nome forse Stefanìa; diportavasi da comune Madre de’ miserabili, per cui, avendola la cruda morte coverta con altro velo, verso  gl’Idi di Giano vi fu un lutto universale. Cominciava: Si cupis istius Tumuli dinoscere membra. “Si cup” era roso. Il fin era: . . . Requiem , die, da Deus , ////.

Il tutto in esametri, non infelicissimi. Il C v’era fatto di tre rette linee. Or la pietra è per noi  affatto inutile, essendo m ambedue i lati risecata di nuovo.””

 

I numeri tra parentesi che ho inserito nella citazione sono delle mie note, per dire:

1) Come altri autori antichi, qui il di Meo intende il Monte S. Angelo a Tre Pizzi, che fu anche detto Monte Aureo.

2) Ossia il casale agerolese di Memoranum (come dalle locali fonti scritte medievali) che in dialetto diciamo oggi Vummerano e che i cartografi moderni trasformarono in Bomerano.

3)Forse la lapide la si trovò tra i ruderi della antichissima chiesa di S. Matteo (non l’odierna parrocchiale, ma la sua antenata, già cadente nel ‘500 e sita –si tramanda- nella zona del Campo Sportivo).. Ma non si escludono altre possibilità; come –ad esempio- la chiesa di S. Barbara (chiesa del X-XI secolo con ruderi ancora esistenti presso la omonima grotta) o quelle del tutto scomparse di S. Angelo ad Apex o di S. Vito

4) Qui il di Meo vuol dire che riuscì a pervenire ad una convincente  reintegrazione delle lettere e parole mancanti.

5) Peccato che il di Meo “perse” questa lapide che qualcuno gli aveva portato da Agerola! Probabilmente non la ritrovò –tra le tante cose collezionate- nel periodo in cui scriveva quest’opera. In ogni caso, non escluderei che essa esista ancora in qualche collezione privata napoletana o in un deposito museale. Chi può la cercasse, o la facesse cercare, per favore!

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