Su alcuni atti della Congreca di Carità negli anni ’60 dell’Ottocento

Come ben sappiamo, ad Agerola vi sono ampie proprietà terriere che appartengono da secoli a istituzioni ecclesiastiche (chiese, monasteri e confraternite). Costituitisi attraverso donazioni e lasciti testamentali, questi patrimoni immobiliari servivano a ricavare rendite per il sostentamento dei religiosi, per la manutenzione degli edifici sacri e, nel caso delle  confraternite o congregazioni, per azioni assistenziali e di beneficenza.

Affinchè dessero rendita, dette proprietà venivano “date in censo” (affittate) a privati con contratti di vario tipo e durata. Un esempio di contratto di epoca medievale l’ho già fornito circa un anno fa con l’articolo “Coltivare le terre del Monastero” (vedi su questo blog); ora voglio portare alla vostra attenzione delle notizie di metà Ottocento che riguardano la cessione in enfiteusi (un affitto per 29 anni) di una selva gestita dalla Congregazione di Carità (e altre azioni intraprese dallo stessa istituzione.. 

La prima fonte cui attingo sono gli Atti della Deputazione Provinciale di Napoli. Sezione Opere Pie. Anno II, dal 13 di Settembre 1863 al 3 di Settempre 1864, un volume che fu edito dalla napoletana Stamperia dell’Iride nel 1864.

A pagina 41 vi si legge:

“”90.° Il. La Congregazionedi Carità di Agerola invia deliberazione per dare ad eufiteusi la selva denominata Vertina, appartenente all’Istituto di S. Maria di Loreto.

A proposta del medesimo Relatore, la Deputazione

Letta la deliberazione della Congrega di Carità di Agerola del 3 corrente mese (settembre1863);

Osserva che nella speranza di poter l’incanto, come la Commissione assicura, dare un considerevole aumento sul canone, autorizza che la proposta domanda sia accolta una coi patti che vi si leggono, ma che vi si aggiunga espressamente quello di non intendersi perfezionato il contratto senza un’altra autorizzazione da provocarsi dietro i risultamenti degl’ incanti.””

Poi, a pagina 128:

“”350° XX. La Congregazionedi Carità in Agerola trasmette gli atti di subasta per la censuazione della selva denominata Vertina appartenente all’ Istituto di S. Maria di Loreto. A proposta del Cavaliere Avellino, la Deputazione Osserva:

1.° Che a’ sensi del rapporto di settembre 1863 spedito » dalla Congrega di Carità di Agerola, la selva da darsi in enfiteusi componevasi di due parti, l’una detta Vertina grande, l’altra detta Vertina piccola. Per la prima presentavasi dal signor Luigi Pisacane l’offerta di un canone di annui ducati 34: per l’altra da D. Ferdinando de Martino l’offerta di un canone di annui ducati 10, e da entrambi col patto che le sole spese di tassa e registro cadessero a carico del pio luogo. Intanto si è proceduto agl’incanti per la offerta di Pisacane, e non costa che siasi proceduto egualmente agl’ incanti per la censuazione della Vertina piccola per la offerta del signor de Martino. Or interessa al pio luogo che la sorte di tutta la selva Ventina sia eguale, cioè o tutta si ritenga in dominio pieno o tutta si conceda in enfiteusi.

2.° Per patto delle offerte, a carico del pio luogo doveano cadere le sole spese di tassa e registro. Questi patti per legge erano inalterabili, e qualunque concorrente era tenuto a rispettarli come leggi del contratto. Intanto dal verbale del 3 febbraro 1864 risulta che dopo di essere rimasta aggiudicata in grado di additamento di decima al signor Pisacane la selva Vertina grande per l’annuo canone di ducati 61, la Cougregadi Carità assentì per la richiesta dell’ aggiudicatario, 1.° alla deduzione del capitale contributo fondiario da elevarsi in capitale, 2.° alla facoltà di succensire inconsulto domino;: 3.° alla esenzione del pagamento di un’ annata di canone; 4.° alla liberazione dello enfiteuta dalle spese di subasta e stipola dell’ istrumento;  e ciò per le premure fatte dal signor Pisacane, alle quali la Congrega dice di aderire in considerazione di essere egli un proprietario ed un uomo dabbene. Or il contratto era già fermato su le condizioni scritte nella prima offerta, e non potevasi variare di sorta alcuna; né era nei poteri dei signori componentila Congrega di fare tante concessioni che di molto assottigliano l’ aumento risultato negl’ incanti.

Per queste osservazioni, delibera invitarsila Congrega di Carità di Agerola a dare gli opportuni chiarimenti sui fatti anzidetti, ritenendo che per legge l’aggiudicatario rimane avvinto dagli effetti degl’ incanti con la sola clausola proposta nella offerta primitiva.””

Sul successivo sviluppo della vertenza ci informa quanto si trova più avanti nel medesimo volume. Alle pagine 176 e 177 leggiamo infatti:

“”Letta la deliberazione presa nel 24 novembre p. p. (prossimo passato; ossia ultimo scorso) con cui si autorizzala Congregadi carità di Agerola di dare a censo la selva Vertina divisa in due pezzi coi patti esposti nel deliberato della Congrega, salva l’ulteriore approvazione dopo l’esperimento degl’incanti;

Visti gli atti d’incanti in grado di decima del 7 febbraro 1864 da’ quali risulta che la parte più grande di detta selva sia rimasta aggiudicata al signor Luigi Pisacane per annui ducati 61 coi patti stabiliti nel precedente verbale del 24 gennaio; e che poscia se ne siano a di lui dimanda aggiunti diversi altri che non leggonsi nò nell’offerta primitiva, nò nel suddetto verbale del 24 gennaio;

Considerato che chi concorre ad un’ aggiudicazione riconosce le leggi con le quali si aprono gl’incanti, nè ha diritto dopo di essere divenuto aggiudicatario di dettare condizioni e patti diversi da quelli prima stabiliti;

Considerato chela Congregadi Carità non avea facoltà di assentire a nuovi patii e che l’inutile non vizia I’ utile,  vale a dire l’aggiudicazione rimane ferma co’ patti precedentemente dichiarati, e quelli aggiunti posteriormente si debbono tenere per non scritti;

Delibera approvarsi la censuazione della parte più grande della selva Vertina pel canone di annui ducati 61 co’ patti stabiliti nel processo verbale del 24 gennaio, senza tenersi ragione di veruna altra spiegazione o patto aggiunto nel verbale del 7 febbraio.

Per lo effetto la Congrega obbligherà l’aggiudicatario a stipulare il contratto nei sensi suddetti; ed intanto aprirà gli incanti per la censuazione delia parte piccola della detta selva Vertina pel canone di annui ducati 10 offerti dal signor Ferdinando de Martino.””

Ma la faccenda non si chiuse lì: come leggiamo ancora più avanti, a lle pagine 236 e 237:

“501.° VII. Luigi Pisacane di Agerola presenta ricorso contro quella Congregazione di Carità , affinchè come aggiudicatario nella censuazionc della selva Vertina grande, gli sia bonificata la contribuzione fondiaria, secondo che egli intendeva di fare I’offerta, e concorrere alla licitazione.

A proposta del medesimo Relatore,la Deputazione

 Letta la dimanda del sig. Luigi Pisacane, aggiudicatario della censuazione della selvaVertina grande, di dominio » della Congregazione di Carità di Agerola, con cui recede datutte le concessioni fattegli dal detto Collegio dopo gl’incanti, purchè gli si accordi la ritenzione del contributo fondiario che attualmente ricade sul detto immobile;

Considerato che questa ritenzione può dirsi sottintesa nell’ offerta, perchè non vi si legge un patto apposito, che sarebbe stato bisognevole;

Delibera rescriversi alla Congregazione di Carità di Agerola di stipulare la censuazione della detta selva Vertina grande col signor Pisacane, dichiarando che dal canone degli  annui ducati 61 per lo quale gli fu aggiudicata la censuazione, debba ritenere la tassa fondiaria ora gravitante sul detto fondo, restandone a debito dell’enfiteuta il pagamento di questo, e di qualsivoglia altro peso intrinseco, fermo restando il divieto di stipulare le altre concessioni accordate dopo gl’incanti, che si debbono tenere come non scritte.

Rescrivendosi ancora di far conoscere i risultamenti de gl’incanti per la censuazione della selva Vertina piccola, da seguire sulla offerta del signor de Martino; il quale adempimento rimane a personale responsabilità del Presidente di detta Congrega.”

Le pagine fin qui viste ci fanno capire come la gestione dei beni immobili della Congregazione non procedesse sempre in modo semplice, lineare ed equo. Ma, ad evitare irregolarità, interveniva la Deputazione Provinciale, cui competevano superiori funzioni di controllo.

Di ciò abbiamo un altro esempio negli “Atti” del 1867, che a pagina 383 riportano quest’altra “determina” rigiardante la congreca agerolese:

“”XXI.La Congregazionedi Carità del Comune di Agerola con deliberazione da essa presa a’ 21 di marzo ultimo vorrebbe con una sovvenzione a titolo di prestito della somma di lire 212,50 agevolare il signor Martino Cavaliere a rendere sacerdote un suo figliuolo a nome Pasquale.

La Deputazione, a proposta del medesimo Relatore, letto il deliberato del 21 p. p. della Congrega di Carità del Comune di Agerola. Osserva che:  (a) le Congreche di Carità sono istallate nel fine d’impiegare le rendite de’loro beni in opere di beneficenza , e non già per dare danaro a prestanza; (b) che il concorrere a fornire il patrimonio sacro ad uno che agogna al Sacerdozio, sebbene sia opera benefica, non è però di quelle, che intende la legge, e a che intesero i benefattori nel largire i loro beni; (c) che sente poi di vero favore cotale deliberazione, tosto che gli stessi deliberanti conchiudono che il padre dell’ ordinando può ben garantire la restituzione del prestito, qualora il figlio non giungesse al Sacerdozio; (d) che da ultimo è poco serio l’ argomento di voler concorrere a far ordinare il richiedente, perchè fatto sacerdote potrà egli celebrare le messe in arretrato. Di preti non vi è penuria, nè i benefattori hanno destinato le loro largizioni a creare de’ preti perchè potessero poi celebrare le messe. Epperò (noi oggi diremo “E per ciò”. N.d.r.) non approva il deliberato suddetto.””

Per concludere con qualche mia annotazione, ricordo –innanzitutto- che la località Vertina (probabile corruzione del termine medievale Veterina) si trova tra i casali di Pianillo e Campora, lungo il solco del Rio Penise. Riguardo alla citata Congrecazione (o Congreca)  di Carità, credo che essa discendesse da quella Commissione di Beneficenza che nacque il 10 aprile 1816  con una delibera comunale che obbediva alle disposizioni del Decreto Reale del 1° febbraio di quello stesso anno  (vedi A. Mascolo –Agerola dalle origini ai giorni nostri; MicroMedia 2003, pp. 272). Con quell’atto, la neonata Commissione di Beneficenza prese ad amministrare i beni di ben 14 “stabilimenti pii” agerolesi; inclusa quella Cappella della Madonna di Loreto a Campora cui, abbiamo visto, apparteneva la selva della Vertina che nel 1863 fu divisa in due parti (Vertina Grande e Vertina Piccola) e ceduta in enfiteusi (fitto per 29 anni) a Luigi Pisacane e Ferdinando de Martino.

Circa le Congreche di Carità in genere, va specificato che nel Decennio Francese fu stabilito regolamento provvisorio per l’amministrazione e tutela dei beni addetti a istituti di religione o di beneficenza.

Ai Comuni fu assegnato l’onere delle attività assistenziali prima espletate dalle confraternite ed i beni prima appartenenti a tali istituzioni vennero trasferiti a Congregazioni di Carità, amministrati da  un consiglio d’amministrazione eletto dal consiglio comunale. Con legge 3 giugno 1937, n. 847 si ebbe la soppressione delle congregazioni di carità vennero soppresse mentre le loro competenze passarono agli Enti Comunali di Assistenza (ECA).

Fino all’unità d’Italia, la Congrecadi Carità di Agerola  fu vigilata dal Consiglio Provinciale degli Ospizi (prima quello del Principato Citra e poi –dopo il cambio di Provincia del 1846- quello dello di Napoli). Dopo il 1861, l’organo di controllo fu –come abbiamo visto-la DeputazioneProvinciale.

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