Sull’origine e significato del cognome Avitabile

Sul tema degli antichi cognomi agerolesi e dei loro rapporti con la locale toponomastica storica ho già scritto diverse volte su questo blog (vedi, ad esempio, l’articolo “Alcuni agerolei del Medio Evo” postato il 12/02/2010). Oggi vi ritorno dedicando maggiore attenzione al cognome AVITABILE, che a tutti i lettori ricorderà subìto Paolo Crescenzo Martino Avitabile (1791-1850), un agerolese che seppe sognare in grande e la cui strepitosa carriera militare cominciò a Napoli (prima con Murat e, poi, nell’esercito borbonico) e continuò in crescendo nella Persia e nel Punjab. Visto che molti criticano il Generale Avitabile per il suo materialismo e per i modi troppo spicci, talora cruenti, coi quali riuscì a governare a Peshawar, per una sorta di compensazione, voglio ricordare che la stessa casata agerolese, circa un secolo prima, aveva espresso un personaggio di tutt’altro genere: l’avvocato e poeta Biagio Avitabile, che fu anche promotore della fondazione di una sede dell’Accademia dell’Arcadia a Napoli (la Colonia Sebezia, nata nel 1703) e biografo di molti poeti arcadici (1) Ma andiamo al tema principale di questa mia nota, la quale vuole trattare delle origini del cognome. Che esso sia nato nella nostra zona, è sostenibile in base a due distinte linee di evidenza. La prima guarda alla attuale distribuzione degli Avitabile in Itali, la quale pone in evidenza (come spesso capita, per via dell’emigrazione dal Sud verso le zone industriali del Nord) due aree di massima concentrazione: la Campania (col 70% degli italiani di cognome Avitabile) ed il Piemonte (col 25% circa). In Campania è nettamente prima la provincia di Napoli (col 66% circa degli Avitabili della regione) e, in questa provincia, Agerola si piazza seconda, subito dietro il capoluogo, per numero di Avitabile presenti. Ma, se le presenze le si raffronta col numero di abitanti di ciascun comune, allora Agerola passa al primo posto nella Provincia e in Italia. In effetti il cognome è abbastanza diffuso anche nel salernitano, ma solo in quella porzione di Provincia che è più prossima ad Agerola. La seconda linea di evidenza parte da dati storici. La famiglia Avitabile è presente ad Agerola sin dal Medio Evo (2) e le tracce scritte permettono di ricostruire una evoluzione del nome che parte dalla forma “DE BUTABLO”, attestata per l’anno 1092 in un atto notarile del Codice Perris (3) col quale il presbitero Sergio de Butablo (figlio di Constantino) vendette a Mansone Ambosia tre castagneti situati tra “susu at Finestru” (zona alta, ancora così chiamata, di Vettica Minore) e “subtus quilium de Domino Salvatore da Cospi” (sotto il ciglio del monastero di S. Salvatore a Cospidi). Io credo che nella dizione “de Butablo” il “de” non stava ad indicare una discendenza (come, ad esempio in de Stefano o de Martino), ma un luogo di provenienza o residenza (come, ad esempio, nel cognome de Campulo, che diventerà Acampora). Infatti, Butablo compare come nome di una località di Agerola in una “charta venditionis” scritta in Amalfi in data 1 Maggio 1182 (Codice Perris, pagine 139-141). Dov’era questo luogo chiamato Butablo tanti secoli fa? Su questa domanda mi sono arrovellato a lungo, ma vani sono risultati i tentativi di trovare una parentela linguistica tra Ad Butablo e qualche toponimo agerolese più o meno moderno. Finchè –solo un paio di giorni fa- ,la mia mente è corsa quasi da sola a cogliere un’assonanza con TOBULUM/TOBOLI, i termini usati in diversi documenti medievali per indicare Tovere, casale periferico di Amalfi molto vicino a S. Lazzaro di Agerola. Conforta alquanto la mia ipotesi il fatto che sono a breve distanza dall’abitato di Tovere i luoghi dove il presbitero Sergio de Butablo aveva quei castagneti che egli vendette nel 1092. Sul piano linguistico-etimologico, ritengo che l’ultima sillaba del toponimo in questione (“-blo”) sia corruzione di una originaria terminazione “-bulum”, mentre la parte iniziale (“ Ad Bu-/Ad But-”) possa essere nata per corruzione di “Apud” (avverbio di luogo latino stante per “presso”). Muovendo da ciò, provo coraggiosamente ad ipotizzare che Ad Butablo nacque dalla corruzione di APUD TABULAM o APUD TUBULUM. La “tavola” della prima opzione potrebbe alludere ad una roccia piatta presente in zona, mentre la seconda opzione, significando “presso il canaletto” o “al canaletto”, fa pensare che il luogo ove si andrà via via addensando il villaggio di Tovere, l’elemento antropico più notevole era una di quelle condotte in muratura che permisero agli amalfitani dell’alto Medioevo di portare l’acqua delle poche sorghenti disponibili in quasi tutti i luoghi coltivabili del loro aspro territorio. In definitiva, ciò che voglio qui proporre per il cognome Avitabile è che esso sia nato come una specificazione d’origine per indicare i discendenti di una famiglia che viveva ad Butablo (secondo me, l’odierna Tovere). Ovviamente, cognomi del genere non nascono se non in seguito ad un trasferimento; perché i cognomi servono a creare distinzioni e se un gruppo familiare resta sul luogo dei suoi avi, ad esempio Roma, non sarà mai cognominata Romano/i, perché lì tutti sono romani. Così ad Agerola ci furono –sempre nel Medio Evo- i cognomi Amalfitano e de Casanova (frazione alta di Furore), mentre tra Minori e Tramonti nacque il cognome Agerolano. Dunque, i de Butablo presero a chiamarsi così quando lasciarono la località d’origine. Se la nuova patria di questi “Toveresi”, ossia la culla del cognome, fu proprio Agerola e non, invece, Amalfi non posso ora dimostrarlo con certezza; ma pare abbastanza sicuro che ad Agerola i de Butablo/Avitabile divennero particolarmente numerosi, Note 1) Cenni a Biagio Avitabile si trovano nel Tomo X, pagina 266 della “Istoria della letteratura siciliana”, di Alessio Narbone, Palermo 1859 ed a pagina 270 dell’opera “Dell’istoria della volgar poesia”, Venezia 1730, di Giovan Mario Crescimbeni, fondatore dell’Accademia arcadica nel 1690). Sul ruolo del citato movimento letterario e culturale, voglio ricordare che gli arcadici, nell’ispirarsi alla poesia pastorale degli antichi Greci, ebbero come obiettivo quello di “romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme”. 2) Leone de Vitablo (una variante del cognome nata con la comune commutazione della B in V) vi è segnalato come giudice nel 1330 e un altro giudice agerolese fu Ligorio de Avitabulo, nel 1424. Poi abbiamo, nella chiesa di S. Aria la Manna, la fossa sepolcrale di famiglia con lapide posta da Nardus de Avitabulo nel 1545 e, sulla facciata della parrocchiale di S. Matteo, il bel bassorilievo del 1577 che ricorda il presbitero Francesco Avitabile, costruttore della annessa casa canonica. 3) Mazzoleni Jole e Orefice Renata (1989) – “Il Codice Perris. Cartulario amalfitano; Sec. X-XV”. Centro di cultura e storia amalfitana, collana Fonti, 1/I-V (1985-1988). Raccoglie moltissime scritture riguardanti proprietà immobiliari che furono proprietà di monasteri di Amalfi, tra cui varie selve, castagneti e terreni di Agerola. Persone cognominate de Butablo vi compaiono alle pagine 140, 238, 706, 707, 725, 942, 944 e 1031 (secoli dall’XI al XIV). Ad essi si aggiungono tali Urso e Leo de Bitalbulo, citati a pagina 366 nel documento CLXXXVII dell’anno 1190.

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2 risposte a Sull’origine e significato del cognome Avitabile

  1. Pingback: Divagazioni storiche tra gli Avitabile, i del Balzo e Corfù. | da Jerula ad Agerola

  2. Bighipert ha detto:

    Interessante post …. ma De Butt, Butt è Normanno, De Butablo = figlio di Butt, patronimico https://en.wikipedia.org/wiki/Butt_(name).
    Risposta dell’autore (Aldo Cinque):
    Grazie per la segnalazione. Ma andare per semplici assonanza, senza considerare altro, è in modo troppo semplice e rischioso di cercare l’orgine di un cognome (o di una parola). D’altra parte il nostro toponimo Butablo (da cui il cognome de Butablo) predata l’arrivo dei Normanni in zona (1131, anno della conquista normanna del ducato di Amalfi). Inoltre anche la voce Wikipedia da te segnalatami non fa cenno alcuno di cognomi derivati da Butt in Italia; men che meno nella forma Butablo o simile.

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