Mò, mòmò e mofallanne

 

Anche ad Agerola, come in gran parte del Meridione, per dire “adesso, ora” si dice (Es: Mò me vaco a cuccà; Mò è troppo tarde; Mò vene ‘o bello!).

Vi siete mai chiesti perché? La risposta è semplice e rimanda al latino: è la forma tronca di modo (mŏdŏ), avverbio latino che, tra i suoi significati aveva anche quello di “or ora, poco fa, recentemente”.

Un po’ diverso, dunque, da quello che intendiamo oggi con , che usiamo per dire ciò che in latino si esprimeva col nunc (“ora,  adesso, in questo momento”). Chissà perché, nel passaggio dal latino al volgare (paleo-napoletano), tra le due parole di simile segnificato (nunc e modo) piacque più la seconda.

A questo punto qualcuno si chiederà anche qual è l’origine dell’italiano “ora”, che non mostra legami né con modo, né con nunc. Ebbene, ora deriva dal latino hora (inizialmente “stagione, parte determinata di tempo” e poi anche “ora” come frazione di un giorno). Quindi, nell’italiano sottindendiamo “a/in questa…” (ora = a quest’ora, in quest’ora).

 

Tornando al nostro , e volendo sottolineare l’antichità di quella forma tronca ed accentata, faccio notare che la si trova usata frequentemente nei “Dispacci sforzeschi da Napoli” (Ed. Carlone, Salerno, 1999); opera dalla quale trassi le notizie su cui basai il mio articolo (vedi in questo blog) sul passaggio in Agerola della guerra del 1461 per la riconquista del Regno da parte degli Aragona. Ed è interessante notare che in quei dispacci (scritti in italiano antico) il lo usano persone dotte quali Alessandro Sforza signore di Pesaro e due messi diplomatici di Francesco Sforza Duca di Milano: Antoniuo da Trezzo e Nicolò de Barignano.

 

Andando a fonti scritte ancora più antiche e più vicine a noi geograficamente, faccio notare che in diversi atti notarili dell’antico Ducato d’Amalfi (scritti in latino medievale) si leggono frasi che dimostrano come si fosse già compiuta la scelta a favore di modo (anzicchè nunc). Ad esempio, un  documento notarile del 1120 parla di una proprietà di Pogerola “qui antea fuit terra bacua et petrosa et modo est vineam” (“una terra che in passato fu incolta e pietrosa ed ora è a vigna”). Un altro documento del 1171, registrando la restituzione al monastero dei SS. Ciriaco e Giulitta (Atrani) di una terra precedentemente presa “in pastinato”, dice di quella terra ; “qui de antea vinea fuit et modo est castanietum” (= in precedenza era a vigna ed ora è un castagneto).

I citati documenti del XII secolo si trovano pubblicati nel “Dodice Diplomatico Amalfitano” di R. Filangieri (I volume, Napoli 1917; II volume, Trani 1951), ma si trovano citati anche da Mario del Treppo nel suo articolo “Una città del Mezzogiorno nei secoli IX-XIV. Amalfi: enigma storico o mito storiografico?” (in: Atti del convegno “Amalfi nel Medioevo”. Salerno 1977); un vero reference paper per tutti quelli che si interessano di storia locale.

 

Tornando all’oggi, aggiungo che il nostro mo mò (o momò che scriver si voglia) è un palese rafforzativo di mò, col senso di “or ora, proprio adesso, un attimo fa” (Es: Aspiette a Sita pé Napule? Momò è passata!).

 

In quanto alla nostra “espressione idiomatica” mò fa l’anne (pronunciata tutto attaccato, come una sola parola: mofallanne) va detto che essa, letteralmente, sta per “ora fa  l’anno” (con “fa” nel senso di “compie”). Va intesa come “un anno fa” o “circa un anno fa”, “l’anno scorso” (Es: Sta macchina m’accattaie mò-fa-l’anne e già nun va bbona. Mofallanne jette a truvà frateme a Martignì). Si noti che l’espressione non vuol significare esattamente un anno fa, ma vuole piuttosto indicare la distanza di circa un anno dai fatti riferiti; talora l’anno solare precedente a quello in corso. Dunque, la si usa anche per “datare” avvenimenti occorsi meno di un anno fa esatto.

 

 Da una prima indagine, mi sembra che l’espressione mò fa l’anne non sia affatto diffusa in tutto il vasto areale ove si parla il napoletano e simili. Una voce su Wikipedia (Il dialetto di Castiglione Messer Marino) la segnala anche nell’Abbruzzo adriatico, ove si usa dire anche Mò fa du heànnë (“due anni fa”).

 

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