Una fonte seicentesca circa la Corte di Agerola

 

 

(di Aldo Cinque e Tania Longobardi)

 

In questo articolo -che si avvale di traduzioni dal latino ottimamente eseguite dalla dottoressa Tania Longobardi- segnalo una interessante fonte bibliografica circa l’antica Curia (o Corte) di Agerola; Corte che fu di nomina baronale nel periodo in cui il Ducato di Amalfi era feudo dei Piccolomini d’Aragona e di nomina regia (Regia Curia) nel successivo periodo di demanialità.

La fonte in questione è il De Vassallorum Gravaminibus Tractatus, un’opera del giurista Giovanni Maria Novario che fu edita da Chouet (Genova) nel  1686. Dello stesso autore sono note diverse altre opere che ebbero ampia circolazione e buona fama, tra le quali il Tractatus de insolutum bonorum datione (Gaffarum, 1636), il Tractatus de miserabilium personarvm privilegiis (Maccarani, Napoli 1637), il Praxis novissima & tractatus de electione & variatione fori (Bertano, Venezia 1656) e il De Privilegiis miserabilium personarum tractatus (Colonia, 1709).

Qui interessa particolarmente il trattato De Vassallorum Gravaminibus (“Le difficoltà dei vassalli”) in quanto in esso il Novario ci informa che da giovane egli era stato Governatore e Giudice di Agerola, per circa un biennio (“…in mea adolescentia tempore pro Illustrissimus & Eccellentissimus Dux Albae hoc regebat Regnum, tali functus  fui officio per annis quasi duos”. Op. cit. pag. 97). Tale biennio di servisio ad Agerola deve collocarsi tra il dicembre del 1622 e l’agosto del 1629 poiché quello fu il periodo in cui fu Vicerè a Napoli il Duca d’Alba, ovverosia Antonio Álvarez de Toledo y Beaumont de Navarra.

 

Il passo appena riportato  lascia anche intendere che a inizio Seicento il Ducato di Amalfi (e quindi Agerola) riceveva governatori di nomina regia –come per tutte le terre demaniali- sebbene fosse in atto il tentativo dei Piccolomini di ricomprarsi quel feudo, dopo il riscatto popolare del 1582 (M. Camera, Memorie storico diplomatiche dell’antica Città e Stato di Amalfi,  II, 170-174 e 186-188).

 

 

 

Il paragrafo del Tractatus nel quale il Novario cita il suo giovanile incarico ad Agerola è quello dedicato al Gravamen LXXXIII, sotto questo Argomentum:

 

Vassalli gravantur si, ubi Terra reperiatur divisa in Casalia & unum habeat Officialem, pro rata temporis unoquoque ex dictis Casalibus Baro Officialem assistere non faciat ad regendam Curiam”.

 

Ovvero ai disagi che incontrano i vassalli di un territorio composto di più Casali ed avente un unico Governatore, se a questi il feudatario non consente di esercitare (reggerela Corte)  a turno nei vari Casali.

 

Di questo paragrafo (che si trova alla pagina 97), conviene fare una lettura più o meno completa perché vi si trovano altre notizie per noi interessanti.

 

Dopo aver attestato che nelle molte Terre divise in Casali e aventi ciascuna un solo Officiale, i disagi di cui sopra vengono risolti facendo si che la giustizia venga amministrata a turno, ora in un casale ed ora in un altro (“…pro rata temporis modo in uno casali, & modo in altero justitiam regere faciant prout  sic in variis quippe locis vidi servari“), l’autore cita il caso di Lettere e Gragnano nel tardo Cinquecento. Dato che il Giudice stazionava sempre a Gragnano ed era gravoso per i cittadini di Lettere dover ivi discendere per ogni causa pendente, ci fu un ricorso al Sacro Regio Consiglio e un conseguente provvedimento (Consigliere de Franchis, 10 ottobre 1588) che obbligava il Giudice ad esercitare a turno in ciascuno dei luoghi predetti.

 

Ma in altri casi –dice poi il Novario- se vi è la diversa consuetudine di avere una sola sede in cui amministrare la giustizia, essa deve essere rispettata ed osservata. A tal proposito egli riporta sia delle sentenze del Sacro Regio Consiglio che riguardarono dei luoghi della Capitanata (privincia pugliese ove il Novario aveva lavorato come membro della locale Regia Udienza), sia l’esempio rappresentato dal caso della Curia di Agerola.

 

Trattando di quest’ultima, l’autore ricorda che Agerola si compone di vari casali (“Terra Agerulae sit divisa in plura Casali, quorum unum vocatus Planillum, aliud Camporum, aliud S. Lazarus, & aliud Mumaranum”) (1) e che l’area di competenza della locale Corte abbracciava anche Praiano e Montepertuso (2).

 

Il Novario specifica, inoltre, che vigeva da tempo immemorabile (ab immemorabili)  la consuetudine di lasciar scegliere ai Governatori di turno se reggere quella Curia da Praiano (dove una volta usavano abitare) o da Agerola; senza l’obbligati di spostarsi da Praiano ad Agerola o viceversa (“…regere Curiam, vel in Terra Praiani in qua soluerunt  habitare Officiales, vel in Terra Agerulae, numquam fuerunt astricti ascender, vel descendere ad dicta loca pro regenda Curia”) (3).

 

Inoltre, sebbene il territorio di Agerola sia diviso in numerosi Casali ….(elenco già fornito sopra), i funzionari non si spostano  ora in un Casale ora nell’altro per reggere la Curia, bensì lo fanno dal luogo in cui vivono (“non per hoc Officiales vadut ad regendam Curiam modo in uno Casali & modo in altero, sed in loco, in quo degunt”).

 

NOTE

 

1)                        Il fatto che l’elenco dei Casali cominci con Pianillo, fa ritenere che qui fosse la sede della Curia, come d’altronde prova il fatto che si trovi in quel casale la cosiddetta Casa della Corte (vedi altro articolo a ciò dedicato). Tale ubicazione riflette probabilmente l’antichissima tradizione che voleva Pianillo capoluogo della conca agerolese; tradizione che risale quantomeno ai tempi dell’imperatore Federico II di Svevia, quando i rappresentanti della nostra Terra solevano riunirsi a Pianillo, sotto il pronao della chiesa di S. Pietro Apostolo.

 

2)                        L’estensione delle competenze della Corte di Agerola fino al casale positanese di Monteopertuso  risulta confermata anche da altre fonti archivistiche e merita di essere meglio studiate per capirne i motivi. Tra l’altro, ritengo probabile che nel dire Monte Pertuso si intendesse anche il vicino villaggio di Nocella; villaggio che Lorenzo Giustiniani (nel suo Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli. 1787) e Giuseppe Maria Alfano (nella sua Istorica descrizione del regno di Napoli: ultimamente diviso in quindici provincie. 1823) indicano come un casale di Agerola.

 

3)                        Il brano non chiarisce quanto remoto nel tempo era l’uso dei Governatori di risiedere in Praiano. Certo è che la sede si spostò ad Agerola non più tardi dei primi del Seicento e che qui svolse il suo citato servizio il Novaris. Né è prova anche quanto egli scrive nel Sommario che chiude il paragrafo sopra analizzato: “Gubernator Agerula residet, & ex antiqua consuetudine non descendit, nisi volent ad alia loca pro justitia ministranda

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria, Storia locale. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...