Uno sguardo dal ponte (di Bomerano)

Stimolato dal fatto che si sta finalmente bonificando e valorizzando il vallone su cui transita la rotabile Pianillo-Bomerano, mi sono messo a caccia di qualche fonte che potesse aiutarci a ricostruire la storia di quello scavalcamento. Sebbene gli esiti di tale ricerca siano ancora modesti, voglio ugualmente esporli; sia perché spero che i miei lettori li trovino comunque interessanti, sia per fornire qualche traccia a chi volesse estendere e approfondire la ricerca.

Il vallone in questione è, in realtà, una piccola forra che disseca il fondo della conca agerolese lungo un percorso che parte dalle pendici meridionali del M. Catello (gruppo del Tre Pizzi), passa per Li Galli (dove riceve l’acqua della sorgenteLa Calcara), lambisce la medievale chiesetta della Madonna di Loreto, raggiunge poi il ponte in questione e – continuando verso Sud con profondità crescente – separa la borgata I Villani da quella di Ponte, fino a confluire nella gola del Rio Penise (o “fiume di Campora”).

Questo solco torrentizio ha da sempre costituito il limite tra i casali di Pianillo (antica Planillum) e Bomerano (antica Memoranum). Esso incide una sequenza di rocce che vede in alto (primi 10-15 metri dalla superficie) delle tenere alternanze di ceneri, sabbie e pomici vulcaniche alterate (piroclastiti lanciate sui M. Lattari dai vari vulcani napoletani fin da centinaia di migliaia di anni fa). Tali terreni sono raramente esposti alla vista, dato che la loro alta erodibilità ha fatto si che, in essi, l’incisione si “svasasse” in deboli pendenze che l’uomo ha terrazzato a uso agricolo fin dal Medio Evo e, localmente, già in epoca romana. Più in basso, invece, l’incisione diventa a fianchi ripidi, assumendo carattere di forra. Lo si deve al fatto che sotto le piroclastiti vi sono conglomerati cementati di notevole durezza e stabilità. Si tratta di antichi depositi torrentizi che si accumularono sul fondo della conca di Agerola tra la fine del Pliocene e le prime glaciazioni dell’era quaternaria. Il contatto tra detti conglomerati e le sovrastanti piroclastiti è mediamente parallelo alla topografia dei ripiani in cui il fosso si incastra (quelli di Bomerano e di Pianillo-Ponte), ma nel dettaglio appare molto articolato. Infatti, esso subisce frequenti e bruschi saliscendi dovuti al lunghissimo lavorio che ha svolto – per centinaia di migliaia di anni – il “carsismo sotto copertura”; vale a dire la lenta ma continua  dissoluzione dei conglomerati (che sono calcarei sia nei frammenti che nel cemento che li lega) avvenuta all’interfaccia con il manto piroclastico a opera dell’acqua di infiltrazione. Operando a macchia di leopardo nei punti ove la roccia era meno resistente, tale carsificazione ha creato una miriade di pozzi e “tasche” carsiche (ottimi esempi visibili presso il Balcone degli Dei, nella zona di Punta Corona) separati da residuali guglie rocciose.

Altre interessanti forme d’erosione si hanno lungo i fianchi della forra in questione. Si tratta  delle grotte e dei “ripari sotto roccia” che il torrente ha scavato laddove incontrava strati di conglomerato meno cementati e, quindi, più facili da consumare (1).

Come ho già scritto su questo blog, una di tali grotte ha già rivelato tracce archeologiche risalenti all’Età del Bronzo ed è possibile che analoghe scoperte si potranno fare in altre delle cavità che punteggiano la forra. Le tracce di cui sopra si riferiscono alle vicinanze del cosiddetto Ponte di Sotto (sulla antica strada da I Villani a Ponte; altro sito da ripulire e valorizzare!) e attestano un focolare da stazionamento che fa pensare a una frequentazione pastorale della gola; probabilmente come sito di abbeverata e/o per sfruttare il fondovalle (che in quel punto si allarga abbastanza) come “stazzo” naturalmente circoscritto e protetto.

Passando al “ponte di Bomerano”, ossia a quello dove transita la rotabile principale, ricordo che questa arteria risale al tardo Ottocento. In particolare, essa fu realizzata parecchi anni dopo il completamento della rotabile da Gragnano a Pianillo e da qui a Campora e San Lazzaro (2).

Il progetto per il tratto Pianillo-Bomerano (fino a una località Case Muoio per la cui ubicazione faccio appello ai lettori più esperti) fu definitivamente approvato dal consiglio comunale il 23 novembre 1894, prevedendo una spesa di 40.000 lire a carico del Comune (Mascolo, opera citata, pag. 234).

A proposito di tale tratto, una fonte interessante è la “Relazione sulle strade nazionali, provinciali sovvenute dallo Stato e comunali obbligatorie dal 1860 al1897”(Direzione generale ponti e strade. Tipografia dell’Unione Coop., 1898). Alle pagine 662 e 663 vi si trova innanzitutto una descrizione per grandi linee del tracciato da Gragnano ad Amalfi (diviso in 8 tronconi, i primi sei dei quali (da Gragnano a Pianillo) costruiti prima della Legge 333 del 1881 (2).

Per quanto riguarda il Tronco 7, vi si legge: “Questo tratto ha principio dalla piaza di Pianillo, ove trovasi il Municipio, segue pressappoco la vecchia strada  mulattiera, sorpassa con un ponte il fiume Bomerano, attraversa la frazione incidendone due case e, dopo attraversato una piccola galleria della lunghezza di 40,48, raggiunge in discesa il confine interprovinciale. Il profilo altimetrico risente delle ondulazioni dell’altipiano di Agerola, avendo due contropendenze. Le livellette sono variabili ma non superiori a 5 per cento; la larghezza della strada è di circa m 6 da ciglio a ciglio e le cunette laterali  hanno una larghezza di m 0,80. La principale opera d’arte è il ponte sul fiume di Bomerano, la cui luce è di m 16, con arco a tutto sesto, di matto. Le spalle sono di pietrame e impostate sulla roccia”

Questa descrizione del ponte non collima (larghezza a parte) con le caratteristiche che assunse l’opera a lavori ultimati (1897, come si legge inciso sulla chiave di volta del ponte stesso, lato nord) avendo l’arco una luce di soli6 metricirca. Il fatto che in progetto si era prevista una campata decisamente più larga fa ipotizzare che si pensava di poggiare le spalle del ponte sui fianchi della gola (dove, forse, non fu trovata roccia così salda come ci si aspettava) mentre, poi, si optò per spalle più larghe e alte (come le presenti) che fondassero sulle rocce di fondo gola. Ma la previsione di un arco con16 mdi luce potrebbe anche collegarsi a una iniziale scelta di costruire quel ponte alcune decine di metri più a valle di dove oggi lo vediamo (dove la gola è un poco più larga), in modo da allinearlo – o quasi – con i tratti viari che giungevano alla gola da Pianillo e da Bomerano.

Il ponte fu rifinito con elementi scolpiti in pietra lavica vesuviana agli spigoli dell’arcata e con beccatelli, pure di lava, che reggevano archetti in mattoni a sostegno dei cornicioni marginali. Questi dettagli si possono notare su foto di inizio ‘900 e – archetti a parte – anche sul posto; ma solo sul lato nord del ponte, in quanto l’altra facciata è finita ricoperta dall’ampliamento di carreggiata che si fece circa un quarantennio fa.

Circa la “vecchia strada  mulattiera” che pre-esisteva alla rotabile, devo dire che essa partiva dalla attuale Piazza Unità d’Italia, lambendo l’antica Casa della Corte  e dirigendosi verso la parrocchiale di S. Pietro con un tracciato che è sopravvissuto dietro le poche case antiche che già vi erano su quel tratto e dietro le tante che sorgeranno – da fine Ottocento in poi –  sul ciglio della nuova rotabile. Giunta dietro la parrocchiale, la mulattiera incrociava quella dal fondo dei de Martino a Locoli e su di essa si biforcava, con una ramo a monte e uno a valle della chiesa. Il primo è andato gradualmente in disuso, mentre il secondo – ampliato e regolarizzato – fu sfruttato per la nuova rotabile. Superato l’incrocio con Via Botteghelle (altra antichissima pista gradonata radiale alla conca), la mulattiera scendeva dritta nella gola di confine tra Pianillo e Bomerano, prima dolcemente e poi con dei gradini che sono in parte finiti sepolti dal rilevato che sorregge la rotabile moderna. . Si giungeva così al ponticello di cui diremo più avanti, oltre il quale altri gradini (anch’essi obliterati dal rilevato stradale di fine Ottocento) portavano a montare sul piatto ripiano di Bomerano. Qui si incontrava, a sinistra la vicinale Francazza e a destra la via gradonata di Caucella (dalla potente famiglia amalfitana Caugella che qui aveva possedimenti circa mille anni orsono), per poi procedere con delle curve sino all’incrocio con la via dei Iovieno e de Li Galli (principale salita verso il valico di Crocella e, per esso, a Castellammare) e, poco oltre, allo slargo-incrocio triangolare davanti alla cinquecentesca parrocchiale di S. Matteo.

Rimandando ad altra occasione la questione di quali vie pubbliche si avessero in antico tra il centro di Bomerano e le sue periferie meridionali, mi limito a far osservare che il brano sopra riportato, dicendo che la costruzione del nuovo tronco stradale Pianillo – confine con Furore imponeva di “incidere” (leggi tagliare) due sole case, ci da chiara l’idea di come fosse ancora pochissimo fitto il tessuto urbano di fine Ottocento (3). Difficile dire quali fossero le case in questione, ma una di esse potrebbe essere palazzo Acampora, la cui facciata presenta un insolito disallineamento verso suo limite orientale, nonché un adiacente barbacane che pare costruito per rinforzare quello spigolo dopo averlo risagomato (4). L’altra casa potrebbe essere quella situata su via Principe di Piemonte, una cinquantina di metri prima dell’incrocio con via Casalone; anch’essa con il lato fronte strada sghembo rispetto agli altri lati.

Sempre nel brano di cui sopra, vi è da notare come fosse prevista una piccola galleria in roccia laddove la rotabile attraversava il ciglio meridionale dell’altipiano di Agerola e si portava sulla scarpata di Furore (punto di inizio del tronco 8, diretto ad Amalfi). Credo che tale galleria dovette essere prevista dentro lo sperone roccioso che fiancheggiava a Est il fosso della antica via Cava; quello su quale vi è ora l’Hotel Le Rocce e che originariamente si protendeva verso sud fino a inglobare quelle che ora sono le guglie isolate di Punta Fausto Coppi. In luogo di detta galleria abbiamo oggi un taglio stradale a mò di breve trincea; e non so dire se ciò fu il frutto di un cambio di progetto in corso d’opera o se, invece, la galleria fu davvero fatta per poi finire distrutta (scoperchiata) in seguito a nuovi interventi sulla strada (quelli che a inizio Novecento estenderanno la rotabile fino ad Amalfi?).

Per ultimo, torno al ponticello in muratura sul quale transita la mulattiera “ottocentesca” tra Pianillo e Bomerano. Nel datarlo uso le virgolette perché, in effetti, quel ponte deve ritenersi parecchio più antico. Forse fu impostato per la prima volta ai tempi del Ducato indipendente di Amalfi, quando i casali agerolesi erano già dei centri di una certa importanza. Può darsi che non sia proprio quello che vediamo ancora oggi (e che i lavori in corso restaureranno); probabilmente è stato restaurato e modificato più volte nel corso dei secoli, ma lì un ponte deve esserci stato da quando esistono i due casali che esso unisce. Dopo i recenti lavori di pulizia e sistemazione dell’area, il ponte in questione, dalle linee semplici e armoniose, è finalmente ben visibile dal ponte “nuovo” e da altri punti della strada moderna. Sono invece da risistemare le scalinate che vi discendono dal lato Pianillo e dal lato Bomerano, in modo che torni a essere quella pregevole scorciatoia pedonale che era ai tempi della mia infanzia, quando molti pedoni lo preferivano al “giro” per il trafficato ponte nuovo. Per non dire che tutta l’area tra i due ponti potrà diventare un luogo di cui suggerire la visita a turisti e visitatori, vuoi per l’interesse storico che per i suoi valori geomorfologici e paesaggistici.

In quanto a fonti documentarie che riguardino il ponte antico, posso per ora segnalare ciò che emerge dall’Archivio di Stato di Salerno (provincia cui Agerola afferiva fino al 1846) e, precisamente, dal fondo “Intendenza, opere pubbliche comunali”. Un documento del 13 aprile 1823 (perizia di Saverio e Pascale Naclerio, b.1121, f. 28) parla dei danni causati da un’alluvione di quell’anno al “ponte di fabbrica che unisce il casale di Bomerano col resto della popolazione del comune”. I periti dicono, tra l’altro: “abbiamo veduto col’oculare ispezione che le ultime alluvioni hanno rotto in un punto la lammia (5) di detto ponte […] per quale guasto non solo sta in pericolo la lammia ma ancora qualche incauto viandante in tempo di notte nel traggittare il ponte potrebbe di leggieri cadere nella valle del fiume sottoposto, profonda più di ottanta palmi (6); onde per riattare il buco suddetto e chiuderlo con fabbrica, a nostro parere, ci occorre la spesa di carlini trenta, inclusa la spesa per l’annito.”

Questa perizia – che il Comune trasmise all’Intendenza Provinciale – fa parte di una serie di documenti simili che segnalano ripetuti danneggiamenti da alluvioni a strade, ponti e acquedotti di Agerola nel corso del primo Ottocento; monito a non sottovalutare la pericolosità idrogeologica del nostro territorio.

Un altro documento del medesimo fondo (busta 1121, foglio 22; del 19 maggio 1822) citando lo stesso torrente che scende tra Pianillo e Bomerano, ce ne dà l’antico e dimenticato nome, chiamandolo “fiume Vernotico Li Galli”. Una preziosa indicazione toponomastica che sarà il caso di rinverdire nelle nostre future iniziative cartografiche e cartellonistiche.

NOTE

1 : Molte di queste cavità, che scoprii da ragazzo esplorando la forra in tutta la sua lunghezza, sono poi scomparse o, per lo meno, divenute inaccessibili con la costruzione di inutili briglie (che hanno fatto depositare metri e metri di detriti sugli originari greti rocciosi) e con i versamenti in alveo di rifiuti di ogni genere che si sono avuti a partire dagli anni Sessanta. Quest’ultimo fenomeno è stata una vera e propria follia eco-sanitaria che ha anche bloccato –come ho denunciato più volte- lo sfruttamento delle belle forre agerolesi (non meno bella è quella di Campora-Ponte) come meta di passeggiate naturalistiche e, quindi, come attrattore turistico. Comunque, su molti tratti la situazione è ancora recuperabile e c’è da augurarsi che gli interventi in atto presso il Ponte di Bomerano siano d’esempio e di stimolo per tutti (anche per il singolo cittadino).

2 :  Nel periodo post-unitario lo Stato sabaudo si impegnò fortemente a migliorare la rete stradale su tutto il territorio nazionale. La strada Gragnano-Agerola-Amalfi fu tra quelle di cui venne riconosciuta l’importanza già nel 1868 (legge 30 agosto 1868 n. 4613); una decisione che dovette tener conto anche della necessità di spezzare un isolamento di cui si erano avvantaggiati le varie bande di briganti che operavano in zona. La citata Legge rese obbligatoria la costruzione, da parte dei comuni, di talune strade di maggiore importanza comunale e intercomunale, stabilendo altresi che lo Stato contribuisse alle spese con appositi sussidi alle Province. La quota di spesa che restava a carico dei Comuni poteva essere reperita con tasse, sovraimposte e pedaggi; ma era anche possibile contribuire con la fornitura di manodopera da parte degli abitanti. I primi contributi statali, per 1076 kmdi strade del sud Italia, giunsero con la legge del 27 giugno 1869 n. 6147, mentre la legge del 30 maggio 1875 n. 2531 stanziò fondi per altri 3208 kmdi strade, di cui oltre il 90% in Italia meridionale e Sicilia. Infine, la legge

del 23 luglio 1881 n. 333 (Elenco III, n. 179; vedi Senato del Regno; Atti interni , vol 1 Tip. E. Botta, 1897, pag 256) previde contributi statali del 50% per la costruzione di ulteriori 6200 chilometri circa  di strade; 1450 dei quali al nord, 880 al centro, 2778 al sud e 1093 nelle isole.

Le date fondamentali dei cantieri stradali tra Gragnano ed Agerola sono riportate nel volume “Agerola; dalle origini ai giorni nostri” di Angelo Mascolo (pagine 216, 217, 219, 221, 226, 229 e 234): inizio dei lavori nel 1875; tratto da Gragnano al Resicco (Pimonte) e sforamento della galleria di Palombelle (Agerola) entro il 1880, come ricorda anche una lapide presso l’imbocco del traforo; completamento del tratto Gragnano-Agerola (credo sino a Pianillo) e rivestimento in mattoni del traforo, entro il 1885; inizio dei lavori per la diramazione per San Lazzaro (da S. Maria della Manna, Pianillo) nel 1886.

3 : Con strade preesistenti che erano larghe solo un paio di metri, se vi fossero state molte case lungo di esse, ben più alto sarebbe stato il numero di quelle da tagliare.

4: In realtà appare un pò difficile credere che una famiglia così importante acconsentisse a far tagliare il suo palazzo; tanto più che la strada poteva farsi passare anche più discosta da esso, non essendoci altre costruzioni di fronte. Va dunque considerata l’ipotesi alternativa che la facciata del palazzo Acampora sia proprio nata storta (non risagomata  in seguito) perchè  la si volle adeguare alla leggera curva della prospiciente strada. In tal caso, ambedue le case che la rotabile dovette incidere, nell’attraversare Bomerano, andrebbero ricercate su Via Principe di Piemonte (dove non mancano altri edifici che sembrano troncati).

5 : Lammia o lamia è voce dialettale di origine4 greca che sta per “volta” o “cupola”.

6 : Vale a dire una ventina di metri. Oggi sotto il medesimo ponticello  la gola in roccia appare profonda circa la metà poiche un alta briglia in cemento costruita decenni fa ha innescato una sedimentazione che ha parzialmente colmato questo tratto vallivo (con grave danno paesaggistico e nessun beneficio idrogeologico).

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