Il buon livello di alfabetismo di Agerola nel Settecento

Nel corso dell’estate appena trascorsa avevo scritto e “postato” un articolo col quale divulgavo dei dati tratti dagli Atti del convegno “La Costa d’Amalfi nel secolo XVIII” (a cura di Franca Assante; Centro di Cultura e Storia Amalfitana, Amalfi 1988).e riguardanti l’ elevato numero di sacerdoti che Agerola contava nel Settecento. Contando ben 30 preti, Agerola si poneva allora in testa alla classifica dell’arcidiocesi amalfitana; segno senz’altro del gran numero di chiese, chiesette ed altari di patronato che vi erano in paese, ma segno anche di una situazione socio-economica che -pur rimanendo eminentemente rurale- vedeva la presenza di parecchie famiglie agiate abbastanza da poter avviare dei figli alla carriera ecclesiastica (1).

Ora torno ad attingere a quegli stessi Atti di convegno per segnalare ai lettori cosa emerge dall’articolo di Maria Rosaria Pelizzari  “Per una storia dell’alfabetismo nel Regno di Napoli: la Costiera amalfitana tra firme e dichiarazioni fiscali”.

L’autrice ha studiato attentamente le rivele dei beni posseduti che a metà Settecento furono chiamati a fare tutti i capofamiglia (capofuochi) del Regno, come primo passo per la formazione del Catasto Onciario (2).

Le rivele (= rivelazioni; denuncie) vennero raccolte da rilevatori appositamente nominati e, sebbene la legge non lo imponesse, furono spesso firmate dai capofamiglia dichiaranti; con una firma, se ne erano capaci, o con un segno di croce, se analfabeti. Ad Agerola , su 298 rivele esaminate (3) solo 20 non risultano sottoscritte dai capofamiglia, mentre lo sono –con firma o con croce in calce- ben il 93,2% di esse.

Un primo dato interessante viene dalla Tabella a pagina 989 dell’articolo di M. R. Pelizzari, dalla quale emerge che nell’intera Costiera i casi di sottoscrizione con semplice segno di croce furono il 72,8% (tasso di alfabetismo del 27,2%), mentre ad Agerola le sottoscrizioni con croce in calce furono il 69,5% (tasso di alfabetismo del 30,5%).

Non sembra un gran che; comparato ai tassi che si registrano oggi. Ma si deve tener conto che nel Settecento l’istruzione pubblica era ancora poco diffusa, specie nei piccoli centri e tra le classi sociali più basse. Nel Regno di Napoli, in particolare, i centri minori registravano mediamente dei tassi di alfabetismo molto bassi (tra il 5% e il 10%) e solo nelle località più popolose si giungeva a medie del 15-20% (si vedano in proposito il saggio di Gerard Delille “Livelli di alfabetizzazione nell’Italia meridionale a metà Settecento. Problemi di ricerca e primi risultati”, contenuto nel volume curato da M. R. Pelizzari “Sulle vie della scrittura. Alfabetismo,cultura scritta e istituzioni in età moderna”, Napoli, ESI 1989 che contiene anche il saggio della stessa Pelizzari “Alfabeto e fisco. Tra cultura scritta e oralità nel Regno di Napoli a metà Settecento).

Tornando ai dati relativi alla Costiera, voglio osservare che il citato 72,8% di croci (in luogo della firma) è un valore medio che è pesantemente influenzato da due casi eccezionali, relativi a Conca e Tramonti, dove le croci apposte furono rispettivamente lo 0,7% e l’1,3% dei totali, ma solo per via del fatto che in quei due centri furono pochissimi i casi di sottoscrizione delle rivele (solo 4 su 126 a Conca e solo 23 su 297 a Tramonti) e quei pochi che scelsero di sottoscrivere erano in massima parte mercanti ed artigiani in grado di apporre la firma.

Tolti questi due casi poco indicativi, la percentuale media di rivele della Costiera siglate con semplica croce (analfabetiche) sale di una decina di punti, dato che in molti luoghi si registrarono percentuali molto alte. In particolare, valori superiori a quelli di Agerola si ebbero quasi ovunque, con il 74,1% a Maiori, il 75,3% a Praiano, il 76,3% a Lone, l’ 83,5% a Ravello, l’ 84,3% a Montepertuso,  l’88,2% a Scala, l’89,5% a Positano e il 92,0% a Pogerola.

Solo in  due centri  si ebbero valori migliori che da noi:  Amalfi, col 51,6% e Minori col 65,7% di dichiaranti analfabeti.

Se poi passiamo a considerare  (come fa la Pelizzari) non più la frequenza dei casi firmati, ma le tipologie di firma, scopriamo ancora altre evidenze del fatto che Agerola, nonostante la sua collocazione remota (4) e la sua ruralità prevalente, era uno dei centri della Costiera a più alto indice di alfabetizzazione.

Per questa analisi le firme presenti nelle sottoscrizioni alle rivele di metà Settecento sono state distinte in tre tipi: Firme di 1° tipo, a grafia veloce e sicura; firme di  2° tipo, a grafia di media scioltezza; firme di 3° tipo, a grafia indecisa, contorta e “larga”. Una gamma che rivela figure che vanno dalla persona colta o comunque usa a stendere e firmare documenti legati alla sua professione (ad esempio contratti e ricevute di artigiani e commercianti), fino alle persone a mala pena alfabetizzate, in grado di apporre la loro firma solo in modo stentato.

Ciò premesso, vediamo che ad Agerola gli 85 casi con firma includono 42 firme del 1° tipo,  37 del 2° tipo e 6 del 3° tipo; cui corrispondono rispettivamente percentuali (rispetto al totale delle rivele) del 15,1, del  13,3 e del 2,1%.

Dati certamente bassi rispetto a quelli del capoluogo Amalfi (5), dove le percentuali dei tre tipi di firme furono 33,  8,2 e 7,2%, ma apprezzabilmente superiori a quelli della maggior parte dgli altri centri della Costiera.

Infatti, oltre la già vista Amalfi, solo Maiori, Minori e Praiano presentano percentuali di firme di 1° tipo superiori ad Agerola.

Inoltre, se consideriamo la somma delle firme di 1° e 2° tipo (quelle denuncianti maggiore familiarità con lo scrivere), per Agerola abbiamo che formano il 28,4% del totale delle rivele sottoscritte; un valore che venne superato solo ad Amalfi e a Minori.

Insomma, i dati che ho qui presentato fanno emergere abbastanza chiaramente che a metà ‘700 Agerola si distingueva, nell’ambito del comprensorio e forse non solo, per tassi di alfabetizzazione e istruzione relativamente alti (30,5%).

 

Ciò è segno di una compagine civile composta non solo di contadini e montanari costretti dai tempi e dalla condizione sociale a rimanere senza istruzione alcuna (cosa che comunque si presentava parecchio meno grave che a Scala, Ravello, Tramonti e Positano), ma anche di cittadini che erano quantomeno alfabetizzati, se non di media e alta istruzione.

Ricavare dagli indicatori indiretti di alfabetismo qui presentati delle informazioni sulla struttura sociale dell’epoca è cosa ardua. Tuttavia si può ipotizzare che quel 30,5% di alfabetizzati/istruiti fosse fatto dai 30 preti che ho citato in apertura (che possiamo immaginare attivi anche come maestri di istruzione primaria), da qualche notaio e mastro d’atti, da diversi commercianti di prodotti locali (legname, salumi, formaggi, noci, mele, castagne), da alcuni artigiani e da tanti filatori e/o tessitori di seta (6).

Saper “leggere, scrivere e far di conto” era per molti di loro una necessità ineludibile, uno strumento di lavoro. Ma a me piace pensare che dietro la forte alfabetizzazione che abbiamo visto vi sia stato anche un diffuso apprezzamento dell’istruzione e della elevazione culturale. Una caratteristiche che mi sembra di poter ancora oggi cogliere, quando sento dei professori dei licei amalfitani elogiare gli allievi “che scendono da Agerola”  per il loro serio impegno e per i traguardi che raggiungono.

NOTE

1 –Dalla massa dei piccoli agricoltori/allevatori/boscaioli che più o meno a stento riuscivano a “sbarcare il lunario” (spessissimo affiancando alle normali attività contadine la bachicoltura)  emergevano delle famiglie benestanti o ricche per via dei cospicui cespiti che avevano accumulato generazione dopo generazione, oppure per gli introiti che gli derivavano da attività di commercio (per lo più verso Napoli) di grosse partite di legname, frutta, seta e altri generi di produzioni locali.

2 –Tale Catasto, come pure le connesse rivele, si trova conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli. I volumi riguardanti il nostro paese sono stati fotografati, pagina per pagina, dal prof. Biagio Passaro (amico mio e di Agerola) e sono ora in  corso di trascrizione e studio per trarne una pubblicazione che fornirà un preciso spaccato della realta agerolese di 250 anni fa, con dati anagrafici, immobiliari e toponomastici.

3 –Considerando che all’epoca  Agerola contava circa 2500 abitanti e che la consistenza media di un “fuoco” (=focolare, ossia famiglia) doveva essere tra 4 e 6 individui, si può stimare che i fuochi presenti fossero tra 400 e 600 circa. Siccome le  rivele esaminate dalla Pelizzari riguardano solo  298 capifamiglia (tra 1/2 e 2/3 del totale) il vero tasso di alfabetismo potrebbe essere diverso da quello sopra desunto. In particolare, se le famiglie mancanti nel campione fossero tutte o prevalentemente quelle nullatenenti e non dichiaranti affatto, ritenendo credibile che esse fossero anche le meno istruite (analfabete), potrebbe essere necessario ridurre di un quarto o addirittura alla metà il tasso apparente di alfabetismo.  Comunque, dato che analoghi problemi di  rappresentatività dei campioni si hanno anche per gli altri centri della Costiera (in misura crescente con l’incidenza locale dei non abbienti) rimangono valide le osservazioni qui svolte circa la buona posizione in classifica di Agerola.

 

4 –Non vi erano  ancora né la rotabile per Gragnano, né quella per Amalfi; per cui ogni  spostamento di persone e merci avveniva faticosamente su mulattiere che superavano un dislivello di 6-700 metri rispetto alla costa d’Amalfi e di 300 + 950 metri (tra tratti in salita e discesa) rispetto alla zona stabiese.

5 –Dati che riflettono la presenza ad Amalfi di molti mercanti e spedisionieri, artigiani della pasta e della carta, notai ed altre figure colte, tra cui il folto clero della sede arcivescovile. Un più elevato livello di alfabetizzazione era pure facilitato dalla presenza del seminario e delle scuole pubbliche.

6 –Dietro una siffatta composizione sociale vi era il nostro territorio, ricco di opportunità generate dalla fertilità del suolo e dai fitti boschi; ma vi era pure un diffuso spirito imprenditoriale e una sana abitudine ad accettare fatiche e sacrifici come mezzi per giungere al benessere e al successo..Tali risorse divennero tutte decisive nei secoli di declini della Costiera che seguirono al crollo del Ducato indipendente e che si andarono aggravando man mano che si contrassero i commerci marittimi amalfitani. Così che, ad esempio, Scala e Ravello, una volta sedi di molti ricchi nobili e mercanti, essendo povere di risorse endogebe si ridussero spopolate e poverissime; dal che anche i bassi livelli di alfabetizzazione che abbiamo visto. .

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