Segnalazione di un nuovo grecismo nel dialetto agerolese; il sostantivo CICCICO

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Segnalazione di un nuovo grecismo nel dialetto agerolese; il sostantivo cìccico.

 

Il vocabolo al quale dedico la presente nota è cìccico, il cui significato è più o meno quello di “linea d’angolo tra due pareti o tra una parete e il pavimento “, anche se non è raro un uso traslato più ampio per indicare un angolo riposto, un cantuccio.

Che cìccico non facesse parte del lessico napoletano, ma fosse-invece- un …endemismo linguistico nostrano,  lo scoprii solo una decina di anni fa, parlando con dei miei studenti (laureandi in Geologia presso la Federico II di Napoli). Quando gli chiesi se conoscessero Agrola, uno di loro disse scherzoso:  Certo! Quel paese dove si dice ‘ncuosto o cìcieco!; Al che tutti a ridere. Poi mi spiegarono che quel modo di dire, per loro inizialmente incomprensibile e divertente come suono, era diventato abbastanza celebre nella comunità studentesca (almeno in quegli anni, chissà ora) dopo che l’avevano appreso dalla viva voce di un compagno di studi  agerolese.

Prima di procedere oltre, sarà il caso di spiegare che ‘ncuosto  sta per “accosto, adiacente” e, quindi,‘ncuosto o cìccico  significa qualcosa come “vicino allo spigolo; stretto in un angolo”.

Venendo finalmente alla etimologia di  cìccico, devo dire che – prima di venirne a capo –  la cosa mi ha fatto a lungo soffrire, in quanto andavano uno a uno falliti numerosi miei tentativi di rintracciare (anche retrovolgendo le probabili corruzioni) un termine o una espressione latina nella quale riconoscere l’origine della parola.  D’altra parte, anche l’ipotesi di una genesi onomatopeica (come per la diffusa serie ci…ci) non mi sembrava applicabile, visto che qui la cosa nomata (un angolo tra muri o tra muro e pavimento) non produce affatto suoni.  Infine, rischiava di portarmi fuori strada anche il fatto che ad Agerola si usa il verbo cìccecà (cìccecare) per dire “fare il solletico”; cosa sulla quale tornerò più avanti.

Alla fine, spostando la mia ricerca verso l’area linguistica greca, ho finalmente trovato una ipotesi etimologica che mi sembra del tutto attendibile, sia sul piano fonetico che su quello semantico.

Si tratta di far derivare il nostro cìccico dal greco sýzygos  (σύζυγος), che sta per “accoppiato, unito, congiunto”. A esso si legava anche συζυγíα, passato praticamente intatto al latino tardo degli astronomi come syzygía e poi all’italiano moderno (sempre di ambito astronomico) sizigia, che indica l’unione o congiunzione di un pianeta col sole.

 

Il nesso semantico mi sembra abbastanza netto e chiaro, dato che la linea sulla quale convergono due pareti adiacenti, oppure una parete e il pavimento (o il suolo, nel caso di un muro esterno) può ben dirsi che sia la linea di congiunzione tra i due elementi.

Forti mi sembrano anche i legami morfologici, visto che sia  cìccico che sýzygos

sono accentata di sulla prima sillaba e che la trasformazione in tre “c” delle originarie σ, ζ, e γ mi sembra del tutto plausibile, soprattutto alla luce della plurisecolare evoluzione non dotta del termine;  evoluzione che, a un certo punto, potrebbe aver incorporato anche un intento scherzoso o vezzeggiativo (vedi il già accennato uso di ciccicare per “solleticare”, dove la traslazione può imputarsi al fatto che l’ascella – dove si va a far solletico – è l’unione, il collegamento tra braccio e busto).

In definitiva, mi sento di poter dire di aver scoperto un altro grecismo nel nostro dialetto locale. Come al solito, resta da vedere se il suo ingresso avvenne nel remoto periodo della colonizzazione Magno Greca o, invece, con il poli-linguismo che caratterizzò il nostro medioevo bizantino, prima col Ducato di Napoli e poi con quello di Amalfi. La seconda ipotesi è quella che ha maggiori probabilità di essere vera, se non altro perché implicherebbe tempi di trattenimento del termine più brevi e, quindi, più credibili. Ma non dimentichiamoci che, come insegnano certi toponimi, la nostra area è stata in grado di trattenere anche dei termini antichi di migliaia di anni.

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