I Milano di Agerola, tra toponomastica e ipotesi genealogiche

 

Sebbene la presenza dei Milano ad Agerola non sia né tra le più rilevanti, né tra quelle di più antica origine. Eppure esso merita di essere trattato, sia perché ha dato il nome ad uno degli agglomerati edilizi mono-cognominali che caratterizzano  l’insediamento agerolese (Casa Milano), sia perché è intrigante la questione dell’origine del cognome e, quindi, della provenienza dei suoi primi esponenti.

 

La zona che oggi indichiamo col toponimo Casa Milano (comprensiva del nucleo edificato e dei campi circostanti) si trova nella parte bassa di Pianillo, ossia nel casale di Ponte, su un dosso orografico  che separa il modesto solco del torrente Sarno da quello, più netto e profondo,  del Rio Penise. Da un mio studio del cosiddetto Catasto Provvisorio di inizio Ottocento (quello che preparava il Catasto Murattiano (visionabile presso l’Archivio di Stato di Napoli) risulta che solo duecento anni fa circa la stessa zona era indicata coi toponimi “Medico” e “Luogo del Medico”. Dalle tipologie di beni immobili che si citano in Catasto per le due località ricavo che il primo toponimo si riferiva alla sub-zona edificata, mentre il secondo si riferiva alla vicina zona a coltivi e selve. D’altro canto, che il sostantivo  luogo stia per “podere, proprietà terriera, tenimento” lo dimostra  ancora oggi l’uso di quel termine da parte di qualche anziano agricoltore agerolese (vaco int’o luogo/luoco per dire “vado nel (mio) podere”).

Presi insieme, i due antichi toponimi non lasciano dubbi sul fatto che qui Medico sta ad indicare colui che fu il proprietario dell’area; il che fa porre i due toponimi nella categoria dei patronimici.

Chi poi fosse quella persona non è dato, al momento, saperlo. Certo dovette essere un medico famoso in paese (medico per antonomasia); chissà se per particolare bravura o per essere –ai tempi in cui nacquero i due toponimi- l’unico a risiedere stabilmente in paese. Ma non scarterei nemmeno l’ipotesi che fosse un “cosiddetto” medico”; ossia un tipo che, senza titolo, si vantava di saperne molto di medicina (un po’ come oggi il volgo chiama  “o filosofo” un tipo facile ad aprire lunghe  e pretenziose disquisizioni). In ogni caso, come succede ancora, quel titolo (ufficiale o scherzoso che fosse) dovette tramettersi ai discendenti, diventando il soprannome di famiglia.

Riguardo alla possibilità che quel medico, o cosiddetto tale, fosse della famiglia Milano (già proprietaria della zona all’epoca del citato Catasto di inizio Ottocento) va osservato che, se così fosse, si sarebbe probabilmente conservato il soprannome  Medico (o Miereco in dialetto) per almeno un ramo dei Milano discendenti; cosa che non è. Quindi, mi sembra logico supporre che il medico appartenesse alla famiglia che fu proprietaria di quell’area prima dei Milano,  il cui subentro non collocherei molto tempo prima degli inizi dell’Ottocento per meglio spiegare il persistere dei toponimi ispirati ai precedenti proprietari.

 

Dovrà essere una ricerca nei locali archivi parrocchiali e nelle antiche carte notarili degli archivi di Napoli a dare qualche elemento più preciso sull’epoca in cui i primi Milano giunsero ad Agerola. Sebbene sia poco, io posso aggiungere che non ne ho mai trovato traccia nelle carte medievali di pertinenza agerolese che sono riportate nelle varie pubblicazioni moderne che attingono agli archivi monastici, vescovili e notarili del Ducato di Amalfi.

 

Ad Amalfi il cognome è segnalato –nella forma “de Milano” fin dagli inizi del Seicento (M.A. del Grosso, Il governo della universitas amalfitana nel primo Seicento. In: Atti del Convegno “La Costa d’Amalfi nel secolo XVII”. Centro di Cultura e Storia Amalfitana, Amalfi 2003, pag. 100 e 107). Tra le attività imprenditoriali di cui furono protagonisti i Milano di Amalfi vi è stata la produzione della famosa “carta a mano”; attività che ha visto come ultimo e tenace impenditore, don Nicola Milano, scomparso pochi anni fa e benemerito fondatore della locale Museo della Carta, ospitato in un’antica cartiera ove il visitatore può assistere ancora oggi a una dimostrazione delle antiche tecniche di produzione.

 

 

 

Riguardo all’origine dei Milano di area amalfitana (Agerola ovviamente inclusa) vi sono varie ipotesi, tra cui quella che li ritiene, come altrove è capitato (vedi i Milano laziali morti nell’eccidio delle Fosse Ardeatine) degli immigrati ebrei che ispirarono alla città lombarda il loro nuovo cognome.

 

Vi è poi l’ipotesi del prof. Giuseppe Gargano (che qui ringrazio per avermela succintamente esposta) che considera i Milano amalfitani come discendenti di quei Milangia che troviamo attestati in zona già nel Trecento (vedi documento CCCCXLVII del Codice Perris, dell’anno 1327)- Passando al secolo successivo, lo stesso Codice rivela la presenza in Amalfi del presbitero Franzonus Milagna (documento DLXXXIX del 1418), il cui cognome è quasi certamente una evoluzione del precedente Milangia.

Che Milagna si sia traformato in Milano tra il ‘400 e il ‘500 mi pare un’ipotesi credibile , ma –in assenza di attestazioni intermedie e di prove di effettiva continuità genealogica, non posso dire che sia una certezza.

 

 

La terza ipotesi che voglio qui presentare è quella che ascrive i Milano amalfitani ad uno dei tanti rami cadetti (collaterali alle linee ereditarie che si trasmettevano titoli nobiliari e feudi) della nobilissima casata dei Milano di Napoli.

Per la storia di questa casata è di fondamentale importanza il libro di Carlo de Lellis “Descrittione della nobilissima famiglia Milano”, stampato a Napoli nel 1682 da Marcamtonio Ferri.

In esso l’autore ricostruisce con dovizia di particolari un albero genealogico pressoché completo che va dall’arrivo in Italia del capostipite, Auxia Milà, fino ai tempi in cui egli scriveva.

 

 Prima di procedere oltre con le vicende storiche della famiglia, occorre soffermarsi un attimo sulla questione linguistico-cognomastica. Diversi antichi scrittori avevano ipotizzato che il passaggio dalla forma Milà alla forma Milano nacque da una contrazione del cognome doppio Milà d’Alagno (nato da un matrimonio di cui dirò più avanti). In effetti, come si dimostra-sulla base di sicure fonti d’epoca-anche nella già citata opera del de Lellis, i primi Milà usavano allora firmarsi anche come Milan già prima di venire in Italia e, una volta in Napoli, già prima delle citate nozze con i d’Alagno.  A ciò aggiungo personalmente che nella lingua valenzana è abbastanza comune l’uso di troncare certe parole  (specie quelle terminanati in –an, che diventa una semplice a accentata),  per cui  Milà nient’altro era che la forma contratta di Milan.

 

Tornando all’origine del ramo napoletano dei Milà (ovvero Milan o Milano), va detto che il cavaliere catalano Auxia Milà, figlio secondogenito di Don Joan  de Milà, barone di Mazalaves (Regno di Valencia, in Spagna) che venne in Italia, insieme al fratello Pedro e altri parenti, al seguito di Alfonso V d’Aragona (divenuto re di Napoli come Alfonso I). Ciò avvenne poco prima del 1450, quando Alfonso V d’Aragona si batteva per prendere il trono di Napoli in antagonismo coi d’Angiò Durazzo (1).

La madre di Auxia era Catalina de Borja (cognome che in Italia prenderà la forma di Borgia), sorella del nobile valenciano Alonso de Borja, divenuto papa col nome di Callisto III.  

 

Volendo andare ancora più indietro nel tempo con la genealogia della famiglia Milano, occorre rifarsi ad un altro trattato secentesco, la “Historia della Città e Regno di Valenza” di Gaspare Escolano. In esso si legge che i Milà erano giunti in Spagna dalla provincia francese della Linguadoca, ai tempi della cacciata dei mori dalla Catalogna. In questa impresa si era particolarmente distinto il cavaliere Goffredo Milan, che il sovrano ricompensò offrendogli una villa e un feudo nelle vicinanze di Taracona, ove in breve sorse un paese che prese il nome dai suoi feudatari: Milan. Successivamente, due validissimi cavalieri della stessa famiglia (Raimondo e Ugo), diedero un grande aiuto a re Giacomo d’Aragona per la conquista del regno di Valenza e nel 1247 il discendente Pietro (figlio di Raimondo)  ottenne dal re il possesso e il titolo nobiliare della Baronia di Mazalaves.

 

Come si diceva, la fedeltà e l’appoggio militare agli  Aragona continuò anche nella campagna per la conquista del trono di Napoli, a partire dal nobile cavaliere  Auxia, che fu anche consigliere di re Alfonso ed ebbe da questi vari importanti incarichi, tra cui  quello di Castellano della strategica Gaeta.

Questa intimità si materializza ai nostri occhi visitando, a Napoli, la monumentale chiesa di San Domenico Maggiore, nella quale troviamo la ricca cappella dei Milano unita all’ambiente che ospita le  Arche dei sovrani aragonesi.

 

 

Residendo a Napoli, i Milano furono associati al patriziato della città e iscritti al Seggio di Nido (del Nilo). In quanto a titoli nobiliari (in massima parte associati a sedi calabresi), essi furono:

Baroni e poi Marchesi di  S. Giorgio Morgeto (1501-1593)

Marchesi di Postiglione (1637), Polistena (1669)

Duchi di: San Paolo (1671)

Baroni di Ardore (1696)

Principi di Ardore (1702)

Conti Palatini (1731)

Principi del Sacro Romano Impero (1731).

Inoltre, possedettero i feudi minori  di Bellaccio, Bellaforia, Bombile, Calvano, Casignana, Galatro, Melicucco, Pellegrina, Plaisano, Pratéria, Salandra, Scuderi, Siderno, San Nicola, S. Maria ad Placet,  S. Donato, S. Marina, S. Filippo,  Torre di Cardito e  Villa Milano.

 

Come ricorda il de Lellis, in Calabria essi si costruirono magnifici palazzi, il più imponente dei quali (capace di accogliere comodamente quattro corti) è quello di Polistena, includente tra l’altro un salone per feste e rappresentazioni teatrali (per le quali erano predisposte varie “macchine” per effetti scenici) capace di 1000 posti e una stalla per ben 50 cavalli. Nell’ampio cortile interno si ammirano ancora oggi una seicentesca statua di Giacomo Milano e la cappella gentilizia. con marmi policromi intarsiati, un rilievo marmoreo del 1730 rappresentante S. Maria di Loreto e il bel sarcofago settecentesco  di Giovanni Domenico Milano, con una iscrizione che si vuole dettata dal celebre filosofo Giovan Battista Vico, amico di  famiglia.

 

La nobiltà dei primi Milà fu del tipo detto  “d’arme” o cavalleresca (ossia ottenuta per meriti militari) e molti dei membri elencati dal de  Lellis coltivarono quella tradizione offrendo prima ai re e poi ai viceré spagnoli di Napoli sostegno militare e fedeltà.  Nel rimarcare questo aspetto, il de Lellis si sofferma in particolare su Giovan Battista Milano, lontano discendente del cavaliere capostipite Auxia, che negli anni della rivolta anti spagnola di Messina (1674-1679), mentre si recava a combattere valorosamente in quella città, si impegnò molto affinché fossere ben vigilate e difese le marine della Calabria meridionale, onde impedire sbarchi dei ribelli.

Con una breve divagazione, voglio ricordare che in quella stessa circostanza bellica, l’ agerolese Andrea Brancati, da molto tempo trasferitosi a Napoli e ivi divenuto il più ricco mercante della città, fu accusato di aver mandato navi cariche di grano ai rivoltosi messinesi (vedi mio saggio “I parenti agerolesi del Cardinale Brancati” Rassegna n. 40 del Centro di Cultura e Storia Amalfitana).

 

La linea dei primogeniti (quella che, di generazione in generazione si trasmetteva i titoli nobiliari)  si estinse per la mancanza di prole di Giuseppe Milano (ultimo discendente titolato, vissuto dal 1852 al 1911). Dato che sua sorella Giulia aveva sposato il duca Giovanni Riario Sforza, i titoli nobiliari (oramai privi di effetti concreti)   passarono per successione femminile a Nicola Riario Sforza, nato da quel matrimonio.

 

Fin qui i cenni generali alla storia nobiliare dei Milano d’Aragona di Napoli che ho creduto opportuno inserire in questa mia nota.

Tornamdo, invece, all’ipotesi che discendano da quella stessa casata anche i Milano che giunsero ad Amalfi e poi anche ad Agerola, non risultandomi che questi siamo mai stati appellati nobili, sono incline a ritenere che –se da quella genia uscì il primo Milano che venne in zona – si trattò di un esponente non titolato, ossia di uno dei tanti maschi fuori dalla linea primogenitale che, generazione dopo generazione si andarono moltiplicando.

 

Senza pretesa di dimostrare alcun che, ma solo per aggiungere qualche elemento di plausibilità all’ipotesi e dare spunti per future ricerche in merito, riporto ora qualche indizio di possibili, antichi legami tra i Milano della nobile casata e Amalfi.

 

Per prima cosa, ritorno sul già citato matrimonio tra Auxia Milan e Loisa (Luisa) d’Alagno, figlia di Nicolò, signore di Rocca Rainola e altre Terre e sorella della bellissima Lucrezia d’Alagno (cui dedicherò presto un articolo), favorita di re Alfonso.  In effetti la famiglia  d’Alagno (inizialmente detta de Alaneo) era originaria di Amalfi (2), città dalla quale provengono le più antiche attestazioni di quel cognome .  Ad esempio: un Pietro de Alaneo, vi fu vescovo negli anni 30 del IX secolo;  Mauro de Alaneo fu vicario del Ducato amalfitano agli inizi del X secolo; Cesario d’Alagno (1225-1263) fu prima Arcidiacono di Amalfi e poi Arcivescovo di Salerno, e l’elenco potrebbe continuare con tanti altri esponenti di questa antichissima e nobile famiglia amalfitana, la quale espresse vari altri vescovi, giudici, notai e protonotari del Regno, nonché uomini capaci di acquisire feudi in varie parti del sud Italia  (oltre quelli del citato Nicolò, ricordo il feudo che diverrà la moderna Torre Annunziata).

E’ possibile che le citate nozze tra Auxia e Loisa creassero nella discendenza Milano dei rapporti parentali con i  d’Alagno di Amalfi e che ciò –tempo dopo- abbia  incoraggiato qualche membro cadetto dei Milano di Napoli o di Calabria ad acquistare beni in Amalfi,  avviarvi attività e, infine, trasferirvisi stabilmente.

D’altra parte, le attività marinare (tra cui quelle legate al commercio della seta, fortemente incentivate dai sovrani aragonesi) rendevano stretti i rapporti tra Napoli, Amalfi e la Calabria, favorendo anch’essi il traferimento di persone e nuclei familiari.

 

Un altro legame tra i discendenti di Auxia  Milano e Amalfi –stavolta di tipo ideologico e sentimentale- lo si potrebbe riconoscere nel fatto che la nobiltà dei Milano è stata “ricevuta” fin dal 1472 nell’Ordine Gerosolimitano (F. Bonazzi, Famiglie nobili e titolate del napoletano, 1902, pag.157), che è la continuazione di quell’Ordine degli Ospedalieri (poi Cavalieri di Malta) che una antica tradizione vuole fondato in Gerusalemme dall’amalfitano Gerardo Sasso. Al proposito, ricordo anche che nel Settecento Cesare Milano (del ramo nobile della famiglia) fu prima Priore di San Giovanni a Mare (chiesa napoletana legata  all’omonimo ordine cavalleresco) e poi Balì di Napoli nell’Ordine Gerosolimitano (dal sito web nobili.napoletani, alla voce Milano).

 

 

NOTE

1) Fu un lungo e articolato periodo bellico che ebbe la sua svolta finale (favorevole agli Aragonesi) nel 1461; anno in cui anche Agerola (che si era schierata con gli Angioini) fu interessata da scontri militari (vedi articolo “Aprile 1461; Agerola in guerra” su questo blog).

 

2) I de Alaneo/d’Alagno amalfitani ebbero proprietà immobiliari anche ad Agerola. Se ne ha prova, tra l’altro, in vari documenti medievali del Codice Perris. Ad esempio, l’atto notarile CCCCXXVIII dell’anno 1323 (vigne case a Bomerano acquistate per 10 once d’oro dal milite Fronzono de Alagno); l’atto CCCCLII dell’anno 1328 (Petrus de Alagno compra ½ quota delle mulino di Pianillo; poi detto della Vertina); l’atto CCCCLIX del 1328 (un altro mulino di Pianillo  è acquisito da Pietro de Alagno.

 

 

Lo stemma nobiliare dei MilanoSu campo d’oro, un leone rampante in rosso nella canonica posizione (rivolto verso la sinistra di chi guarda; destra araldica), tenente con la branca destra uno scudetto  inquartato (diviso in 4 parti)che reca, nella I e nella IV parte lo stemma dei Duchi di Calabria, ossia una croce nera p su campo d’argento; nella II e nella III parte, invece, l’arme dei d’Aragona, coi suoi  quattro “pali”  rossi su campo d’oro.
Le foto rappresentano delle versioni marmoree presenti in S. Domenico Maggiore (Napoli). Il dettaglio ingrandito permette di apprezzare i colori dello stemma tutto e i particolari dello scudetto.

Lo stemma nobiliare dei Milano
Su campo d’oro, un leone rampante in rosso nella canonica posizione (rivolto verso la sinistra di chi guarda; destra araldica), tenente con la branca destra uno scudetto inquartato (diviso in 4 parti)che reca, nella I e nella IV parte lo stemma dei Duchi di Calabria, ossia una croce nera p su campo d’argento; nella II e nella III parte, invece, l’arme dei d’Aragona, coi suoi quattro “pali” rossi su campo d’oro.
Le foto rappresentano delle versioni marmoree presenti in S. Domenico Maggiore (Napoli). Il dettaglio ingrandito permette di apprezzare i colori dello stemma tutto e i particolari dello scudetto.

Lo stemma nobiliare dei MilanoSu campo d’oro, un leone rampante in rosso nella canonica posizione (rivolto verso la sinistra di chi guarda; destra araldica), tenente con la branca destra uno scudetto  inquartato (diviso in 4 parti)che reca, nella I e nella IV parte lo stemma dei Duchi di Calabria, ossia una croce nera p su campo d’argento; nella II e nella III parte, invece, l’arme dei d’Aragona, coi suoi  quattro “pali”  rossi su campo d’oro.
Le foto rappresentano delle versioni marmoree presenti in S. Domenico Maggiore (Napoli). Il dettaglio ingrandito permette di apprezzare i colori dello stemma tutto e i particolari dello scudetto.

Lo stemma nobiliare dei Milano
Su campo d’oro, un leone rampante in rosso nella canonica posizione (rivolto verso la sinistra di chi guarda; destra araldica), tenente con la branca destra uno scudetto inquartato (diviso in 4 parti)che reca, nella I e nella IV parte lo stemma dei Duchi di Calabria, ossia una croce nera p su campo d’argento; nella II e nella III parte, invece, l’arme dei d’Aragona, coi suoi quattro “pali” rossi su campo d’oro.
Le foto rappresentano delle versioni marmoree presenti in S. Domenico Maggiore (Napoli). Il dettaglio ingrandito permette di apprezzare i colori dello stemma tutto e i particolari dello scudetto.

 

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8 risposte a I Milano di Agerola, tra toponomastica e ipotesi genealogiche

  1. Giuseppe ha detto:

    Interessante storia di una famiglia, interessante perché richiama un antico legame di parentato tra gli ascendenti del sottoscritto e gli ascendenti degli attuali Milano d’ Aragona. Gli Alagno e i Milano, sono famiglie la cui diramazione si estende in tutti i continenti. La prima originaria di Amalfi antica repubblica marinara la seconda, originaria della Catalogna le cui origini della prima e della seconda si perdono nei primi del medioevo tra l’ 800 e il 900 prima del mille.

    • Giuseppe ha detto:

      Credo ancora che i Milano di Agerola appartengono ad un ramo della Catalogna e Napletana, come la mia agli Alagno- Alagna Amalfitana – Napoletana venuta in Sicilia prima a Messina e poi seconda metà del 1600 a Marsala.

  2. Andrea Milano ha detto:

    Gentilissimi Signor Cinque ed altri lettori di questo Blog,

    Sono Andrea Milano, di famiglia Napoletana che si è sempre detta di origine Amalfitana (il che non vuol dire non possa essere ugualmente Agerolese!).

    Fin da bambino sono sempre stato attratto dalle leggende che circondavano l’origine familiare.

    Alcuni parenti, di un ramo che si è estinto, conservavano molti documenti famigliari che purtroppo sono stati ereditati da due loro figli adottivi che per qualche misterioso motivo hanno sempre resistito alle mie diverse richieste di poter consultare le carte di famiglia in loro possesso.

    Questo ramo si era sempre fregiato dello stesso stemma della famiglia Milano d’Aragona (lo ricordo da bambino sulla loro porta a vetri della grande e bella casa Napoletana).

    Questi discendevano da Nicola Milano, mio bisnonno, che appunto si diceva Amalfitano.

    Nicola Milano si era sposato in prime nozze producendo quel ramo che come dicevo si è estinto (al meno per quanto riguarda una discendenza di sangue) e poi in seconde nozze con Giuseppa Tolino aveva generato mio nonno Andrea e suo fratello Eduardo. Noi discendiamo da queste seconde nozze.

    Secondo Daniele Milano di Amalfi. Esperto nella genealogia della famiglia Milano, esistono almeno due rami distinti Amalfitani di questa famiglia.

    Il mio bisnonno Nicola, discenderebbe da Don Gennaro Milano (l’appellativo è secondo lui ufficiale quindi si potrebbe davvero riferire ad un uomo nobile) che non sarebbe suo parente, e che aveva sposato Carolina Manzo.

    Le ipotesi relative all’origine della famiglia Milano sono moltissime, molte partono dal presupposto che il cognome sia stato originato da una corruzione del nome o dall’aggiunta di altri cognomi.

    Un’altra ipotesi è l’origine Giudaica del cognome. Anche questa era una cosa tramandata nella mia tradizione famigliare anche se non c’erano tracce concrete di essa.

    La famiglia Ebraica Milano discendente o imparentata con Attilio Milano, il grande storico dell’ebraismo Italiano, è certamente non imparentata con noi.

    Attilio Milano stesso diceva che loro discendevano da una famiglia di Fondi, i Capone, che a causa del soprannome di un suo esponente Elia Capone detto il Milano furono poi conosciuti come Milano. Questo racconto è riportato in un libro recentemente pubblicato in Israele intitolato “ Mishpacha Milano” (La famiglia Milano).

    Cionondimeno esistevano Ebrei di origine Iberica dal cognome Milano, Milana o el Milano ben prima dell’arrivo dei Milano d’Aragona (el Milà) in Italia e quindi l’ipotesi che avessero già quel nome prima di lasciare la Spagna non è affatto peregrina.

    Del resto El Milà, il paesino nei pressi di Saragozza, da dove si dice che i Milà provenissero (nonostante non sia certo che lo fossero) ha come simbolo il Milano che è la parola sia Spagnolo che in antico Francese per il Nibbio http://it.wikipedia.org/wiki/El_Milà.

    Ebrei con questo nome ( Jucef el Milano , Jucef Milan) vivevano nel ‘300 e nel ‘400 a Narbonne, allora Aragona, o Barcellona. Altri ebrei Milano, non imparentati coi Milano di Roma, parenti di Attilio, hanno vissuto nelle comunità Sefardite di Amburgo, Londra, Amsterdam, Recife e New York.

    Comunque altre origini sono sempre possibili: basti citare, per esempio, Agesilao Milano, attentatore di Ferdinando II, di origini Arbreshe ( Albanesi-Italiani).

    Mi auguro di riuscire un giorno a raccogliere informazioni concrete e definitive sulle origini mie e di tutti gli altri Milano.

    Con stima e simpatia

    Andrea Milano

  3. Andrea Milano ha detto:

    Dopo un anno dalla partecipazione al blog con l’intervento di cui sopra, devo purtroppo lamentare la mancanza di qualsivoglia commento al mio contributo precedente.
    Speranzoso che un ulteriore contributo possa stimolare qualche reazione, aggiungo ora il frutto delle mie ultime ricerche e speculazioni sui Milano di Amalfi (e quelli di Agerola).

    Nel corso delle ricerche che compio ogni tanto, sono arrivato a delle ulteriori ipotesi, per caso, seguendo la traccia di Don Gennaro Milano d’Amalfi , il mio possibile bisarcavolo (o quadrisnonno che dir si voglia) .

    Nel sito della parrocchia di Amalfi

    http://www.parrocchiaamalfi.com/santa-maria-delle-grazie-di-casa-milano-e-madonna-della-neve/

    il Signor Antonio Armatruda, parlando della chiesa della Madonna delle grazie parla di lui dicendo che Don Gennaro Milano fosse figlio di Filippo Milano ) e fratello del Barone ed Avvocato Antonio Milano che viene definito “ Barone di Mojo del cilento” .

    Don Gennaro avrebbe ricostruito la chiesa integrandola nel restauro della propria casa in quel quartiere di Amalfi che va sotto il nome di “ Casa Milano” e che e’ costituito dalla “ casa palazziata” appartenuta a Don Gennaro e presumibilmente ai propri eredi.

    Inoltre lo stesso “ Don Gennaro Milano” , nobile fratello del Barone Antonio Milano, ereditò nel 1780 da suo fratello Antonio, la sepoltura ( che si trova dietro l’antico coro del duomo d’Amalfi) a sua volta ereditata da questi che era originariamente della famiglia Amalfitana dei d’Ancora.

    Questo avvalora la supposizione che Don Gennaro Milano fosse effettivamente nobile a causa del suo attributo ma anche del titolo di Barone di suo fratello ed il fatto che egli avesse ereditato una sepoltura precedentemente appartenuta ad un’altra famiglia nobile Amalfitana, i d’Ancora.

    Sono naturalmente sempre interessato a scambiare idee, opinioni e possibilmente fatti concreti con chiunque abbia informazioni di qualsiasi tipo riguardante la famiglia Milano in generale ed in Particolare i Milano di Amalfi o d’Agerola.

  4. Andrea Milano ha detto:

    Sono Io che ringrazio Lei per l’ospitalità offertami

  5. Andrea Milano ha detto:

    Vorrei aggiungere qualche cosa a quanto scritto in precedenza.
    Ho recentemente potuto accertare con certezza che il mio bisnonno Nicola fosse proprio di Amalfi ( e non di altri comuni vicinali) e che suo padre, il mio trisavolo si chiamasse Michele Milano.

    Purtroppo mi sfuggono ancora le date di nascita e morte che non trovo nei documenti notarili da cui ho potuto appurare queste cose.

    Non discendo quindi da Don Gennaro Milano ( fratello del conte Antonio), spero in seguito di poter contattare il nuovo sindaco di Amalfi, Daniele Milano, che è in possesso di molte informazioni e sapere se trai suoi parenti ci sia un Michele Milano che generò un Nicola Milano che poi si trasferì a Napoli e dai quali discendiamo noi.

    Alla mia genealogia ho anche aggiunto di recente Elvira e Margherita Milano sorelle di Andrea ed Eduardo, figli tutti di quel Nicola d’Amalfi assieme al fratellastro Domenico che nacque da un altra unione precedente a quella che produsse Andrea, Eduardo, Margherita ed Elvira.

    la ricerca continua!

  6. Andrea Milano ha detto:

    Un altra novità sulla ricerca che dedico a ritrovare il mio Bisnonno Nicola Milano ed il mio Trisavolo Michele Milano è sto i ritrovare presso l’archivi di stato di Napoli l’atto di Nascita originale del primo figlio del mio Bisnonno, Domenico, nato dalla sua prima moglie Luisa Menna ed unico figlio di quella unione ( in seguito Nicola Milano sposò Giuseppa Tolino e da quel ramo discendo io).

    Li si dice che al 10 di Novembre del 1863, nacque Domenico da Nicola Milano, di Amalfi, fu Michele, e che egli avesse 26 ,si dice in una pagina, o 27, si dice in un altra, anni. Il che ci dice le lui era nato tra il 1835 ed il 1837.

    Sto attendendo che Daniele Milano sindaco di Amalfi m’illumini sulla cosa o forse lo farà per lui, visti i pressanti impegni da Sindaco, la Dottoressa Amalia Mostacciuolo.

    Ringrazio entrambi per la loro preziosa ed amichevole collaborazione. La ricerca, continua!

  7. Andrea Milano ha detto:

    Grazie al Sindaco Daniele Milano e alla dottoressa Mostacciuolo ora so che mio Bisnonno Nicola Milano nacque ad Amalfi da Michele Milano e Grazia Gambardella il 21 Febbraio 1834.

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