Antichi cognomi di Agerola: i MILO

La distribuzione dei Milo in Italia mostra che la massima concentrazione percentuale si ha nella provincia di Salerno, mentre la provincia di Napoli, che è seconda in Italia per presenza percentuale, è la prima in quanto a numero di Milo presenti (317). Seguono poi, parecchio staccate le province di Lecce, Genova, Palermo, Roma e Milano.

In queste ultime due province la presenza relativamente abbondante di Milo si deve quasi certamente a recenti immigrazioni da altre regioni (come si verifica per tanti altri cognomi del sud Italia), per cui si tratta di dati che dicono poco circa l’origine geografica del cognome. Invece, la disposizione a macchia di leopardo delle province in testa alla classifica  (ad eccezione di Napoli e Salerno che sono contigue),  fa sospettare che siamo di fronte a uno di quei casi di genesi multipla; ossia lo stesso cognome formatosi indipendentemente in più posti. D’altra parte, se Milo deriva da mela (latino melus), niente di strano che in più parti d’Italia esso sia divenuto prima il soprannome di qualche persona e poi il cognome dei discendenti. Idem nel caso che il cognome derivasse, invece, dal nome personale Melo, che pare sia di origine longobarda e che i Longobardi potrebbero aver diffuso nelle varie regioni del Nord e sud d’Italia che si trovarono a dominare nel corso dell’alto medioevo.

Concentrando la nostra attenzione sulla zona di massima presenza  del cognome, ossia sulle province di Napoli e Salerno, notiamo il forte contributo che viene dai comuni  dei  Monti Lattari e dintorni; una zona che reca al centro la nostra Agerola e che si sviluppa a cavallo delle due province.

Ad Agerola, i Milo risiedono fin dal Medio Evo e la zona in cui sembrano concentrarsi le loro più antiche residenze e proprietà terriere è la parte centrale di Pianillo (dai pressi della parrocchia di San Pietro apostolo, a salire verso Locoli). In quanto ad antiche attestazioni locali del cognome, ne voglio ricordare due particolarmente significative: la prima  proviene da un atto notarile del periodo normanno contenuto nel Codice Perris, mentre la seconda, che  trova una eco persino  nel Decamerone di Boccaccio, proviene dai Registri della Cancelleria Angioina di Napoli.

La prima attestazione non è propriamente agerolese, ma afferisce comunque all’ entità politica e culturale (il Ducato di Amalfi) cui Agerola appartenne per una decina di secoli. Si tratta di un contratto agrario relativo a un castagneto di Tramonti, stipulato nell’anno 1152 (documento CXXXVI nel Codice Perris, vol. I, pag. 245-246)  tra la badessa del Monastero di S. Lorenzo di Amalfi, proprietaria del  castagneto, e tale Johannes de Milo  che già da tempo lo teneva a mezzadria. Avendovi a sue spese costruito una “casa castaniara” e desiderando il Monastero che si piantassero nuovi “tigilli” (giovani virgulti di castagno) per poi innestarli “de bona castaneas zenzalas”, il rapporto viene traformato nel tipo “a pastinato”, prevedendo una concessione in perpetuo (trasmissibile agli eredi) e una divisione del raccolto annuo più vantaggiosa per Johannes, visto che egli ripaga anche con la manodopera necessaria al miglioramento del fondo.

Certamente questo de Milo doveva risiedere in Tramonti, ma chissà se fu da lì che il cognome si irradiò verso Agerola o se, invece, non era successo il contrario.

Ad Agerola ci porta certamente la seconda delle attestazioni antiche che ho deciso di presentare in questa mia nota. Per introdurla possiamo partire nientedimeno che dal Boccaccio e dal suo capolavoro: Il Decameron. Più esattamente dalla decima novella del IV giorno, il cui co-protagonista maschile è tale Ruggiero di de Jeroli (ossia di Agerola, che in origine era detta Jerula o Gerula),

Quel giovane “di nazione (nascita) nobile, ma di cattiva vita” non è un personaggio del tutto inventato, come forse è la specifica vicenda che l’Autore gli fa vivere nella citata novella. Infatti, come giustamente mise in evidenza  lo storico Matteo Camera (Memorie storico-diplomatiche dell’antica Città e Stato di Amalfi. Salerno 1881, vol. II, pag. 617-618) è del tutto credibile che il Boccaccio si ispirò a un bandito realmente esistito ai suoi tempi e del quale doveva aver sentito parlare mentre soggiornava in Napoli: Ruggiero Mele (o Melis)  di Agerola.

Di questo “malandreno” si trova notizia  in una “provisione” del 1344 emanata dalla Regia Curia e ribadita dalla regina Giovanna I d’Angiò. Egli era a capo di una banda che scorrazzava per i nostri monti e tendeva agguati a scopo di furto o rapimento lungo le solitarie vie che congiungevano tra loro i vari paesi e villaggi. In considerazione dei gravi rischi che da ciò nascevano per i viandanti, i provvedimenti legali disposero, per gli abitanti di Agerola, l’esenzione dall’obbligo di presentarsi personalmente quando citati in giudizio.

Passando ora al problema dell’origine del cognome, in mancanza di certezze, riporto le varie ipotesi possibili.  La prima, che a me sembra del tutto priva di prove a sostegno, chiama in causa un legame con l’isola greca di Milo e sembra invocare antichissime contaminazioni linguistiche o migrazioni. Al riguardo,  qualcuno menziona anche il Comune di Milo  (in provincia di Catania), ma gli esperti ci assicurano che quel toponimo viene nient’altro che da melus (“mela“ in latino; melos).

Dalla medesima voce latina melus parte la seconda ipotesi:  quella che ricorda come quel termine fu trasformato in milo con il passaggio al volgare di area napoletana. Ancora oggi, ad Agerola, si dice o milo per dire ”la mela” , mentre si dice é mele per dire “le mele” (uno dei tanti casi in cui il singolare è maschile e il plurale femminile).

La terza ipotesi (già anticipata sopra) è quella che fa derivare il cognome dal personale Melo; ma non nel senso italiano (ossia del frutto, come nell’ipotesi precedente), bensì come nome di persona, usato dai Longobardi. Al proposito ricordo che il nome Melo era abbastanza diffuso già prima del Mille. Il caso più celebre è quel Melo (o Mele) dux  che nacque a Bari, verso il 970 e  che fu il capo della prima rivolta anti-bizantina in Puglia (vedi Wikipedia alla voce Melo di Bari). Dopo una iniziale vittoria, i rivoltosi furono sconfitti e Melo (che secondo il cronista Guglielmo di Puglia era nato da padre longobardo) si rifigiò nella Campania longobarda, stazionando a Benevento, Salerno e Capua. Pochi anni dopo (1015) Melo andò  in Germania per chiedere aiuto all’imperatore Enrico II, che lo incoraggiò nominandolo Duca di Puglia. Tornato nel Sud Italia, Melo si alleò coi locali principi longobardi, si assicurò l’appoggio delle città di orientamento anti-bizantino e assoldò dei cavalieri normanni di ventura (vedi articolo “La difficile conquista normanna del Ducato d’Amalfi” su questo blog) e mosse verso la Puglia. Qui vinse le prime battaglie, ma l’esercito bizantino lo battè pesantemente a Canne (1018). Melo si ritirò dunque in Germania, dove morì due anni dopo e dove l’imperatore Enrico II gli fece avere funerali solenni e una tomba nel duomo di Baberga.

Passando –per così dire- dai Longobardi del sud Italia a quelli del nord, riporto una attestazione del nome che viene da un documento del Codice Diplomatico Bresciano e che fu redatto nel 1061. Si tratta di un atto di  donazione –a favore del monastero di S. Pietro in Monte- di cui sono attori un certo Milo e parenti, abitanti in Lodrono di Serlis.

Andrea_del_Castagno_Giovanni_Boccaccio

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3 risposte a Antichi cognomi di Agerola: i MILO

  1. rtwwqq@gmail.com ha detto:

    Ricerca pregevole in completezza e dettaglio, oltre che gradita.
    Grazie, carissimo Aldo.

    • aldocinque ha detto:

      I complimenti fanno sempre piacere. Grazie. Ma in quanto a completezza, mi pare di aver fatto davvero poca strada. Comunque, se non altro, ho …spazzolato l’argomento mostrandone le varie implicazioni e problematiche aperte. Grazie ancora per leggermi; a te e a tutti

  2. francesco milo ha detto:

    Come sempre preciso,competente,appassionato della storia del nostro territorio. Grazie per il lavoro che hai svolto e per quello farai.

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