Frante e bifrante. Una antica regola astrologica in uso ad Agerola per la semina e il taglio di alberi da legna.

Giano bifronte

Giano bifronte

L’espressione dialettale che dà il titolo a questa mia nota è legata a una antica regola agricola  cui ancora si attengono in molti, qui ad Agerola. Ma, come per tante altre tradizioni, di essa si sta perdendo memoria ed è quindi il caso di ricordarla alle giovani generazioni, così da fare un altro piccolo passo avanti in quel recupero delle radici storico-culturali di cui si sente tanto bisogno sulla intrapresa  strada di uno sviluppo locale basato sul rilancio orgoglioso  di tradizioni e tipicità.

La regola del franti e bifranti è una sorta di perfezionamento della più generica e meglio nota regola del “suttile’e luna”e “luna chiena”.

Quest’ultima dice che, per avere buoni raccolti, le piante di cui si consumano le parti sotterranee (patate, cipolle, finocchi… )vanno seminate nei periodi in cui la luna è sottile e calante (tra ultimo quarto e luna nuova), mentre, per le piante delle quali interessano le parti sopra terra (legumi, pomidoro, verdure) i raccolti migliori si hanno seminandole quando la luna è crescente (1).

Nell’ambito di questa “regola base”, quella dei franti e bifranti dice che le date migliori in assoluto sono quei giorni della settimana in cui, nel precedente mese di dicembre, si sono avuti la Vigilia e il Natale.

Ad esempio: l’ultimo Natale è caduto di martedì e la Vigilia di lunedì. Quindi, quest’anno, i giorni più propizi alle semine saranno, (nell’ambito delle fasi lunari di cui sopra) tutti i lunedì e i martedì. Insomma, quest’anno i franti e bifranti sono i lunedì e martedì.

Un settore nel quale la regola dei franti e bifranti sembra essere particolarmente utile e rispettata è quello del tagli degli alberi a uso di carpenteria e falegnameria.  Se si vuole ridurre al minimo il rischio dello sviluppo di tarli, bisogna tagliare tra ottobre e febbraio-marzo, prima che salga la “mora” (dialettale per umore, cioè linfa). All’interno di quei mesi vanno preferiti i periodi di “sottile ‘e luna” (ultima settimana del ciclo che si conclude con la “luna nuova”, ossia nera, assente) e, in particolare, i franti e bifranti.

Fin qui lil significato e il funzionamento della regola del frante e bifrante, così come da me appresa intervistando parecchi anziani coltivatori e falegnami agerolesi. In quanto alla sua  validità lascio a ogni elettore che coltiva un orto il compito di verificarla personalmente tramite una serie di esperimenti.  Ma attenzione: nelle date suggerite andrebbero posti  in terra  semi di ciò che si intende coltivare, e non le pianticelle comprate presso vivaisti, delle quali ignoriamo la data esatta di semina! Un serissimo ostacolo a chi volesse continuarea a rispettare le regole ataviche di tempistica!

A ogni modo, mi pare importante notare che la regola del frante e bifrante sembra mischiare –per così dire-  sacro e profano. Infatti, invitando ad usare ila prima e la quarta settimana di ciascun ciclo lunare, essa riconosce l’influenza della Luna sulla vegetazione e  sui cicli vitali in genere. Ci si creda o no fino in fondo, questo è un concetto razionale (il “profano” di cui sopra). Non altrettanto si direbbe dell’altra componente: quella che invita a usare i giorni della settimana  in cui sono caduti il Natale e la sua vigilia (il “sacro” di cui sopra).

Ma è davvero tanto disarmonica la regola in questione? A ben guardare direi proprio di no, visto che anche la seconda parte è riconducibile a un fatto astronomico.

Si tratta di considerare che il Natale ( di Nostro Signore) viene celebrato il 25 dicembre non perché quella sia davvero la data in cui nacque il Cristo (data che nessuna fonte ci ha tramandato), bensì per la decisione –presa nel III secolo d.C.- di usare i giorni in cui precedentemente (da millenni!) si celebravano riti pagani legati al solstizio invernal (a esempio: lil Natalis Solis Invicti e le feste Saturnali della antica Roma).

Nella semina e nel taglio degli alberi lo  scegliere il quarto di luna più propizio, e preferire –all’interno di esso-  la ricorrenza settimanale dello scorso solstizio,  voleva dire, dunque, rispettare entrambi gli astri, propriziarsi anche il sole.

Quanto sin qui sostenuto aiuta anche a formulare qualche ipotesi sull’origine e significato  dell’espressione frante e bi-frante, che è certamente di ardua interpretazione.

Tradotta letteralmente significherebbe “spezzato e ri-spezzato”; una frase di soli aggettivi priva di senso immediato.  Potrebbe trattarsi del frammento residuo di una frase più estesa ed esplicita (2), nonché di parole  corrotte da secoli di imprecisa trsmissione orale.

Le ipotesi etimologiche che mi sento di avanzare sono due. La prima e più cauta di esse assume che in frante e bifrante il verbo frangere/frangersi sia usato non nella ordinaria accezione di “spezzare/spezzarsi”, bensì in quella davvero insolita (ma per me non incredibile) di “cadere”, in senso figurato oltre che fisico. Penso, in particolare al cadere periodico, ritmato, delle onde che si frangono sulla battigia. Ma anche al ripetersi cadenzato di certe ricorrenze (ad es: il mio compleanno cade il 27 settembre).

In tale ipotesi i “franti e rifranti del passato solstizio d’inverno” (così traduco e completola dialettale frase monca in questione) sarebbero appunto le repliche di 7 in 7  dei giorni della settimana (ad es: giovedì e venerdì) tra i quali si pose la notte più lunga dell’anno durante lo scorso dicembre.  Insomma, frante e bifrante circa con lo stesso valore di  “corsi e ricorsi “(celebri quelli della storia).

La  mia seconda ipotesi interpretativa  è decisamente più arrischiata, ma la presento ugualmente ai lettori perché fido nella loro indulgenza e percè essa mi dà modo di narrare ancora dell’altro circa le metamorfosi che ha subìto nei secoli  il culto del Sole e dei suoi benefici cicli annuali.

Se si assume che l’odierna espressione frante e bifrante contenga notevoli stravolgimenti lessicali rispetto alla sua forma originaria, allora si potrebbe ipotizzare un antico nesso com Giano Bifronte (bifronte > bifrante).

Giano (latinoIanus) era la principale divinità dei popoli italici (tra cui gli Oschi che popolavano i nostri Monti Lattari) e della Roma arcaica, tanto da essere appellato anche Divum Deus (Dio degli Dei) ed essere concettualmente associato al Sole. Giano era il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed era raffigurato con due volti, poiché il dio può guardare il futuro e il passato.  Il suo ruolo centrale nel mondo agricolo ci è ricordato da  Varrone, che lo indica con  l’epiteto di Cerus cioè “creatore”, perché come iniziatore del mondo D’altro canto,  Settimio Sereno definì Giano “principio degli dèi e acuto seminatore di cose”.

E’ quindi chiaro e forte il legame tra Giano e e l’avvio di una nuova stagione agricola (semina) o  artigianale (taglio di legna poi da stagionare).

Quale è, invece  il nesso tra Giano e quel Natale cristiano ai cui giorni si rifà la regola del frante e bifrante?

Nell’antichità  classica era Giano la divinità che veniva celebrata in occasione dei solstizi, specie quello invernale (da qui il nome Ianuarius, Gennaio, per il primo mese dell’anno).

Nella notte più lunga dell’anno, i due volti di Giano Bifronte sono rivolti uno verso il giorno e l’anno appena conclusisi e l’altro verso il giorno e l’anno che ora iniziano; a vigilare che questo cruciale passaggio, questa nuova ed ennesima ri-partenza davvero accada. Da qui, forse, i due giorni a cavallo di quella notte come fronte e bis.fronte di Giano.

Col cristianesimo, Giano fu, per così dire, spodestato (grazie anche all’assonanza dei nomi Ianus e Iohannes) dai due S. Giovanni: l’Evangelista e il Battista, le cui feste vennero fissate rispettivamente al 24 giugno e al 27 dicembre; date prossime a quelle dei solstizi. Poi, quando si cominciò a celebrare a dicembre la natività del Cristo, fu il Natale a diventare la festa più vicina al solstizio invernale sulla quale far confluire le credenze popolari che secoli prima si collegavano al culto di Giano.

NOTE:

1)       Al proposito ricordo la filastrocca che – grazie alle rime – aiuta a ricordare come si distingue tra una falce di luna di inizio ciclo da una falce di fine ciclo: GOBBA A PONENTE, LUNA CRESCENTE, GOBBA A LEVANTE, LUNA CALANTE.  ( Levante= Est; Ponente = Ovest). Rivolgendo lo sguardo verso Sud (che per noi significa guardare grossomodo verso la cilentana Punta Licosa), se la luna volge la sua gobba a sinistra (apparendo come una C) sarà in fase calante; se –al contrario- avrà la gobba rivolta a destra (simulando una D) sarà una falce di luna crescente.

2)       Si potrebbe pensare che la parte caduta (omessa) fosse “I giorni di…” o qualcosa del genere. La gente che ancora indichi frante il 24 e bifrante il 25 dicembre. Ipotesi che, faccio notare, trova un raffronto in un altro antico modo di dire agerolese: craie e bis-craie (chiaro latinismo per dire “domani e dopodomani”). Ma risulterebbe davvero strana la riduzione di importanza del Natale,  giorno citato come “quello dopo la Vigilia”, quasi che fosse questa la cosa più importante.

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Una risposta a Frante e bifrante. Una antica regola astrologica in uso ad Agerola per la semina e il taglio di alberi da legna.

  1. rtwwqq@gmail.com ha detto:

    Giano est dominante nel tentativo di capire tradizioni e sacralita’ classica. Grazie della tua preziosa immagine, caro Aldo.

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