La casa rurale agerolese come la vide e descrisse il geografo Domenico Ruocco

Ritorno sull’argomento, a me caro, dell’architettura tipica agerolese (un bene in via di estinzione che bisogna assolutamente proteggere e valorizzare) per riproporre quanto su di essa scrisse il noto geografo Domenico Ruocco nel 1951.

Sono pagine tratte dal volume primo degli ”Annali della Facoltà di lettere e filosofia” dell’Università di Napoli (Istituto Editoriale del Mezzogiorno, Napoli – Roma).

Tra la dozzina di articoli che il volume contiene, quello del Ruocco, intitolato “La casa rurale nella penisola sorrentina” si trova da pagina 213 a pagina 253 e comprende due tavole fuori testo con fotografie.

Esso analizza e descrive le tipologie di case rurali che caratterizzano varie sotto-zone del comprensorio sorrentino-amalfitano una delle quali l’autore riconosce come esclusiva e tipica della conca agerolese.

E’ questa parte dell’articolo e le conclusioni generali (pagg. 328 – 253) che qui riporto integralmente.

Breve profilo del prof. Domenico Ruocco

Nato a Massa Lubrense nel 1924 e laureatosi in Lettere e Filosofia. Tra il 1958 e il 1976 è stato docente universitario di geografia economica e di geografia a Catania, a Salerno e a Napoli, chiudendo la sua carriera accademica come professore emerito dell’Università di Genova.

L’attività di ricerca che ha svolto a fianco di quella didattica lo hanno visto organizzare diversi convegni scientifici nel campo della Geografia umana ed economica, nonché rappresentare la Geografia italiana  in vari consessi scientifici internazionali.

Tra le temetiche  geografiche da lui approfondite spiccano quelle di ordine metodologico e teoretico-terminologico, ma anche

studi regionali di geogroafia umana ed economica (tra cui interessanti riflessioni sul turismo e i suoi costi). Si appassionò anche al tema dell’architettura rurale (o spontanea, la vernacular architecture degli anglofoni), filone in cui si colloca –tra le prime sue esperienze- lo scritto degli anni ’50 da cui ho estratto le pagine dedicate al tipo della  casa agerolese da lui istituito.

Sullo stesso argomento Domenico  Ruocco è tornato decenni dopo col suo volume  “La casa rurale nella Campania” (1964).

“CONCA DI AGEROLA

1. Il tipo agerolese. — Ad Agerola molto frequente è un tipo particolare di abitazione rurale con stalla e cucina al pianterreno e camere da letto al primo piano. Su parecchie case non si notano i tetti di scandole, bensì quelli di tegole del tipo marsigliese; ma l’ampia grondaia e la forte inclinazione degli spioventi, se indicano che nella costruzione di essi ha influito la presenza,nella regione, dei tetti fatti di scandole, molto inclinati, non autorizzano a dedurre che necessariamente vi sia stata una trasformazione degli uni negli altri.

La forma dei tetti e dei comignoli costituisce una caratteristica propria delle case di Agerola e di alcune case dei paesi non lontani. Per quanto alcuni siano stati trasformati ed altri vengano a mano a mano a scomparire sotto i colpi della tecnica moderna, tuttavia ancora molti sono di scandole, cioè di tavole di castagno di determinata lunghezza e larghezza.

Ad Agerola la popolazione è per la maggior parte rurale, per cui trattare dei tetti in generale è quasi come trattare dei tetti delle case rurali in particolare. Essi hanno spioventi molto inclinati, disposti nel senso longitudinale dell’edificio. Nel sottotetto, vasto, si deposita il fieno che si tira su per mezzo di carrucola attaccata alla trave longitudinale del tetto: le stalle infatti non hanno fienile e sono molto basse e per lo più a tetto piano. Nella costruzione dei tetti le scandole sì dispongono in due o tre strati in modo che quelle di sopra vengano ad essere spostate rispetto a quelle di sotto e a coprire gli interstizi per evitare infiltrazioni di acqua.

Ma qual’ è la durata di tali tetti? Gli abitanti del luogo dicono che supera un secolo. Infatti dopo i primi setanta anni le scandole si schiodano e si inchiodano di nuovo, mettendo la parte marcita sotto e quella sana sopra e così per ancora un cinquantennio il tetto risulterà impermeabile.  Riguardo alla regione in cui siffatti tetti si notano, essa è molto meno estesa di quanto sia stata fino a non molti anni addietro.[1]

Io personalmente ho potuto osservarne qualcuno nella parte più alta di Furore e su due case a Pimonte, in Via Resicco (TAV. I, 5), e numerosi esempi a Scala e a Tramonti.

TAVOLA I casa rurale Domenico Ruocco

Le case di Agerola si distinguono per il suddetto particolare architettonico, che dapprima risalta all’occhio dell’osservatore (TAV. I, 6), e, inoltre, per la forma dei comignoli, che si sollevano molto dai tetti e talvolta sono in rilievo sul muro e danno quasi l’ impressione di trovarsi per le colline della Brianza. La pianta delle case è quasi sempre rettangolare, con piccole variazioni nella disposizione dei locali. La cucina è sempre al pianterreno ed ha il suo caratterisfcico « focone »; spesso se ne nota un’altra al primo piano con focolare a vapore di cui si fa uso nei giorni di festa e che unitamente a qualche stanza sì fìtta in estate per la villeggiatura.

Il « focone » è un’apertura quadrangolare, ampia non più di un metro quadrato con l’orlo inferiore alto dal suolo non più di 20 cm., profonda una trentina di centimetri. Porta sollevato sul fondo il camino che ha nel mezzo l’ unico fornello protetto nell’ orlo superiore da un cerchio di ferro fissato nella fabbrica. La gola del camino, bassa nel muro, assorbe il fumo e una piccola cappa, che quasi mai manca, raccoglie quello che sfugge.

Lungo la linea poligonale dell’apertura c’ è una specie di fregio in legno o in muratura o anche, in qualche casa di famiglia più abbiente, in marmo.

La stalla si trova nel pianterreno o anche separata e in quest’ultimo caso si presenta con tetto di varie specie. La scala è quasi sempre interna e si trova al centro della casa (fig. 28). La casa, rappresentata dalla fig. 29, ha un secondo piano superiore e ospita due famiglie che dormono una al primo, l’altra al secondo piano, ed hanno stalle per suini e cucine al pianterreno e stalle per bovini separate.

Fig. 28. - Tipo agerolese con scala al centro e con cucina e stalla con accesso anche dalla scala.

Fig. 28. – Tipo agerolese con scala al centro e con cucina e stalla con accesso anche dalla scala.

Si può trovare anche qualche tettoia annessa al pianterreno la quale  sia stalla, deposito o cantina. Rare le case a pianta quadrata, come in  genere sono rari più di tre locali al pianterreno. In ogni caso negli esempi  a pianta quadrata sono disposti nella parte anteriore i locali per stalla, cucina e scala, mentre nella parte posteriore seminterrata corre un unico locale che spesso è cantina.

Fig. 29. - Agerola (Gemini). Tipo agerolese per due famiglie con cucine a pianterreno e camere ai piani superiori.

Fig. 29. – Agerola (Gemini). Tipo agerolese per due famiglie con cucine a pianterreno e camere ai piani superiori.

Raramente al primo piano vi sono più di due camere da letto. Come si vede dalle planimetrie riportate, la scala è sempre interna, le stanze ricevono luce solo da una parte, dalla valle e da mezzogiorno, e non presentano, dalla parte rivolta alla collina, neppure aperture di secondaria importanza, i locali del pianterreno hanno accesso tutti da un cortile o dalla strada e sono in comunicazione anche con la scala. A Scala e a Tramonti la posizione della scala non è la stessa che ad Agerola, dato che si presentano spesso invece delle scale interne quelle esterne (figg. 30-31).

Fig. 30. - Scala (Campidoglio) Tipo agerolese con scala esterna.

Fig. 30. – Scala (Campidoglio) Tipo agerolese con scala esterna.

Il piano soprano è perfettamente simile al pianterreno e presenta spesso una balconata nelle costruzioni più moderne, mentre comune nelle vecchie costruzioni è la terrazza lungo la facciata principale, costruita su arcate, su cui danno le stanze del primo piano. In molti edifici vivono più famiglie e spesso la diversa età e la forma dei tetti indicano la diversità di proprietà. Le cucine si trovano verso le ali degli edifici stessi e sono indicate, oltre che dalle aeree rocche, anche dai fumaiuoli in rilievo sui muri.

Fig. 31 Scala (S. Caterina). Tipo agerolese con scala interna per il primo piano nella cucina.

Fig. 31 Scala (S. Caterina). Tipo agerolese con scala interna per il primo piano nella cucina.

Fuori di Agerola il tipo, e per il tetto, e per la struttura, si trova rappresentato a Scala e a Tramonti (TAV. II, l-2),ma anche qui l’area della sua diffusione tende sempre più a ridursi.

Tavola II

Tavola II

2. Casa a corte—-La casa «a corte» non ha larga diffusione nella penisola sorrentina per evidenti ragioni. Poiché il terreno coltivabile è ripartito in piccoli

appezzamenti, coltivati per la maggior parte ad alberi fruttiferi di varie specie, che richiedono cura e attenzione in diversi periodi dell’anno,ogni appezzamento ha la sua casa, che per lo più è isolata nel mezzo di esso o spostata verso un’estremità, a seconda che ragioni economiche, topografiche, una via o una sorgente ne abbiano determinato la posizione.

Tuttavia esempi di case «a corte» non mancano del tutto. Rarissime nelle zone in cui le case rurali sono sparse e non si nota alcun accentramento

di esse, in maggior numero si trovano nei centri sviluppatisi nelle terrazze di alta collina, in cui sono rurali quasi tutte le case (Agerola).

In tutta la fascia nord-occidentale, data la necessità di un grande numero di locali per le esigenze dell’ azienda, la casa occupa un’ area in certo modo vasta. Se all’area della pianta si aggiunge l’ampio e necessario cortile, si comprende facilmente come in pochissimi posti si potrebbe trovare

lo spazio per più abitazioni vicine. Nelle grandi aziende, la cui coltivazione è affidata a più coloni, questi non abitano in uno stesso agglomerato di case, ma ognuno ha l’abitazione in mezzo alla zona che coltiva e solo di certi locali o attrezzi si servono tutti (cellaio, frantoio, specie se azionato da corrente elettrica).

Comune, pertanto, alla casa « a corte » è un cortile, ampio in genere,

chiuso da quasi tutti i lati e messo in comunicazione con l’esterno per mezzo di due grandi archi di cui uno porta alla strada, l’altro al fondo. In esso danno le entrate principali delle varie abitazioni, in esso si può trovare il pozzo o la cisterna con i lavatoi, si possono trovare accessori su cui tutti abbiano diritti, il pergolato di viti o di alberi frondosi, che offra quiete e ombra agli abitanti della corte nelle calde ore del meriggio estivo.

Un vasto fabbricato, che ha tutti i caratteri di una casa « a corte », si trova a Turro diMassa Lubrense. Era fino a non molti anni fa di un solo proprietario e poi fu diviso a due eredi, di cui uno vendè il sottano con l’area di terreno spettantigli e conservò parte del primo piano e alcuni diritti (di passaggio, di attingere acqua), l’altro ha un mezzadro nel sottano e la sua abitazione al primo piano. Due sono le entrate (fig. 32):

Fig. 32. - Massa Lubrense (Turro). Casa “a corte” con gran numero di locali.

Fig. 32. – Massa Lubrense (Turro). Casa “a corte” con gran numero di locali.

un grande portone e un cancello, due i grandi cortili, dei quali uno (di Persico, per maggiore determinazione) è chiuso tra le ali del fabbricato. La cisterna e i lavatoi sono comuni, e poiché il frantoio è comune ed è posto nel cortile di Pocobelli, il Persico ha il diritto di passare anche per l’altro cortile, quando usa il frantoio. Il pozzo è comune e, poiché si trova nella proprietà Persico, da agli altri il diritto di passare per il cortile e di attingere acqua. Il pollaio, la conigliera, le arnie delle api si trovano nel cortile Persico. Le stalle sono in locali a livello inferiore e sono rivolte verso la valle. Sul cortile Persico, insomma, che rappresenta l’elemento principale di questa casa, abitano tre famiglie e una quarta ha il diritto di passaggio.

La casa « a corte » Pontecorvo di Alberi offre abitazione a cinque famiglie, di cui due di agricoltori. Due archi mettono in comunicazione il cortile col fondo e con la strada. Nella casa Nastro di Casola le cucine si trovano al primo piano, essendo i locali del pianterreno tutti necessari per le varie attività agricole. Neppure in questa mancano i due archi, neppure in questa manca l’ombra degli alberi fronzuti.

Anche in altri luoghi, come a Lettere e in qualche frazione di Vico Equense, si trovano esempi di case in cui abitano due famiglie che hanno un cortile di comune pertinenza. Qualche esempio si trova anche a Sorrento.

Se volessimo poi citare un qualche esempio di abitazione per una sola famiglia che abbia i caratteri di una casa « a corte » e nel cui cortile si svolga tutta l’attività agricola della, famiglia del contadino, potremmo riportarci alla casa Viale Anita di Pacognano

(Vico Equense) (fìg. 33). Sita in mezzo al fondo e agli agrumi, è in comunicazione con la strada per mezzo di un arco, di un lungo viale e di un cancello. Il cortile è chiuso dalle ali del fabbricato e da un parapetto.

Fig. 33. - Vico Equense (Pacognano). Casa “Viale Anita” con cortile interno.

Fig. 33. – Vico Equense (Pacognano). Casa “Viale Anita” con cortile interno.

Dove, però, la casa a « corte » assume maggiore importanza, è ad Agerola. È solo lì (se si esclude il « Cortile dei Pazzi » di Gragnano, compreso per tre lati in un grande fabbricato, nel quale abitano più di dieci famiglie, con entrate dall’ interno e dall’ esterno del cortile), che si possono notare cortili ampi e rettangolari intorno ai quali vivono parecchie famiglie.

Anche le altre case « a corte », e la casa Ferrara tra queste, hanno i caratteri della casa Coccia (Tav. II, 3). Grandi arcate, scale interne, cucine rurali al pianterreno, un muro di cinta da un lato, vari pollai, i finestrini con grata di ferro sulle porte delle cucine, per permettere il passaggio del fumo, sono gli elementi più importanti.

Le robuste arcate, che sorgono a pianterreno di molti fabbricati, che sono comuni alla maggior parte delle case « a corte » e reggono una terrazza al primo piano, attraverso la loro rozzezza e la loro forma massiccia, rivelano una certa antichità. Sono accompagnate da soffitti a volta nel pianterreno, anche nei paesi in cui le case sono coperte quasi tutte con tetti di scandole e travi di castagno, e di certo la loro influenza sulle moderne costruzioni si manifesta nelle forme più snelle ed eleganti dei terrazzini e dei porticati. Che risalgono ad un periodo abbastanza antico ce lo può testimoniare una casa « a corte » (TAV. II, 4) di una traversa di Via Rota (Sorrento), che porta lo stemma della famiglia Auriemma.

A parte l’origine piuttosto antica della famiglia Auriemma[2], ci testimonia l’antichità della casa un’immagine effigiata sul soffitto dell’ androne d’ingresso, la quale porta questa dicitura: «Fuit restaurata a. d. 1828».

Adesso, dopo un secolo e più, si presenta in molto buone condizioni e con essa anche l’intonaco della volta, ma il restauro, si riferisca alla sola immagine, o a tutta la casa, presuppone tra la data della dipintura dell’immagine o della costruzione della casa e quella del restauro, un lasso di tempo che non pare possa essere inferiore a un secolo. La casa, dunque, risalirebbe, almeno agli inizi del XVIII secolo.

Essa presenta una serie di arcate lungo due lati del cortile interno. Si tratta di una casa che un tempo era abitata dai proprietari al primo piano e aveva forse al pianterreno i coltivatori. Essa presenta, come tutte le case padronali, che persistono ancora oggi, scale interne.

Concludendo questo breve esame sulle case « a corte », si può dire che anche nella penisola vi sono alcuni esempi di tali case e che si trovano più numerose solo in qualche comune e, inoltre, che in media gli abitanti della corte sono sempre non molti di numero, e sono di solito i componenti di due o tre famiglie e solo in caso eccezionale gli appartenenti a più di cinque o sei famiglie.

FORME PRINCIPALI E LORO DIFFUSIONE

A conclusione di quanto si è venuto osservando, credo opportuno, seguendo

i criteri stabiliti dal Biasutti[3], formare una classificazione, che dia in certo qual modo un’ idea dei principali tipi di case rurali nella penisola sorrentina e concretizzi in uno schema i risultati delle mie indagini.

Terrò presenti gli elementi strutturali e la posizione dei locali più importanti in relazione alla conformazione del suolo e all’ economia dell’azienda.

Quanto più complesse sono le colture, quanto più numerose sono le essenze vegetali, tanto più complessa si presenta la casa rurale; quanto maggiore è l’estensione del terreno coltivabile e quindi il reddito dell’azienda, tanto meglio la casa risulta fornita di accessori, tanto maggiore manutenzione e pulizia vi si nota, a prescindere da qualsiasi influsso che l’esperienza, il gusto, il carattere psicologico dei coltivatori possano esercitare. Le case si possono trovare accanto alla strada, ma numerose sono quelle che ne sono lontane. Spesso un viale dalla casa porta alla strada; un portone, di solito robusto, da su di essa: attraverso di quelli, nella piana di Sorrento può passare il carro per andare a caricare limoni o arance fin nell’interno del fondo. Talvolta si può notare in un angolo una tettoia per il carretto. Belle abitazioni rurali non mancano, né per la collina, né nelle ridenti cittadine, ma la loro frequenza varia da Iuogo a luogo e dipende da fattori diversi, come, ad esempio, il modo di conduzione, le condizioni ecoomiche del proprietario, soprattutto se coltivatore diretto. Nei paesi di alta collina, dove le abitazioni sono costruite più « in economia» e con i materiali del posto, le case hanno in genere forme più rozze e minori varietà stilistiche, a meno che una lunga tradizione (Agerola) o l’uso di materiali moderni non concorra a mantenere o a creare caratteristiche architettoniche particolari.

Ed ecco la classificazione risaltante dalle osservazioni via via fatte :

A) Abitazione e rustico giustapposti

B) Abitazione sovrapposta al rustico

C) Tipo di pendio

D) Abitazione e rustico parzialmente giustapposti :

1) Tipo agerolese (scala interna)

2) Tipo campano (scala esterna) :

a) sottovarietà amalfitana (con tetto a volta)

b) sottovarietà con tetti a spioventi di tegole.

Tipi particolari:

1) Case « a corte »

2) Case con torre.

È sottinteso che in ogni tipo si trovano esempi di sottotipi unitari e di sottotipi con stalle e fienili separati.

Nella classificazione mi son riferito anche ai tetti e, oltre a quello che già si è detto, si può aggiungere che grande varietà si nota nella forma dei tetti, i quali solo in determinate zone presentano uguali caratteri, come ad esempio nella zona di Positano-Amalfi, per i tetti a volta, nella zona di Agerola e paesi viciniori, per i tetti a doppio spiovente di scandole o dì tegole, nella zona di Sorrento e di Pimonte, per i tetti di tegole, mentre altrove appaiono con variazioni e promiscuità differenti da luogo a luogo.

Le forme con « abitazione e rustico giustapposti » sono, come già si è detto, molto rare e proprie delle zone prevalentemente rocciose. Esse presentano quasi solo tetti a volta.

Anche le case, che hanno al pianterreno i locali del rustico e a un piano superiore la cucina e le camere da letto, sono poco comuni. La categoria, dunque, delle forme con «abitazione sovrapposta al rustico » conta nella penisola rarissimi esempi, per cui questa distinzione vi ha solo limitata applicazione.

Le case, in cui una cucina sia al primo piano, ne hanno di solito una più importante per i bisogni dell’ azienda al pianterreno. Ad Agerola, in parecchie abitazioni si nota il «focone » al pianterreno, del quale ci si serve per riscaldare il beverone agli animali e per cuocere i pasti nei giorni del normale lavoro, il focolare a vapore al primo piano, di cui si fa uso nelle grandi occasioni od anche nelle grigie e nere giornate d’inverno.

A noi importa notare che la cucina del primo piano ha importanza relativa per le necessità della vita del contadino, anche perché in molte case, in estate, le stanze del primo piano si cedono in affitto per la villeggiatura. Il contadino o si riduce in quella stagione a qualche locale del terraneo o va ad abitare nel sottetto, che ad Agerola è sempre molto vasto.

Talvolta è stata la scarsezza dei locali nel pianterreno ad imporre la creazione di una cucina al primo piano, con gli inconvenienti che da tale disposizione di ambienti derivano, come già si è detto per la casa «a corte » Nastro di Casola e per la casa « a corte » Pontecorvo di Alberi.

Fig. 34. - Agerola. Casa Coccia con lungo cortile e robuste arcate al pianterreno.

Fig. 34. – Agerola. Casa Coccia con lungo cortile e robuste arcate al pianterreno.

In genere nelle case di questa categoria la disposizione della cucina al primo piano è un fatto puramente accidentale. Nella casa Ercolano della proprietà Perrone di Capo di Sorrento, la quale, a tre piani, sarà stata molto probabilmente un casino di villeggiatura che col fondo relativo entrava a far parte di una proprietà che ha altre due case rurali molto ampie e al piano terraneo di grandi fabbricati, si nota la cucina al primo piano, ma per riscaldare il beverone alle vacche si usa un treppiede di ferro, adattabile in ogni angolo del cortile (fìg. 35), L’ esistenza di un terzo piano e della veranda indica l’origine non prettamente rurale di quella casa.

Anche la casa Russo, che sorge in un folto agrumeto di S. Agnello e che è uno dei rarissimi esempi di case rurali a quattro piani, accanto alla cucina del secondo piano, presenta un’ altra cucina al primo piano. Essa ha acquistato da pochi anni caratteri specificamente rurali. Il pianterreno ha un lato interrato, che è anche sostegno di un largo

terrazzo, per cui la cucina del primo piano si trova allo stesso livello delle stalle, che sono spostate verso la collina. La casa pare sia stata un piccolo convento e, d’altra parte, il numero dei locali, una larga scala interna, un quarto piano, la veranda, alcune terrazze, indicano che quella casa, che oggi è abitazione di un ricco coltivatore diretto, un tempo non ha avuto le funzioni di casa rurale.

La moderna sistemazione delle abitazioni di due agricoltori, al primo piano di un grande fabbricato dell’ azienda Lauro (Massa Lubrense), si è realizzata senza inconvenienti, perché le stalle sono separate, modernamente attrezzate e fornite di caldai e silos.

Oltre a questi esempi più significativi, certo qua e là si può notare qualche casa con cucina al primo piano (fig. 37), ma si può ben affermare che le forme con abitazione sovrapposta al rustico, nella penisola sorrentina, contano pochissimi esempi, creati per lo più per speciali esigenze e per occasionali combinazioni. Il tipo di pendio, così come è stato considerato, si può avvicinare in certo modo a quello che il Gambi[4] ha rilevato per la Romagna sotto tale nome, ma a differenza di quello ha scala esterna. L’area della sua diffusione, se si escludono i pochissimi esempi del versante meridionale (fig. 38), si limita alle zone di bassa collina, che corre da Vico Equense alla Punta della Campanella (fig. 36).

Nelle forme ad « abitazione e rustico parzialmente giustapposti » la giustapposizione tra i due elementi principali, stalla e cucina, esiste sempre, e spesso non è della cucina e della stalla soltanto, ma della cucina e di quasi tutti i locali del rustico: essa è parziale, in quanto che le camere da letto sono sempre al primo piano e il fienile in alcuni casi si trova nel sottotetto.

I due tipi, in cui queste sono state suddivise, sono stati suggeriti anche dalla posizione della scala, poiché il tipo agerolese, comprendente le case della vasta plaga di Agerola, presenta quasi solo scale interne, il tipo campano, addossato quasi sempre alla collina, eccetto che per le zone pianeggianti, presenta la scala esterna, spesso sull’inclinazione stessa della collina. Soprattutto lungo la valle e l’agro di Tramonti il tipo campano si presenta simile al tipo agerolese e più semplice rispetto a questo. Intendo riferirmi alle case unitarie di Agerola, che presentano al pianterreno tre locali. Se infatti non si considera la scala interna, si vede che strutturalmente le case di Agerola e quelle di Tramonti sono identiche, presentando al terraneo stalla e cucina e al primo piano le camere da letto. Differiscono per la posizione della scala, che ad Agerola è quasi sempre interna, a Tramonti più spesso esterna, mentre comune è spesso la balconata, costruita sulle testate delle travi di ferro sporgenti dai muri, la quale può essere sostituita anche da un terrazzino su arcate. In ogni caso cambia un poco la forma di certi elementi, ma le funzioni sono sempre le stesse, né poi l’altitudine tra le due contrade è molto diversa.

La varietà con tetti a spioventi di tegole è proprio delle terrazze pianeggianti

del versante settentrionale e del territorio dì Lettere e di Pimonte (fig. 36).

Fig. 36. - Distribuzione dei tipi principali e delle forme caratteristiche.

Fig. 36. – Distribuzione dei tipi principali e delle forme caratteristiche.

Nella classificazione non sono stati presi in considerazione particolari elementi stilistici. Porticati e terrazzini si notano ovunque: essi con i pilastri, su cui poggiano le arcate, non sono solo un mezzo costruttivo e un elemento architettonico che risalgono a molti secoli addietro, ma adempiono anche una funzione statica, derivante dalla loro massiccia robustezza, specie nelle vecchie case (TAV. II, 5). Tali porticati in alcuni paesi (Seiano, Alberi, Positano) sono un elemento architettonico quasi indispensabile, sì che solo qualche rara casa ne è sprovvista (TAV. II, 6), in altri (Vico Equense, Massa Lubrense) si notano in molte case rurali, e in pochi (Tramonti, Agerola, Lettere) diventano caratteristiche solo di un piccolo numero di case.

Le case con torre sono proprio del territorio di Massa Lubrense; le non molto numerose case « a corte » sono più diffuse ad Agerola.

Numerose masserie si trovano lungo le pendici nord-orientali dei Lattari (Mass. Scarlatti, Mass. Olivete, eco.), che solo in parte rientrano nel limite dell’isoipsa di 75 m. e che per essere orientate nella loro economia verso la pianura sono state tralasciate in questo lavoro.

Fig. 37. - Tramonti (Campinola). Casa con cucina al primo piano.

Fig. 37. – Tramonti (Campinola). Casa con cucina al primo piano.

Nella penisola conservano il nome di « masserie » alcune aziende, che non si differenziano affatto dalle altre che non hanno tal nome. Masserie sono comunemente chiamate non più di dieci aziende agricole di Massa Lubrense, due o tre fondi lungo il versante meridionale, un fondo di Moiano (Vico Equense), un fondo di Lettere.

Fig. 38. - Maiori. Tipo di pendio. Uno dei rari esempi del versante meridionale.

Fig. 38. – Maiori. Tipo di pendio. Uno dei rari esempi del versante meridionale.

Fuori di Massa Lubrense sono delle semplici case padronali e si distinguono dalle altre solo per essere meglio fornite di locali e di attrezzi. Tale è la masseria Fontanelle (Lettere) in un fondo di 5,5 ha. per la maggior parte coltivato ad ulivi; tale la masseria di Capo S. Pietro (Positano) in un fondo di 5 ha, coltivato ad ulivi, il cui proprietario è coltivatore diretto e le cui stalle sono in costruzione separata (fig. 39).

Fig. 39 – Positano. Masseria di Capo S. Pietro con stalle separate.

Fig. 39 – Positano. Masseria di Capo S. Pietro con stalle separate.

A Massa Lubrense le masserie, che nelle linee essenziali non differiscono dalle altre aziende, abbastanza estese, presentano molto spesso il palazzo del proprietario e la casa o le case dei coltivatori (Mass. Bozzaotra, Mass. Rempdte). Esse forse avranno avuto nel passato un’economia particolare; ma col volgere degli anni sono andate soggette a graduali trasformazioni, per cui il nome, tramandato di generazione in generazione, è rimasto vuoto del primitivo significato. Del resto anche nella Calabria e nella Basilicata le grandi masserie vanno scomparendo, soprattutto per la lotta al latifondo e alla coltura estensiva.

I tetti presentano, per le loro diverse forme, particolare interesse, e la loro distribuzione entro limiti definiti, per quanto non molto facile, tuttavia può essere tentata con una certa esattezza. Solo in poche aree si notano esclusivamente tetti a volta (Positano, Pogerola) o tetti di scandole (Agerola) o tetti di tegole (Sorrento, Lettere). Grappi di case con tetti a volta, incuneate nelle altre, si hanno un poco ovunque, e a Lettere (San Nicola), e a Vico Equense (Arola, Massa Equana), e a Meta, e a Massa Lubrense (Marciano, Termini); numerosi esempi isolati si notano a Corbara, Tramonti, Scala (Minuto) e per tutto il territorio di Massa Lubrense e di Vico Equense.

In alcune zone, specie nel versante di nord-ovest, i tetti a volta e i tetti piani possono essere forniti del parapetto o della fila di tegole lungo i muri perimetrali e spesso insieme si trovano tetti a volta e tetti di tegole sulla stessa casa e anche questi due tipi con tetti a terrazza piana. Tale commistione di tetti si nota pure a Ravello, a Scala e lungo la collina a sinistra del Rio di Tramonti, esposta a SO. fino a grande altitudine.

In ogni caso il tetto a volta tende ad essere ulteriormente ridotto, sìa perché pochissime sono le nuove costruzioni con tetti a volta, sia perché il tempo viene a mano a mano a intaccare l’impermeabilità di molti tetti, sui quali si costruiscono spesso i tetti di tegole, sia perché molte case vecchie rovinano di tanto in tanto e non sono più sostituite o, per lo meno, i nuovi tetti non hanno più la stessa forma di quelli rovinati.

Il tipo agerolese, fuori del territorio di Agerola, è rappresentato nella parte alta di Furore e di Pimonte e si estende a gran parte di Scala e ad alcuni borghi di Tramonti. Ma ormai a Scala stiamo nel pieno dominio della varietà amalfitana, che prevale in senso assoluto per le pendici più meridionali (Minuto). Qui avviene la commistione di tetti di tegole, di scandole e a volta; qui si verifica che spesso sulle «lamie» a volta vi sono i tetti di scandole. Le due specie di tetti non si escludono dunque in senso assoluto; il tetto a volta ha conteso il dominio al tetto di scandole: a Scala, a Tramonti (TAV. II, 1) si incontrano e si uniscono il tipo agerolese e la varietà amalfitana e sopravvivono, l’uno sacrificando spesso la scala interna, l’altro le arcate e i terrazzini.”


[1]              R. BIASUTTI: Larch. Rust. o. c.
[2]               M. Fasulo: La Penisola di Sorrento, Napoli, 1906, p. 270.
[3]              R. Biasutti: La casa rur. O. c., p. 185-196 (Per le forme parzialmente giustapposte: L. Franciosa: La casa rurale nella Lucania, C. N. R., Com. naz. Georg., s. VIII, Ricerche sulle dimore rurali in Italia, III, Firenze, 1942, pp 141-147).

[4]             L. GAMBI: La casa rurale nella Romagna, C.N.R., Com. naz. Geogr., a. VIII,

            Ricerche sulle dimore rurali in Italia, VI, Firenze, 1950, pp. 88 sgg.

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Una risposta a La casa rurale agerolese come la vide e descrisse il geografo Domenico Ruocco

  1. rtwwqq@gmail.com ha detto:

    Preziosa documentazione culturale, caro Aldo. Grazie! I tetti sono diagnostici e lasciano immaginare che il clima del tempo fosse a violenti acquazzoni.

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