M’hai miso ‘n galea senza vascuotto!

 

In un  altro articolo che trovate in questo blog (L’antica origine del “biscotto” agerolese)  ebbi modo di documentare come già in epoca angioina la nostra zona fosse famosa per la sua produzione di “biscotti”, nel senso originario di “pane due volte cotto”.

Lo si produceva soprattutto per le necessità della marineria civile e militare, che – per i lunghi viaggi – aveva bisogno di imbarcare buone scorte di un pane durevole.

Se queste furono le motivazioni che fin dalle origini della potenza marinara amalfitana, fecero affermare l’uso di  cuocere una seconda volta il pane per renderlo anidro e non soggetto ad ammuffire,  i contadini-montanari di Agerola dovettero ben presto scoprire che quell’uso tornava utile anche a loro, che per mare non andavano. Biscottare il pane, infatti, gli consentiva di diminuire la frequenza della panificazione domestica (fino a quindicinale o mensile), così da liberare tempo per le tante altre attività negli orti, nelle stalle e nei boschi.

 

Ma torniamo all’ importanza delle scorte di biscotto sulle navi che compivano lunghi viaggi. Al proposito desidero mettervi a parte di un aspetto che io ho scoperto di recente, ascoltando su Radio 3 (rete che consiglio vivamente di seguire!) la rilettura di alcune delle novelle del Decameron di Boccaccio. Era  verso fine settembre e quel giorno si leggeva  la Novella V dell’Ottava Giornata. Ebbene, in un dialogo di questa novella, uno dei protagonisti, che insieme ad un suo amico ha subìto una pesante burla, lamentandosene con l’autore dello scherzo gli dice:

 

CI HAI MESSO IN GALEA SENZA BISCOTTO!

 

“Mettere in galea senza biscotto” era un’ espressione metaforica  molto usata nel medioevo e la si usava per dire “mettere nei guai, mettere in seria difficoltà”.

Lo  ricorda persino l’autorevolissimo dizionario dell’Accademia della Crusca, che alla voce “Biscotto” riporta un altro frammento boccacciano (Nov. 76. 16) che recita: E quando tu ci avesti messi in galéa senza biscotto, e tu te ne venisti.

 

Passando dalle cose certe alle fantasticherie, chiudo chiedendomi:  visto che il Boccaccio era stato a lungo a Napoli (qui,nella chiesa di S. Lorenzo, conobbe la sua Fiammetta) e che gli  amalfitani erano numerosissimi al porto di quella città, vuoi vedere che “mettere in galea senza biscotto” lo apprese proprio dalla bocca di un marinaio delle nostre parti?

pane-biscottato

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Una risposta a M’hai miso ‘n galea senza vascuotto!

  1. Pingback: La caponata. Ricette e nuova spiegazione del nome. | da Jerula ad Agerola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...