Michelemmà, il toponimo Isca e l’isola Ferdinandea

Parte dei BrasSix e le soprano Diaspro e Corona

Alcuni componenti dei BrasSix e le soprano Roberta Paola Diaspro e Mila Corona

Ieri sera  (8 dicembre 2013) la chiesa di S.Maria  La Manna era strapiena, mentre presentavamo la conferenza-concerto sulla saga dei Brancati di Agerola nel Seicento Napoletano (vedi articolo).

Mentre ringrazio i tanti intervenuti (anche da Napoli) e ancor di più gli artisti che mi hanno affiancato (tra l’altro sobbarcandosi due mesi di prove!), voglio riprendere una cosa che fu appena sfiorata da Valentino mentre presentava l’ultimo pezzo in programma: la celebre Michelemmà.

E’ uno di quei pezzi che si dicono “di ignoto” o “popolari”, anche se Salvatore di Giacomo  …  fece carte false (ma nel vero senso della parola!) per dimostrare la sua ipotesi che fosse stato il grande Salvator Rosa a scriverla.

Dibattuta è anche l’epoca in cui nacque il pezzo, ma sembra che sia nata tra Seicento e Settecento per poi evolvere –sia come testo che come musica- col passare dei decenni, assumendo infine le forme che oggi conosciamo nella prima metà dell’Ottocento.

Mentre Valentino (al liuto) la provava con Mila Corona (soprano) e Roberta Paola Diaspro (soprano), ci siamo messi a discutere del curioso testo, di cui vi riporto ora le prime strofe:

E’ nata ‘mmiez’ô mare,

Michelemmá, Michelemmá…

E’ nata ‘mmiez’ô mare,

Michelemmá, Michelemmá…

oje na scarola

oje na scarola

Li turche se nce vanno,

Michelemmá, Michelemmá…

Li turche se nce vanno,

Michelemmá, Michelemmá…

a reposare

a reposare

a reposare

a reposare

Chi pe’ la cimma e chi,

Michelemmá, Michelemmá…

Chi pe’ la cimma e chi,

Michelemmá, Michelemmá…

pe’ lo streppone

pe’ lo streppone

pe’ lo streppone

pe’ lo streppone

Biato a chi la vence,

Michelemmá, Michelemmá…

Biato a chi la vence,

Michelemmá, Michelemmá…

a ‘sta figliola

a ‘sta figliola

a ‘sta figliola

In particolare, abbiamo discusso su cosa potesse mai essere (celarsi dietro) quella “scarola” contesa come una bella figliola.

Per farvela breve, vi riporto quella che fu –ed è- la mia ipotesi interpretativa, nell’attesa che Valentino intervenga sul blog con la sua.

Da geologo e da appassionato di toponomastica, dialetto ed etimologia, io propongo di far derivare “scarola” da “iscarella” o “iscarolla” diminutivi del dialettale “isca” = isola (da cui anche Ischia, l’isola partenopea, e tanti  altri microtoponimi dell’Italia meridionale, non esclusa Agerola, dove “isca” è una striscia di terra isolata da due contigui valloni)..

Mi pare molto più logico che il fatto concreto da cui nacque la canzone Michelemmà sia stato la nascita ‘mmiez’ô mare di una isoletta (iscarella o iscarolla) piuttosto che di un cespo di insalata! La ”scarola” sarebbe comparsa dopo, a seguito di una delle variazioni subite dal testo con l’andar del tempo, sostituendosi all’originaria iscarella/iscarolla con un intento scherzoso (e quasi metafisico) che partiva dall’assonanza tra la parola iniziale e quella che a questa veniva sostituita.

L’isoletta in questione sarebbe quella che fu battezzta Ferdinandea  e sulla cui storia potrete trovare molte pagine sul web, anche dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia INGV).

Essa nacque a seguito di eruzioni (prima subacquee e poi subaeree) verso la fine del giugno 1831  nel Canale di Sicilia; più esattamente a circa 16 miglia dalla costa di Sciacca e 30 circa da Pantelleria;, dove esiste da molte migliaia di anni un vulcano sommerso  che si innalza per centinaia di metri dai fondali profondi e che presenta una sommità quasi pianeggiante (salvo conetti vulcanici sovrapposti) che determina un ampia secca (Banco di Graham),  ben nota anche per i grandi giacimenti di corallo rosso che vi furono scoperti nell’800.

Il Canale di Sicilia è stato ed è ancora molto frequentato da naviganti sia siciliani che nord-africani (in antico detti anche saraceni o turchi), normalmente per ragioni di pesca, ma a tratti anche per scorrerie piratesche (“Mamma li Turchi!!). Al che potrebbe voler alludere la canzone quando dice “li turchi se nce vanno a riposare”  (e potrebbe mai alcuno riposarsi su una scarola galleggiante sul mare  ?!).

Riguardo i passi in cui la canzone dice “Biato a chi la vence a ‘sta figliola” (un’altra metamorfosi dell’isoletta, divenuta prima una scarola e poi una bella giovane), mi pare che si possa pensare alle aspre contese che si accesero tra il Re di Napoli (Ferdinando II di Borbone), l’Inghilterra e la Francia circa la nazione che avesse diritto al possesso della neonata isoletta vulcanica. Toccava a chi per primo l’aveva vista (scoperta)? A chi per primo vi aveva posto piede? Oppure alla nazione cui afferiva il tratto di mare che l’aveva ….vomitata?

Ecco che l’isoletta ricevette tanti diversi nomi (Giulia, Nerita, Corrao, Hotham, Graham, Sciacca, Ferdinandea) a lei dati dai vari contendenti.

Tanto baccano dovette scocciare parecchio la neonata isoletta, che verso la fine dell’anno si ritirò dalla scena. Scherzi a parte,  furono in parte l’erosione da parte delle tempeste e in parte un bradisismo discendente a far sparire l’isola, lasciando al suo posto una secca a pochi metri sott’acqua sulla quale i siciliani gettarono un pesante masso con sopra incisa la frase: «Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano»

Come accennavo sopra, i musicologi ritengono che Michelemmà –nella sua più  antica versione-  sia anteriore all’Ottocento. Ma questo non mi sembra far grande ostacolo alla mia ipotesi, dato che  nello stesso luogo dove emerse Ferdinandea nel 1831, altre analoghe isole erano comparse e scomparse nel corso del secolo XVII.

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2 risposte a Michelemmà, il toponimo Isca e l’isola Ferdinandea

  1. luca ha detto:

    il significato vero non potrebbe essere riferito a una ragazza nata su un isola dove i turchi approdavano ? sarebbe la spiegazione piu’ razionale seguendo le parole del testo , anche perche’ l’isola ferdinandea citata era a centinaia di chilometri da napoli ove si presume scritta la canzone. ( allora gli spostamenti non erano semplici ne alla portata di tutti). per la scarola non potrebbe essere chi chi la scritta si riferiscie a un venditore di strada che si innamoro’ della ragazza e che voleva offrire la mercanzia come mezzo di conquista? i turchi a ischia e procida e a napoli nel 500 erano di casa……

  2. Valentino D ha detto:

    Qualche tempo fa Aldo tenne una conferenza sull’epopea seicentesca della famiglia Brancati. Per l’occasione mi chiese di elaborare, in uno dei suoi eclettismi parossistici, il basso continuo di due cantate di Cataldo Amodei, un compositore oggi poco conosciuto, ma figura di primo piano nella Napoli della seconda metà del seicento. Le cantate in questione sono tratte da una raccolta di dodici, conservate nella biblioteca del conservatorio San Pietro a Maiella, dedicate proprio ad uno degli esponenti della famiglia Brancati. Al termine della conferenza, che fu intramezzata con le cantate di Cataldo Amodei, gli amici del Brassix insieme a Mila Corona e Roberta Diaspro eseguirono Michelemmà.
    Capita spesso a me ed Aldo di interrogarci sul significato e l’origine di nomi, toponimi, parole. Ed inevitabilmente anche in quell’occasione cominciammo a ragionare sul titolo della canzone. E dunque provo a fare un resoconto della nostra disquisizione. Chi non conosce Michelemmà: è certamente una delle canzoni napoletane più famose. Ed è anche una canzone un po’ misteriosa, per tanti motivi. Innanzitutto perché non si sa di che periodo sia, anche se è comunemente attribuita al ‘600. Poi anche per il tentativo di attribuzione a Salvator Rosa da parte di Salvatore Di Giacomo, per mezzo di documenti falsificati. Raffaele Di Mauro, nel libro “Passatempi musicali” edito da Guida [1], fa una sintesi di quello che si sa di questa canzone. Fu edita da Guillaume Cottrau nel 1824 come “Canzona di pescatore”. Se ne hanno riferimenti nel ‘700. Le tracce che si ritrovano nella tradizione orale di Campania, Basilicata e Sicilia, in forme tipiche, come canto a cupa-cupa, tammurriata o a mete, sembrano indicare un origine popolare. L’idea avanzata da Di Mauro, ossia che Cottrau abbia trascritto e in parte “rielaborato” la Michelemmà che conosciamo è assolutamente convincente, anche perché nella forma in cui la si conosce non sembra, nella sua struttura melodica e armonica , riferibile al ‘700, e ancor meno al ‘600.
    Ma cosa significa Michelemmà, e a cosa si riferisce la canzone? Tra le diverse interpretazioni del testo, ricordiamo quella di Roberto De Simone che ne dà una interpretazione magico simbolica, per cui Michelemmà sarebbe «un personaggio divino insieme celeste e sotterraneo, in senso di vita e di morte». Corrado Sfogli [2] riconduce invece il testo ad una rappresentazione del gioco dei tarocchi, e le apparenti incongruenze del testo sono interpretabili come la rappresentazione di un mondo alla rovescia. “E’ nata ‘mmiez’ô mare, oje na scarola” farebbe ad esempio riferimento ad una scarola seminata in mezzo al mare (la qual cosa sarebbe ovviamente impossibile). “‘Sta figliola ch’è figlia, oje de notaro” deriverebbe da chesta figliola è figlia de ‘nu taro, ossia da un tarocco. E avanza l’ipotesi che Michelemmà possa essere ricondotta alla carta che raffigura l’Imperatrice, l’arcano numero III, mentre “’Pe’ fá morí ll’amante, a duje a duje’” farebbe riferimento ancora ai tarocchi, in particolare all’arcano numero VI, che rappresenta gli Amanti. Infine “’chi pe’ la cimma e chi pe’ lu streppone, viato chi la vence a ‘ sta figliola’” si riferisce alla fortuna che si ha nel pescare questa carta, dritta o a testa in giù. Gianni Amedeo [3], non senza un po’ di polemica, riafferma la visione di De Simone e vede, nella figura femminile al centro del testo, una rappresentazione trasfigurata della figura di Iside, insomma qualcosa di più antico dei tarocchi. “E ‘mpietto porta na, stella diana” rappresenta la dea il cui abito “era disseminato di stelle scintillanti e in mezzo a esso una luna piena diffondeva la sua vivida luce”. Anche “E’ nata ‘mmiez’ô mare” è una rappresentazione di Iside, “poiché – ce lo mostra Apuleo – la dea sorgeva dalle onde”.
    Ma la scarola di cui si parla nel testo è veramente una scarola? Più probabilmente è un riferimento una giovane ragazza ischitana, una “ischiarola”, come suggerito in [4], ma potrebbe essere anche una originaria “iscarola”, ossia un’isola, che sarebbe a questo punto la stessa Ischia. come proposto tra gli altri da Anna Trombetta e Luca Bianchini [5], Raffaele Bracale [6] e Corrado Visone [7]. Isola, giovane fanciulla o entrambe le cose? L’idea di una giovane fanciulla nata in mezzo al mare, e poi contesa dai turchi non crea nessun problema, basti pensare alle cronache d’epoca sulle incursioni dei saraceni, tra cui quelle di Khayr al-Din Barbarossa, il cui nome veniva reso, storpiandolo, come Ariadeno e quelle di Dragut, che si narra abbia tra rapito, tra i tanti, una giovane fanciulla di Castellammare [8]. Però anche l’idea di una isola nata in mezzo al mare non è del tutto peregrina. Un esempio di isola nata in mezzo al mare è ad esempio l’Isola Ferdinandea che, sorta nel 1831 tra Sciacca e Pantelleria come conseguenza di una eruzione, fu poi dal mare nuovamente sommersa. Corrado Sfogli cita una versione in forma di canto a “fronna” del testo: “….è caduta ‘na stella d’ò cielo e miez’o mare s’è spampanata, ‘a dinto è asciuta ‘na piccerella cu ‘è ricce ‘nfronte e cu ‘e anielle ‘e mmane,..”. Può il testo fare riferimento anche al ricordo di una qualche catastrofe rimasta impressa nella mente della popolazione, ad un fuoco caduto in terra magari legato al “sorgere” di una nuova isola, poi oggetto di una contesa con i “turchi”? In effetti l’ultima eruzione ad Ischia c’è stata nel 1302, allorchè le lave giunsero fino al mare formando Punta Molina [9] e le cronache narrano che l’isola rimase disabitata per diversi anni. In questo senso Ischia potrebbe essere definita un’isola “nuova”, in cui c’è la percezione della genesi del mondo ancora in atto.
    E così in “Chi pe’ la cimma e chi, pe’ lo streppone” potrebbe esserci un riferimento alle incursioni saracene, che flagellavano le coste e le isole dell’italia meridionale, e alle momentanee occupazioni dell’isola. “Viato a chi la vence, a ‘sta figliola” sembra un doppio senso riferibile sia a belle fanciulle rapite che alla ricchezza dell’isola contesa.
    Ma chi è o cosa significa Michelemmà? Le ipotesi non mancano: Corrado Sfogli, riferendosi ad una carta del gioco dei tarocchi, suggerisce che Michelemmà deriverebbe da “mica l’ aje mmà (no)?”, altri suggeriscono un “Michele e’ mammà” o ancora un “Michele e mbà”, .
    Senza escludere nessuna delle ipotesi, se ne potrebbe aggiungere un’altra: Michelemmà potrebbe essere una storpiatura di qualche frase ascoltata dai Saraceni, qualcosa di simile al “E levate ‘a pistuldà” (“Lay that pistol down”) della Tammurriata Nera. In effetti “mich-el-em-mà” fa pensare a dei fonemi arabi, la qual cosa sarebbe coerente con l’importanza che hanno i Turchi nella vicenda narrata dal testo. E allora si potrebbero azzardare delle supposizioni a riguardo, fermo restando che nel far ciò si finisce per lasciare spazio alla fantasia: ad esempio: hammam sono i bagni turchi, e a Damasco ci sono ad esempio quelli di Al-Malik al-Zahir hammam, costruiti nel 985 d.C., e il cui nome ha a che fare con Abd al-Malik ibn Marwān sovrano Mamluk (a proposito, il termine per noi è diventato, ancora una volta per storpiatura, Mammalucco). Togliamo Zahir e ci resta “Malik al hammam” che somiglia un bel po’ a Michelemmà. Forse che “Li turche se nce vanno a reposare” fa riferimento al fatto che i Saraceni, abituati ai bagni turchi, avevano manifestato una qualche forma di interesse per le numerose terme presenti sull’isola d’Ischia?

    [1] Raffaele Di Mauro, Passatempi musicali, Guida editore.
    [2] Corrado Sfogli, Repubblica (9,6,2009)
    [3] Gianni Amedeo, Repubblica (17,6,2009)
    [4] http://www.tarantelluccia.it/michelmma-testo/
    [5] http://www.italianopera.org/Canzone/Napoletana/Michelemma.html
    [6] http://lellobrak.blogspot.it/2009/07/ipotesi-sulla-canzone-michelemma.html
    storia di Ischia
    [7] https://corradovisone.wordpress.com/2013/10/05/michelemma/
    [8] Giuseppe Dascia. Storia dell’Isola d’Ischia, 1867.
    [9] http://vulcan.fis.uniroma3.it/ischia/escursionetext.html

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