Biagio Avitabile: l’agerolese che portò l’Arcadia a Napoli

Questo articolo riguarda un agerolese illustre del passato per la cui riscoperta avevo già pubblicato qualcosa quattro mesi fa circa (vedi articolo dal titolo “Due poesie di inizio Settecento del nostro Biagio Avitabile”). Ora torno torno ad occuparmi di lui per ribadirne con nuove prove la sua nascita agerolese e per dare altre notizie sulla sua vita e opere.

Biagio Avitabile (che talora troviamo citato col cognome doppio Maioli Avitabile, Maioli d’Avitabile o Avitabile Maioli) nacque probabilmente verso il 1670 e fu particolarmente attivo nei primi decenni del Settecento. Dopo la laurea, fu un apprezzato avvocato e giurista del foro napoletano, nonché professore di Teologia e Filosofia (vedi al pagina 529 de “Province napoletane”, 1879) e vivace protagonista dei fermenti culturali dei suoi tempi (si veda, ad esempio, quanto scrive Rinaudo sul numero 82 (1970) della “Rivista storica italiana”, alle pagine 761 e 889).

Parallelamente coltivò con successo le arti letterarie, che lo videro sia come autore di poesie in latino e in volgare, sia scrittore di saggi, commedie e biografie. Ponendosi all’avanguardia dei dibattito stilistico dei suoi tempo, egli fu tra i i primissimi intellettuali napoletani ad aderire all’accademia d’Arcadia (cui dedico più avanti un approfondimento).

Nel 1703 egli fondò la sezione partenopea di quella Accademia, e ne fu a capo per anni (vedi pagina 386 di “Province napoletane”, 1879)

Sebbene lo si trovi spesso citato come “napoletano” (perché in Napoli studiò e svolse gran parte della sua carriera), oppure come “amalfitano” (che se inteso come “del Ducato d’Amalfi” va anche bene), Biagio Avitabile era nativo di Agerola.

Ben sappiamo che il cognome Avitabile è tra i più tipici e diffusi di Agerola, dove è attestato da molti secoli. Di più, nel mio articolo “Sull’origine e significato del cognome Avitabile” ho difeso l’ipotesi che il cognome nacque proprio qui da noi nell’XI-XII secolo a partire da un iniziale “de Butablo”.

Che anche Biagio fosse agerolese lo scrive anche lo storico Matteo Camera, che gli dedica poche righe nelle sue “Memorie storico-diplomatiche sull’antica città e stato di Amalfi” (Salerno, 1881).

Inoltre, a pagina 386 del volume “Province Napoletane” (1879) leggiamo:

Nel 17 di agosto dell’anno 1703

Biagio Maioli de Avitabile, nativo di Agerola,

fondò nella città di Napoli questa Accademia ,

che nel giorno 18 del mese di novembre dello stesso anno inaugurò nella chiesa di Monteoliveto (2)”

Ma le sue origini agerolesi l’Avitabile l’aveva anche espressa in versi all’inizio della sua ecloga “Corion”, che ritroviamo nel volume “Componimenti in lode del nome di Filippo V. monarca delle Spagne recitati dagli Arcadi della Colonia Sebezia il di 2 di Maggio 1706 nel Regal Palagio e pubblicati per ordine di Sua Eccellenza del dottor Biagio Maiola de Avitabile” (1706)

Coridon Ecloga

Coridon Ecloga

Inoltre, il suo legame di sangue con Agerola il dotto Biagio Avitabile volle farlo trasparire anche quando scelse (come era obbligo fare tra gli aderenti all’ Arcadia) il suo pseudonimo: AGERO NONACRIDE.

A proposito di parentele agerolesi, voglio riportare una fonte bibliografica che potrà essere utile nelle ricerche anagrafiche che –auspicabilmente- qualcuno vorrà condurre in paese per capire a quale dei numerosi ceppi Avitabile di Agerola va legato il Biagio in questione.

Si tratta della pagina 52 della Parte Prima dell’opera “Le vite degli Arcadi illustri scritte da diversi autori” curata nel 1708 da Giovanni Mario Crescimbeni, letterato e critico letterario che fu uno dei fondatori dell’Accademia dell’Arcadia, suo primo Custode generale.

Tra gli autori che furono chiamati a scrivere le Vite degli autori arcadici più significativi vi fu anche Biagio Avitabile. La pagina citata appartiene a quelle in cui l’Avitabile traccia la biografia del grande giurista e politico Francesco d’Andrea (napoletano d’origine ravellese). Ricordando le principali cause da lui difese come avvocato, cita anche quella che coinvolse Domenico Brancati insieme al padre e socio in affari Andrea, agerolese figlio di Bartolomeo Brancati, la cui lapide tombale abbiamo nella cappella gentilizia di S. Anna. A tal proposito l’Avitabile scrive:

Domenico Brancati mercatante ricchissimo e sempre memorabile a inostri discendenti, cugino di mio padre e padre di Andrea presente degnissimo Baron d Orsomarso e dell’Abate Marco inquisito nella giunta di Stato (1) in cui avea presidenza il Visitator Casati per il qual patrocinio ebbe cinquemila ducati”.

Il fatto qui appreso che Domenico Brancati era cugino del padre di Biagio Avitabile vuol dire che una sorella di Andrea (ossia una figlia del citato Bartolomeo Brancati) aveva sposato il nonno di Biagio Avitabile. Ciò perché è da scartare l’ipotesi alternativa che fosse una Avitabile la moglie di Andrea Brancati, il quale aveva sposato una Tizzano di Massalubrense.

Rimanendo in tema di nozze e di cognomi, il fatto che il nostro si firmava spesso come Biagio Maioli d’Avitabile mi fa pensare che sua madre portasse il cognome Maioli ; sebbene risulti un po’ strano che Biagio –forse volendo onorare la madre- ponesse Maioli prima e non dopo d’Avitabile. E’ una faccenda tutta ancora da indagare. Intanto posso dire che quella dei Maioli (a quanto o sinora potuto scoprire) fu una nobile famiglia originaria di Faenza e presto trasferitasi a Ravenna, dove il cognome è ancora diffuso (massima concentrazione in Italia). Essa è segnalata anche a Napoli e tra i suoi esponenti illustri abbiamo anche un poeta (Giovann M.i, nato nel 1519) e una poetessa (suor Serafina M., vissuta nel secondo Cinquecento).

L’ACCADEMIA DELL’ARCADIA E IL RUOLO DELL’ AVITABILE NELLA “COLONIA SEBEZIA”

Questa celebre accademia fu un movimento letterario e scuola di pensiero, fondata a Roma nel 1690 da un gruppo iniziale di 14 intellettuali di varie parti d’Italia, capitanati da Gian Vincenzo Gravina e Giovanni Mario Crescimbeni . Quel movimento nacque e si diffuse come reazione a “quelle ampollose metafore, que’ stravolti concetti, e quello smodato lusso di erudizione” che era penetrato nella poesia italiana con il Barocco. Infatti, gli arcadi vollero “romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme”.

L’accademia si chiamò dell’Arcadia perché volle rimettersi sulla scia degli autori classici, riprendendo nella terminologia e nella simbologia la tradizione dei pastori-poeti della regione dell’Arcadia (Peloponneso, Grecia), miticamente vista come un mondo idilliaco dove la natura era così prodiga di risorse da togliere fatica al vivere e così gradevole da ispirare anche gli umili.

Gli aderenti all ’Accademia arcadica si chiamavano Pastori e ognuno assumeva come pseudonimo un nome di ispirazione pastorale greca. L’Avitabile scelse quello di Agero nonacride.

Come protettore, gli arcadici scelsero il Bambino Gesù, in quanto furono dei pastori i primi ad adorarlo.

Come simbolo scelsero invece il cosiddetto “flauto di Pan” (antica divinità della Natura), rappresentato tra rami di alloro e di pino.

La sede principale dell’Arcadia, a Roma, era detta Bosco del Parnaso, mentre le altre sedi che sorsero via via in altre città erano dette Colonie.

La colonia arcadica di Napoli (fondata il 17 agosto 1703) ebbe il nostro Biagio Avitabile tra i fondatori e come primo vice-Custode (così si chiamavano i presidenti delle Colonie). La colonia partenopea fu denominata Sebezia, richiamando il fiume Sebeto che lambiva la città a oriente divagando tra verdi prati e campi irrigabili (le parule, ossia “paludi”, da cui il termine dialettale parlare per “ortolano”). Oggi quel fiume è parecchio inquinato e in gran parte tombato sotto l’area industriale, ma nei tempi greci era il simbolo e nume tutelare della città, comparendo anche sule monete di Neapolis.

Tra crisi ed evoluzioni, l’Accademia d’Arcadia è sopravvissuta fino ai 1925 , quando si è di fatto trasformata in un istituto di studi storici e letterari, col con la dicitura aggiuntiva di Accademia Letteraria Italiana e sede presso la Biblioteca Angelica, in piazza di Sant’Agostino in Roma.

Stemma Arcadia

Stemma Arcadia

Tornando al simbolo o stemma dell’Accademia dell’Arcadia voglio ricordare che il flauto di Pan è chiamato anche “siringa” oppure fistuca. Quest’ultimo nome ricalca molto da vicino quello che aveva il fiume di Agerola (ora detto Penise). Ne ho già parlato nel mio articolo “Penise o Festola? Il nome del fiumicello agerolese”, dove riporto la poesia di Girolamo Fontanella “Il Festola fiumicello d’Agerola”, scritta negli anni trenta del Seicento. Visto il nome che aveva il nostro fiumicello e l’arcadicità del paesaggio agerolese, mi sembra quantomai verosimile immaginare che Biagio Avitabile, orgoglioso come doveva essere della arcaicità della sua terra natia, portò qui ad ispirarsi altri poeti e scrittori; sia della napoletana colonia Sebezia che ospiti di questa provenienti da altre parti d’Italia.

ALCUNE OPERE DI BIAGIO AVITABILE

Premesso che la ricerca delle opere scritte da Biagio (Maioli) Avitabile, magari sotto lo pseudonimo Agero Nonacride, è da considerarsi appena all’ inizio, voglio innanzitutto ricordare –a segno del suo valore – che Giovanni Mario Crescimbeni, il gran poeta e critico letterario che fondò l’Arcadia, aveva grande stima dell’ Avitabile, tanto da definirlo “eruditissimo”.

Venendo alle opere di Biagio Avitabile e chiedendo scusa per il mio citarle senza un rigoroso ordine, cito innanzitutto la sua riedizione critica delle “Riflessioni sopra il buongusto nelle scienze e nelle arti” di Lamino Pritaneo (Venezia 1708), nella cui Presentazione l’ Avitabile rivela tra l’altro che dietro lo pseudonimo Lamino Pritaneo si celava Lodovico Antonio Muratori, bibliotecario del Duca di Modena.

Alessio Narbone nel Tomo X della sua “Istoria della letteratura siciliana” (Palermo, 1859) ricorda Biagio Avitabile come autore di una raccolta dal titoloComponimenti diversi dei Pastori arcadi della colonia Screzia”,

Per dare un saggio dello stile poetico dell’ Avitabile, in particolare quello della piena maturità, nella figura che segue riporto il componimento che si trova a pagina 57 del volume 2 della “Raccolta di rime italiane” (Prault, 1744)

Amor

Amor

A dirci della vastità degli interessi e delle passioni dell’ Avitabile vi è poi la sua raccolta di partiture musicali intitolata “Cantate diverse a voce sola ed arie raccolte dal sig. Biagio de Avitabile in quest’anno 1701”, la quale è attualmente catalogata (lo dico agli appassionati di musica antica) come Scheda n. 4305 nell’ Archivio della cantata italiana, tenuto dalla Società Italiana di Musicologia in collaborazione con l’Università di Roma-Tor Vergata e l’Istituto Italiano per la Storia della Musica.

Tra le opere di saggistica dell’ Avitabile è importante segnalare le sue “Lettere apologetiche teologico-morali, scritte da un dottor napoletano a un letterato veneziano”, scritto nel 1709 in Avignone (l’ Avitabile era un intellettuale con rapporti internazionali) e stampato l’anno dopo a Venezia. Interessante anche la dedica di questo trattato, che è “all’ A. S. d ’Emanuel Maueizio di Lorena, Prindipe d’ Elbeuf e Comandante della Cavalleria del Regno di Napoli”.

“…uscito a Venezia il primo tomo del Giornale de’ Letterati d’Italia ed era stata subito polemica proprio con un accademico rossanese (una delle correnti interne al’Arcadia; n.d.r.) , l’amalfitano Biagio Maioli di Avitabile, filosofo, autore delle Lettere apologetiche-teologico-morali ..”. Chi volesse saperne di più vada alle pagine 431 e 432 degli Atti del convegno “La Serenissima e il regno; nel V centenario dell’Arcadia di Iacopo Sannazaro” (tenutosi tra Bari e Venezia, il 4 – 8 ottobre 2004) curati da Davide Canfora e Angela Caracciolo Aricò e stampati dall’ Editore Cacucci nel 2006.

Lettere apologetiche

Lettere apologetiche

Chi invece volesse leggere integralmente le “Lettere apologetiche…” può trovarle come e-book gratuito Google all’indirizzo http://books.google.it/books?id=qEW7q8RdD0QC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

Mi piace poi ricordare che, nell’ ambito de “Le Vite degli arcadi illustri” curate dal Crescimbeni e uscite a stampa nel 1708, vi è la “ Vita di Francesco d’Andrea napolitano detto Larisco Iaseo, scritta da Biagio Maioli d’ Avitabile amalfitano (3) detto Agero Nonacride, Vicecustode della Colonia Sebezia”.

Per ultima, ma non per importanza, voglio ricordare la tragicommedia “Torgone” che l’Avitabile pubblicò nel 1701 (a Napoli, presso lo stampatore C. Troie) e una cui rarissima copia il dottor Franco Cuomo ha scoperto giacere presso un’università statunitense, facendosene inviare una copia integrale scansita.

Torgone

Torgone

Una analisi critica di questo pastiche di gusto spagnoleggiante la si trova alle pagine 980-982 del Volume 6 della “Storia di Napoli” (1978), In modo ovviamente tragico-comico vi si narrano le perfide trame di Torgone contro il re Oridasse. Il gusto dell’insieme è ancora abbastanza barocco, anche se l’Avitabile vi ha inserito scene in cui Verticiullo –altro protagonista della storia narrata- trova e legge ad alta voce delle poesie che si riallacciano allo stile petrarchesco, come suggeriva il movimento anti-barocco dell’Arcadia.

CONCLUSIONI

Sebbene io abbia qui radunato solo poche e frammentarie notizie circa la vita e le opere di Biagio Avitabile, credo che sia più che abbastanza per farcelo annoverare tra gli agerolesi illustri del passato e per sentirci in dovere di chiedere scusa alla sua anima per averlo praticamente dimenticato.

Rimedieremo presto con una conferenza e delle letture a lui dedicate; per la qual cosa ho già raccolto la disponibilità della dottoressa Tania Longobardi ad individuare, presso la Facoltà di Lettere della Federico II con la quale collabora, chi potrà essere il relatore più qualificato da invitare.

Nel frattempo, qualcuno dovrà svolgere indagini presso gli archivi comunali e parrocchiali di Agerola per raccogliere dati anagrafici e geneaologici su Biagio Avitabile.

NOTE

1 – Di quel processo e della intera vicenda di Andrea Brancatti e successori ho ampiamente trattato nel saggio “I parenti agerolesi del Cardinale Brancati (1623-19..) uscito sul n. 42 della Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.

2 – Corrisponde a quella bellissima e vasta chiesa che oggi è più nota come S. Anna dei Lombardi, sulla quale trovate un articolo in questo blog.

3 –Credo che qui il nostro Biagio si sia voluto dire “amalfitano” un po’ per rifarsi a una città vicina ad Agerola e di questa più nota; un po’ sull’ onda di una usanza dei secoli precedenti che vedeva chiamarsi “amalfitani” gli abitanti di tutto il Ducato di Amalfi (alias “repubblica marinara d’Amalfi). Una capacità di superare il campanilismo che molti devono ancora oggi imparare.

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