Sull’origine e significato del toponimo Reginna (Maiori).

 

Maiori

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Sebbene questo blog sia  -come da testata- dedicato a cose agerolesi, non di rado vi riverso notizie che riguardano un areale un po’ più ampio; anche per tener conto dell’omogeneità di natura, cultura e storia che lega Agerola ai centri circonvicini. Su tale scia, stavolta mi sposto nella parte orientale dell’antico Ducato di Amalfi per trattare della possibile origine dei toponimi Reginna. “MAIORI. Alcuni la vollero fondata nel IX secolo dal longobardo principe Sicario, altri da suo fratello Siconolfo. E’ certo però che dal principio di sua edificazione sorse col nome di Rheginna, e per caratteristica assunse l’epiteto Major onde distinguersi dalla limitrofa città di Minori, detta Rheginna Minor. Difatti entrambe conservarono i primi loro nomi fin sotto la dominazione sveva, ma d’allora in poi rimasero spogliate del vocabolo Rheginna e furon dette semplicemente Maiori e Minori, come da infiniti instrumenti si deduce” (così Matteo Camera a pagina 381 della sua  “Istoria della città e costiera di Amalfi”, edizioni del Fibreno 1836) A queste ancor valide osservazioni del Camera va aggiunto che, se le menzionate città presero a chiamarsi col solo “epiteto” delle denominazioni iniziali, il vocabolo Rheginna rimase e rimane in uso –pur se con qualche metamorfosi- per i piccoli fiumi che dai Monti Lattari scendono nei due abitati e sfociano sulle loro spiagge: Regina Maior quello di Maiori e Reginuolo o Resinuolo quello di Minori.  

Quale può essere l’origine del toponimo Rheginna?   Del tutto fantasiosa appare oggi la spiegazione che avanzò Filippo Cerasuoli nel suo libro “Scrutazioni storiche, archeologiche, topografiche con annotazioni e documenti sulla citta di Majori apologetico-critiche della vetusta celebrita amalfitana deste dal patrio zelo” (Tip. R Migliaccio , 1865). Troppo condizionato dalla sua voglia di riconoscere un’origine antichissima alla sua Maiori, il Cerasuoli proponeva che Reghinna fosse in origine il nome del lucumone osco-etrusco che –a suo avviso- aveva fondato l’insediamento in questione. Secondo me Rheginna fu scelto per una caratteristica del paesaggio fisico del luogo. Ma dovrei dire “dei luoghi”, siccome penso che quella caratteristica (o morfotipo) ricorreva due volte: con dimensione più grande a Maiori e con dimensione ridotta a Minori. Ma di che si trattava esattamente?  Per quel poco che ho indagato nella letteratura toponomastico-linguistica e per raffronto con la geomorfologia dei luoghi, ecco le ipotesi interpretative che emergono:  1 -“Solco vallivo” Reghinna potrebbe avere affinità con la voce medievale Rechona o Regone, che significherebbe “canale scavato nelle valli  per lo scolo delle acque” (G. Alessio  e  M. de Giovanni “ Preistoria e   protostoria linguistica dell’Abruzzo”, 1983, pagina 193), ma che io estenderei a “valle a fianchi scoscesi, forra”. Tra gli idronimi italiani che riferirei a questo filone cito il torrente Ragona, tributario del fiume Era, in Toscana e il torrente Raganello presso Frascineto, in Calabria. Se questa è la strada buona per decifrare il nostro Rheginna, allora si tratterebbe di un idronimo e farebbe riferimento alle valli affiancate entro le quali sorsero –verso la foce- i casali antenati delle moderne Maiori e Minori; valli che sono  una più lunga ed ampia (da cui Rheginna major) e l’altra alquanto più piccola (da cui Rheginna minor).

Cercando l’origine di Rheginna (letto Rheghinna) in tempi parecchio più remoti del Medio Evo, propongo di porre attenzione ai derivati del verbo greco antico  ῥήγνυμι [rhegnϋmi], che sta per  “rompere, spezzare, infrangere”, ma –essendo transitivo- anche per “rompersi, spezzarsi, infrangersi”.  In tal senso le ipotesi possono essere due:  2.a) “Valle che spacca i monti”,   Quella che oggi chiamiamo Reggio Calabria, fu inizialmente una importante colonia magno greca fondata dai Messeni nell’ ottavo secolo a. C.  e denominata Rhegion   (Ρήγιoν, leggi rheghion)Il grande geografo e storico  Stradone (greco del Ponto nato intorno al 64 a. C.),  parlando di Reggio Calabria nel libro VII della sua “Geografia”, dice che “secondo un’ipotesi riportata anche da Eschilo, fu denominata Rhegion per ciò che accadde un tempo a questa terra: la Sicilia si staccò dal continente per opera di terremoti” (1).  Insomma, Rhegion come “città della Spaccatura”, laddove noi oggi diremmo “città dello Stretto” (usurpando quel canale a Messina e senza a stare a sottolinearne l’origine tettonica).  E in Costa d’Amalfi, cosa poteva essere paragonato a una spaccatura? Si può pensare che fossero i solchi vallivi in cui correvano il fiume di Maiori (che sarà Rheginna maior nel Medio Evo) e quello di Minori (che sarà Rheginna minor ).  Notata l’affinità formale e semantica col termine medievale  Regone, devo però far notare che in Costa d’Amalfi il taglio fluviale che –per ripidità dei fianchi- più somiglia a una spaccatura o frattura geologica è il cosiddetto “fiordo” di Furore, che i locali chiamano Schiato o Schiatto, dal greco skiatos che sta appunto per “frattura”.   2.b) “Lido, spiaggia, luogo atto allo sbarco”. Collegata allo stesso verbo greco antico rhegion (stavolta nel senso di “infrangersi”)  vi fu anche il termine ῥήγμίν   [rhegmini] che indicava sia “il frangersi delle onde” che il luogo ove le onde si infrangono, ossia  “lido, spiaggia” (2). Lo si ricava dal  dizionario “Dialetto omerico” di O. Nazzari, stampato da  Loescher a Torino nel 1968. In tale ipotesi, alla base del toponimo Rheginna bisognerebbe vedere non le valli, ma le spiagge di Maiori e Minori. Esse sono effettivamente degli elementi notevoli del paesaggio costiero amalfitano (così ampiamente dominato da tratti a falesia ostili all’ approdo) e perciò atti a divenire punti di riferimento per gli antichi naviganti e prendere nome proprio da quella peculiarità morfologica (presenza di lidi approdabili).

NOTE

1) Stradone accenna poi all’ ipotesi interpretativa dei Sanniti (che avevano mutato il nome Rhegion  in Regium) secondo la quale il toponimo alludeva alla fama illustre di quella città. Ma l’intero brano mi dà l’impressione che l’Autore accennava anche alla seconda (tardiva) spiegazione solo per non scontentare i suoi contemporanei in Italia, che ad essa si erano affezionati.

2)  Il frangivento delle onde avviene quando, avvicinandosi alla riva, trovano un fondale basso e poco inclinato verso il largo, così che la loro base frena per attrito sul fondale, mentre la cresta dell’onda –poco o niente frenata- si ribalta in avanti e cade fragorosamente.  Fondali siffatti si associano tipicamente con le coste marcate da depositi di spiaggia (lidi), mentre le coste a falesia registrano per lo più riflessioni all’indietro delle onde che vi battono.    

Per chiudere, voglio segnalare due casi italiani di toponomastica costiera che mi sembrano interessanti. Il primo è quello del rivo della Rena in Cilento (che sfocia nella baia omonima del comune di Montecorice).  Esso dimostra come un fiume possa prendere nome dalla spiaggia sulla quale termina.

L’altro è quello di Reina Maiore sita nel comune di Aglientu, poco a ovest di Santa Teresa di Gallura, in Sardegna. Fu mentre facevo il bagno in questa baia, l’estate scorsa, che cominciai ad arrovellarmi sull’etimologia di Maiori e di Rehginna Maior, per gli intuibili motivi di assonanza. Da quanto ho appena scritto, esponendo l’ipotesi 2b, vi potrebbe essere qualcosa in più della semplice assonanza: la ovvia equivalenza Maiore=Maiori e poi Rena che  sta qui per lido sabbioso e anche rehginna potrebbe aver indicato inizialmente la spiaggia di Maiori.

 

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