Frammenti dell’Agerola (Gerula) romana. Quando le botti erano di creta.

Molti agerolesi conoscono l’importante opera dello storico Matteo Camera “Memorie storico-diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi” (Salerno, 1881, ma ristampata una ventina d’anni fa dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana) e il ricco capitolo che su Agerola che essa contiene nel volume II.

Ma temo che pochi abbiano notato che l’Autore parla di Agerola già dalla prima pagina del primo volume, laddove vuol narrare dei primi abitanti della Costa d’Amalfi e deve per questo citare innanzitutto i ritrovamenti archeologici che fortuitamente si ebbero ad Agerola ai suoi tempi.

“Ad onta che tutto questo ampio litorale rimanesse muto e deserto ai tempi di Strabone , tuttavolta alcune anticaglie testè scoperte in Agerola e in Tramonti, ci fanno credere asseverantemente che nei secoli remoti, quivi abbiano esistite delle borgate o ville, sconosciute all’antica geografia. Di fatti, nel casale Ponte di Agerola, e propriamente al podere silvano denominato Patre-gianni, non ha guari, scavandosi il terreno a grande profondità per diradicarlo vi si scoprono taluni ruderi di fabbriche di epoca Romana e fra esse si rinvennero delle solite lucerne, patere, scodelle, e vasi fittili rossastri nonché dei mattoni bislunghi di terra cotta con l’epigrafe (bollo ndr) EGNATI. OV. F. (vedi nota 1)  la mano ignorante del villico stimando di niun conto quegli oggetti mandolli quasi tutti in pezzi! solamente potemmo a stento ottenere pochi frammenti che eran rimasti sperperati sul luogo soggiungiamo che nello stesso scavo si rinvenne altresì un orcio o ziro (dolio ndr) di smisurata grandezza intatto ed in perfetto stato di conservazione  (probabilmente addetto per serbatoio di acqua o vino il quale tuttavia ivi esiste ed ha al collo la cifra DIOCENII AR. (in nota specifica forse artificis) siffata congerie di vasi  fittili, scodelle patere e mattoni di terra cotta accumulati e sotterrati in uno stesso luogo ci fanno congetturare  che in età remota essi siansi appartenuti a qualche fabbricante o venditore di vassellami . Venghiamo poi assicurati dagli indigeni agerolani che in  varii poderi dell’esteso lor agro, altre volte nel diradicare e scavare il terreno a una grande profondità vi si scoprirono degli abituri, cunicoli  e strade che poscia vennero nuovamente ricolmati del medesimo terreno ”

Tra le altre segnalazioni archeologiche che il Camera fornisce per Agerola, a pagina 615 del volume II  abbiamo:

“Quivi nel secolo passato, nel sito orientale detto la Radicosa furonvi scoperte delle monete di bronzo appartenenti ai primi Cesari di Roma. Fabbriche e parecchie di anticaglie furon pure ivi rinvenute in altre diverse località. In un podere posto altra volta ivi a coltura, fu scavato a grande profondità un cortile di antica abitazione con vasi di creta dell’altezza di circa metri 2 ½ non che otto ziri (dolii) ben grandiosi  di bella forma e consimili a quelli trovati a Ercolano”

 

Il ritrovamento di Radicosa, che credo si ubicasse nella parte più bassa e meno pendente della località, si riferisce certamente a una fattoria o v”illa ru tica”  che aveva come sua attività principale quella della produzione di vino per scopi commerciali.

Quali sussidi all’immaginazione dei lettori, allego al proposito alcune immagini di ritrovamenti simili.

ZIRI 2 ZIRI 1

Terzigno. Scavo di Cava Ranieri.  Nel vano a destra del cortile coi dolii si nota il torchio per le vinaccie (turcularum; poi detto palmento) Dall’articolo di C. Cicirelli “La Casa 6 di Terzino” in : Casali di ieri, casali di oggi” , MIBAC, Soprintendenza di Pompei. 2000.

Terzigno. Scavo di Cava Ranieri.
Nel vano a destra del cortile coi dolii si nota il torchio per le vinaccie (turcularum; poi detto palmento) Dall’articolo di C. Cicirelli “La Casa 6 di Terzino” in : Casali di ieri, casali di oggi” , MIBAC, Soprintendenza di Pompei. 2000.

NOTE

1 –Una tegola romana con tale marchio di fabbrica (bollo) è tra quelle esposte nel nostro Museo Civico “Casa della corte”.

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Una risposta a Frammenti dell’Agerola (Gerula) romana. Quando le botti erano di creta.

  1. Riccardo Mannini ha detto:

    Mi auguro possa essere intrapreso quanto prima uno studio finalizzato a riportare in luce le tracce di storia sepolte…

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