‘O fureco ‘a vorpa e ‘0 Furore. Due toponimi amalfitani correlati?

La gola del Furlo

La gola di Fuorore (in dialetto: do Furore)

La gola di Fuorore (in dialetto: do Furore)

Questo mio breve articolo muove dal un micro-toponimo del casale di Campora (Agerola) che a voce suona ‘O fureco ‘a vorpa” (con vocale finale sorda) che si trova trascritto in vari modi nelle carte notarili antiche e nel Catasto Provvisorio di inizio Ottocento; segno delle difficoltà che i notabili hanno avuto a decifrare e trascrivere quanto udivano dai nostri contadini.

In effetti non ci vuol molto a capire che ‘O sta per “Lo” (sostituto dialettale di “il”), che ‘a sta per dà (forma contratta di “della” e che vorpa sta per “volpe”.

Ma cos’è invece un fureco? E’ un termine dialettale antico ancora parecchio usato ad Agerola e sta per “foro, buco”, ma anche “tana” come in questo caso. Dunque il toponimo in questione significa “La tana della volpe”

Il dialettale fureco viene direttamente dal latino forulus “(piccolo foro”) passato prima per furulus, poi per furulo e infine -con corruzione in c della l e caduta della s finale, fureco.

Passando ora al toponimo Furore devo dire che non mi ha mai convinto troppo quella spiegazione corrente che lo vorrebbe nato dal furore delle onde di tempesta tra le pareti di quella ria (impropriamente detta fiordo) dov’è l’antico borgo della Marina di Furore. Dopo tutto la Costa d’Amalfi è piena di falesie a picco, calette e grotte costiere dove le onde di tempesta fanno sfoggio di potenza e -se così si vuol intendere- di rabbia, furore. E poi mi sembra improbabile che i nostri concretissimi antenati medievali facessero ricorso a una si poetica metafora per battezzare quella marina e il casale che stava nascendovi intorno.

Che cosa proporre, allora, come significato ed etimo alternativi?!

Una pista che ho sempre considerato utile e promettente è quella che nota la somiglianza col toponimo marchigiano Furlo, che – guarda caso- si riferisce anch’esso a una stretta gola torrentizia (Gola del Furlo, scavata dal fiume Metauro trasversalmente a un grossa ruga calcarea dell’Appennino).

Tutti riconoscono che Furlo deriva dal già visto sostantivo latino furulus , ma i più credono che si riferisca a una galleria di epoca romana con la quale la Flaminia riuscì a superare un tratto particolarmente angusto di quella gola.

Io qui ipotizzo, invece, che furulus (poi Furlo) fu creato con riferimento alla gola in sè: così piccola, stretta, in rapporto alla imponente dorsale montuosa da sembrare un piccolo foro.

Perché non pensare che anche il nostro Furore (in dialetto ‘O Furore con l’articolo maschile proprio come Il Furlo) nacque con riferimento alla gola davvero stretta come un buco e sicura “tana” in cui riparare in caso di tempesta?

Magari fu solo un notaio o scriba del ducato d’Amalfi che, per quella smania di ripulire e nobilitare i nomi detti in volgare, decise un giorno di scrivere Furore (o Marina Furoris) invece del Furulus o Furulo che si tramandava a voce.

 

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