M’hai miso ‘n galea senza vascuotto!

NOTE PER LA SAGRA DELLA CAPONATA (stasera a Campora di Agerola).

Dato che stasera si tiene a Campora la tradizionale Sagra della Caponata (inserita nel quadro dei festeggiamenti religiosi e civili in onore di Maria SS delle Grazie), ho creduto utile riproporre ai lettori del blog http://www.agerola.wordpress.com tre articoli in qualche modo in tema, cioè legati al saporoso e digeribilissimo pane rustico biscottato che fa da base alla caponata in versione agerolese.
Alle antichissime origine medievali del nostro biscotto è dedicato il primo articolo.
Il secondo articolo parla di un detto millenario delle nostre parti che qualcuno ancora usa a Napoli, dove mi piace credere che fu portato da marinai “amalfitani” (nel senso di “del Ducato d’Amalfi”, quindi anche agerolesi) e che lì fu appreso dal grande Boccaccio.
Il più tipico pan biscotto agerolese era ricco di segale (o Jurmano) e di crusca, dal che la scelta di riproporre il terzo articolo.

da Jerula ad Agerola

 

In un  altro articolo che trovate in questo blog (L’antica origine del “biscotto” agerolese)  ebbi modo di documentare come già in epoca angioina la nostra zona fosse famosa per la sua produzione di “biscotti”, nel senso originario di “pane due volte cotto”.

Lo si produceva soprattutto per le necessità della marineria civile e militare, che – per i lunghi viaggi – aveva bisogno di imbarcare buone scorte di un pane durevole.

Se queste furono le motivazioni che fin dalle origini della potenza marinara amalfitana, fecero affermare l’uso di  cuocere una seconda volta il pane per renderlo anidro e non soggetto ad ammuffire,  i contadini-montanari di Agerola dovettero ben presto scoprire che quell’uso tornava utile anche a loro, che per mare non andavano. Biscottare il pane, infatti, gli consentiva di diminuire la frequenza della panificazione domestica (fino a quindicinale o mensile), così da liberare tempo per le tante…

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