I toponimi di Pogerola e dintorni

Lo scorso 10 agosto, invitato dal parroco, don Andrea Apicella e dalla professoressa Rita di Lieto, ho tenuto a Pogerola una breve conferenza dedicata alla toponomastica della zona.

Mentre ringrazio ancora gli organizzatori per avermi invitato e i tanti cittadini che sono venuti ad ascoltarmi (dimostrando un encomiabile attaccamento alla propria storia), ripropongo qui di seguito – in modo sintetico – ciò che dissi in quella sede.

•                           Dopo una Premessa volta a ricordare (a) perché è utile studiare i toponimi di antica origine e (b) come si tenta di risalire alle forme e ai significati originari dei toponimi quando questi si presentino “corrotti dal tempo”, ho trattato velocemente i toponimi della zona che risultano ben intelligibili (ossia di senso subito chiaro) e quelli il cui significato è facile da ricavare. In questa serie abbiamo: Torre di Pogerola, Monte Falconcello, Colle Sproviero (ossia Sparviero), Acqua dell’Orto (sorgente le cui acque furono canalizzate verso dei coltivi a valle), Paradiso (termine che nel Medio Evo fu usato per indicare giardini-frutteto), Ortello (zona attestata come Ortellum in documenti medievali), Riulo (diminutivo dal latino rivus = rio, ruscello), Mustaculo (dall’antica famiglia dei Mustaciulus che possedeva l’area), Tavernata (zona con taverne lungo l’antica Via Stabiana, forse connesse al monastero dei SS. Benedetto e Scolastica), Monte Molegnano (dal cognome degli antichi proprietari).

Passando ai toponimi di cui è meno facile ricavare la forma e il senso che ebbero all’inizio, vediamo innanzitutto il nome del capoluogo cui appartiene il casale di Pogerola, ossia

AMALFI (Amalfia o Malfia nel Medio Evo)

Visto che Amalfi sorse al fondo di una profonda gola fluviale a fianchi ripidi, il suo nome può farsi derivare dal tema mediterraneo  (pre latino) MALP / MALF , che sta per “voragine, brusca depressione”. Analoga origine hanno, in Italia, i nomi Melfi (nota e antica città della Lucania, presso la  forra dell’Arcidiaconata), Molfetta (già Melficta), sorta vicino a una voragine carsica), Malfa nell’isola di Salina, il paese di Melfa (provincia di Frosinone),  situato presso la ripida gola del Fiume Melfa e, infine, presso Capo Palinuro, i ruderi del villaggio longobardo di Molpa, che prese nome dalla vicina gola in cui scorre il tratto finale del fiume Lambro.

Per Amalfi, la A iniziale deve – a mio avviso – interpretarsi come articolo o preposizione che presto finì agglutinato al nome (fenomeno linguistico che, credo, si ebbe anche per Agerola e, forse, anche per Strani).

GREVONE (oggi più nota come Valle delle Ferriere) viene anch’esso da un tema pre-latino: Grava (“burrone, voragine, dolina”) che ha influenzato anche il greco grába, il germanico graben e il francese ravin. Tra i casi simili che abbiamo in Italia ricordo i toponimi Gravina di Puglia, Grava di Monte Vesole (voragine carsica del Cilento interno). Il Dizionario etimologico della lingua italiana (Zanichelli, 1979-1988) riporta “gravina” come nome comune di “lungo e tortuoso crepaccio, frequente in terreni calcarei”

VOCITO (Vallone che separa Pogerola da Agerola e Lone da Vettica; stretto e ripido nella sua parte bassa, ma molto svasato e ben praticabile nella parte alta, ove credo che nacque il nome). Probabilmente deriva dal latino bucētum col senso di “area di pascolo bovino”. Cfr. Bùcine, comune della provincia di Arezzo.

GAUDIO (piccolo altipiano inclinato che sovrasta – bordato da pareti rocciose – la parte iccidentale di Pogerola). Giuseppe Gargano ha scritto che “quel sito potrebbe derivare la sua denominazione dal cognome di una famiglia di origine longobarda presente a Pogerola nel XII secolo, la de Gaudio o de Gavino”. La mia ipotesi è che sia corruzione di GALDO o GUALDO, che derivano dal longobardo wald (“bosco, zona boscosa”) . Tra i casi similmente interpretati cito: Pian del Gaudo (M.ti Picentini), Gualdo Tadino (Umbria) e S. Bartolomeo in    Galdo (Bn). Ma Gaudio potrebbe essere anche corruzione di gàvito (dialettale per “alto, sito elevato”).

In ogni caso, circa il personale (poi cognome) Gaudio (de Gaudio), non può darsi per scontato che fu esso a derivare dal toponimo e non, invece, il contrario (ammesso e non concesso che un legame tra loro debba esistere).

RAITO. Il suffisso –ito (di tanti toponimi campani) era, in latino- –etum ed è tipico dei fitotoponimi; ossia dei toponimi legati a formazioni vegetali. Ad esempio, abbiamo Faggetum > faito (bosco di faggi), Cerretum > Cerreto (bosco di cerri), Castanietum > castagneto, (Pontichetum) > Pontechito (bosco di castagno amaro).

Raito deriva dalla liana spinosa che in dialetto locale chiamiamo rai e che ha per nome scientifico Smilax aspera; nota anche come Stracciabraghe.

Smilax Aspera (Stracciabraghe)

Smilax Aspera (Stracciabraghe)

VALLONE CIECO. Come ha segnalato G. Gargano, nel Medio Evo questa incisione torrentizia era detta Rececum o Recezo . Riconoscendovi forse il verbo caedo, caedere (“tagliare”), l’Autore propone il significato di “spaccatura”; il che trova effettivamente appoggio geografico nel fatto che quel solco torrentizio è –nel tratto finale- davvero stretto e a fianchi verticali, quasi l’avesse tagliato una gigantesca sega. Tuttavia, mi sembra che in quei Rececum e Recedo si possa più semplicemente riconoscere il sostantivo receptus (“rifugio, ricovero”), adottato quale nome del luogo per la funzione di ricovero litorale che poteva svolgere quella foce così profondamente incassata tra le rocce della falesia alla periferia ovest di Amalfi.

POGEROLA. L’odierno casale di Pogerola nacque come un castrum che doveva assicurare protezione militare al fianco occidentale della vallata (la Malfa) nella quale giaceva Amalfi. Le fonti medievali (fin dal X secolo) attestano le denominazioni Pigellula e Pugellula. Secondo G. Gargano (in “Pogerola nel Medioevo”) deriva da pigella,: “piatto tondo di terracotta utilizzato per infornare il pane”. Ma, in realtà, quei piatti refrattari erano detti Tigelle (con T iniziale); termine che ora indica certe focacce tradizionali dell’area mantovana. A parte la difficoltà consonantica (T > P?), vedo difficile lo spiegare perché mai il Castrum Pigellule doveva prender nome da un piatto; non avendo nulla di pianeggiante l’area e non essendo zona di produzione ceramica.

Una mia ipotesi alternativa, che tiene conto anche della morfologia del luogo, prevede la nascita del termine a partire dal latino medievale Plagella, che fu spesso usato –invece di plagula – come diminutivo di plagia. Quest’ultimo stava sia per “spiaggia” che per “pendio dolce adatto all’insediamento” (AA.VV. Dizionario toponomastico Italiano, UTET , p. 579) e da esso sono nati i tanti Piagge e simili dell’Italia centro-meridionale.

La trafila etimologica potrebbe essere stata del tipo: Plagellula > Pligellula > Pigellula >… > Pogerola.

Per cui Pogerola avrebbe preso il nome dal fatto che la zona si caratterizza per la presenza di pendii relativamente dolci a mezza-costa del ripido versante che incombe su Amalfi dai suoi monti occidentali.

Nell’ipotesi etimologica che ho appena presentato, vi è in effetti il problema della mancata evoluzione di Pl* in Chi* (come ad es: Plano/Plana à Chiana) tipica dell’area del Napoletano. Ma qui devo lasciare la parola agli esperti di filologia romanza; non prima – però- di ricordare che nell’area dell’ex Ducato di Amalfi abbiamo anche un Planellum diventato poi Pianillo (almeno nelle forme scritte) e poi Praia e Paiano (ex Plagianum) che pure non son diventate Chiaia e Chiamano come in casi analoghi intorno a Napoli.

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