Le proprietà del Monastero di S. Teresa in Campora a metà Settecento

Il monastero di Santa Teresa in una cartolina di inizio Novecento

Il monastero di Santa Teresa in una cartolina di inizio Novecento

Nel 1741, a seguito della Prammatica “De Catastis” emanata dal re Carlo di Borbone, il Regno delle Due Sicilie si avviò verso una delle più avanzate riforme fiscali dell’epoca. Per mettere in pratica la Prammatica ci vollero parecchi anni, ma alla fine si pervenne a un capillare censimento dei beni e delle rendite che permise una ripartizione del peso fiscale in proporzione a ciò che ciascuno possedeva  e guadagnava. In precedenza, invece,  le imposte dirette gravavano in modo uniforme su tutti (un tot a “fuoco” ossia famiglia), con ovvio vantaggio dei ricchi possidenti rispetto ai tanti di modesta condizione economica.

Quel catasto fu detto onciario perché i valori tassati venivano valutati in Once: una moneta resa effettiva dallo stesso re Carlo (prima era solo una unità di peso, pari a un dodicesimo di libra). Un’oncia d’oro napoletana valeva 6 Ducati (= 60 carlini = 600 grana = 7200 cavalli).

Un’altra precisazione che trovo utile aggiungere è che quel primo Catasto di epoca borbonica differiva sostanzialmente dai catasti moderni per non essere corredato di mappe. Delle proprietà immobiliari si forniva solo verbalmente l’ubicazione (località e confinanti) e non ne veniva nemmeno specificata l’estensione areale, passando direttamente a indicarne la rendita in carlini per anno (“annui carlini”). Seguiva la dizione “sono once X” per dire quale era il capitale (valore delle proprietà e negozii) determinanti la rendita stessa. Il rapporto tra capitale e rendita era di 3 carlini per ogni oncia, ossia  5%.

 

Passando dal generale al particolare, voglio qui presentare l’elenco delle proprietà e delle rendite di cui godeva lo scomparso monastero femminile di S. Teresa in Campora di Agerola, chiuso e, ahimé, abbattuto negli anni trenta del secolo scorso. Esso era stato inaugurato in embrione nell’anno 1693, ma era ancora in fase di ampliamento quando furono compilate le pagine dedicate ad Agerola del Catasto Onciario (1756), per cui è detto “erigendo”. Sorgeva ove è ora il Palazzetto dello Sport e sul luogo si è posta –l’anno scorso- una lapide commemorativa con a fianco un pannello (alla cui preparazione fui lieto di collaborare) con notizie storiche e immagini riguardanti lo scomparso edificio (1).

 

Dal Catasto Onciario di Agerola (conservato presso l’Archivio di Stato di Napoi) risulta che “Il Monastero delle Monache erigendo in questa città possiede” (possedeva) quanto segue:

1) terreno al luogo Lama confinante con Nicola Imperato

e via pubblica, stimata (la rendita) per annui carlini 26;

2) castagneto al luogo Lama confinante con la via pubblica e d. Fabrizio Russo, stimato (la rendita) per annui carlini 8;

3) selva al luogo Cambio (?) confinante con Lorenzo Gentile e Michelangelo d’Acampora, stimata (la rendita) per annui carlini 7 e mezzo;

4) selva nel luogo Arco confinante con d. Matteo Avitabile e Matteo Villano, stimata (la rendita) per annui carlini 20;

5) altra selva nel luogo Arco (?) confinante con Giovanni di Fusco e Giovanni d’Acampora, stimata (la rendita)  per annui carlini 7 e mezzo;

6) castagneto al luogo Comiturzi confinante con  Francesco e Matteo di Florio, stimata (la rendita) per annui carlini 3;

7) castagneto al luogo Ponte confinante con d. Giobatta Cuomo e Carlo di Stefano, stimata (la rendita) per annui carlini 15;

8) selva e castagneto nel luogo Vertina confinante con Crescenzo Colavolpe e fiume, stimata  (la rendita) per annui carlini 42;

9) castagneto al luogo l’Imperati confinante con Paolo Criscuolo e lama, stimata (la rendita) per annui carlini 11;

10) selva al luogo l’Aminola  confinante con Raffaele Cavaliero e Domenico de Martini, stimata  (la rendita) per anni carlini 5;

11) castagneto al luogo Morrone confinante con d. Francesco Naclerio e Michele di Rosa, stimata (la rendita) per annui carlini 17;

12) selva e castagneto nel luogo Meglino confinante con Giovanni e Serafino di Fusco, stimata (la rendita) per annui carlini 7;

13) castagneto al luogo Fiori confinante con lama e via pubblica stimata (la rendita) per annui carlini 12;

14) castagneto al luogo La Scippata confinante con Raffaele e Pietro Cavaliere, stimata (la rendita) per annui carlini 7 e  mezzo;

15) terreno fruttifero nel luogo di Capemilo (?) confinante con Francesco Villano e via  pubblica, stimata (la rendita) per annui carlini 25;

16) selva e bosco nel luogo di Piana confinante con Francesco Cavaliere ed il … (Capitolo?) d’ Amalfi, stabilita  (la rendita) per annui ducati 10 e grana 25;

17) selva nel luogo di Pietra Piana confinante con Michele Ferraro, stimata  (la rendita) per annui carlini 25;

18) selva e bosco al luogo Cardito confinante con Angelo Cavaliero e Biagio Cuomo, stimata  (la rendita) per annui carlini 32 e mezzo;

19) castagneto al luogo Carbonara confinante con Gennaro Coccia e il beneficiato di S. Caterina d’Amalfi, stimata  (la rendita) per anni carlini 8;

20) selva al luogo Carbonara confinante con Francesco Cuomo e Crescenzo Colavolpe, stimata (la rendita) per annui carlini 12 e mezzo;

21) castagneto nel luogo Carbonara confinante con Giovanni d’Apuzzo e Luca Buonocore, stimata (la rendita) per annui carlini 21;

22) terreno a frutteto nel luogo Casa Coccia confinante con Nicola Lauritano e via, stimata la rendita per anni ducati 7 e mezzo;

23) pezzo d’orto fruttato nel luogo ,,,,,,,,, (?)  confinante con Benedetto Coccia e Andrea Avitabile, stimata (la rendita) per annui carlini 36;

24) selva Sopra il Luogo confinante con la cappella di S. Antonio Abate e Felice  D’Acampora, stimata  (la rendita) per annui carlini 15;

25)  pezzo di  castagneto al luogo Ricciolo confinante con Giuseppe Coccia e la cappella di S. Maria a Miano, stimata  (la rendita) per annui carlini 15;

26) pezzo di castagneto al luogo Due  Monti confinante con Francesco Coccia e Cristoforo Anastasio stimato  (la rendita) per annui carlini 4.

Segue la voce “Annue entrate” sotto la quale si registra che il Monastero esige annualmente quanto segue:

  1. A) esige annui ducati 30 per un capitale di ducati 600 da d. Giuseppe Brancati;
  2. B) più annui ducati 25 per un capitale di ducati 500 da detto d. Giuseppe;

 

Riguardo le Annue Entrate A e B, credo che si riferiscano a due prestiti fatti dal monastero a don Giuseppe Brancati, che dev’essere il nipote di quel don Matteo Brancati che -lasciando apposite disposizioni e rendite nel suo testamento- aveva portato i sui figli a fondare il monastero di S. Teresa.  Probabilmente quelle cifre vennero affidate a don Giuseppe perchè le investisse e le facesse fruttare, garantendo alle monache una resa annua del 5%.

Tirando le somme, la scheda catastale del monastero di S. Teresa si chiude con la dicitura: “sono in tutto once 365, 25”. Dunque, il Monastero aveva un patrimonio che ammontava complessivamente a 2.191,50 ducati (escluso il valore dell’edificio e sue pertinenze). Onde permettere al lettore di farsi un’idea più concreta di quanto valesse quel patrimonio dirò –traendolo ancora una volta dal catasto conciario- che l’affitto di una casa costava tra 1,4 e 3 ducati annui e che il guadagno annuo di un filatore di seta era stimato in 12 once (72 ducati).

 

 

I TOPONIMI CITATI

 

Come l’intero catasto conciario, la scheda relativa al Monastero è interessante anche per i toponimi che vi sono citati come sedi delle 26 proprietà terriere del monastero stesso.

Lama, Arco, Ponte, Vertina, Cardito, Pietra Piana, Carbonara, Ricciolo e Imperati sono ancora in uso e di ubicazione ben nota.

Per i meno noti Marrone e Fiori è il caso di ricordare che si ubicano rispettivamente nella zona de Li Galli e a valle dell’Istituto Alberghiero. Meglino equivale al medievale Milline, che si trova tra S. Croce e Carbone sul fianco ovest del Colle Sughero. Casa Coccia del ‘700 è luogo diverso da ciò che ora definiamo come Case Coccia (luogo a monte di Ricciolo che all’epoca si chiamava Capone, come ancora alcuni ricordano); la Casa dei Coccia più antica si trovava nel casale di S. Lazzaro, grossomodo a valle dell’Albergo Risorgimento).

Invece, non saprei (e lo chiedo al lettore che lo sapesse) dove si ubicano i luoghi detti  Camulo, Comiturzi, Aminola (che potrebbe essere stato mal decifrato), La Scippata, Capemilo (?) , Piana (se non è il Piano di Bomerano) e Due Monti.

“Sopra il Luogo” potrebbe essere la forma originaria di ciò che è poi diventato “Locoli”, nome di una zona a monte di Pianillo centro (adiacente a I Sarriani).  Infine, il toponimo Comiturzi  lo ritengo certamente derivato dal nome della famiglia dei Comite Urso/Orso, la quale espresse anche dei Dogi della Repubblica d’Amalfi e che dovette essere proprietaria del luogo in questione.

 

 

NOTE

1 – Altre informazioni sul monastero e sulla famiglia che lo fondò (i Brancati) possono leggersi nel saggio dal titolo “I parenti agerolesi del cardinale Lorenzo Brancati (1612-1693)”  che ho pubblicato nel 2012 sul numero 43/44 della Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana; nonché in altri articoli di questo blog che ho dedicato alle pergamene medievali che il Monastero si trovò ad ospitare, alla famiglia Brancati  e alla loro cappella di S. Anna.

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Una risposta a Le proprietà del Monastero di S. Teresa in Campora a metà Settecento

  1. Andrea Florio ha detto:

    Solo per segnalarti una reminiscenza che potrebbe tornarti utile: nella mia infanzia i miei familiari solitamente dicevano ‘NCOPP ‘o LUOGO per indicare una nostra proprietà che si trovava a Bomerano. Vagamente potrei indicare la localizzazione con una zona di terreno a margine del bosco che si trova a valle del Rabbit e arriva fin quasi alla parte bassa dei Villani.

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