Navigando sotto i nostri monti al tempo delle mitiche Sirene.

Tra quelle pervenuteci, la più antica menzione scritta delle nostre montagne e del promontorio nel Tirreno che essi determinano slanciandosi vero Capri, credo che sia quella che si trova nel passo di Ps. Aristotele “De  mirabilibs  auscultationibus 103” (1),

Dicono che le isole Sirenoussai si trovino in Italia, nel tratto di mare che fronteggia il promontorio elevato che separa due golfi: quello in cui si trova Cuma e  quello che comprende la città di Poseidonia.  Qui si trova anche un tempio delle Seirene, le quali sono veneratissime  dalle popolazioni locali con riti sacri solenni. Ne ricordano anche i nomi, chiamandole Partenope, Leucosia e Ligeia” (2).

Il celebre episodio omerico di Odisseo (Ulisse) che resiste al canto delle Sirenelegato all’albero della sua nave. Il disegno ricalca la scena dipinta su un vaso del V secolo a.C. proveniente da Vulci e conservato al British Museum di Londra. Una delle Sirene, sconfitta, si sta già precipitando in mare. La nave sta passando tra uno scoglio e una falesia, in uno scenario che ricorda molto quello della costa sud dei M. Lattari.

Il celebre episodio omerico di Odisseo (Ulisse) che resiste al canto delle Sirenelegato all’albero della sua nave. Il disegno ricalca la scena dipinta su un vaso del V secolo a.C. proveniente da Vulci e conservato al British Museum di Londra. Una delle Sirene, sconfitta, si sta già precipitando in mare. La nave sta passando tra uno scoglio e una falesia, in uno scenario che ricorda molto quello della costa sud dei M. Lattari.

Passando dal IV al III secolo a. C., abbiamo poi l’analoga descrizione lasciataci dal grande Eratostene (3) nel suo passo III B 115 (Berger), dove si parla dei nostri monti e colline come della “prominenza a tre punte  (σκόπελον τρικόρυφον)  che divide il Golfo di Cuma da quello di Posidonia”

A coa  alludeva Eratostene parlando di quelle “tre punte”? A molti potrà venire automatico pensare ai Tre Pizzi del Monte S. Angelo (massima elevazione della dorsale); e anch’io sono stato attratto inizialmente da questa ipotesi.

A supporto, svolgevo un ragionamento di questo tipo:  siamo di fronte a una descrizione geografica per grandi linee che cita al lettore greco (quasi come una guida alla navigazione  lungo la costa tirrenica) solo gli elementi geografici di maggiore entità, facili da cogliersi nel paesaggio. Due di tali elementi sono gli ampi golfi di Cuma (oggi detto “di Napoli”) e di Posidinia/Paestum (oggi detto “di Salerno). Il terzo elemento –che separa i detti Golfi- è il promontorio roccioso che corrisponde agli odierni Monti Lattari e la cui costa a falesie decorre da Salerno a Punta della Campanella e da quest’ultima fino a Castellammare di Stabia.  Dopo averlo connotato come skopelos (così chiarendone la natura rocciosa ed elevata, in contrasto con i bassi lidi sabbiosi dei due golfi), cos’altro poteva sinteticamente aggiungere Eratostene per renderlo riconoscibile al navigante? Secondo me, doveva essere un attributo morfologico macroscopico, facile da cogliersi da lontano. E quale poteva essere se non la caratteristica  cima tricuspide della sua massima elevazione (odierno Monte S. Angelo a Tre Pizzi, già M. Aureo), così inconfondibile e ben visibile da qualsiasi punto dei due Golfi? (4)

Può darsi. Ma delle ulteriori riflessioni –che svolsi mentre mi interessai dell’origine dei toponimi Maiori e Minori (vedi articolo su questo blog)-  mi portano a prospettare anche un’ipotesi alternativa. Si tratta di considerare le tre punte cui allude l’aggetivo τρικόρυφον non già in senso verticale, ma in senso orizzontale; ossia con riferimento alla forma in pianta del promontorio.

E’ vero che esso ha innumerevoli capi minori e calette, ma –se ci si limita considerare solo le sporgenze e le rientranze di maggior dimensione- costeggiandolo da Salerno vers oCastellammare si attraversano tre punte: quella del Capo d’Orso (cui segue la baia approdabile di Maiori), quello del Capo Sottile di Paiano (cui segue l’insenatura lcon spiagge di Positano) e, infine, quella della Campanella.

Oggi che abbiamo mappe di grande precisione, nonché foto aeree e satellitari, vediamo bene come la prima e la seconda punta siano meno acute della terza (con angoli tra le opposte  rive rispettivamente di 90, 120 e 40 gradi circa), ma queste  differenze non dovevano essere gran che notate nell’antichità, quando era ancora molto scarsa la precisione cartografica (vedi ad esempio la Tavola  Peutingeriana). D’altra parte, la pragmatica distinzione che i naviganti facevano tra tratti costieri rocciosi -ove una tempesta poteva portare a un tragico naufragio- e insenature con lidi sabbiosi ove cercare riparo, non induceva a tante distinzioni tra una capo e l’altro di una costa zigzagante.

Stralcio della grande Tabula Peutingeriana (copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana) che abbraccia la parte centrale della Campania. In basso a destra si nota il promontorio dei Monti Layyari (Penisola Sorrentina) con di fronte l’isola di Capri.

Stralcio della grande Tabula Peutingeriana (copia del XII-XIII secolo di un’antica carta romana) che abbraccia la parte centrale della Campania. In basso a destra si nota il promontorio dei Monti Layyari (Penisola Sorrentina) con di fronte l’isola di Capri.

Ciò detto, torno al già citato passo di Strabone (5), ovvero il 2, 12 del primo volume della Geografia, per riportarvelo stavolta per intero in una traduzione dal greco che ha fatto per me l’amico prof. Maurizio Bugno, che qui ringrazio ancora e al quale chiedo perdono per qualche mio modesto ritocco (per lo più di punteggiatura) volto a renderla più facilmente leggibile:

 

«Alcuni collocano le Sirene (6) presso la zona del Peloro (7), altri presso le Sirenusse, che ne distano più di duemila stadî e sono un promontorio  a tre punte che divide il Golfo di Cuma e quello di Poseidonia. Ma questo non è una propaggine a tre vette e non si eleva molto verso l’alto; piuttosto è un promontorio che si estende lunga e stretta dal territorio di Sorrento in direzione del canale di Capri, (il quale promontorio) verso l’una delle due parti del rilievo ha il tempio delle Sirenee e, verso l’altra, rivolta al Golfo di Poseidonia, (ha) tre isolotti che si innalzano deserti e rocciosi, che chiamano Sirene. Infine, proprio sul canale (ha) l’Athenaion, di cui appunto porta medesimo nome il promontorio stesso (8)».

Molti  studiosi hanno usato e usano questo brano come punto di partenza per orientare la ricerca archeologica dello scomparso (e non ancora ritrovato) santuario/tempio delle Sirene. Si veda, ad esempio, l’ottimo saggio di Eduardo Federico “Seirenoussai o Seirenes. Una semplice nuance? Strabone, le Sirene, Li Galli” (reperibile in pdf  su  http://www.amicibaiaieranto.com).

Nella parte del brano che ho sottolineato (Ma … … verso l’alto), Strabone sembra esprimere disaccordo con Eratostene (e quanti altri che come lui parlavano di uno skopelos trikoryfon, ossia prominenza a tre punte) dicendo che il promontorio chiamato  Σειρηνουσσῶν (Seirenusse) non è nè a tre punte, né molto elevato. Da ciò che aggiunge subito dopo, dicendo che a lui risulta come un promontorio che si estende, lungo e stretto dal territorio di Sorrento in direzione del canale di Capri”, io arguisco che egli sta considerando solo la porzione più occidentale della dorsale, la quale effettivamente è la più stretta e la meno elevata (cresta in massima parte sotto i 500 m s.l.m.). Solo ad est dell’allineamento Vico Equense-Positano, infatti,  la dorsale dei M. Lattari diventa davvero montuosa (con cresta tra 1000 e oltre 1400 m s.l.m.), diventando allo stesso tempo più larga in senso N-S.

LI GALLI

Devo desumerne che ai tempi di Strabone il termine toponomastico Seirenusse si applicasse solo alla parte più occidentale (stretta e relativamente bassa) della dorsale rocciosa interposta tra i due maggiori golfi della Campania. Ma non escluderei che secoli prima fosse detto “delle Sirene” l’intero tratto litorale roccioso (Capri e isolotti meridionali compresi) che rendeva perigliosa la navigazione a chi lasciava i bassi lidi della piana pestana  per raggiungere quelli del golfo allora detto di Cuma.  Così da potersi cercare –come dicevo- nell’intera lunghezza dei Monti Lattari le fatidiche “tre punte”, siano esse da intendersi in elevazione che in pianta. Non così la ricerca del santuario delle Sirene, che continuerei a mantenere ristretta nella porzione ovest della dorsale-penisola, come indica il passo di Strabone. Niente, nelle fonti qui viste,  impone di cercarlo vicino alle tre punte (poste che siano un gruppo di tre vette ravvicinate; cosa che –come dicevo- mi pare ancora incerta) come fa, ad esempio, E. Federico nel saggio prima citato. E non lo cercherei nemmeno sul versante sud, visto che, come risulta dalla attenta traduzione di M. Bugno, il passo di Strabone (vedi sopra) colloca il tempio delle Sirene sul fianco del promontorio opposto a quello che guarda il Golfo di Poseidonia e i  tre isolotti … deserti e rocciosi che chiamano Sirene (odierni Li Galli).

NOTE

1) -Aristotele, celebre filosofo della Grecia antica,visse tra il  384 e il 322 avanti Cristo.

“Pseudo-Aristotlei”è una dizione bibliografica  usata per indicare un gruppo di opere scritti dal celeberrimo filosofo calcidiese o a lui attribuite dai suoi seguaci.

2) –Trattasi dei golfi che oggi diciamo di Napoli e di Salerno. Nel periodo arcaico era Cnon –e non già ancora  Neapolis- la potenza principale del golfo a nord, mentre era Paestum-Posidonia la dominatrice del golfo a sud.

3) -Eratostene di Cirene, celebre tra l’altro per essere stao il primo a calcolare, con un geniale metodo astronomico, il raggio della Terra, visse all’incirca tra il 275 e il 195 a.C.)

4) –Non certo le tre gobbe minori che presenta in fianco sud del M. S. Costanzo (sulle quali ha portato attenzione l’amico Eduardo Federico (saggio citato). Tra lìaltro, solo due di esse sono davvero delle culminazioni orografiche (ripeto: minori); la terza è un semplice ripiano a mezza costa che solo da una specifica prospettiva (da SE e dal basso) può sembrare una cima.

5) -Strabone (Strabo), celebre geografo greco  della Cappadocia, vissuto circa tra il 60 a.C.  e il 23 d.C.

6) -intese come le mitiche donne-uccello dal canto ammaliatore che poi, nel medioevo, si passerà a immaginare come donne-pesce.

7) -Promontorio roccioso presso Messina; espressione a mare dei Monti Peloritani.

8) -La penisola sorrentina era infatti denominata Athenaion come il tempio dedicato ad Atena che sorgeva sulla sua estrema punta occidentale (odierna Punta della Campanella).

ESCE PROPRIO ORA UN LIBRO PER CHI VOGLIA APPROFONDIRE IL TEMA:

“L’INCANTO DELLE SIRENE” CHE SARA’ PRESENTATO A SORRENTO A PIANO DI SORRENTO

OSPITI LO SCRITTORE VALERIO MASSIMO MANFREDI E IL GIORNALISTA ARMANDO MASSARENTI

 

Sarà presentato venerdì 17 ottobre alle ore 20.00 a Villa Fondi il libro “L’incanto delle Sirene” curato da Carlo Pepe e scritto da Gaspare Adinolfi e Felice Senatore. L’evento si inserisce nel VII ciclo di conferenze “Piano di Sorrento. Una storia di terra e di mare”, organizzato dal Comune di Piano di Sorrento in collaborazione con l’Associazione “Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità”, e all’interno della programmazione del Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito®, kermesse d’eventi giunta alla sua XIX edizione che coinvolgerà la Città di Piano di Sorrento per la sessione winter sul binomio tematico “mito e memoria” dal 17 al 25 ottobre.

Ospiti d’eccezione lo scrittore, archeologo e conduttore televisivo Valerio Massimo Manfredi e il giornalista Armando Massarenti, responsabile del supplemento culturale de “Il Sole 24 Ore-Domenica”. Durante l’incontro interverranno, inoltre, il curatore del libro Carlo Pepe, funzionario responsabile del III Settore del Comune di Piano di Sorrento, l’archeologo Luca Cerchiai, professore presso l’Università degli Studi di Salerno, Carlo Rescigno docente di Archeologia presso la Seconda Università di Napoli e, per le conclusioni, il Sindaco di Piano di Sorrento Giovanni Ruggiero.

Frutto del lavoro di approfondimento svolto durante il precedente ciclo di conferenze sulla figura delle Sirene, il libro (Giannini Editore) arriva a coronamento della mostra sul tema dello scorso anno presso il Museo George Vallet che ha visto la sinergia tra il Comune di Piano di Sorrento, la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, la direttrice del Museo Tommasina Budetta, l’Associazione culturale “Oebalus. Studi sulla Campania dell’Antichità”, che ha messo a disposizione esperti e volontari per visite guidate dedicate a residenti, studenti e turisti, e il Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito® nella cui programmazione è stato inserito il percorso emozionale tematico.

«Questo volume – scrive il Dott. Carlo Pepe nell’introduzione – è il naturale prosieguo della mostra: le Sirene ritornano e il loro mito viene ripercorso, a partire soprattutto dalle fonti letterarie, dall’isola di una localizzazione indeterminata, nell’Odissea di Omero, al loro approdo in Penisola sorrentina, la Terra delle Sirene di Norman Douglas. Esso – continua il curatore del libro – rappresenta, inoltre, la continuità nelle attività culturali del Comune e, in particolare, nell’impegno di valorizzazione della nostra storia e del nostro patrimonio culturale di cui i cicli di conferenze “Piano di Sorrento. Una storia di terra e di mare” sono un momento fondamentale».

VIDEO SPOT MOSTRA: Percorso emozionale “Sirene” al Museo Georges Vallet di Piano di Sorrento

La cittadinanza è caldamente invitata.

Piano di Sorrento, 9 settembre 2014

 

Comunicato stampa – Comune di Piano di Sorrento

a cura di Akmàios – Società di Comunicazione

comunicazione@akmaios.it – 331 74 88 453

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