Proprietà e rendite degli enti ecclesiastici di Campora a metà del Settecento.  

Questo mio piccolo contributo di dati storici, che attinge al catasto conciario di Agerola (circa 1756) conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, l’o scritto alla vigilia della ricorrenza di S. Martino Vescovo e delle relative celebrazioni –religiose e civili- organizzate presso l’omonima chiesa di Campora.

Volendo essere un omaggio ai camporesi fedeli del Vescovo di Touro, dal suddetto catasto ho estratto le notizie riguardanti la parrocchia di S. Martino, la chiesa che ne fu la sede dal 1580 al 1942 (cioè S. Maria di Loreto, detta anche di S. Martino) e la chiesa di S. Maria delle Grazie nella quale la parrocchia di S. Martino ha trovato la sua ultima sede.

 

Una cartolina dei primi del Novecento con un panorama di Campora.  Dal sito  http://www.fotografia.iccd.beniculturali.it

Una cartolina dei primi del Novecento con un panorama di Campora.
Dal sito http://www.fotografia.iccd.beniculturali.it

 

Partiamo con la  parrocchia di S. Martino intesa come istituzione ed ente giuridico (che poi, all’epoca, aveva sede nella chiesa detta di S. Maria di Loreto o di S. Martino). Per tale parrocchia il catasto conciario elenca quanto segue:

“possiede una selva e castagneto sul luogo La Vertina confinante con Andrea Eboli e Domenico di Martini”

più un’altra selva nel luogo Sopra S. Maria confinante con i beni della parrocchia;

più un’altra selva nel luogo Cardito confinante con Elisabetta Cavaleire e Giobattista d’Acampora;

più un’altra selva nel luogo Fiobano confinante con Giovanni Ferraro e d. Michelangelo d’Acampora;

più un’altra selva nel luogo  Piano di Perillo confinante con la parrocchia di S. Maria ;

più un poco di terra sterile avanti la parrocchia (qui intende l’edificio) di S. Martino (trattasi dell’odierna piazzetta al lato sud della chiesa, ove nel 1799 fu anche piantato “l’albero della libertà”);

più una selva nel luogo Il Piano di Perillo confinante con il Capitolo di Scala e Bartolomeo Avitabile;

Più esige annui carlini 20 e grana 4 da Silvestro Naclerio per (il prestito di un) capitale di ducati 34” .

Il tutto dava una rendita annua netta di circa 30 ducati (1).

 

 

Chiesa di S. Maria di Loreto, detta anche di San Martino.

Chiesa di S. Maria di Loreto, detta anche di San Martino.

Per la cappella di S. Maria di Loreto si legge:

“possiede una selva al luogo Pietra Piana confinante con il Monastero erigendo (intende quello di S. Teresa, che risultava ancora in fase di ampliamento) e Bernardino Naclerio;

più un’altra selva nel luogo S. Bernardino confinante con il Monte dei Morti e Vincenzo Cuomo;

più un bosco al luogo l’Acino confinante con don Michelangelo d’Acampora e Trifone Petruccio;;

più possiede … la metà di un castagneto nel luogo

  1. Martino pervenutoli da Giulio Iovieno e confinante con Tommaso d’Acampora e via.”

Aggiunte altre rendite e censi, il tutto dava una resa annua di  ducati 43 e grana 47 da cui si deducevano però 42 ducati per “una messa quotidiana liquidata a grana 12 l’una” (2).

 

 

Per la cappella di S. Trofimena, sita dentro S. Martino ovvero S. Maria di Loreto in ricordo di una chiesa parrocchiale interdetta nel 1572) il catasto riporta che:

“possiede un pezzo di selva e bosco al luogo di S: Angiolo a Giavo (S. Angelo a Jugo) confinante con d. Giuseppe

Brancati e S. Angiolo a Giavo;

più esige da più rendenti e censuari annui  ducati 10 e grana 25”.

Il tutto dava una rendita annua lorda di ducati 10 e grana 95, che per molte spese deducibili scendeva a un netto di soli 30 carlini (3 ducati).

 

 

Per il “Benefizio di S. Giobatta  dentro la porta di S: Martino” (legato all’altare di S. Giovanni Battista che ricorda un’altra scomparsa chiesa parrocchiale di Campora) non si dichiarano proprietà terriere, per cui l’unica rendita riportata è la seguente:

“esige anni ducati 12 e grana 94 e mezzo da più censuari e rendenti di questa città.”

Dedotti i “pesi annui” (spese deducibili) ara tassato per una rendita annua netta di carlini 38 e grana 4

 

 

Alla cappella del S. Salvatore presente dentro S. Martino sono dedicate due schede (“rivele”): una intestata alla cappella in sé e l’altra relativa a un “benefizio”:

Per la “cappella il catasto riporta che:

“possiede un castagneto nel luogo di Santa Maria confinante con Nicola Petruccio e Santa Naclerio;

più un pezzo di terreno nel luogo La _ _ _ _ (illeggibile)  confinante con d. Giuseppe e Andrea Brancati;

più la metà di un pezzo di castagneto nel luogo di Pietra Piana confinante con il Monte dei Morti del casale di Campora;

più esige anni ducati 12 e grana 66 da più censuari di questa città e  perchè li pesi annui che tiene sopra avanzano la rendita perciò sta liquidato non doversi tassare in oncia alcuna.

 

Per il “benefizio o sia cappellania sotto il titolo del S.. Salvatore”, abbiamo invece:

“tiene di rendita annui ducati 9 che esige da censuari di questa città e per questa  tiene di peso egual somma annua, per ciò non viene tassato in cosa alcuna.”

 

 

Per la “cappella di S. Antonio da Padova (patronato dei Naclerio) dentro al porta di San Martino” la “rivela” riporta:

“possiede una selva castagnale al luogo di l’Lmborrata

confinante con il demanio di Scala e D. Michelangiolo d’Acampora;

più un pezzo di selva al luogo La Sonnicara confinante con don Michelangelo d’Acampora e D. Giuseppe Cavaliere;

più esige anni ducati 9 e grana 33 da censuari e rendenti di questa città e dedotti li pesi che annualmente tiene sta liquidata e tassata in annui ducati 4 che sopravanzano”

 

 

 

Anche alla cappella di S. Caterina (sempre in S. Martino) si legava un “benefizio” per il quale la scheda catastale non include proprietà terriere, ma solo che:

“esige da più rendenti e censuari di questa città ducati 9 e grana 35;

tiene annui di peso ducati 4 e carlini 6

sta liquidato doversi tassare dedotti li pesi per anni ducati 4 e mezzo“.

 

 

Per la cappella del Santissimo Nome di Dio eretta dentro S . Martino si legge:

“possiede una selva nel luogo di Fiutano confinante colla Cappella di Loreto;

esige per anni ducati 13 e grana 20 da più censuari di questa città ….”.

“più possiede la metà d’un castagneto al luogo di La Teglia confinante colli beni del M.co Stefano d’Acampora e gli eredi di Giuseppe d’Acampora”

Dedotti i pesi, viene tassata per anni ducati 12 e grana 25.

 

 

Passando da  S. Martino, ossia S. Maria di Loreto, a quella che è l’attuale sede della parrocchia e che allora era detta  “venerabile cappella di S. Maria delle Grazie” leggiamo:

“possiede un castagneto e selva nel luogo Le Botteghelle confinante con le vie pubbliche;

più una selva dove si dice Cardito confinante con Michele Ferraro e acqua versante (spartiacque, cresta della montagna);

più un bosco con poco castagneto nel luogo  L’ Aceno confinante con d. Felice Naclerio e via pubblica;

più un castagneto nel luogo Iemmaro confinante con d. Nicola Eboli e Cristoforo d’Adamo;

più un castagneto nel luogo Fontanella confinante cond . Pietro Andrea e Bartoloemo d’Acampora;

esige anni da più cansurari di questa città ducati 11 e mezzo per censi.”

Dedotti tutti li pesi, la Cappella fu tassata per ducati 10.

 

 

 

In S. Maria delle Grazie aveva sede il Pio Monte dei Morti, che nel catasto di metà Settecento figura con le seguenti proprietà e rendite:

“possiede un castagneto e selva nel luogo di Fiubano confinante con Michele Ferraro e fiume;

più un castagneto nel luogo di Pietra Piana confinante colla viia pubblica e li beni di Bernardo Naclerio;

più un castagneto nel luogo di La Strada confinante con Bartolomeo d’Acunto e Gregorio Franca;

più una selva nel luogo di Lo Pontecello confinante con fiume e Bonfizio d’Acampora;

più una selva nel luogo di Fiubano (?) confinante con

Naclerio;

più un’altra selva nel luogo Fiubano confinante con d. Gasparre di’Acampora e S. Antonio Abate;

più un castagneto nel luogo di La Teglia confinante con Santillo d’Acampora e li beni di S. Antonio Abate;

più un castagneto nel medesimo luogo confinante con altri beni di esso Monte;

esige lo Monte da più censuari  di questa città annui ducati

11 e grana 16 e dedotti tutti li pesi naturali ed accidentali che tiene è stato liquidato e tassato in annui ducati 12 netti .

 

 

NOTE

 

1) Per farsi un’idea di quanto valesse nel Settecento un ducato napoletano, si pensi che l’introito annuo di un bracciante veniva stimato in 12 ducati, mentre per un artigiano o un filatore di seta si arrivava a 14 o 16 ducati annui. Si consideri inoltre che ad Agerola si pagavano tra 3 e 7 ducati l’anno per l’affitto di una casa con orto (a seconda della dimensione).

2) Un ducato si divideva in 10 carli e un carlino in 10 grana. Vi erano poi la monetina detta cavallo, che valeva 1/10 di grana, ovvero 1/1000 di ducato.

 

 

APPENDICE

 

Edifici sacri di Campora dal Medioevo a oggi.

 

Con l’aiuto prezioso di Antonio Acampora, ho redatto questa tabella che riassume ciò che è noto circa gli edifici sacri di Campora e le …migrazioni della parrocchia unificata di S. Martino, erede delle tre parrocchie (S. Giovanni Battista, S. Trofimena e S. Martino) che il casale ebbe nel Medioevo.

La  Iprima colonna usa dati provenienti dal verbale della nota  Visita di Monsignor Montilio arcivescovo di Amalfi (conservata presso l’Archivio vescovilei). La  terza  colonna riporta la situazione odierna. Nella colonna centrale –infine- si annotano gli eventi intermedi, tra cui il crollo di certi edifici, il rifacimento di altri, i cambi di sede della parrocchia unificata e (dove la prima colonna è vuota) la costruzione ex novo di edifici posteriori alla Visita di mons. Montilio..

 

 

Nel 1572 Oggi
  1. MARTINO (vecchio/vetere). Chiesa parrocchiale del Medio Evo, con anche altari di S. Michele e di S. Caterina ed con cappella di S. ristoforo.
Cadente, viene abbandonata nel 1580, quando la parrocchia passa in S. Maria di Loreto. Poi, nel 1942, la parrocchia si sposterà in S. Maria delle Grazie. Restano il toponimo “S. Martino vecchio” e pochi ruderi.
  1. GIOVANNI BATTISTA. Chiesa medievale con 7 altari che era stata una parrocchiale  (fonte battesimale  ell’atrio).
Si degrada e cade Ne resta memoria solo nel toponimo. (loc. Lavinaio, sulla sponda del Penise)
  1. ARIA DI LORETO. Chiesa congregazione edificata nel 1479 da Tedosio de Campalo (Acampora)
Nel 1580, dopo un ampliamento, diventa sede della parrocchia in vece della cadente S. Martino vertere. Esistente. Detta più spesso S. Martino, lo mostra sia sull’altare maggiore, a fianco dei Maria che con bel busto ligneo del ‘700
S: TROFIMENA. Chiesa medievale  con fonte battesimale (ex parrocchiale). Cadente, viene sconsacrata nel 1572 Cade nel tardo secolo XVI Non ne resta traccia alcuna, nemmeno in toponomastica
  1. VINCENZO. Chiesettaa
Crolla nel corso dell’Ottocento

 

Ne rimane il ricordo nella toponomastica
  1. CATERINA. Chiesetta
Cade tra Sei e Settecento Ne rimane il ricordo nella toponomastica
  1. ARIA DELLE GRAZIE. Chiesa congregazionale

 

Ricostruita più ampia verso fine Seicento. Nel ‘500 fu sede della congregazione del SS. Nome di Dio e poi del Pio Monte dei Morti. Diventa sede parrocchiale nel 1942, trasferendo il Pio Monte in S. Maria di Loreto Loreto la congregazione Esistente nelle forme datele a fine ‘800, è l’attuale sede parrocchiale.
  1. MICHELE ARCANGELO, chiesa patronato di un ramo degli Acampora, edificata nel Seicento
Esistente.
MONASTERO CARMELITANO di S. Teresa d’Avila, fondato dalla famiglia Brancati nel 1693 Abbattuto nel 1939 per la costruzione della Casa del Fascio. Ne rimane il muraglione di cinta e la fondazione del campanile intorno all’area del Palasport.

 

 

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