L’antichissima via Iugo – Pennino

Quando sui nostri monti non vi erano ancora strade di sorta (diciamo al tempo del villaggio dell’Età del Ferro), come furono decisi i tracciati dei primi sentieri maestri? Può insegnarcelo il tracciato della antichissima via che, giunta da Gragnano fino al valico di S. Angelo a Iugo (quota 950 circa) scende verso Pianillo, prosegue per Bomerano e –proseguendo dritta oltre la piazza di quel casale – va a prendere il solco del torrente Pennino (tributario del Praia) per scendere verso lìarea praianese o, volendo, per aggirare il M. Tre Calli e raggiungere Nocella, Montepertuso e Positano (odierno “Sentiero degli Dei”). Come mostro nella figura 1, se a tale tracciato togliete le poche curve che esso fa per attraversare  qualche torrente, ottenete una linea praticamente retta che unisce il detto valico (a nord) con il solco del Pennino. Sembra di vederli quei primi frequentatori dell’area mentre, giunti al valico di S. Angelo, puntavano con lo sguardo il prossimo punto di riferimento  da tener d’occhio per non sbagliare direzione: la netta  scarpata verticale al piede della Pendola; ottimo landmark per individuare da lontano dov’è il solco del torrente Pennino e, quindi, dove si prendevano i sentieri per scendere verso le zone che oggi chiamiamo Furore, Praiano, Vettica e Positano.    

Figura 1 –La direttrice visuale che sembra aver guidato l’impostazione della antica via Iugo – Pennino, lungo la quale poi sorsero i casali di Planillum e Memoranum. La carta di base è uno stralcio della Carta del Dicato d’Amalfi esposta nel Museo degli arsenali ad Amalfi  

Figura 1 –La direttrice visuale che sembra aver guidato l’impostazione della antica via Iugo – Pennino, lungo la quale poi sorsero i casali di Planillum e Memoranum. La carta di base è uno stralcio della Carta del Dicato d’Amalfi esposta nel Museo degli arsenali ad Amalfi

E la cosa funzionava anche in direzione opposta: chi saliva dalla coasta sud, sbucato sull’altipiano agerolese attraverso il solco del Pennino, guardando verso NNE- subito poteva vedeva, lungo la giogaia dei monti (latino iugum, da cui Iugo)  il valico di S. Angelo e poteva usarlo come una sorta di stella polare per dirigere il suo cammino verso la valle di Pimonte e Gragnano. Quell’antico sentiero di attraversamento si trasformò pian piano in una strada mulattiera, a trattifiancheggiata da fattorie isolate (epoca romana) e più tardi –nel Medio Evo) dai casali di Planillum (Pianillo) e Memoranum (Bomerano). Saltando molti secoli avanti, giungiamo agli anni 80 e 90 dell’Ottocento, allorquando si crearono delle rotabili moderne denmtro Agerola. Era appena stato forato, come porta di accesso da Gragnano,  il tunnel delle Palombell, che grossomodo rimane sotto il valico di S. Angelo. E anche la strada che dal tunnel doveva dirigersi a Bomerano e poi verso la Costiera, fu tenuta all’incirca sulla direttrice della strada medievale. Nella figura 2 ho marcato con linea rossa continua il tracciato della strada medievale da Gemini (borgo alla base della gradonata da e per il valico di S. Angelo)  fino a Pianillo. Per il l tratto Pianillo-Bomerano rimando all mio articolo “Uno sguardo dal ponte (di Bomerano) .   

2 antica via Iugo-Pennino

Stralcio della Carta tecnica regionale in scala 1:5000, con sovrassegni riguardanti le tracce della viabilità antica.

Con linea rossa tratteggiata ho marcato le altre strade antiche che si incrociano con la strada maestra in questione (che proseguono oltre i miei sovrassegni rossi). In certi tratti, la strada rotabile che fu realizzata nel tardo Ottocento ha seguito esattamente la strada pre-esistente, coprendola e ampliandola. In altri tratti, invece, ci si staccò dal percorso antico per crearne uno a minor pendenza, oppure pere scansare delle case troppo vicine tra loro che non consentivano di allargare la via antica. Per commentare più in dettaglio i rapporti tra “via nuova” e via antica, in figura 2 ho segmentato il percorso della seconda con barrette azzurre associate a lettere maiuscole (A, B, C, ecc). Dato che si aprì un tunnel a quota 700 m circa, il tratto di viabilità antica da Gemini al valico di S. Angelo (fuori mappa) non subì danno alcuno ed oggi costituisce una interessantissima reliquia archeologica che meriterebbe di essere tutelata e valorizzata anche in termini di turismo culturale. Purtroppo il primo tratto (per fortuna breve) è stato sepolto sotto uno starto di cemento e –più avanti- il bel selciato a comodi gradoni si sta disfacendo. Spero che si intervenga presto per salvare questa …autostrada del Medio Evo”. Nel tratto A-B il rilevato stradale di fine Ottocento ricopre l’antico tracciato e un ponticello che qui doveva esservi. Nel tratto B-C la via moderna ricalca e maschera l’antica.Tra C e D, invece,  la via antica è preservata, in quanto quella moderna –dovendo proseguire a dolce pendenza- fu tenuta più a monte.    

3 antica via Iugo - Pennino a Bivio

Antica via Iugo – Pennino a Bivio

Figura 4 -La linea tratteggiata rossa rimarca parte del  tratto D-E della viabilità antica (vedi figure 2 e 3) La linea tratteggiata bianca marca la strada di fine ‘800 che dal Bivio sale al tunnel di Gemini. La strada asfaltata che appare vista dall’alto è la Bivio – Campora – S. Lazzaro, anch’essa creata a fine 800.    

La linea tratteggiata rossa rimarca parte del  tratto D-E della viabilità antica (vedi figure 2 e 3) La linea tratteggiata bianca marca la strada di fine ‘800 che dal Bivio sale al tunnel di Gemini. La strada asfaltata che appare vista dall’alto è la Bivio – Campora – S. Lazzaro, anch’essa creata a fine 800.    

   

Al tratto D-E dedico l’ingrandimento di figura 3 e la foto in figura 4, che è presa dall’alto della via moderna (capannina della fermta bus) . Si tratta dell’attraversamento del solco del torrente Cavallo e dell’aggiramento del dosso roccioso della località Il Bivio[1]; cose che la strada moderna fa a quota più alte rispetto alla strada antica. Il percorso di quest’ultima non è più praticabile, ma ancora se ne notano delle tracce. A sud del punto D e fino all’alveo del torrente si nota ancora –sebbene manomessa per ignoranza del valore- il tratto che scendeva verso un ponticello (scomparso). Sull’altra sponda (sud),fino ad E,  il percorso antico è intuibile dalla geometria dei terrazzamenti agricoli; uno dei quali corrisponde all’antica sede stradale e -,mantenendosi in quota- gira intorno al dosso del Bivio . Dal punto E in  poi  l’antica sede stradale torna ad essere visibile e percorribile. Si tratta della stradina posta a valle dei caseggiati delBivio, la quale scende il dolce pendenza verso la località La Croce (ove si incrocia la perpendicolare gradinata che da S. Maria scende dritta dritta fino al sito del medievale mulino della Vertina)  e giunge poi alla zona ove oggi abbiamo l’Istituto Alberghiero (punto F). Subito dopo F il piano della strada antica è sepolto sotto la ripida rampa ivi realizzata per raccordarsi alla vicina  Piazza Unità d’Italia (già Piazza Municipio) ampliata e sollevata nell’Ottocento. Da ad H la strada antica (detta Via Vecchia) è intatta (sciatterie edilizie a parte) per via del fatto che la rotabile ottocentesca si spostò più ad oriente. Infine, dal punto H (zona absidale della parrocchiale di S. Pietro) andando verso Botteghelle e il Ponte di Bomerano, abbiamo di nuovo che la rotabile moderna ricalca, ampliabdola, la stradina medievale.   P.S.: Quanto ho qu rapidamente segnalati è solo un frammento di una tematica più ampia (tutta l’antica viabilità interna di Agerola) che sarebbe bene indagare, documentare e usare come base per futuri progetti urbanistici e sentieristici. Mi auguro che se ne ricordi qualche nostro studente universitario nel momento in cui dovrà scegliere il suo argomento di tesi. E sarò lieto di aiutarlo per quant [1] Su queso dosso, che continua verso la chiesa di S. Maria la Manna, c he una descrizione del Seicento dice edificata “in località La Torre”. Forse è la stessa torre di cui parla quel “dispaccio sforzesco” del 1461  di cui  ho trattato in un precedente articolo. Ritengo probabile che detta torre si trovasse nella zona che oggi chiamiamo Il Bivio (toponimo nato insieme alle rotabili di fine Ottocento) a controllare la via antica che le passava sotto.

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