Divagazioni storiche tra gli Avitabile, i del Balzo e Corfù.

Nel mio recente articolo dedicato alla scomparsa chiesetta dell’Avvocata in Bomerano[1], ho accennato anche –dati del Catasto Onciario alla mano- che a metà Settecento viveva nobilmente presso quella chiesetta il ricco iureconsulto Alessio Avitabile e che sua moglie era la nobildonna Maddalena del Balzo, da lui sposata nel 1732 (vedi  https://books.google.it/books?id=Z2JWGX6ClZ4C).

Quel matrimonio tra un Avitabile d’Agerola e una del Balzo di Napoli non era stato il primo. Infatti, l’avvocato-scrittore Biagio Maiolo Avitabile (che ho già ricordato come l’Agerolese che portò l’Arcadia a Napoli[2]; aveva spostato donna Ginesa del Balzo, come si può leggere –tra l’altro- nei  “Varj opuscol” di Grisostomo Scarfo (Napoli, Raillard 1722).

Di un’altra unione coniugale Avitabile-del Balzo –di data molto più remota- dirò più avanti; intanto voglio segnalare che nel Catasto Onciario (redatto negli anni cinquanta del ‘700) troviamo un’altra del Balzo che fu in qualche modo  legata ad Agerola. Trattasi diella Magnifica  d. Livia de Balzo di Napoli, che risulta proprietaria della vasta  selva dell’Acquara (che occupa il versante nord del Colle Sughero e prende nome da una sorgente ivi ubicata) il cui valore venne stimato in ben 1.200 ducati. Non so come mai la napoletana donna Livia avesse questa grossa proprietà ad Agerola. Il fatto che la sua selva confinasse (come attesta il citato Catasto) con beni dell’agerolese don Vincenzo Avitabile[3], della stessa famiglia dello sposo di Maddalena del Balzo, può far pensare a un investimento fondiario su suggerimento di Maddalena del Balzo e/o suo marito. Alessio Avitabile. Ma potrebbe anche trattarsi di un possesso molto più antico, visto che l’area di Colle Sughero (At Caballum, nle Medioevo) era terra domnica (doc. CLXXX, anno 1186 del Codice Perris) e che Raimondo Orsini-del Balzo fu feudatario del Ducato di Amalfi, cui Agerola apparteneva.

I del Balzo

Mi pare doveroso aprire qui una parentesi per dare dei pur rapidi cenni alla storia della famiglia del Balzo. Questa casata che tanta parte ebbe nelle vicende medievali del Regno di Napoli, è di origine francese (da Les Baux in Provenza)  che ivi  acquisì nobiltà cavalleresca e fusi sul finire del decimo secolo.

Bertrando, Signore di Les Baux (italianizzato in “del Balzo”) giunto in Italia al seguito di Carlo I d’Angiò aiutandolo nella conquista del Regno di Napoli (1277). Bertrando fu nominato Conte di Avellino e ottenne anche altri feudi, tra i quali Lauro, Teano, Calvi e Conza. Un altro ramo nobile della famiglia espresse i potenti Conti d’Andria e e si imparentò con gli stessi d’Angiò e con i d’Aragona Re di Sicilia. Un terzo ramo nobile dei del Balzo espresse i Conti di Soleto e Alessano. Appartenne a questo ramo anche Raimondo del Balzo Orsini, che nel 1438 ottenne in feudo, da Alfondo d’Aragona re di Napoli,  il Ducato di Amalfi  (vedi Matteo Camera, Memorie storico-diplomatiche dell’antica Città e Ducato di Amalfi, Vol. I pag. 615 e Vol. II pag. 9-11). Dei rami nobili dei del Balzo, l’unico che si è protratto fino alle leggi ottocentesche che eliminarono la feudalità è quello dei duchi di Presenzano.

Alcuni stemmi dei del Balzo

Alcuni stemmi dei del Balzo

I del Balzo hanno in Santa Chiara di Napoli chiesa di architettura gotico-provenzale) la loro cappella gentilizia con bei sepolcri.  Circa lo stemma di famiglia, la versione a campo unico, più antica, è “di rosso alla stella piena  d’argento”, ma ne esistono versioni quartate tra cui una con il motivo appena descritto nel primo e terzo campo e con corni da caccia nei campi secondo e quarto.

Dato che i del Balzo si considerano discendere nientedimeno che dal Re Mago  Baldassarre e che fu per meriti cavallereschi (alias guerrieri) che i primi esponenti della casata guadagnarono potere e nobiltà, il loro grido di battaglia è: A l’asar Bautezar! (“A l’assalto Baldassarre!”).

 

Un Avitabile a Corfù.

Come si legge alle pagine 33 e 34 delle  “Elucubrazioni storico-diplomatiche su Giovanna I regina di Napoli e Carlo III di Durazzo” di Matteo Camera (Tipografia nazionale, 1889), il “milite napolatano” Marino Avitabile fu –insieme a personaggi del calibro di Leonardo di Tocco, eGiacomo Sanseverino- tra i cavalieri e baroni desiderosi di nuove conquiste di cui siservì Roberto d’Angiò  principe di Taranto[4] per la sua spedizione in Macedonia. Marino venne remunerato con la concessione del castello di Gardichi in Corfù e della vicina isola di Paxo. “A questi possedimenti ne accrebbe altri situati in Chiarenza, in Cefalonia e nel principato di Acaja per donazione fattagliene (all’Avitabile) da Nicolò di Karitene signore di Negroponte.” Di questo  Marino Avitabile, milite deitempi di re Carlo II d’Angiò (che sposò Caterina Caracciolo ed ebbe per figlie  Ceccarella e Mariella), ci  parlano anche  Serafino De Ruggeri e Antonio Baldi  nella loro “Istoria dell’immagine di S. Maria di Pozzano, e fondazione dell’antica e nuova chiesa e convento de’ Frati Minimi nella città di Castellammare di Stabia” (Stamparia di G. Guarracino, 1743). Di lui dicono che  “possedè gran parte dell’isola di Corfù  nell’ Arcipelago , e poscia per real munificenza ebbe il baronaggio delia Bagliva e Mastrodattia[5] della Terra delle Franche[6].

Sulla base di registrazioni di poco posteriori, relative alla conferma –da parte di re Ladislao[7]– dei poderi e feudi che Ceccarella Avitabile aveva ereditato dal padre Marino (Regest. Reg.. Ladislai, 1400, lit. B, fol.28 tergo), gli Autori elencano: “il casale detto di Cardito nell’isola di Corfù, l’isola detta Lo Passo (Paxo) con tutti i suoi abitatori, nelle pertinenze similmente di Corfù; oncie 24 di oro annui donateli dall’Imperatore di Costantinopoli; un feudo detto Olivieri nell’isola di Negroponte al medesimo Marino donato dal Duca dell’Arcipelago; una gran Montagna detta Favario e la quarta parte dell’ampio casale di Vicuti nella Romania; un feudo rustico ed alcuni villani nella pianura dell’Armorea nella Cefalonia ed altri molti beni nel Principato di Acaia e luoghi a sè contigui che per brevità si tralasciano.

Cenni storici su Corfù

Per meglio comprendere come mai Ser Marino Avitabile acquisì possedimenti e cariche fuori dalla penisola italiana, trovo opportuno inserire qui dei brevi cenni storici su Corfù; cenni che forse aiutano a capire anche quell’antico  legame con l’isola iomia che si narra ad Agerola a proposito dei proprietari di Palazzo Acampora di Corfù.

L’isola deriva il suo nome dalla città di Corcira  su di essa fondata intorno al l 700 a.C. dagli Illiri. Nel 299 a. C. divenne colonia romana e, dopo il crollo di Roma, fu  bizantina fino al secolo XI.  Intorno al passaggio tra Xi e XII secolo fu a tratti presa dai Normanni, per poi passare in mano ai  Genovesi nel 1197 e ai Veneziani nel 1206 . Pochi anni dopo fu presa nella sfera bizantina da   Niceforo Ducas, primo Despota d’Epiro.

Ubicazione di alcuni luoghi citati nel testo

Ubicazione di alcuni luoghi citati nel testo

I  legami con il Sud Italia comiciarono nel 1259, quando Corfù e alcune fortezze sulla costa dell’odierna Albania furono date in dote a  Elena, figlia del l Despota Michele II Ducas, quando ella sposò Manfredi, figlio di Federico II di Svevia.

Quando Manfredi fu sconfitto a Benevento dalle truppe di  Carlo I d’Angiò (nelle quali  militava anche Bertrando di Les Baux-del Balzo con suoi uomini) Corfù venne a far parte del Regno di Napoli assumendo il ruolo di capitale dei Domini del Levante e per l’Isola cominciò il periodo del cosiddetto “dominio napoletano” (1266 – 1386). In tale periodo, a governare Corfù  furono dei Capitani Regi inviati da Napoli, cui si accodavano schiere di funzionari e soldati italiani, oltre che provenzali. Nel frattempo, a mutare il quadro socio-politico dei Domini del Levante, la Corte provvide a darne in feudo dei luoghi a personaggi fidati (e talora da ricompensare per tracorsi meriti militari) che provenivano, anche in questo caso, sia  dall’Italia meridionale che dalla Francia. IIl caso del “nostro” milite Marino Avitabile –prima capitano di castello e poi intestatario di feudi a Corfù e dintorni- si inserisce perfettamente nelle accennate iniziative angioine per il controllo militare e politico dei Domini del Levante.

Ma quello scenario favorì anche l’intensificarsi degli scambi commerciali tra Corfù e il Sud Italia; con l’apertura di fondaci e rappresentanze commerciali che –ipotizzo- dovettero vedere protagonisti anche degli Amalfitani, vista la loro antica dimistichezza con quelle rotte e abilità mercantile. Ovviamente, dico Amalfitani nel senso di “abitanti del Ducato d’Amalfi”; Agerolesi inclusi e incluso –forse- un de Campulo mercante che, fantasticando, potremmo mettere all’origine dei cosiddetti Acampora di Corfù.

Il periodo napoletano di Corfù si chiuse intorno al passaggio XIV-XV secolo, quando Venezia  (profittando i una debolezza indotta dagli scontri tra vari pretendenti al trono di Napoli) prese prima il controllo militare dell’Isola (1386) e poi, nel 1402, ne assunse il possesso a pieno titolo (che durerà fino al secolo XVIII) comprandola da re Ladislao II per 30.000 ducati d’oro.

Tornando a Marino Avitabile

De Ruggeri e Baldi, nella loro Istoria, parlano DI Marino Avitabile come di uno Stabiese, ma non mi pare che portino delle prove al riguardo. Forse egli fu davvero di Castellammare di Stabia, ma le sue origini –almeno a livello di avi- vanno ricondotte ad Agerola, cui apparteneva quella località At Butablo dalla quale scaturì il cognome de Butablo (forma iniziale di Avitabile). Come ho scritto su questo blog nell’articolo “Sulle origini e significato del cognome Avitabile[8]  la casata è attestata ad Agerola fin dal secolo XI  (Jole Mazzoleni e Renata Orefice “Il Codice Perris…”, 1988,  pagine 140, 238, 706, 707, 725, 942, 944, 1031), e solo successivamente essa si irradia nelle città vivine –tra cui Stabia- a seguito di trasferimenti e radicamenti dettati da convenienze d’ordine mercantili oppure, per i laureati e i militi, per ragioni di carriera.

Veniamo ora al terzo (ma primo in ordine cronologico) dei matrimoni che anticamente legarono le famiglie Avitabile e del Balzo. Si tratta di quello celebrato nel 1392 tra Maiella Avitabile, secondogenita di ser Marino e sorella della già vista Ceccarella,  e Tancredi del Balzo, “Cavalier Capuano di chiara, nobilissima famiglia” (De Ruggeri e Baldi Op. cit., pag. 13 e nota h).

Conclusioni

Per quanto attestano le fonti archivistiche e bibliografiche da me reperote, vi sono stati almeno tre matrimoni tra esponenti delle famigli Avitabile e del Balzo. Per due di essi, che  cadono a breve distanza uno dall’altro nel Settecento, , avrei pochi dubbi che siano frutto di un più ampio e duraturo rapporto di stima e amicizia tra le due famiglie.  Il terzo matrimonio di cui ho trovato traccia (quello tra Mariella Avitabile e Tancredi del Balzo, avvenuto nel Trecento) potrebbe leggersi come un’evidenza del fatto che le due famiglie abbiano tenuto rapporti per diversi secoli. Ma qui è bene essere molto cauti, perché potrebbe trattarsi di pura casualità  o poco più (il rinvigorirsi di una iniziale simpatia –fino a decidere di sposarsi- allo scoprire nelle storie di famiglia che degli antenati dell’una e dell’altra parte erano andati sposi secoli prima). A chi compirà altre scoperte l’ardua sentenza!

Un altro aspetto che mi  pare intrigante è quello che riguarda la bella carriera di Marino Avitabile a Corfù e nel  levante del rgno di Napoli sotto gli Angioini (da milite a capitano e feudatario). La sua vicenda offre uno spunto di ricerca per verificare se fu a quei tempi che un agerolese cognominato de Campulo (poi Acampora) entrò in rapporti con Corfù. Ma, soprattutto, stuzzica l’idea che di questo intraprendente Marino lesse –secoli dopo- il giovane Paolo Crescenzo Martino Avitabile, traendone orgoglio familiare e voglia di emularne le gesta.

[1]  Mio articolo su alcuni Avitabile illustri del Settecento

[2]  Mio post su Biagio Avitabile

[3]   Il Magnifico d. Vincenzo Avitabile, che abitava  con la madre vedova, d. Elena di Stefano, 2 fratelli, 4 sorelle e 6 domestici nella sua “caas palazzata con giarindo di delizie” a Le case Nnve (attuale borgo di Tutti i Santi). Egli fu Giudice di Vicarìa  ed ebbe vari i incarichi di prestigio, tra cui  quello di Giudice Caporuota della Regia Udienza di Matera e Delegato aii Generali Catasti di detta Provincia (vedi Michele Ianora  “Memorie storiche, critiche e diplomatiche della città di Matera”

Memorie storiche, critiche e diplomatiche della citta di Montepeloso, oggi Irsina” (1901) pagina 479). Inoltre, neigli anni 1762-63 e 1763-66 d. Vincenzo Avitabile fu Governatore della Provincia di Monteleone e Reggio (vedi Salvatore De Renzi e ‎Gino Doria  “Napoli nell’anno 1764 ossia, Documenti della carestia etc” (1867), pagina 173 ; Domenico Spanò-Bolani e ‎Gino Doria  “Storia di Reggio Calabria” (1857), pagina 285).

[4]  Roberto di Taranto, nipote di Carlo II d’Angiò e figlio di Filippo di Taranto, visse tra il 1318 e il 1364. Oltre a succedere al padre come Principe di Taranto , fu Re d’Albania, Principe di Acaia e Imperatore titolare di Costantinopoli (come Roberto II, dal 1346 – 1364).

[5]  La Bagliva o Baliva era l’esazione di diritti da parte o per conto dell’Autorità  relativamente all’applicazione dei previsti bolli di controllo alle bilance e ai recipienti di misura per aridi e liquidi. La Mastrodattia (da Mastro d’atti) era, all’interno di uffici pubblici, la funzione di redigere, firmare e  inoltrare le obligationes penes acta, cioè gli atti giudiziali. Tanto la Bagliva che la Mastrodattia di un luogo potevano essere assegnate a concessionari, cui spettava una percentuale degli introiti.

[6]  In epoca angioina si prese a definire come Terre le unità territoriali e amministrative di rango inferiore alle Città,ma superiori ai Casali. La Terra de Le Franche apparteneva –come la Terra di Agerola- al Ducato d’Amalfi ed era compresa tra il Castrum  di Gragnano (Castello), la Terra di Pimonte e il Castrum di Pino.

[7]  Ladislao I di Napoli, noto anche come Ladislao d’Angiò-Durazzo o Ladislao di Durazzo era nato a Napoli nel 1376 e lì morì nel 1414. Fu re di Napoli e detentore dei titoli di principe d’Acaia, re di Gerusalemme, re di Sicilia, re d’Ungheria. Negli ultimi anni di vita (dal 1406, fu anche principe di Taranto.  Fu l’ultimo maschio della dinastia degli Angiò.

[8]  Mio post sull’origine del cognome Avitabile

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