Ecco l’antico stemma araldico di Agerola

Come è noto, l’attuale stemma civico di Agerola mostra una montagna a tre punte con in cima un albero1. Ma questo è lo stemma che il Comune di Agerola adottò ex novo nell’Ottocento.

Stemma attuale di Agerola

Stemma attuale di Agerola

Circa trecento anni fa, lo storiografo Francesco Pansa, scrivendo di Agerola2. disse “…questa Terra fa per impresa l’ali d’un Corvo“; il che – detto in termini più moderni – significa che lo stemma civico di Agerola mostrava due ali di corvo.

La cosa è più o meno confermata da un documento del Fondo Mansi conservato presso l’archivio della Badia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, ove si legge una precisa “blasonatura” (descrizione verbale) dell’antico stemma araldico di Agerola:

D’argento alla banda di rosso caricata da tre stelle d’oro a sei punte e affrontata da due ali nere d’aquila 3. Lo scambio aquila-corvo4 è ciò che mi ha fatto dire che la descrizione del Pansa ne esce solo “più o meno” confermata. Ma in più abbiamo anche l’indicazione che le ali stavano una di qua e l’altra di là di una banda con sopra tre stelle a sei punte, per non dire dei colori (argento per il fondo, oro per le stelle; rosso per la banda e nero per le ali).

Fino a un anno fa circa, le descrizioni verbali di cui sopra erano tutto ciò che avevamo circa l’antico stemma di Agerola. Poi l’amico Franco Cuomo, instradato da Giuseppe Gargano, ha scoperto che tale stemma civico è raffigurato alla base del crocefisso marmoreo che si può osservare presso l’altare maggiore della parrocchiale della SS. Annunziata.

Come si afferma nella nota esplicativa che – molto opportunamente – è stata di recente affissa vicino al reperto, quella croce proviene dall’area del medievale monastero di Cospidi5. Sempre in quella nota si legge poi: “Risulta che Ferdinando Coppola di Crescenzo e di Giovanna Acampora (seconda moglie), parroco in Santa Maria di Agerola, aveva recuperato e sistemato la croce nella sua abitazione in Casa Coppola” per poi cederla a dei suoi nipoti che infine, nel 1937 la offrirono alla parrochia della SS. Annunziata.

I chiari segni di fratturazione e restauro (incluso il reintegro con malta di un pezzo mancante), mi fanno credere che l’oggetto fu trovato caduto per terra, probabilmente quando il convento – chiuso nel 1812 – era già in fase di disfacimento (vedi A. Mascolo, Agerola, 2003, pag 293 e segg.).

Pervenuta alla parrocchia, la croce fu murata presso la base Nord del campanile, dove è rimasta fino a pochi anni fa, quando si decise di trasferirla all’interno.

Croce di S. Lazzaro

Si tratta di una croce marmorea bi-fronte di circa 60 x 100 cm, con estremità dei bracci trilobate e simbolito Golgota (cocuzzolo roccioso) alla base. Essa è unita a un sottostante capitello di spolio, più antico e di marmo più chiaro. Sul retto la croce mostra il Cristo seminudo morente in croce e, quasi in cima, il cartiglio con l’INRI. Sull’altro lato, le estremità dei bracci orizzontali appaiono decorate con due busti in bassorilievi (Madonna e Angelo, o Maddalena). Sempre sul retro, mella parte basale della croce abbiamo uno stemma araldico in scudo di tipo gotico che è, appunto, l’antica insegna civica della Terra di Agerola.

STEMMA ANTICO A BASE CROCE

Ad una prima analisi stilistica, la croce in questione può riferirsi ai secoli del Basso Medio Evo (come propone la citata nota espicativa), ma potrebbe anche essere cinquecentesca, per cui questo mio articolo vuole anche essere una sollecitazione a farla studiare da un esperto di Storia dell’Arte per averne una più certa e precisa collocazione cronologica e d’ambito.

Finzione e collocazione iniziale della “Croce di S. Lazzaro”

A questo riguardo osservo che la croce in questione è del tipo per esterno e che la relativa finezza della decorazione porta ad escludere che sia stata concepita per stare in cima a un timpano di facciata o altra posizione molto elevata. A mio parere doveva originariamente stare in cima ad una breve colonna isolata, come le croci stazionarie del Molis trattate da Franco Valente6 in un suo bel saggio pubblicato sul sito ripamici.it

COLONNA CON CROCE DI CASTELPRETOSO

COLONNA CON CROCE DI CASTELPRETOSO

Se davvero proviene dall’area di Cospidi7, quella colonna con croce me l’immagino posta laddove l’antico convento era lambito dalla via mulattiera che dalla località Finestra (Vettica Minore) saliva verso S. Lazzaro; via che troviamo citata già in documenti dei secoli XI-XIII.

Così collocata, la croce – con le sue due facce – indicava due cose al viandante: (a) che era giunto in un luogo spirituale dedicato al Cristo Salvatore e (b) che stava nel contempo entrando in territorio di Agerola; Terra di cui mostrava scolpito lo stemma.

stemma agerola color

Mio ri-disegno dello stemma medievale di Agerola, ispirato alla versione scolpita alla base della croce esposta nella chiesa della SS. Annunziata e, per i colori, alla citata blasonatura da un manoscritto del Fondo Mansi della Badia di Cava.

I valori simbolici dell’antico stemma

Come ben sanno gli esperti di araldica (privata o civica che sia), non è sempre facile ricostruire a posteriori (oggi) e con certezza, quali attributi, valori e/o auspici voleva simbolicamente indicare l’autore di un antico stemma quando scelse le “figure araldiche” (cose, motivi geometrici, animali, ecc) da porvi, ciò per via della variabilità nel tempo e nello spazio (da cultura a cultura) dei valori simbolici attribuiti ai segni e alle cose.

Rimando, quindi, all’auspicabile lavoro di un esperto l’interpretazione esauriente dell’antico stemma civico agerolese. Ma, in attesa di ciò, ricordo che la stella a sei punte o raggi, in araldica simboleggia l’aspirazione a cose superiori o a grandi azioni, auspice di un luminoso avvenire per i discendenti della famiglia o – nel caso di stemma civico – della comunità che quel simbolo ha posto nel suo stemma. Ma la stella veniva usata anche per simboleggiare finezza d’animo e mente rivola a Dio. Vi è poi la possibilità – ma tutta da approfondire – di un valore politico: in Lombardia e in Toscana, ad esempio, le stelle comparivano sugli stemmi dei Guelfi; mentre in Romagna tre stelle “in capo distinguevano i Ghibellini”.

Per quanto riguarda la banda rossa sulla quale sono caricate le stelle, ricordo che essa compare anche nel campo superiore destro8 dello stemma di Amalfi e che lo storico Giuseppe Gargano (in un articolo pubblicato nel 2014 su Il Vescovado) la interpreta come simbolo delle vantate origini romane dei fondatori della città nell’Alto Medio Evo.

Passando alle due ali che compaiono nello stemma medievale di Agerola, ricordo che il più antico simbolo che contiene due ali è il caduceo (dal greco antico κῆρυξ/κᾶρυξ kēryx/kāryx = “araldo”) del dio Hermes (Mercurio dei Romani), che oggi è il simbolo della medicina e alla farmacia, in origine il caduceo tutto simboleggiava pace ed equilibrio. In esso, le ali simboleggiano il primato dell’intelligenza sulla materialità.

CADUCEO

CADUCEO

Il caduceo di Hermes/Mercurio

Nell’araldica medievale e moderna una coppia di ali è detta Volo e un’ala sola Semivolo. Siffatte figure araldiche, quando compaiono su stemmi di famiglie discese da cavalieri e militi), sono interpretate come simboli di “animo pronto alle armi”. Nel nostro caso, però credo che si debba preferire un altro valore simbolico frequentemente assunto dalle ali: quello di “vivace ingegno”; che poi non si allontana molto dall’intelligenza cui alludevano – come si è visto – le ali del caduceo diel dio Hermes.

Conclusioni

In definitiva, i valori simboleggiati nel nostro antico stemma civico sembrano essere quelli della continuità col mondo Romano (che ad Agerola trova anche riscontri archeologici) e dell’aspirazione al progresso con “mente a Dio” e, contemporaneamente, con fede nell’intelligenza umana.

Oltre che pregno di significati alti e nobili, quello che abbiamo usato per tanti secoli era uno stemma di grande eleganza grafica e – lasciatemelo dire – faccio davvero fatica a giustificare quelli che, nell’Otttocento, vollero abbandonarlo e sostituirlo con lo stemma attuale.

1 Nella ultima versione ufficiale dello stemma (D.P.R. 13.01.2003), l’albero in questione è un grosso castagno fruttifero (con tre “ricci” in bella evidenza).

2 La frase proviene dall’opera in due volumi “Istoria della antica repubblica d’Amalfi e di tutte le cose appartenenti alla medesima accadute nella città di Napoli e suo Regno”, scritta da Francesco Pansa (1671-1718) na fatta pubblicare postuma dal nipote Giuseppe Pansa nel 1724. Giuseppe Pansa, come intimo amico di Alfonso de Liguori fu colui che fece conoscere al futuro Santo Scala (dove fonderà il primo monastero liguorino) e Agerola, dove Giuseppe Pansa fu parroco di S. Maria la Manna.

3 Dalla nota esplicativa esposta a fianco della croce marmorea di cui appresso, nella chiesa della SS. Annunziata.

4 Negli stemmi araldici le ali sono quasi sempre d’aquila. Probabilmente, se il Pansa le prese per ali di corvo fu perché diede troppa importanza al loro colore nero.

5 Trattasi del convento di S. Salvatore de Cospita, i cui spettacolari ruderi – posti in cima a una “cuspide” rocciosa – incombe da circa 600 metri di quota su Vettica Minore e Amalfi. Noto successivamente come Convento di S. Francesco, questo antico cenobio esisteva già (non sappiamo da quanto) nell’anno 1092, come si evince dalla pergamena numero LXXXVI, a pagina 139 e seguenti del Codice Perris.

6 Il saggio, che è riccco di esempi fotografici e argomentazioni – compare nella sezione Storia del sito http://www.ripamici.it

7 Su questa provenienza uso la cautela di mantenere un minimo di dubbio in attesa di sapere –magari da uno dei miei lettori – se trattasi di incontrollata voce popolare o, invece, di cosa suffragata da prove documentali o d’altro tipo.

8 Sinistro per chi guarda, ma in araldica è destro, perché ci si pone non davanti, ma dietro lo scudo, come il cavaliere che lo impugnava.

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