Una cinquecentesca immagine di S. Leonardo di Noblac ad Agerola

ResuméUne representation du XVI siècle de Saint Léonard de Noblat en Agerola (Italie du Sud). Cet article remarque à Agerola,dans la petite église de la Madonna di Loreto, un panneau en céramique  policrome de 1558 sur lequel il y a – avec la Madonne et  St. André -,  Saint Léonard de Noblac en vetement de moine et à la main un instrument de constriction :  la « cigogne ». La petite église fut batie par la famille Avitabile et Lorenzo de Avitabulus fut le  commissionnaire de la céramique en question. Des contribuitions qui aident à individuer la boutique qui produisa l’œuvre sont bien accueillies.

L’interessante chiesetta cinquecentesca della Madonna di Loreto (Bomerano di Agerola), patronato della famiglia Mascolo, attira visitatori soprattutto per via della grande pala in ceramica smaltata a policroma che campeggia sull’altare: un bassorilievo che ricorda le opere dei della Robbia. In merito alla datazione dell’opera si deve guardare all’iscrizione che essa reca sul bordo inferiore, la quale recita:

HOC OPUS FIERI FECIT LAURENCIUS DE  -_ _ _ _ _ _ _ US DIE PRIMIS MAI ISSVIII

Con l’aiuto dell’amico archeologo Domenico Camardo, ho capito che la“I” e le “S” che seguono il mese stanno rispettivamente per 1 e per 5 (vezzo abbastanza diffuso nel Cinquecento), per cui deve leggersi 1558.

La grossa ceramica policroma sull’altare della chiesetta della Madonna di Loreto ad Agerola. Vista generale e dettaglio della figura di S. Leonardo di Noblac.

La grossa ceramica policroma sull’altare della chiesetta della Madonna di Loreto ad Agerola. Vista generale e dettaglio della figura di S. Leonardo di Noblac.

La grossa ceramica policroma sull’altare della chiesetta della Madonna di Loreto ad Agerola. Vista generale e dettaglio della figura di S. Leonardo di Noblac.

La grossa ceramica policroma sull’altare della chiesetta della Madonna di Loreto ad Agerola. Vista generale e dettaglio della figura di S. Leonardo di Noblac.

 

 

 

Circa l’illegibile cognome del committente, credo che fosse tale Lorenzo de Avitabulus, visto che la lacuna presente (temo dovuta ad intenzionale asportazione) dà spazio a 8 lettere e visto anche che nel Cinquecento la chiesetta era patronato degli Avitabile, come attesta monsignor Montilio nella sua visita del 1572 (Archivio arcivescovile di Amalfi).

Mentre attendo da esperti da me sollecitati una lettura storico-artistica di questo raro esempio di pannello ceramico policromo in Costa d’Amalfi, oggi mi soffermo su una delle figure effigiate. Non mi riferisco né alla Madonna, in trono al centro della composizione, né al S. Andrea, patrono di Amalfi e dell’intero nostro ducato, sulla sinistra. Mi riferisco al santo monaco sulla destra, la cui identificazione è meno immediata. Dopo una ricerca nella quale mi ha parecchio aiutato Antonio Acampora, abbiamo capito che trattasi di S. Leonardo di Noblac, antichissimo santo francese che viene di norma effigiato con saio monastico e con catene, gogna o altro strumento di prigionia e tortura. Nel nostro caso ha in mano una “cicogna” ben rappresentata nei suoi dettagli tecnici.

Normalmente, quando si rappresenta un santo o una santa con in mano uno strumento nocivo, lo si fa per ricordare il modo del suo martirio (ad esempio, la graticola di S. Lorenzo). Qui, invece, l’oggetto affiancato vuole ricordare quelle persone ingiustamente carcerate e torturate in difesa delle quali Leonardo di Noblac si impegnò.

San Leonardo di Noblac (o Noblat), noto anche come San Leonardo di Limoges, ove fu eremita e abate, visse in Gallia tra la fine del quinto e la metà del sesto secolo. Nel Medio Evo fu uno dei santi più venerati d’Europa e ancor’oggi lo si festeggia il 6 novembre; giorno della sua morte  (data nella quale anche nella nostra chiesetta della Madonna di Loreto si potrebbe riprendere a celebrarlo).

Nacque a Corroi, presso Orléans, da una famiglia nobile che era stimata da re Clodoveo; sovrano che darà al giovane Leonardo un incarico che potremmo dire di “ispettore giudiziario regio”, col potere di liberare i carcerati ingiustamente detenuti.

Successivamente Leonardo lasciò la corte e fu prima diacono nel monastero di Micy e poi  fondatore di un suo luogo eremitico con oratorio nella foresta di Pauvain, nel Limousin.

Un angolo del centro storico di Saint-Léonard-de-Noblat (nome moderno dell’antica Noblac) mostrante alcune tipiche case con murature a “colombage” e – sullo sfondo – il campanile della bella chiesa romanica di San Leonardo.

Un angolo del centro storico di Saint-Léonard-de-Noblat (nome moderno dell’antica Noblac) mostrante alcune tipiche case con murature a “colombage” e – sullo sfondo – il campanile della bella chiesa romanica di San Leonardo.

 

 Il cenobio attirò molti seguaci e divenne particolarmente importante quando re Clodoveo gli assegnò un grande possedimento terriero come ricompensa per l’aiuto che Leonardo diede alla regina durante un difficile parto avvenuto mentre si trovava in zona.

Leonardo morì e fu sepolto a Noblac, nell’oratorio da lui fondato. In virtù dei miracoli attribuiti a S. Leonardo (vedi voce a lui dedicata su WikIpedia) la sua tomba divenne una affollata meta di pellegrinaggio (tra cui quello di re Pipino il Breve dopo la vittoria nell’assedio di Limoges). A partire dal secolo XI il suo culto si diffuse rapidamente in tutt’Europa. A ciò contribuì molto il pellegrinaggio di ringraziamento che  fece a Noblac il principe normanno e celebre crociato Boemondo I d’Antiochia, grato a San Leonardo per averlo aiutato a liberarsi dopo che era caduto prigioniero degli infedeli. Ricorso che il valoroso Boemondo (di cui parla anche Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata) aveva combattuto anche dalle nostre parti, partecipando all’assedio del 1096-97 col quale i Normanni cercarono di prendere il Ducato di Amalfi.

Fu proprio grazie ai Normanni che in sud Italia si diffuse  il culto di S. Leonardo, mentre la frequenza dei pellegrini da tutt’Europa verso Noblac crebbe anche in relazione al fatto che il sito si colloca lungo il celeberrimo “cammino di Santiago de Compostela”.

Per le sue opere, Leonardo di Noblac è considerato santo protettore di chi soffre ingiustamente di carcerazione e torture. Va comunque detto che è considerato anche patrono dei fabbri, degli agricoltori e del bestiame, nonché delle partorienti.

Non sappiamo perché Lorenzo Avitabile volle S. Leonardo effigiato a fianco della Madonna di Loreto e perché, tra i tanti S. Leonardo esistenti[1], scelse proprio quello di Noblac. Se fu pechè Lorenzo aveva utilmente invocato il Santo di Noblac durante una prigionia, quest’ultima dovette essere legata a motivi niente affatto infamanti, tanto da non aver remore a ricordarla a tutti con quella ceramica. Chissà, forse era stata una carcerazione persecutoria a sfondo politico o magari un cadere in mani saracene mentre si trovava a Napoli o imbarcato per motivi di commercio.

D’altro canto, non deve meravigliare che S. Leonardo di Noblac fosse noto dalle nostre parti. A Napoli esisteva fin dai tempi normanni una chiesa con annesso monastero a lui dedicata su quell’isolotto che poi – nel Seicento – finì incorporato nella piana costiera di Chiaia per il graduale avanzamento della spiaggia. Allo stesso santo è poi dedicata una bella chiesa di Panza (Ischia), eretta, come la nostra, a metà di quel secolo XVI che vide le coste e le isole campane meta di frequenti incursioni saracene.

A proposito di incursioni saracene, ll’anno della maiolica qui trattata (1558) e quello del più sanguinoso attacco saraceno a Sorrento e dintorni ( In quella occasione si rifugiarono ad Agerola alcuni familiari di Torquato Tasso). Tra i locali ci furono centinaia di morti e oltre 1500 persone portate via come schiavi. Di questi ultimi, una piccola minoranza riusc’ poi a ritornare in patria a seguito del pagamento di lauti riscatti. Potrebbe essere stata di questo tipo la vicenda di Lorenzo de Avitabulus, ma legata a un attacco anteriore a quello del 1558, visto che questo avvenne nel mese di giugno, mentre fu a maggio del 1558 che il nostro Lorenzo commissionò (o ebbe pronta?) la maiolica  di cui ho qui trattato.

Note:

[1] – S. Leonardo di Vandoeuvre, S. Leonardo discepolo di S. Gregorio di Tours, S. Leonardo di Reresby, S. Leonardo  di Camaldoli. A questi si aggiungono vari beati, tra cui il conterraneo  Leonardo di Cava, che fu  abate a Cava de Tirreni e morì nel 1255. Fuori causa, per motivi cronologici, erano invece  S. Leonardo Wechel (morto nel 1572), S. Leonardo da Porto Maurizio (morto nel 1751) e S. Leonardo Murialdo (morto nel 1900).

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