Nel Medioevo Agerola aveva anche una chiesa dedicata a San Bernardo

Quasi a dimostrazione di quanto ci sia ancora da scoprire circa i tanti edifici sacri che sono estistiti ad Agerola nei secoli passati, giorni fa –rileggendo con più attenzione il volume “Amalfi, notaio Sergio de Amoruczo, 1361 – 1398 (collana  Cartulari notarili campani del XV secolo. Edizione Athena 1994), a pagina 203 vi ho trovato la trascrizione di una pergamena del tardo Trecento (n. 129) che prova l’esistenza ad Agerola di una ecclesia dedicata a S. Bernardo poi scomparsa e dimenticata.

Si tratta di un atto di compravendita rogato dal notaio amalfitano Sergio de Amoruczo nell’anno 1389. Con tale scrittura notarile i coniugi agerolesi Luca Pappalardo di Pasquale e Cobella Villani vendettero a Palmerio Vespulo di Casanova (alias Furore alta) un fondo con selva e vigna sito in Agerola, al casale di Memorano (Bomerano), in un luogo dal nome oramai illegibile.

Descrivendo i confini e i confinanti della proprietà trasferita l’atto menziona : altri beni dello stesso venditore (a lui pervenuto dal defunto Sergio de Balba e sua moglie Pasqua), un fondo del monastero di S. Basilio di Amalfi e – cosa di maggior interesse in questa sede – rerum ecclesie Sancti Berardi de Ageroli.

In quegli anni, dunque, esisteva ad Agerola una chiesa o chiesetta dedicata a san Berardo, che possedeva – probabilmente insieme ad altro – un tenimento – in Bomerano.Visto come erano e sono ampiamente distribuite le proprietà fondiarie di altre chiese agerolesi, non è lecito concludere che anche la chiesa in questione, in quanto edificio, si trovasse a Bomerano; anche se una sua ubicazione a ovest del rio Penise mi parrebbe più probabile

.

Circa il santo intestatario, non credo che si tratti di san Berardo da Pagliara (morto nel 1122) il cui culto si limita a Teramo e dintorni. Piuttosto, interpretando il nome Berardo come alterazione di Bernardo, credo che debba trattarsi del celeberrimo S. Bernardo abate, fondatore dell’ordine cistercense, della famosissima abbazia francese di Clairvaux (da cui Bernardo di Chiaravalle) e molti altri monasteri tra i quali Chiaravalle di Milano.

Bernardo, riconosciuto anche come Dottore della Chiesa, taumaturgo e patrono degli agricoltori, visse tra il tardo XI secolo e la metà del XII, venendo canonizzato pochi lustri dopo la morte da papa Alessandro III.

Abbazia di Clairvaux

Abbazia di Clairvaux

Dunque il sorgere in Agerola di una chiesa di S. Bernardo non può portarsi più indietro degli ultimissimi anni del Millecento e. più probabilmente, viste le origini francesi del Santo, si deve pensare al periodo angioino di Napoli (iniziato nel 1266), quando Agerola alternò anni nei quali era “demaniale” (governata da sindaci nominati dal re) e anni in cui veniva data in feudo a qualche nobile gradito alla corte angioina. In particolare, nel 1294 Agerola andò in feudo a Ugone de Sully detto “il rosso”, grosso e valoroso cavaliere francese di cui ho trattato nel mio articolo sulla storia feudale di Agerola e del ducato d’Amalfi.

Per inciso voglio anche far notare che forse San Bernardo stesso era stato in visita al Ducato di Amalfi, lo fa sospettare il modo deciso e circostanziato in cui il santo descrisse le città e le fortificazioni del nostro ducato in una lettera all’imperatore Lotario (vedi Francesco Pansa, Istoria dell’antica repubblica d’Amalfi, e di tutte le cose appartenenti alla medesima, accadute nella città di Napoli, e suo regno:, Tip. Severini, 1724, pag. 81 -82).

Tornando alla chiesa in questione, non mi resta che dire che essa doveva essere già stata dismessa nel 1572, visto che essa non è per niente menzionata nel verbale della visita ispettiva che in quell’anno fece ad Agerola l’arcivescovo d’ Amalfi monsignor Montilio (conservata presso l’Archivio vescovile di quella città. Forse era crollata – circa tre secoli dopo la sua edificazione – a seguito del forte terremoto regionale del 1561, oppure – nell’ipotesi di patronato da parte dei de Sarriano – aveva sofferto un fatale calo di manutenzione a seguito dell’emigrazione da Agerola di quella famiglia o, almeno, dei suoi membri più ricchi (ad es. Pietro de Sarriano che prima diventa un apprezzato giureconsulto a Napoli e poi duca di Casalduni).

Renderebbe la cosa più plausibile una remota origine francese della casta Sarriano (così da meglio spiegarne la devozione a Saint Bernard, da una parte, e la fedeltà agli Anjiou, dall’altra). Purtroppo, non conosco documenti che possano comprovare l’ipotesi, ma sul piano linguistico mi pare verosimile una derivazione del cognome dalla zona del fiume Saar (che nasce in Francia nord-occidentale e prosegue in Germania), come – d’altra parte – il cognome francese Sarrien  e le sue varianti.

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