Etimologia dell’oronimo Monti Lattari (Campania).

Rispondendo a richieste più volte ricevute da vari amici e lettori, provo qui a tracciare un rapido stato delle conoscenze circa l’origine dell’oronimo Monti Lattari, ossia il nome di quella dorsale montuosa – alta fino a 1444 metri) che, quasi come un paravento, si interpone bruscamente tra le due massime piane costiere della Campania (quella del Volturno-Sarno e quella del Sele) e che – prolungandosi nel Tirreno – fa anche da diaframma tra i golfi di Napoli e di Salerno. Così definiti spazialmente, i M. Lattari vanno dalla sella di Cava dei Tirreni, a Est, alla Punta della Campanella a Ovest, facendo da entroterra alla Costa d’Amalfi e alla Penisola Sorrentina. Ma tale definizione, se piacerà ai miei colleghi geologi (che considerano persino Capri come parte della medesima struttura), forse non troverà l’accordo di quelli che fermano i M. Lattari al massiccio del M. Faito, preferendo chiamare “colli di Sorrento” la parte più occidentale e meno elevata della dorsale in questione.

D’altra parte, come vedremo, sembra che l’oronimo davvero nacque per indicare solo una parte della dorsale e che solo in tempi moderni esso sia stato esteso ad abbracciarla tutta.

Ma questa è solo una delle tante questioni aperte che riguardano l’oronimo. Lasciamola per ora da parte e dedichiamoci, invece, a quella che riguarda l’epoca in cui l’oronimo si affermò.

Come per quasi tutti i toponimi di origine remota, il meglio che si possa fare per “datare” l’oronimo Monti Lattari è (insieme a dei ragionamenti storico-linguistici) andare a caccia della sua più antica attestazione scritta.

Vignetta d’epoca medievale mostrante una scena di caseificazione. Non molto dissimili da questi erano gli attrezzi e i gesti del casaro in epoca romana.

Vignetta d’epoca medievale mostrante una scena di caseificazione. Non molto dissimili da questi erano gli attrezzi e i gesti del casaro in epoca romana.

Orbene, l’apparente legame etimologico col sostantivo “latte” e il notorio brano col quale Galeno elogiò la salubrità del latte prodotto sulle alture presso Stabia (Method Meten, V, 12) possono far ipotizzare che i Monti Lattari avessero quel nome (ovviamente in latino) già nel secondo secolo d.C.

Ma, in effetti, il citato brano di Galeno (uno dei più celebri medici dell’antichità) non riporta alcun nome per le alture di cui parla e, comunque, vi appare chiaro che non si riferisce a tutta la dorsale che oggi chiamiamo Monti Lattari, ma solo a una sua limitata porzione che era, innanzitutto nelle pertinenze di Stabia[1] e poi, nell’ambito dell’ager montuoso di Stabia, rappresentava i pascoli di media altura (“altitudo collis mediocris”). Probabilmente si riferiva alla zona medio-alta del bacino del Rio di Gragnano (attualmente nel comune di Pimonte) la quale presenta – tra 400 e 600 m circa di altitudine – vasti ripiani orografici che oggi sono dominati da castagneti (impiantati a partire dal Medio Evo) e che all’epoca erano probabilmente destinati soprattutto al pascolo. Tale zona include, tra l’altro, un vasto ripiano ondulato che ancora oggi si chiama Lattaro, posto tra il colle dove nel X secolo sorse il castrum amalfitano di Pino e i versanti che salgono verso lo spartiacque principale dell’intera dorsale (a sud del quale vi è poi la conca di Agerola).

[1]  Vanno pertanto escluse le porzioni  della dorsale poste più ad est e più ad ovest, rispettivamente pertinenti a Nuceria e a Equa (Vico Equense) e Surrentum.

Ubicazione della località Lattaro (in posizione centrale bassa) su una carta topografica che abbraccia dalla periferia nord di Agerola (Gemini) a quella sud-est di Stabia (Varano). Per l’infittirsi e il diradarsi delle curve di livello, cambia da zona a zona il tono di grigio: tanto più scuro quanto maggiore è la pendenza.

Ubicazione della località Lattaro (in posizione centrale bassa) su una carta topografica che abbraccia dalla periferia nord di Agerola (Gemini) a quella sud-est di Stabia (Varano). Per l’infittirsi e il diradarsi delle curve di livello, cambia da zona a zona il tono di grigio: tanto più scuro quanto maggiore è la pendenza.

Ma, al limite, la zona cui si riferiva Galeno la si potrebbe intendere estesa anche fino ai ripiani sui quali sorgeranno poi i casali di Lettere[1].

Tornando alla ricerca della più antica attestazione scritta dell’oronimo qui preso in esame, ne troviamo due, circa contemporanee, in scritti di Cassiodoro (Variarum, Lib. XI, ep. 10.) e di Procopio di Cesarea (Gothic. Rer. Lib. IV.) risalenti al sesto secolo.

Il primo, riferendosi al latte che già secoli prima era stato elogiato da Galeno, lo cita come remedia Lactarii montis. Procopio, da parte sua, trattando della epica battaglia finale tra Bizantini e Goti (svoltasi tra il Sarno e i nostri monti), così scrisse:: “Gothi metu perclusi, et rerum necessariarum penuria pressi, in proximum montem confugerunt, quem Romani Lactarium vocant” come a dire che i Goti, spaventati dalla piega che stava prendendo lo scontro, ma anche per cercare foraggiamenti, salirono dalla piana del Sarno verso il vicino monte che i Latini chiamano Lattario).

Tanto Cassiodoro che Procopio parlano di “monte” al singolare[2] e ciò potrebbe far pensare che il nome Lactarium fosse dato a una singola, specifica cima; con conseguente discussione su quale fosse. Ma a me sembra più logico assumere che, all’epoca,  l’accezione di montem si ampliasse anche al caso di un gruppo di cime e che, quindi, potesse denominarsi come Monte Lattario (Lactarium montem) quantomeno tutta quella massa orografica  piuttosto compatta che sta tra il valico di Chiunzi e la scarpata occidentale del gruppo del M. Faito.

Per chiudere questo mio articolo, voglio far osservare che ciò che abbiamo letto in Cassiodoro e Procopio (cioè Lactarius mons) , pur riportandoci quasi quindici secoli indietro, non è detto che sia la forma davvero iniziale dell’oronimo.

Infatti, trovandoci in una regione ove è molto più antica  la comparsa di insediamenti umani e di una toponomastica almeno orale, mi sembra corretto considerare anche l’eventualità che il Lactarius in uso nel VI secolo fosse non già un nome da poco  creato, bensì il frutto di una lunga evoluzione che, partendo magari da un termine che, semanticamente, niente aveva a che fare col latte, ma a questo fu incardinato sotto l’influsso della fama di terra produttrice di ottimo latte che si era sviluppata a partire da Galeno.

Suffragare questa ipotesi con qualche proposta di termine di partenza (da far poi evolvere/corrompere in Lactarius) è materia per specialisti. Io qui mi limito a segnalare una possibilità per la quale torna utile la mia esperienza di geomorfologo e di buon conoscitore della realtà fisica dei M. Lattari. Mi riferisco al  tema mediterraneo LATTA, che sta a significare sia “superficie delimitata e regolare” sia “cosa piatta” (vedi G. Devoto, Aviamento alla etimologia italiana, Mondatori, 1979  pag. 240). Applicato al paesaggio dei M. Lattari, il termine (o un suo derivato) potrebbe essere stato usato per indicare che su quei monti si trovano – abbastanza frequenti ed estesi – dei ripiani orizzontali o dolcemente inclinati. Si tratta di terrazzi fluvio-torrentizi  incastrati nelle vallate e di paleo-superfici d’erosione che si trovano sulla sommità dei rilievi; massime quelle che caratterizzano il M. Cerreto, la zona di S. Maria dei Monti e il  M. Faito.

P.S.: Ringrazio vivamente il collega e amico professor Lamberto Laureti per avermi segnalato alcune delle fonti che cito nel presente articolo.

[1]  Per il toponimo Lettere le prime e più ardite ipotesi etimologiche risalgono al Settecento e sono quelle che chiamavano in causa o delle lettere che lì Silla avrebbe ricevuto del Senato Romano (Pansa, Istoria di Amalfi, II, p. 207.) o un certo Eleuterio che sarebbe stato il proprietario del fondo sul quale sorse il germe della cittadina. (Di Meo, Annali critico–diplomatici del regno di Napoli, , XII, pag. IX). Successivamente ha preso invece il sopravvento l’idea che il nome Lettere si leghi a quello del monte Lattario (vedi oltre) su cui sorse; idea sulla quale scrisse già Domenico Romanelli (Antica topografia istorica del regno di Napoli, Parte Terza, 1819, pag. 551) riportando anche le opinioni di autori precedenti

[2]  Usando infatti mons al nominativo, montis al genitivo e montem all’accusativo.

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Una risposta a Etimologia dell’oronimo Monti Lattari (Campania).

  1. ciro gallo ha detto:

    Il commento nn può essere che estremamente positivo considerate la chiarezza espositiva la competenza professionale e la passione evidente.
    Complimenti

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