Giovan Alfonso Casanova da Agerola e il suo monumento funebre in S. Agostino alla Zecca di Napoli.

Oggi voglio segnalare ai miei lettori un altro personaggio agerolese del passato sul quale sarebbe bene svolgere ricerche per ricostruirne la figura e le opere. Si tratta di Giovanni Alfonso Casanova, uno di quegli Agerolesi che fecero fortuna nella capitale (Napoli), forse come mercante all’ingrosso di seta o di qualche altro prodotto delle nostre parti. Il cognome Casanova, attestato ad Agerola fin dal Medio Evo, deriva dalla terra di provenienza. Casanova, infatti, è stato per secoli il nome della parte alta di Furore, nome che oggi applichiamo a tutto il Comune, ma una volta ne indicava solo la marina (borgo nel cosidddetto “fiordo”) e dintorni.

L’epoca in cui visse don Giovan Alfonso va da metà Cinquecento ai primi del Seicento.

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Lo storico Matteo Camera, a pagina 631 del II volume delle sue  Memorie storico-diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi (1881) scrive:.“Alfonso Casanova di Agerola, con suo testamento del 26 agosto 1614, dispose a favore di esso Monte altri quattro maritaggi, annualmente di ducati 36 per le zitelle povere ed oneste native di Agerola”.

Il Camera qui si riferisce al Monte di pietà collegato alla Cappella di S. Antonio Abate dentro la napoletana chiesa di S. Agostino Maggiore (o “alla Zecca”). Tale cappella, intitolata al santo patrono di Agerola, fu fondata nella seconda metà del Trecento dal ricchissimo mercante Lisolo Lantaro (agerolese operante nell’allora capitale del Regno) e fu ceduta all’Università (cioè municipalità) di Agerola nel 1473.

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L’interno della chiesa di S. Agostino Maggiore (o “alla Zecca”) di Napoli

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La chiesa di S. Agostino Maggiore (o “alla Zecca”) a Napoli

Essa ha funzionato per secoli come centro di aggregazione religiosa della comunità agerolese a Napoli, le cui residenze e botteghe si concentravano proprio tra la zona di S. Agostino e quella di Portanova. Tale Cappella, attraverso il collegato Monte, svolgeva anche funzioni di assistenza sociale; ambito nel quale si ponevano anche i “premi di maritaggio” volti a fornire di una piccola dote le fanciulle”povere ma oneste” della comunità. A inizio Seicento, il Monte di S. Antonio Abate ne distribuiva già 8 all’anno, ciascuno di 36 ducati (Camera, ibidem). Giovanni Alfonso Casanova, come abbiamo visto, facendo testamento ne aggiunse altre 4 annue di pari importo.

La presenza del suo monumento funebre proprio in S. Agostino alla Zecca (chiesa bellissima e da decenni chiusa in attesa di restauri!) mi è stata di recente segnalata dalla storica dell’arte, dottoressa Sabrina Iorio di Napoli, che qui ringrazio sentitamente anche per la foto del monumento che qui mostro.

Il monumento funebre di Gio. Alfonso Casanova in S. Agostino alla Zecca di Napoli; opera di Iacobo Lazzari, 1614.
Il monumento funebre di Gio. Alfonso Casanova in S. Agostino alla Zecca di Napoli; opera di Iacobo Lazzari, 1614.

 

Dall’iscrizione incisa sul monumento aprendiamo che le donazioni disposte dal Casanova servivano anche per riscattare fanciulle povere di Agerola cui fosse capitata la cattiva sorte di venir catturate dai “Turchi” (“…TURCARUM SERVITUTE REDIMENDOS”) durante uno degli attacchi pirateschi che – a quei tempi – essi andavano compiendo ai centri della costa campane, alle isole partenopee e alle navi in transito. Al proposito rimando anche al mio recente articolo sulla ceramica policroma che abbiamo nella chiesetta della Madonna di Loreto; maiolica che – come leggerete – suggerisce un episodio di rapimento turchesco (con successivo rilascio dietro probabile riscatto) dell’agerolese Lorenzo de Avitabulo.

Ma torniamo al monumento funebre in questione. Circa il suo autore, a pagina 360 del volume 40 degli “Archivio storico per le province napoletane” (Detken & Rocholl e F. Giannini, 1915) ho avuto la fortuna di trovare trascritta la seguente scrittura contabile: 

A 3 marzo 1616 li governatori della Cappella dell’Università di Aijerola (sic) dentro la Chiesa di S. Agostino Maggiore di Napoli pagano ducati 18 a saldo et final pagamento di ducati  140 convenuti pagarsi a Iacovo Lazzari marmoraio per un monumento fatto in d.ta Cappella per memoria del q.m Gio: Alfonso Casanova”.

 

Questo documento ci consente di sapere – a quattrocento anni di distanza – quanto costò l’opera, chi la pagò e chi ne fu l’autore. Il monumento costò la discreta cifra di 140 ducati (si aggiungano due zeri per avvicinarsi a un moderno equivalente in euro) e fu pagato dagli amministratori della Cappella. L’opera si deve alla mano del marnoraro- scultore Iacobo Lazzari, artista di origine fiorentina che, trasferitosi definitivamente Napoli, arricchì di belle sue opere varie importanti chiese e palazzi della città. Ma su questo personaggio son certo che ci scriverà molte interessanti cose Sabrina Iorio, che proprio su Iacobo Lazzari ha svolto la sua Tesi di dottorato.

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