Cenni storici sul casale Ponte e la sua chiesa.  

Come da programma (mi riferisco a quello di “Natale assieme 2015”) stasera si è svolta la prima delle cinque visite guidate  a chiese agerolesi organizzate dalla neonata Associazione Culturale Memorandum .

L’evento è iniziato con una introduzione a carattere storico a cura dello scrivente (Aldo Cinque), della quale mi piace postare qui un sunto. Ma prima devo aggiungere che dopo di me sono intervenuti i consoci Paolo de Napoli e Sabrina Iorio che, con grande sapienza, hanno illustrato ai molti convenuti alcune delle opere d’arte presenti nel monumento: il fonte battesimale in stile rinascimentale; una croce processionale del Settecento, in legno e argento sbalzato e quattro belle tele seicentesche: la Madonna del Rosario con santi domenicani presso l’altare della famiglia de Stefano, il S. Antonio da Padova che parla ai pesci di Michele Regolia e la grande  tela dell’altare maggiore con un S. Nicola Vescovo che sembra ispirato a una precedente icona bizantina, firmata dal grande Andrea Vaccaro.

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Ed ecco la mia introduzione storica:

Nell’ambito dell’articolato altipiano di Agerola, la zona detta Ponte costituisce una lingua di terreno subpianeggiante delimitata a est e a ovest da due gole torrentizie (dovute ripettivamente al Rio Penise o Festola e al torrente La Rossa o Vernotico Li Galli).  Detta lingua di terra si riduce di ampiezza man mano che da Pianillo (quota 630 m circa) scende verso la località detta L’isola (quota 580 m circa), a valle della quale si ha l’unione delle due citate gole. Ciò fa de L’isola un dosso bordato da pareti rocciose che – per il suo essere naturalmente difeso e anche prossimo alla preziosa risorsa idrica data dal Penise – si configura come uno dei luoghi che più probabilmente ospitarono villaggi all’epoca di quella necropoli dell’Età del Ferro scoperta a Bomerano negli anni 70 del Novecento.

Per la topografia subpianeggiante e per la connessa presenza di terreni profondi e fertili, l’intera zona di Ponte fu certamente coltivata in Epoca Romana; del che  danno prova i resti di villa rustica che vennero alla luce nel podere Padre Gianni e dei quali scrisse lo storico Matteo Camera nel secondo tomo delle sue Memorie storico-diplomatiche dell’antica città e Stato di Amalfi (Salerno, 1881).

Dopo la lunga crisi innescata dalla forte eruzione del Vesuvio nel 79 d.C (eruzione  che su Agerola lanciò circa due metri di pomici), le attività agro-pastorali andarono lentamente riprendendosi, come dimostrano dei frammenti ceramici di III-IV secolo trovati nella zona di Ricciolo. Probabilmente, la popolazione locale anò crescendo anche con l’arrivo di chi lasciava la costa stabiana e la piana di Pompei per l’insicurezza portata dalle scorrerie barbariche e dalla Guerra Gotica. Una fase di deciso sviluppo Agerola dovette poi averla quando  partecipò al Ducato autonomo di Amalfi (staccatasi dal ducato di Napoli nell’anno 839, pur rimanendo fedele a Bisanzio); ma questo resta un periodo che solo la ricerca archeologica potrà illuminare, mancando fonti scritte fino al secolo X.

Già in quella fase Agerola si articolò in più villaggi distinti (oggi ‘frazioni’ e anticamente ‘casali’). Fino al periodo aragonese i casali ufficialmente riconosciuti  furono 4: il capoluogo Planillum, Memoranum, Campulo e Santo Lazaro (che fino al Trecento si era chiamato Caput de Pendulo). Ogni casale eleggeva un proprio rappresentante in seno alla Universitas hominum che amministrava il paese[1]. A partire dal XVI secolo gli eletti passano a cinque, poiché anche gli abitanti di Ponte (sotto-casale di Pianillo) rivendicano un loro rappresentante nell’amministrazione cittadina.

Ma il toponimo Alo Ponte o  Lu Ponte) risulta attestato già nel Trecento  (cfr. pergamena del 1325 in Filangieri, Codice Diplomatico Amalfitano, vol. 2, p. 264),  segno che il viadotto sul Penise nel punto più basso della via pubblica Pianillo – San Lazzaro era già stato costruito e, per le sue dimensioni, era diventato “il ponte” per antonomasia.

La parte centrale del casale Ponte era detta  ad S. Nicola  (dal nome della parrocchiale) già nel Quattrocento. In particolare, un contratto del 1415 il cui testo venne riportato dal Pansa (Istoria dell’antica Repubblica d’Amalfi etc.,  vol. 2, p. 100) parla di vigne, e case site a lo Ponte, juxta Ecclesiam S. Nicolai.

Una non meglio precisata “relazione” citata da Matteo Camera (Op. cit. vol. 2, p. 627) dice che  quella di S. Nicola “olim di padronato della famiglia de Stefano …. è stata la prima chiesa edificata in Ayerola ut habetur per traditione seniorum” e che “divenuta malconcia, fu interdetta nel 1639”.

Circa il citato padronato esercitato dai de Stefano –una delle più rilevanti e antiche famiglie del casale Ponte e di Agerola[2] – va detto che negli ultimi secoli  esso sembra limitarsi all’altare di sinistra della chiesa.

Riguardo alla tradizione orale che ritiene la chiesa di S. Nicola la più antica di Agerola, va notato che, se veritiera, essa porterebbe a collocare nell’Alto Medioevo (probabilmente tra IX e X secolo) il primitivo edificio dedicato al culto del Vescovo di Mira[3].  Era un edificio così vetusto quello che, malconcio, fu interdetto nel 1639 e poi restaurato o ricostruito in nuove forme? Questa è una domanda che, per ora, non trova risposte certe;  bisognerà continuare le ricerche archivistiche e, magari, indagare archeologicamente il sottosuolo della chiesa moderna.

Intanto possiamo notare che la chiesa presenta ancora oggi quella orientazione Est-Ovest (con zona absidale a oriente) che era precisa regola nel Medioevo. Inoltre, l’atrio coperto che la precede – sotto il quale transitava la via pubblica[4] è una caratteristica architettonica che ritroviamo davanti a molte chiese medievali dell’ex Ducato d’Amalfi. Probabilmente le sue arcate furono rinforzate quando su di esso si costruirono vani ad uso di canonica. Ma l’ipotesi che si trattò di un rimaneggiamento di struttura preesistente trova appoggio nel fatto che l’arcata centrale è di ampiezza esattamente doppia rispetto alle arcate laterali, forse a ribadire all’esterno una originaria organizzazione su tre navate dell’interno (con un tipico rapporto 2:1 tra ampiezza della nave centrale e ampiezza delle navi laterali) .

Pianta attuale della chiesa di S. Nicola al casale Ponte di Agerola.

 s nicola

 

[1]  Almeno fin dai tempi di Federico II, le riunioni dell’Universitas si tenevano nel pronao o nartece della chiesa di S. Pietro di Pianillo..

[2]  Presente ad Agerola almeno dal Trecento, la casata de Stefano, come tante altre, espresse anche dei membri che si trasferirono a Napoli e lì ebbero successo come artigiani, mercanti o uomini di legge. Così, ad esempio, Pietro de Srefano fu Eletto del Popolo napoletano nel 1499, nel 1536 e nel 1538; nonché governatore della Casa Santa dell’Annunciata, feudatario della terra d’Accadia in Capitanata e autore di un’opera dal titolo Descrizione dei luoghi sacri di Napoli (cfr. M. Camera, Op. cit., vol.2, p. 626).

[3]  Al proposito si consideri il fatto che la chiesetta-vedetta di S. Amgelo a Jugo e la rupestre S. Barbara sono  del x secolo, mentre S. Pietro di Pianillo e la prima S. Matteo sono del secolo XI.

[4]  Ciò fino a che, negli anni 60 del Novecento, quella antichissima strada (di cui vediamo i prosieguo verso il ponte a sud della chiesa) non fu ampliata e deviata a occidente del porticato in questione.

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