LA CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA IN AGEROLA

 

Cenni storici

La chiesa della SS. Annunziata sorge in quella parte di Agerola che –per buona parte del Medoievo- si chiamò Caput de Pendulo, per assumere poi –a partire dal XIII secolo- la denominazione di San Lazzaro. In un atto di compravendita del 1273[1] troviamo una sorta di antefatto di quel cambiamento di nome. Infatti, per dare l’ubicazione del vigneto con case e annessi agricoli che Thomasia de Guiczone vendeva a Ursone Bemba, venne scritto: at Caput de Pendulo prope ecclesiam Sancti Lazari. Alcuni decenni dopo, con l’addensarsi del casale intorno a quellla chiesa, il toponimo Sancto Lazaro prese a indicare non più solo una sottoparte di Caput de Pendulo, ma l’intera zona.

La chiesa dedicata a S. Lazzaro, che fu quasi certamente la prima parrocchiale del casale, è scomparsa da secoli, tanto che persino la sua ubicazione risulta oggi incerta[2] . Dalla relazione della Santa Visita effettuata dal vescovo di Amalfi, mons. Carlo Montilio, nel 1572[3] apprendiamo che l’edificio era tanto malridotto che il Vescovo ordinò o il suo rifacimento o il trasferimento dell’altare nella nuova parrocchiale, ovvero la chiesa della SS. Annunziata. Dalla stessa relazione del Montilio apprendiamo che all’epoca la chiesa dell’Annunziata doveva già essere un edificio abbastanza ampio, visto che conteneva ben 11 altari e una cappella (vedi tabella allegata).

Come per tantissime chiese di antica origine, anche per quella della SS. Annunziata non esiste –o non abbiamo ancora scoperto- un documento d’epoca che ce ne dia la data di fondazione. Tra i sopravvisuti documenti che la menzionano, il più antico risale al 1484 e consiste in un contratto di enfiteusi riguardante una proprietà sita nel limitrofo casale amalfitano di Tovere, ove la chiesa della SS. Annunciata di Agerola viene citata come proprietaria di una tenuta adiacente a quella ivi trattata.

Similmente a quanto accadeva negli altri casali di Agerola, tra il basso Medioevo e il Seicento anche San Lazzaro vide sorgere delle Confraternite che affiancarono alle azioni liturgiche delle preziose attività di assistenza sociale. In particolare, alla chiesa dell’Annunziata ne facevano capo tre: quellla del SS. Sacramento (o del Corpus Domini), quella del S. Rosario e il Monte dei Morti. Agli inizi del Seicento la confraternita del SS. Sacramento (probabilmente la più antica delle tre) attivò anche una pubblica scuola per l’istruzione dei fanciulli[4]. Dal verbale della Santa Visita fatta da mons. Giacomo Teodoli nel 632[5] apprendiamo che le lezioni si svolgevano in una “gran sala” che egli ordinò arredare con sedili lignei posti “circum circa ad formam arcum”. Quella gran sala era forse l’ambiente che funzionò anche come prima sede della confraternita; ambiente che, a parere di don Domenico Scala, si sviluppava più o meno dove si trova ora la cappella del ss. Sacramento (seconda sede della confraternita; probabilmente di inizio Settecento), ma si allungava parallelamente alla chiesa, invece che ortogonalmente ad essa[6].

Nel 1707) l’Arciconfraternita del SS. Sacramento incorporare la congrega del Rosario e quella dei Morti[7]..

Degli altari presenti nella chiesa dell’Annunziata all’inizio del Settecento (vedi tabella allegata) ci dà notizia uno scritto del 1703 lasciatoci dal parroco dell’epoca, don Francesco Coccia[8]. Il fatto che nel 1703 gli altari erano solo 8, contro i 12 del 1572, lascia supporre che nel frattempo la chiesa era stata perlomeno risistemata architettonicamente; ma su ciò torneremo più avanti.

A inizio Settecento, solo tre altari mantenevano dedicazioni già presenti nel 1572 (SS. Annunziata; Madonna del Carmine, con padronato dei Lauritano e Presepe, con padronato di Gennaro Pandolfi). Gli altri cinque, invece, hanno dedicazioni nuove (Madonna dell’Arco, con padronato dei de Stefano; Madonna del Rosario, S. Antonio da Padova, con padronato degli eredi di Filippo de Stefano; Anime del Purgatorio, retto dai laici e S. Gregorio Magno, con padronaggio di don Aloisio Coccia).

La “scomparsa” (re-intitolazione) dell’ altare dedicato a S. Cristoforo si spiega verosimilmente col fatto che una cappella gentilizia dedicata a quel santo venne nel frattempo edificata dalla famiglia Lauritano presso il loro palazzo sulla via maestra del casale (di fronte alla moderna Scuola Elementare). Riguardo allo scomparso altare della Madonna dell’Arco, si segnala che la relativa tela può ora ammirarsi nella Cappella del SS. Sacramento, in testa alla porta di ingresso. Essa reca dipinto anche lo stemma dei de Stefano: un ponte a tre arcate sovrastato da tre stelle d’oro in campo azzurro.

L’altare di S. Gregorio Magno (cioè papa Gregorio I) fu probabilmente creato pochi anni dopo la citata visita di mons. Montilio. Lo fa pensare il frontoncino in marmo con la dicitura “ RELIQUIE SANTO GREGORIO / GIO PAULO DELA BAGNAN … / ANO DONII MDLXXXVI” che fu rinvenuto circa cinquant’anni fa durante uno sterro nell’area della canonica e che il compianto parroco don Domenico Scala fece ricollocare ove ora lo vediamo (altare ospitato nella cappella absidale destra)[9].

Riguardo all’altare dedicato a S. Lazzaro, il verbale della visita di mons. Puoti del 1788 afferma che esso era stato fondato nel 1784, forse al posto dell’antico altare del Rosario, e che a curarlo era la confraternita (cfr. anche la scritta sulla lastra tombale antistante). Colpisce, e merita ulteriori indagini,  il lasso di oltre duecento anni che separa la creazione di questo altare  dalle già viste  disposizioni del vescovo Montilio. Significa forse che dopo il 1572  che la cadente chiesa di S. Lazzaro fu riparata –sia pure sommariamente- e che così riuscì  a durare per altri due secoli circa?

A proposito dell’altare di S. Lazzaro va anche osservato che il quadro che l’adorna è opera firmata di Pasquale Volpedi, che la eseguì nel 1874 .

Confrontando la lista degli altari del 1703 con quelli odierni si nota che:restano stabili solo gli altari della SS. Annunziata e S. Gregorio, mentre cambiano le intestazioni di tutti gli altri altari, sebbene Madonna del Carmine e Anime del Purgatorio, cui si legavano due distinti altari a inizio del ‘700, siano semplicemente riuniti in effige sull’altare della Madonna del Carmine con Anime Purganti (sotto la II arcata di sinistra). Caso simile è quello dell’altare che S. Antonio da Padova aveva a inizio Settecento: esso fu interdetto nel 1759, ma il Santo fu poi effigiato sulla tela dell’altare dedicato alla Madonna del Buonconsiglio.

 

GLI ALTARI DELLA SS. ANNUNZIATA DI AGEROLA ATTRAVERSO I SECOLI
NEL 1572 NEL 1703 OGGI
 

SS. Annunziata**

 

S. Nicola^

 

S. Giovanni Battista

 

S. Antonio abate^

 

S. Cristoforo

 

S. S. Crocifisso

 

Madonna della Misericordia

 

SS. Salvatore

 

SS. Concezione

 

S. Caterina

 

Madonna del Carmine**

 

Cappella del Presepe^

 

SS. Annunziata**

 

S. Gregorio Magno* (pa- dronato Aloisio Coccia)

 

Madonna dell’Arco con S Nicola^ e S. Antonio abate^ (quadro ora in Cappella SS. Sacramento)

 

Del Rosario

 

S. Antonio da Padova (interdetto nel 1759)

 

Del Carmine**

 

Del Purgatorio°

 

 

 

 

 

Altare del Presepe^

 

SS. Annunziata** (TC)

 

S. Gregorio Magno* (TD)

 

Sacro Cuore (creato a metà Novecento) (TS)

S. Lazzaro (fondato 1784 ma con tela di Pasquale Volpedi del 1874 ) (2D)

 

Mdonna del Buoconsiglio con S. Antonio da Padova e S. Pasquale Baylon (2D)

 

Immacolata con S. Francesco e S. Ignazio (1D)

 

B.V. del Carmine** con Anime Purganti° (1S)

  Cappella del SS. Sacramento

(costruita nel Seicento e decorata nel Settecento)

Cappella del SS. Sacramento (con Madonna delle Rose, statua rinascimentale ricevuta nel 1812 dal Conv. di Cospidi )
N.B.: I simboli in apice individuano il persistere di alcuni altari e/o culti da un’epoca all’altra

 

Sorte simile era peraltro toccata a S. Nicola e a S. Antonio abate, che avevano ciascuno un altare nel Cinquecento, mentre nel Settecento li perdono, ma le loro immagini passano sul quadro di S. Maria dell’Arco; tela che era in origine collocata laddove ora è l’altare del Sacro Cuore di Gesù (che è opera di metà Novecento).

 

Architettura

 

La chiesa presenta impianto a croce latina commissa[10], con transetto elevato di un solo gradino e planimetricamente contenuto nel rettangolo di base.

 

 

 

L’aula è divisa in tre navate, con rapporto 1:1,5 tra ampiezza delle laterali e ampiezza della centrale. Come accade in molte chiese medievali del Ducato d’Amalfi, l’aula è grossomodo quadrata (circa 14 x 14 m) e ad essa si aggiunge un transetto di circa 14 x 5,5 m. Le separazioni tra le navate son date da due serie di tre archi a tutto sesto impostati su pilastri a sezione cruciforme[11]. La navata centrale presenta una copertura a botte ellittica, mentre le navate laterali e i tre settori in cui si articola il transetto presentano coperture a crociera che appaiono acute sui due bracci del transetto, mentre sono quasi tonde sulle navate .

Sulla parete di fondo si aprono tre absidi. La centrale, che forse fu semi-cilindrica all’origine, ha ora sagoma semi-ottagona e tre oculi che vi portano luce dall’esterno. Le absidi laterali sono delle cappellette sormontate da piccole cupole, ma disuguali tra loro per dimensione, stile e, probabilmente, epoca di costruzione.

All’esterno si nota bene come le tre sporgenze absidali furono pareggiate (probabilmente dopo l’aggiunta dellla cappella absidale sinistra) per poter dare alle falde del tetto l’assetto che ancora oggi osserviamo.

Sempre osservabile dall’esterno, sul fianco sinistro della chiesa, è il il ringrosso che le mura perimetrali subiscono al passaggio transetto-aula. Esso va probabilmente legato a una fase di rinforzo dell’edificio che consentì anche di creare nelle navate laterali le arcate cieche (due per lato) che ospitano gli altari settecenteschi. Al secolo XVIII sono attribuibili pure le finestre “a ventaglio” sui fianchi dell’edificio, quelle ovali in facciata e massima parte degli stucchi che decorano l’interno. Tutto ciò fu realizzato a chiusura di una fase di ristrutturazione che incluse perlomeno la realizzazione della già citata copertura a botte della navata centrale. Essa venne realizzata –verosimilmente per ragioni di statica-  poco più alta delle crociere delle navate laterali, dando all’edificio quel senso di orizzontalità che subito colpisce il visitatore. Che prima di quell’intervento la chiesa presentasse, invece, una nave centrale a notevole slancio verticale, lo dimostra una traccia recentemente osservata nel sotto-tetto: sulla faccia interna del timpano di facciata permangono tracce dei muri dell’originario claristerium, che -innalzandosi fino a circa 9,5 m dal pavimento, superava i tetti delle navate laterali e recava finestre che illuminavano la navata centrale. Di conseguenza, come paiono dimostrare anche altre tracce viste nel sotto-tetto e ancora in corso di studio, la chiesa della S. Annunziata ha attraversato una fase in cui presentava facciata e tetti “a salienti” (vedi disegno ricostruttivo). Si tratta di una geometria tipica delle chiese a tre navate del Medioevo, di cui si hanno molti esempi anche in altri centri dell’ex ducato di Amalfi (tra essi le chiese dedicate all’Annunziata di Ravello e di Scala) e che ad Agerola sono conservate (facciate rifatte a parte) in S. Pietro di Pianillo e S. Maria la Manna.

 

[1]  Jole mazzoleni,  Le pergamene degli archivi vescovili di Amalfi e Ravello. Arte Tipogtrafica, Napoli, 1979, vol. IV, pp. 43-46.

 

[2]  Sull’argomento apparirà presto un articolo sul  blog http://www.agerola.wordpress.com.

 

[3]  La relazione si conserva presso l’archivio vescovile di Amalfi, ma una sua sintesi ottocentesca ritrovata nell’archivio della parrocchia di Campora è riportata nell’articolo “Le chiese di Agerola nel 1572” da me pubblicato sul blog http://www.agerola.wordpress.com

[4]  Rimanda probabilmente a quella Scuola il micro-toponimo Campo della Scola, attestato fin dal 1624 (C. Salvati e R. Pilone, Gli archivi dei monasteri amalfitanei. Centro di Cultura  e Storia Amalfitana, Fonti , 2. 1986, p. 197)  e ancora oggi in uso per un’area agricola posta poco a NO della parrocchiale.

 

[5]  Brani di detto verbale si trovano nel saggio di  R. Arpino, Le “Relatines ad limina “di tre secoli. Una fonte inedita di notizie sulla costiera amalfitana, in Rassegna del Centro di Cultura e Storia Amalfitana,  1985, pp. 82-140 e 1986, pp. 29-102.

 

[6]  D. Scala, Ai miei cari fedeli. Italgrafica, 2000, pp. 38-40.

[7]   M.. Acampora e G. de Stefano, Fraternitas. Breve storia dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento di S. Lazzaro di Agerola. 2008, p. 11.

 

[8]  Cfr. A. Mascolo, Agerola dalle origini ai giorni nostri. Micromedia, 2003), p. 258.

 

[9] Il reperto fu trovato insieme ad altre lastre marmoree. L’insieme dei resti  potrebbe rappresentare il “ciborio”, poi smantellato, ove furono inizialmente collocate quelle reliquie che ora sono conservte nel busto reliquiario di S. Gregorio (G. Abbate e I. Maietta, Il busto reliquiario di S. Gregorio Magno. Significato di un restauro. Eidos, 1992, p. 17, n. 3).

[10]  Cioè croce a bracci idisuguali (“latina”) di cui quello corto, dato dal transetto, incrocia il lungo alla sua estremità (“commissa”).

[11]  Su di essi sarebbe opportuna un’indagine per verificare se in origine furono colonne marmoree, poi inglobate nella muratura.

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