La preta perciata. Un amuleto agerolese (e non solo) tra etimologia e antiche credenze popolari.

Aspetti linguistici.

Prima di entrare nel merito di questo articolo, mi corre l’obbligo, almeno verso i lettori non-napoletani, di dare dei chiarimenti linguistici circa l’espressione preta perciata. E non è certo preta (‘pietra’) a richiedere una spiegazione, quanto piuttosto l’aggettivo perciata.

In Napoletano, si dice perciata una ‘cosa che sia trapassata da parte a parte da un foro’. ad esempio: la tina perciata era la tinozza con foindo trapassato da tanti fori nella quale si pigiava l’uva durante la vendemmia. L’aggettivo deriva dal verbo perciare, il quale significa sia ‘forare’ che ‘attraversare’. Ne derivano, tra l’altro, il sostantivo perciaturo (antico trapano a mano) ed espressioni del tipo “l’acqua percia pe dinto ‘o muro” (l’acqua penetra attraverso il muro) e “’stu varrile spercia” (‘questo barile perde’ nel senso che il liquido riesce ad attraversarne le pareti).

Il tutto deriva dal tardo-latino pertusiare, il quale generò anche il francese percier e, passando la Manica,  quell’inglese to pierce che è di recente divenuto noto a tutti grazie alla moda del piercing.

L’amuleto.

Ai tempi della mia infanzia, girando tra i casolari di Agerola vedevo assai di frequente,  appesa sulla porta delle stalle, una preta perciata messa lì contro il malocchio (così oggi mi dicono gli intervistati, ma non escludo che in antico le si attribuissero anche altri poteri).

Oggi, invece, sono pochi quelli che perpetuano questa antica usanza; vuoi perché non è facile trovare una preta perciata (che deve avere un foro passante di origine naturale!), vuoi per la smania di mostrarsi…moderni. In ogni caso, sarebbe bene riprendere quell’usanza, per rispetto delle tradizioni degli avi e perché la preta perciata – si creda o meno ai suoi  poteri speciali –  è un segno identitario importante. Tanto ci credo che io stesso – pur considerandomi razionale e pur non avendo una stalla – ne ho appesa una presso la porta d’ingresso della mia casa.

Veduta dello sperone roccioso forato che sovrasta Positano e che diede il nome al vicino abitato di Montepertuso.

Veduta dello sperone roccioso forato che sovrasta Positano e che diede il nome al vicino abitato di Montepertuso.

Che nella nostra zona abbia antica origine la credenza popolare che attribuisce speciali poteri alle pietre forate, lo dimostra la tradizione raccolta circa tre secoli fa, nella vicina Positano[1], da Francesco Pansa[2]. Ecco cosa egli scrisse al proposito:

 Le pietre di questa marina, che riguardano la Chiesa di S. Maria di Positano, sono perforate tanto le grosse quanto le picciole[3]  e hanno virtù divina contro molte ¡nfermità, che però[4] da alcune persone si conservano con gran devozione. Ma perchè sono pietre e sono in quantità, non si hanno in pregio  da tutti[5], per lo che   se qualche barca di queste pietre se ne vuol servire per zavorra, non si può partire[6].

Ciottolo di spiaggia bio-forato

Esempio di ciottolo di spiaggia con bio-perforazioni

Pare che l’attribuzione di poteri straordinari alle pietre forate sia un fatto culturale antico di millenni e comune a diverse culture. Senza andare né troppo indietro nel tempo, né troppo lontano nel mondo, riporto al proposito ciò che si legge  nel bel libro di Roger Deakin (2008) Nel cuore della foresta. Un viaggio attraverso gli alberi:

“Appendeva ancora nella stalla e nella scuderia la magica pietra forata,  l’amuleto del Suffolk[7] contro il malocchio, per fugare gli incubi che avrebbero turbato il sonno degli animali. “

Sostanzialmente la stessa usanza, con le stesse motivazioni, in Inghilterra come ad Agerola!

Lama di roccia calcarea dei nostri monti, modellata e forata da processi carsici.

Lama di roccia calcarea dei nostri monti, modellata e forata da processi carsici.

Credo che anche il ritrovamento della pietra bucata debba essere fortuito. Ma, se ….vogliamo aiutare la fortuna, andremo a cercarla lungo un pendio non troppo ripido, laddove le scaglie rocciose che il gelo stacca dalla montagna non rotolano rapidamente verso valle (caso in cui prevale una consunzione meccanica), bensì sostano a lungo nel suolo, venendo lentamente scolpite dalla dissoluzione chimica.

[1]  Sovrastata come dalla enorme roccia bucata di Montepertuso (pertuso, in napoletano, vale ‘buco’), la baia di Positano appare come un luogo che, agli occhi di abitanti o frequentatori, doveva apparire ideale per credenze riti connessi alle rocce trapassate da fori.

[2]  G. Pansa, Istoria della antica repubblica d’Amalfi e di tutte le cose appartenenti alla medesima accadute nella città di Napoli e suo Regno (pubblicazione postuma presso la Tipografia  Severini, 1724), pag. 149

[3]  In questo caso, trattasi di perforazioni di origine biologica, dovute a organismi marini quali i “datteri di mare”. Va aggiunto che qui il Pansa si prende la licenza letteraria di esagerare: non tutti i sassi della spiaggia recavano siffati fori; solo erano frequenti.

[4]  Questo però va inteso, all’antica, come un perciò.

[5]  Questa frase vuol dire: Ma, essendo in fin dei conti solo delle pietre ed essendo così comuni, molti non credono che abbiano i poteri che assegna loro la credenza popolare.

[6] Questo “per lo che” deve intendersi come un riaggancio alla credenza magica, non ai non-credenti. Il senso della intera frase è, dunque:  ‘Per i poteri che si attribuiscono a quei sassi forati, se qualche barli usa per far zavorra (ossia per appesantire intenzionalmente la barca vuota, onde aumentarne la stabilità), per magica punizione essa non riuscirà partire.

[7]  Regione dell’Inghilterra a NE di Londra.

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