Ma davvero Bernardo Sarriano era di Agerola?

Con questo articolo voglio aggiornare i lettori circa una mia recentissima “scoperta” che, tra l’altro, mi ha imposto di aggiornare due miei articoli precedenti (quello sulla chiesa di S. Bernardo e quello sui Sarriano).

STEMMA DE SARRIA'

In essi citavo Bernardo Sarriano, personaggio vissuto tra  il XIII e il XIV secolo, come nativo di Agerola. Ciò per fiducia, che ora scopro eccessiva, in ciò che scrisse lo storico Matteo Camera a pagina 620 del volume II delle sue Memorie storico-diplomatiche dell’antica città e stato di Amalfi (Salerno, 1881).

Ivi si legge quanto segue:

Bernardo de Sarriano di Agerola, milite, consigliere e familiare di re Carlo II e del di lui figliuolo e successore Roberto; e da questi gli vennero affidate delle importanti commissioni – Lo stesso re Carlo , per servigi prestatigli da esso Bernardo, gli donò “duomilia turnonensius (monete di Tours) parvorum” (segue una nota che cita questa fonte documentaria: Ex Regest., an. 1309, lit.G, fol. 153).

Stimando il Camera  come studioso attendibile, le cui affermazioni erano di norma basate su evidenze documentali, io, come altri, ho ritenuto che egli avesse trovato delle prove circa l’agerolesità di Bernardo (de) Sarriano; magari proprio in quel documento “Ex Regest., an. 1309, lit.G, fol. 153” che egli ebbe modo di consultare  presso l’Archivio di Stato di Napoli all’interno dei Registri della Cancelleria Angioina.

A proposito di questa traccia documentale va detto che gli originali dei Registri angioini finirono bruciati nel tristissimo incendio di S. Paolo Belsito (evento del 1943 di cui ho già scritto parlando delle pergamene medievali che erano state nell’agerolese Monastero di S. Teresa, anch’esse distrutte da quel rogo). Fortuna che Riccardo Filangieri ne aveva trascritto larga parte [1],  ma la sua opera non giunge all’anno 1309 di nostro interesse. Ora tocca vedere (cosa che sto facendo col prezioso aiuto del professor Stefano Palmieri) se della “carta” che era classificarta come  “an. 1309, lit.G, fol. 153” non sia stata rintracciata una trascrizione o fotografia fatta da qualche studioso prima che i Registri angioini venissero trasferiti nel convento di S. Paolo Belsito e lì finissero bruciati [2]

Nell’attesa che abbia buon esito detta ricerca, ne ho condotto un’altra – bibliografica – che mi fatto definitivamente convinto che Matteo Camera prese un abbaglio  quando pensò che il milite Bernardo Sarriano fosse agerolese. Certo, quel cognome è stato per secoli presente ad Agerola, tanto da lasciarvi (a monte della parrocchiale di Pianillo) il toponimo neo-prediale Sarriani (zona ove i Sarriano ebbero case e terre). Ed è certo pure che fosse nativo di Agerola quel Pietro Sarriano che a Napoli fu giureconsulto di fama ed Eletto del Popolo verso la metà del Cinquecento e i cui discendenti si fecero nobili acquistando i feudi di Casalduni e Ponte (vedi articolo Antiche famiglie agerolesi: i Sarriano su questo blog).

Ma da qui a pensare che il cognome Sarriano nacque ad Agerola (così da far Agerolese anche il milite Bernardo) ce ne corre. Infatti, mi è bastata una breve ricerca bibliografica [3] per scoprire quanto segue:

BREVE BIOGRAFIA DI BERNARDO SARRIANO

Bernardo Sarriano, o de Sarriano, (forme italianizzate dell’originario cognome de Sarrià) nacque e morì in Spagna (1266 – 1335). Il padre, Vidal de Sarriá, era un nobile cavaliere cui re Giovanni I d’ Aragona, nel 1259, aveva assegnato il Castello di Confrides (Regno di Valencia) come riconoscimento per l’aiuto dato alla corona per la riconquista cristiana.

 

Non ancora ventenne, Bernardo partecipò a quella spedizione in Sicilia con la quale re Pietro il Grande volle appoggiare la rivolta anti-angioina dei Vespri Siciliani [4]. Nel corso di quel conflitto,nell’estate del  1286 Bernardo fu a capo di una piccola armata, di venti galee siciliane che presero a far “guerra di corsa” lungo le coste tirreniche del Regno di Napoli. Dopo aver danneggiato Positano e Sorrento, quella flotta prese le isole di Capri e Procida, così da controllare per tre mesi il Golfo di Napoli, attaccando e bruciando numerosi legni angioini. Infine, si spinsero fin sulla costa di Roma, dove presero e danneggiarono la roccaforte di Astura,; credo per dare un segnale al papa filo-angioino. 

Questa spedizione, è narrata anche da  L. A Muratori a pagina 117  delle sue “Rerum Italicarum Scriptores….” (1728). Un’altra fonte utile è La guerra del Vespro siciliano di Michele Amari (Le Monnier, 1851). Ma a chi ha un po’ di dimestichezza con lo Spagnolo consiglio senz’altro di leggere la vivida e dettagliata descrizione fattane da Ramon Muntaner (cronista catalano dell’epoca) che si può leggere online su Google, nel libro di J. Jepús (1860) Crónica catalana de Ramón Muntaner: texto original. Tra l’altro vi leggerte un particolare elogio delle capacità corsare degli uomini di mare delle nostre parti, in particolare di quelli  di Positano!

Bernardo de Sarriá tornò in Sicilia nel 1313 per guidare vittoriosamente la flotta siciliana in difesa del loro re Federico II d’Aragona che era stato attaccato da Roberto I d’Angiò re di Napoli.

Dopo una vita ricca di importanti azioni militari e incarichi diplomatici, Bernardo Sarriano morì il 31 dicembre 1335 nel suo castello a  Játiva. Non avendo eredi, i suoi beni furono confiscati dall’Infante Pedro d’Aragona, uscito vittorioso dalla contesa per la successione al trono contro i suoi fratellastri, che il  Sarriano aveva appoggiato.

 

CONTATTI CON NAPOLI

Tra gli episodi che in qualche modo segnalano contatti con Napoli (oltre il già ricordato episodio bellico del 1286) trovo che nel 1295 Bernardo scortò la principessa Bianca D’Angiò – giovanissima  figlia di Carlo II  – al monastero di Vilabeltrana (Gerona, Catalogna)), dove doveva sposare Giacomo II d’Aragona.

Un passaggio di Bernardo Sarriano alla corte angioina di Napoli lo si ebbe nel 1308. Vi era appena stato un accordo militare tra la Corona d’Aragona e quella di Castiglia contro il Regno di Granada e a Bernardo venne affidata una serie di missioni diplomatiche volte a mantenere rapporti di pace con altre potenze del Mediterraneo. Il Sarriano fu dunque ambasciatore aragonese a Marsiglia, Genova, Napoli, Palermo e Tunisi.

E’ a questa tappa diplomatica a Napoli che va in qualche modo ricollegato quel versamento di “duomilia turnonensius parvorum” che fece re Carlo II al Sarriano (vedi il soprariportato brano del Camera). Forse si trattò della ricompensa per una ambasceria o simile che re Carlo affidò a sua volta al Sarriano, da espletarsi nel prosieguo di quel suo vasto giro diplomatico o al rientro in Spagna.

CONCLUSIONI

Alla luce di quanto qui esposto, mi sento di concludere che, a meno di un’improbabile caso di omonimia e corrispomdenza di profili, il milite Bernardo Sarriano citato dal Camera come agerolese, fosse – in realtà – il noto personaggio spagnolo di cui ho fornito  notizie bibliografiche. Probabilmente il Camera lo ritenne agerolese perché convinto che il cognome Sarriano fosse nato ad Agerola; a ciò indotto dal fatto che quella casata gli risultava presente in paese nei secoli successivi.

Fermo restando che solo il testo integrale del citato do Ex Regest., an. 1309, lit.G, fol. 153 (qualora rintracciato) potrà sciogliere gli ultimi dubbi in proposito [5], per ora la mia conclusione è che i Sarriano giunsero ad Agerola non durante la dominazione angioina sul sud Italia (che dopo i Vespri siciliani e il passagio ai d’Aragona dell’isola, si restrinse alla parte peninsulare) ,bensì nel periodo in cui tutta lìItalia meridionale fu dominata dai sovrani d’Aragona; sovrani cui i Sarriano (già de Sarrià) furono fedeli – come abbiamo visto – fin dai tempi del padre di Bernardo Sarriano.

D’altra parte, il primo Sarriano agerolese di cui  sappiamo appartiene al Quattrocento; ma di questo dirò in un mio prossimo articolo.

NOTE

1 –R. Filangieri, I registri della Cancelleria angioina,Opera in molti volumi edita dalla  Accademia Pontaniana in Napoli

2 – Dopo il tragico rogo, fu lanciato un appello a tutta la comunità scientifica affinchè l’opera di pubblicazione dei registri angioini avviata dal Filangieri potesse continuare con almeno quei brani che, prima degli eventi del 1943, erano stati trascritti o fotografati da storici, ricercatori e tesisti. Dopo la scomparsa del Filangieri, il coordinamento di questa meritorio progetto di recupero (che ha già prodotto diversi voluni e che continua ancor’oggi) è passato a Jole Mazzoleni, Renata Orefice e, infine, a Stefano Palmieri.

3 –Voglio sottolineare il fatto che, rispetto a Matteo Camera e ai mezzi dei suoi tempi, la mia ricerca è stata molto facilitata e velocizzata da ciò che oggi permette Internet.

4 – La scelta di questo alleato da parte dei Siciliani si spiega col fatto che Pietro d’Aragona aveva spostao Costanza, figlia di re Manfredi e nipote di Federico II, che  risultava l’unica pretendente legittima di quella casa di Svevia che abeba così ben governato in Sicilia prima della conquista angioina.

 

5 –Verificando innanzitutto se Agerola vi è davvero menzionata come patria di Bernardo

 

 

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