I Sarriano di Agerola

Come promettevo a chiusura del mio recente articolo sull’ammiraglio e diplomatico spagnolo Bernardo Sarriano, torno su quel cognome per raccontare qualcosa circa i “Sarriano di Agerola”, anche se potrò farlo solo per il ramo di cui abbiamo più tracce documentali e che lasciò Agerola per Napoli già ai primi del Cinquecento. Altri Sarriano dovettero restare in paese, dove le loro proprietà generarono il toponimo Li Sarriani (ancora in uso), ma di essi non mi è stato ancora possibile trovare traccia scritta.

PIETRO SARRIANO, LA SUA EPOCA E LE SUE ORIGINI

Il primo Sarriano che diversi autori antichi indicano come agerolese è il giureconsulto Pietro Sarriano. Prima del Camera, scrisse di lui il Pansa: “ …morì Pietro Sarriano oriundo di Agerola, Regio Consigliero e fu  nella sua Cappella sepolto della medesima Chiesa di S. Maria delle Grazie…” [1].

Inoltre Carlo Padiglione scrisse:  “Pietro Sarriano nato in Agerola, terra allora appartenente al Ducato di Amalfi , appena terminati gli studi elementari nel paese nativo, venne in Napoli, e qui, datosi allo studio delle leggi, vi riuscì peritissimo. Salito in fama, si ebbe la cittadinanza napolitana; per lo che fu due volte nominato Eletto del Popolo, nel dicembre 1537, e nel giugno 1539. Fu pure giudice della Gran Corte della Vicaria e Consigliere del Sacro Regio Consiglio di S. Chiara e morì nel 1556.” [2].

Queste notizie circa la nascita e la fanciullezza ad Agerola di Pietro Sarriano, gli furono probabilmente riferite dal discendente Carlo Sarriano (figlio di Salvatore e Maria Raffaella Caracciolo dei Duchi di Rodi), di cui il Padiglione fu intimo amico. Riguardo alla carriera e alle cariche pubbliche rivestite da Pietro Sarriano, ciò che dice il Padiglione è confermato da fonti d’epoca che per brevità non sto qui a riportare [3]. Infine, per la data di morte di Pietro Sarriano il Padiglione sembra fidarsi troppo della lapide tombale (che vedremo più avanti), mentre Erasmo Ricca, a pagina 196 del primo volume della sua “Istoria de’ feudi del Regno delle due Sicilie di qua dal faro  intorno alle successioni  legali ne’ medesimi dal XV al XIX secolo Napoli nel 1859) attesta, documenti d’epoca alla mano, che Pietro Sarriano  morì il 19 marzo del 1551.

Per la data di nascita, invece, non abbiamo indicazioni dirette.  Ma essa può essere inquadrata tra gli ultimi anni del Quattrocento e i primissimi del Cinquecento sulla base delle altre tappe datate della sua biografia  (ad esempio: il fatto che nel 1537 egli era già un dottore in Legge molto stimato e famoso, tanto da raccogliere tanti voti da diventare Eletto del Popolo [4], carica che gli sarà poi riconfermata nel 1539.

Dunque, se Pietro visse durante il primo Periodo Vicereale di Napoli (tranne, forse la sua infanzia), nel precedente periodo della dominazione aragonese in sud Italia visse la gioventù suo padre.

Io credo che fu proprio la presenza dei d’Aragona sul trono di Napoli (1445 – 1505) a favorire l’arrivo in Campania dei Sarriano; non so se direttamente dalla Spagna (dove si chiamavano de Sarrià) o se, invece, dalla più vicina Sicilia, dove erano forse giunti durante quel secolo e mezzo quasi che vide l’Isola già aragonese e il sud Italia peninsulare ancora in mano agli Angioini. In ogni caso, risalgono appunto al Quattrocento le prime attestazioni del cognome Sarriano dalle nostre parti.

Ad esempio, un documento dell’anno 1496 [5] segnala un Sarriano nativo di Gragnano ed è interessante notare che il suo nome di battesimo era Bernardo. Non possiamo esserne certi, ma è probabile che quel nome fu scelto per sottolineare una discendenza (comprovabile o meno che fosse) dall’omonimo ammiraglio e diplomatico aragonese di circa due secoli prima.

Un documento notarile napoletano del 1498 segnala di nuovo un Bernardo Sarriano e lo dice “di Napoli” [6]. Potrebbe anche trattarsi della stesso Bernardo della fonte precedente, solo che lì se ne indicava il luogo di nascita e qui, ora, il luogo di residenza. In ogni caso è interessante notare che l’oggetto dell’atto è la vendita, da parte del Sarriano, di una “serva” di nome Vinturina a tale Dionisio Lauritano. Anche quest’ultimo viene detto “ di Napoli”, ma il suo cognome rimanda ad Agerola, patria dei Lauritano [7]. Considerando verosimile che detta  compravendita, piuttosto particolare, avvenne verosimilmente tra due  persone che già si conoscevano e frequentavano, credo di non andar troppo lontano dal vero ipotizzando che il rapporto amicale tra i due fu favorito non solo dal loro sentirsi conterranei (entrambi con radici nel Ducato d’Amalfi), ma anche perché entrambi avevano rapporti coi Sarriano di Agerola (di parentela, nel caso di Bernardo e di amicizia nel caso di Dionisio).

Come i Sarriano di Gragnano, anche quelli di Agerola (famiglia di origine del nostro Pietro) erano …bi-polidi, ossia con dei loro esponenti che rimanevano in paese ed altri che si trasferivano a Napoli, dove non di rado percorrevano carriere di successo nei campi della mercatura, dell’artigianato o delle professioni

In verità, nel caso dei Sarriano, questi casi di spostamento da Agerola a Napoli potrebbero essere stati moti a ritroso rispetto a ciò che era successo qualche generazione prima. Mi riferisco ai primissimi Sarriano che giunsero  in Campania e  trovo credibile che si stabilissero prima nella attrattiva capitale ov’erano sbarcati, per poi proliferare e irradiarsi in direzione di Gragnano e Agerola [8].

In ogni caso, il ramo “anche-agerolese” dei Sarriano aveva una solida posizione anche a Napoli già una generazione prima di quella cui appartenne Pietro Sarriano. Lo dimostra il fatto che già nel 1510 essi poterono permettersi una cappella di famiglia dentro la chiesa di S. Maria delle Grazie a Caponapoli [9]; cappella che Giovanbattista Sajanello [10] trovò menzionata anche nel testamento che Antonio Sarriano (forse padre o, comunque, strettissimo parente di Pietro) dettò presso il notaio Giovan Battista de Valle nel 1532 [11].

 

LA CAPPELLA DI FAMIGLIA A NAPOLI

La cappella dei Sarriano in S. Maria delle Grazie a Caponapoli, dove Pietro Sarriano fu seppellito (vedi oltre), è la quinta del lato destro di tale chiesa. Detta cappella era inizialmente detta del Presepe (Angerio e Filangieri, Op. cit., p. 84) e furono proprio i Sarriano a mutarne l’intestazione, dedicandola alla Vergine. La cupoletta che la copre presenta interessanti affreschi di Nicola Vaccaro datati al 1684 e illustranti scene della vita di S. Maria. Notevole è anche l’altare in marmi policromi, opera del 1768 realizzata dal celebre scultore Giuseppe Sammartino (quello del Cristo velato della Cappella Sansevero, per intenderci).

In questa cappella fu seppellito anche, nel 1627, Geronimo Sarriano vescovo di Vico Equense.

 

LA TOMBA DI PIETRO SARRIANO E LO STEMMA DI FAMIGLIA

Sul pavimento abbiamo due lapidi. La prima, più antica, e molto abrasa è la lastra tombale di  Pietro Sarriano, con stemma di famiglia in bassorilievo e, sotto di esso, una iscrizione a stento leggibile la quale ci dice che egli fu un valente dottore in Legge e regio consigliere (membro del Sacro Regio Consiglio) e che il sepolcro è istituito anche per gli eredi. La data che chiude l’epigrafe (MDLVI = 1556) è di cinque anni successiva a quel 19 marzo 1551 che – come si è detto – è la data di morte di Pietro Sarriano  Evidentemente questa lapide scolpita fu fatta fare e mettere in opera dai figli del defunto, forse in sostituzione di una precedente e più semplice lastra.

Tomba di Pietro Sarriano

Le due lapidi nel pavimento della cappella Sarriano in S. Maria delle Grazie a Caponapoli. Napoli.

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Come mostra la foto (riproduzione di un originale conservato presso l’Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli) lo stemma dei Sarriano di Agerola è composto all’interno di uno scudo ovale privo di attributi designanti nobiltà (il titolo di Conti di Casalduni, Benevento, i Sarriano lo prenderanno solo nel 1602; vedi oltre) con cornice a cartiglio e nastri svolazzanti. Lo scudo si presenta diviso in due da una “fascia”. Al campo superiore è il tipico leone araldico (mostrato per la sola metà di sopra e con la zampa sinistra poggiata sulla fascia e quella destra levata. Nel campo inferiore sono tre stelle a sette punte in fila.

Lo stemma dei Sarriano conte di Casaldumi come proposto dal sito araldico www.heraldrysinstitute.com

Lo stemma dei Sarriano conte di Casaldumi come proposto dal sito araldico http://www.heraldrysinstitute.com

Accanto alla lastra tombale di Pietro Sarriano troviamo la lapide che fu posta nell’anno 1715 dai coniugi Domenico Sarriano y Leyva, IX conte di Casalduni e Teresa de Afflitto patrizia napoletana, per ricordare la realizzazione – da loro voluta – di un nuovo pavimento “tassellato” (a losanghe di marmo bianche e nere) in questa cappella che essi ricordano voluta dagli antenati Sarriano, illustri nel foro e nelle armi.

Il doppio cognome usato da Domenico (qui reso “alla spagnola, con la congiunzione “y”) deriva dal fatto che la madre era donna Luisa de Leyva, figlia di Beatrìce Carafa e Giovanni de Leyva, Regio Consigliere del Collaterale e quartogenito di Luigi secondo Principe di Ascoli, Cavaliere di Santiago e Capitano di genti d’armi nello stato milanese. Riguardo a Teresa, moglie di Domenico, ricordo che i de Afflitto o d’Afflitto  erano una nobile casata originaria di Scala (nel Ducato d’Amalfi). Dalla stessa area vengono quei nobili Minutolo cui apparteneva la Lavinia sposata da Fabrizio 2° Sarriano nel Seicento (vedi allegato schema successorio dei Conti di Casalduni). Questi due matrimoni con donne appartenenti a famiglie di origini amalfitane, se letti alla luce del detto “Mogli e buoi dei paesi tuoi”, fanno pensare che quei Sarriano ancora sentivano il legame con l’Agerola del capostipite Pietro.

Castello di Casalduni

Il castello di Casalduni (BN)

PROPRIETA’ FEUDALI E TITOLI NOBILIARI

Pietro Sarriano comprò il feudo di Casalduni e quello di Ferrarisi (o Ferrarise, in Terra di Lavoro) da Diomede II Carafa in data 9 maggio 1538 con istrumento rogato dal notaio Santillo Pagano di Napoli. Alla sua morte detti feudi andarono al primogenito Giovan Antonio, che morì senza lasciare eredi nel 1572, così che i feudi passarono al fratello Fabrizio Sarriano, che tra l’altro ricoprì l’ala carica di regio Giustiziere della Città di Napoli.

 

Panorama di Ponte

Veduta parziale del centro storico di Ponte (BN)

Lo stesso Fabrizio, nel 1585 comprò un altro feudo: quello del paese di Ponte (sempre nelle vicinanze di Benevento, lungo il fiume Calore). Tale feudo fu comprato per 17.000 ducati, con atto rogato in Napoli il 27 novembre di quell’anno,  dal notaio Agnello de Martino (il cui cognome fa sospettare origini agerolesi).  Detto feudo era stato posto in vebdita dal Sacro Regio Consiglio su istanza dei creditori del precedente feudatario, il marchese di Vico Filippo Caracciolo.

Nel 1592 Fabrizio legò i suoi feudi al figlio Pietro (2°), che prendeva in moglie Luisa de Leyva, figlia fi Giovanni, regio consigliere a Napoli. La coppia dovrà però attendere la morte di Fabrizio (avvenuta nel 1604) per entrare nel pieno possesso dei feudi  di famiglia  ee ereditare anche quel titolo di Conti di Casalduni che Fabrizio Sarriano aveva ottenuto nel 1602 da re Filippo II di Spagna come riconoscimento dell’antica nobiltà della famiglia e degli alti servigi resi da Pietro come regio consigliere e da Fabrizio stesso come Giustiziere di Napoli Nel 1722 Domenico Sarriano ottenne da Carlo VI anche il titolo di Duca di Ponte.

 

SCHEMA SUCCESSORIO

Z Z Z Z Z Schema successorio dei Sarriano conti di Casalduni e duchi di Ponte

La famiglia Sarriano terrà quel feudo fino al 1806, quando il governo murattiano di Napoli  emanerà  la legge per l’eversione della feudalità. L’ultimo intestatario fu Gaetano Sarriano figlio di Carlo 2°, nome al quale si ferma lo schema successorio di E. Ricca (vedi figura). A margine può notarsi che, a seguito del matrimonio di Salvatore Sarriano (14° conte di Casalduni, morto nel 1857), e Maria Raffaela Caracciolo (morta nel 1837), figlia ed erede di Francesco Paolo Caracciolo, i discendenti potrebbero dirsi anche ex duchi di Rodi, duchi di Sirignano (Nola) e conti di Nola.

Ma, a quanto mi risulta, la famiglia Sarriano è da considerarsi estinta,  mentre i de Leyva sono scomparsi dall’Italia, ma sopravvivono in Spagna e negli U.S.A.

 

ALTRI SARRIANO DI SPICCO

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Da una veloce ricerca sul web ho trovato notizia di altri esponenti notevoli sui quali si dovrebbe indagare. Si tratta di

  1. a) Girolamo Sariano (teatino che il 31 gennaio 1611 fu creato Vescovo di Vico Equense da papa Paolo V e che ricoprì la carica fino al 1622)
  2. b) Anello Sarriano letterato, autore quantomeno del volume intitolato ““Sacro parnaso del signor Anello Sarriano. Dedicato al molto reu. padre F. Gregorio Basile agostiniano (ipografia eredi di Francesco di Tomasi, 1660)
  1. c) L’abate Sarriano, citato senza nome ne altri dettagli biografici da Vincenzo de Franchis a pagina 555 del libro “Decisiones sacri regii consilii neapolitani” (Napoli 1610
  2. d) Antonius Sarrianus notaio in Napoli di cui trovo menzione a pagina 77 del volume di Antonio Naria Adorisio (2015) Argentera: “La principale miniera del Regno”. 1496- 1568 (Collana “I quaderni documentari di storia delle terre. Ionico silane della Sila Greca”).
  3. e) I cavalieri di Malta ) Pasquale e Giovanni Sarriano, zio e nipote, che vestirono l’abito di quel Santo Ordine Militare rispettivamente nel 1751 e nel 1762.

NOTE

1 -Francesco Pansa, Istoria dell’antica repubblica d’Amalfi:…, p. 358. Opera postuma fatta stampare dal nipote Giuseppe Pansa nel 1724.

2Carlo Padiglione “Memorie storiche artistiche di S. Maria delle Grazie Maggiore a Capo Napoli con cenni biografici di alcuni illustri che vi furono sepolti”(Napoli  1855),p. 118, Capitolo dedicato alla Cappella dei Sarriano.

3 – Mi limito a citare, la pagina 413 del volume 2 della De origine omnium tribunalium nunc in Castro Capuano Fidelissimae Civitatis Neapolis existentium, opera del  1659 di Nicolaus Topius che attesta Petrus Sarrianus tra i componenti il Sacro Regi Consiglio nel 1548.

4 -Ai tempi del vicereame spagnolo, a Napoli l’ Eletto del Popolo era il rappresentante dei ceti non-nobili (dalla plebe fino ai mercanti e ai professionisti) nella struttura di governo della Città. Quest’ultima prevedeva 6 cariche elettive. Le altre 5 erano appannaggio dei nobili, che eleggevano un rappresentante per ogni Piazza (Capuana, Montagna, Nido o Nilo, Porto e Portanova). Per la carica di Eletto del Popolo venivano elette 6 persone, tra le quali era poi il Vicere a scegliere chi mandare effettivamente nell’organo di governo cittadino.

5 –Amedeo Feniello (a cura di), Napoli: notai diversi : 1322-1541 : dalle Variarum Rerum di G.B. Bolvito. Athena, 1998 (collana Cartulari notarili campani del XV secolo), Doc. 110, p.. 52

6 -Amedeo Feniello (a cura di), Napoli: notai diversi : 1322-1541 : dalle Variarum Rerum di G.B. Bolvito. Athena, 1998 (collana Cartulari notarili campani del XV secolo).,  Doc. 17, p. 97,

7 -Ad Agerola i Lauritano sono presenti fin da almeno il secolo XII, come attesta una pergamena del Codice Perris del 1125 (J. Mazzoleni e R. Orefice, Il Codice Perris, vol. 1, pp. 188-190, documento n. CX).

8 –Circa i motivi che poterono indurre il primo Sarriano ad Agerola, non escluderei l’ipotesi che egli fosse stato ivi  mandato da uno dei primi Piccolomini d’Aragona, nostri feudatari tra il 1461 e il 1582, forse per un incarico presso la corte baiulare che proprio i Piccolomini istituirono ad Agerola (competente per il settore occidentale del Ducato).

9 – G. Angerio e G. Filangieri, Documenti per la storia: le arti e le industrie delle province napoletane (Accademia Reale delle Scienze,, 1888), vol. 4, p. 84.

10– G. B. Sajanello, Historica monumenta ordinis sancti Hieronymi congregationis etc” (Zatta 1760), p 487.

11 –Ritrovare questo testamento presso l’Archivio Storico Notarile o l’Archivio di Stato di Napoli è una cosa cui qualcuno dovrebbe dedicarsi, perché vi si potrebbero leggere notizie importanti circa la famiglia e i suoi beni nel primo Cinquecento.

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