Pietro 2° Sarriano sposà una cugina della Monaca di Monza.

Incrociando i dati genealogici sui Sarriano che forniscono le citate opere del Ricca e del Padiglione con quelli sui de Leyva che si trovano su Wikipedia (voce “de Leyva”), ho potuto ricostruire che la moglie di Pietro 2° Sarriano era cugina di primo grado della famosa “monaca di Monza”

 

Per darne conto, devo partire dagli antenati di Luisa, dicendo che la casata dei de Leyva nacque nel basso medioevo in Navarra (Spagna) dove don Juan Martínez de Leyva (1350-1384) figlio di Sancho fu, appunto, signore d della città di Leyva, l’attuale Leiva

Un ramo cadetto della famiglia  si insediò in Lombardia ai tempi dell’imperatore Carlo V

Il figlio di Juan Martinez, Antonio de Leyva  (1480 – 1536)  fu governatore e comandante supremo degli imperiali di Carlo V, che gli assegnò il feudo di Ascoli di Capitanata (oggi Ascoli Satriano, Foggia) ) col titolo di principe. Per il suo decisivo contributo alla vittoria delle truppe imperiali nella decisiva Battaglia di Pavia contro i francesi, nel 1525 ad Antonio fu assegnato anche il feudo di Monza, col titolo di conte.

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Il secondo principe di Ascoli fu Luigi de Leyva, primogenito di Antonio e “comandante di genti d’armi nello stato milanese” (Postiglione op. cit. p. 120). Luigi ebbe sei figli, tra cui quel conte Martino che ebbe per figlia la famosa “monaca di Monza” (al secolo Marianna de Leyva; 1575 -1650; vedi oltre). Un altro figlio di Luigi, quartogenito, fu Giovanni  de Leyva che venne a Napoli come membro del regio Consiglio Collaterale  e che sposò Beatrice Carafa (altra nobile famiglia di origine spagnola). Da queste nozze nacque, quintogenita, quella Luisa d Leyva che poi sposò Pietro 2° Sarriano (nipote dell’omonimo agerolese napoletanizzato), conte di Casalduni e duca di Ponte.

A questi dati certi voglio aggiungere, un paio di osservazioni ipotetiche.

La prima riguardo alle circostanze che favorirono il matrimonio tra Pietro e Luisa. Probabilmente giocò un ruolo il fatto che venivano entrambi da famiglie di origine ispanica; il che certamente incrementava le occasioni di incontro e di amicizia in quella Napoli capitale vicereale che vedeva gli Spagnoli al governo.

Vi è poi da osservare che tanto il padre di Pietro, Fabrizio Sarriano, quanto il padre di Luisa,  Giovanni de Leyva,  frequentavano gli ambienti governativi; il primo come Giustiziere della città di Napoli e il secondo come membro del Consiglio Collaterale [1]

Nel periodo del vicereame spagnolo, il Consiglio Collaterale era un importante organo di governo, composto dal Vicerè e da cinque giuristi. Il Giustiziere era il rappresentante del potere centrale a livello locale; in questo caso, nella città di Napoli.

 

Basandoci sulla cronologia dei fatti possiamo poi immaginare che, quando si cominciò a parlare di matrimonio tra Pietro e Luisa, al padre di quest’ultima non sembrò sufficiente che il pretendente, Pietro,  portasse in dote i feudi di Casalduni e Ponte, a lui formalmente promessi dal padre Fabrizio. Credo che egli pretendesse per Luisa, esponente di un famiglia di antica e alta nobiltà, un consorte che fosse anche nobile titolato. La soluzione trovata fu quella di adoprarsi per l’assegnazione ai Sariano del titolo di Conti di Casalduni, il che avvenne  con decreto di re Filippo II di Spagna  il 3 aprile  1602, probabilmente su petizione dei de Leyva più vicini agli ambienti di corte (forse lo zio di Luisa, Antonio, principe d’Ascoli, o l’altro zio Martino, conte di Monza).

Fu oltre un secolo dopo (nel 1722) che i Sarriano ottennero da Carlo VI anche il titolo di duchi di Casalduni e a ottenerlo fu quel Domenico Sarriano y Leyva che, come abbiamo visto, nel 1715 aveva ornato di un nuovo pavimento marmoreo la cappella di famiglia in S. Maria delle Grazie a Caponapoli.

 

NOTE

[1] :  Nel periodo del vicereame spagnolo, il Consiglio Collaterale era un importante organo di governo, composto dal Vicerè e da cinque giuristi. Il Giustiziere era il rappresentante del potere centrale a livello locale; in questo caso, nella città di Napoli.

 

La monaca di Monza.

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Sebbene la triste storia della monaca di Monza sia abbastanza famosa, se non altro per i suo riflesso romanzato ne  I promessi sposi di Alessandro Manzoni, voglio qui darne una stringatissima sintesi che ,spero, invogli i miei lettori a cercarne dei resoconti più dettagliati, vuoi  nella saggistica a stampa, vuoi tra i siti web.

 

 

 

La “monaca di Monza”, Marianna de Leyva, era cugina di primo grado di quella Luisa de Leyva che si sposò col nipote dell’agerolese Pietro  Sarriano.

 

La benedettina suor Virginia Maria, al secolo Marianna de Leyva, figlia del conte di Monza Martino de Leyva, visse tra il 1575. Entrata giovanizzima in convent, ma solo per volere del padre, ebbe una lunga tresca (1598 – 1608) col conte Gian Paolo Osio,dal quale ebbe due figli: un maschio che morì al parto e una femmina che l’Osio riconobbe come figlia. Pur di tener nascosta l’inammissibile relazione, Gian Paolo giunse a macchiarsi di ben tre omicidi, per cui finì per essere condannato a morte. Per suor Virginia Maria, invece, ci fu un preocesso voluto dall’arcivescovo Federico Borromeo, che si chiuse con la condanna a 21 anni di reclusione dura (in una cella di 1,5 x 2,5 m) all’interno del Ritiro di S. Valeriai. Luogo ove ella volle rimanere fino alla morte anche dopo aver scontato la pena.

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